Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario
3/12/2012
Collettivo Anarchico Libertario – Livorno
Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario
3/12/2012
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– Dicembre 3, 2012
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– Dicembre 2, 2012
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– Dicembre 1, 2012
Il Collettivo Anarchico Libertario e la Federazione Anarchica Livornese denunciano la violenza usata da polizia e carabinieri contro studenti e lavoratori che venerdì sera hanno contestato il segretario del PD Pierluigi Bersani.
Carabinieri e polizia hanno caricato più volte una manifestazione pacifica, organizzata dalla Ex-Caserma Occupata in solidarietà con il movimento NO TAV, alla quale hanno preso parte decine di persone, tra cui una delegazione di lavoratrici della Sodexo che da oltre un mese lottano contro i licenziamenti nei servizi di pulizia all’ospedale di Cisanello a Pisa.
Alcuni ragazzi che tenevano lo striscione sono stati colpiti alla testa dalle manganellate.
Da anni a Livorno non venivano manganellati i manifestanti.
L’ultima volta accadde il 12 febbraio del 2007 quando a Livorno venne proprio Bersani!
Allora, in una serata simile a quella di venerdì, fredda e piovosa, i carabinieri sgomberarono con la violenza i due sit-in dei contestatori che protestavano contro il rigassificatore.
Le “forze dell’ordine” proteggono sempre il più forte. Venerdì sera hanno difeso il potere locale del PD, che sfrutta, saccheggia e inquina sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici. Hanno difeso chi sostiene il governo Monti nei tagli e nelle politiche di macelleria sociale.
Basta repressione! Basta sacrifici!
Federazione Anarchica Livornese
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it
Collettivo Anarchico Libertario
collettivoanarchico@hotmail.it
http://collettivoanarchico.noblogs.org
1/12/12
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– Dicembre 1, 2012
Martedì 19 novembre il Governo ha ottenuto un altro successo nella sua politica di tutela degli interessi capitalistici: l’accordo sulla produttività, firmato da diverse associazioni sia di capitalisti che sindacali, e con il dissenso della CGIL il cui giudizio, come dice il segretario Camusso, “rimane negativo su alcune parti dell’accordo”. Non si tratta di una svolta, l’accordo sulla produttività si inserisce nel solco degli altri accordi che progressivamente hanno prima sterilizzato la lotta dei lavoratori e irreggimentato le loro strutture di base (1993), e poi hanno cercato progressivamente di imporre l’arbitrio padronale nei luoghi di lavoro.
Gli ultimi anelli di questa catena si chiamano riforma della contrattazione (2009) con la quale si introduce il concetto che la contrattazione aziendale può derogare dalle norme del contratto nazionale, peggiorandolo, e si lega l’adeguamento salariale non più all’inflazione programmata, ma all’indice IPCA; rappresentanza sindacale, firmato anche dalla CGIL (2011): le nuove regole certificano la rappresentanza sindacale che ha diritto a partecipare alla contrattazione.
Le linee di tendenza su cui si muovono questi accordi sono chiare: ridurre ulteriormente la possibilità di ottenere aumenti salariali reali, ridurre la tutela legale dei lavoratori spostando il peso della contrattazione sul piano aziendale, ingabbiare la rappresentanza dei lavoratori all’interno dei sindacati collaborazionisti.
L’idea di fondo dell’accordo, spostare il baricentro della contrattazione, e in particolare su questioni delicate come gli aumenti salariali, gli orari, le mansioni e la videosorveglianza, dal contratto nazionale (e dalle tutele garantite dalle leggi) alla contrattazione aziendale, ha degli aspetti di illegalità e di incostituzionalità, tanto che gli stessi contraenti si rivolgono al Parlamento per le necessarie modifiche legislative.
Entrando nel merito dell’accordo, il primo colpo di piccone viene portato al salario: le parti contraenti si impegnano a mantenere l’aumento salariale complessivo (paga base più salario di produttività da contrattare a livello aziendale) all’interno della variazione dell’indice IPCA. L’IPCA è l’ Indice di Prezzi al Consumo Armonizzato a livello Europeo depurato dai prezzi energetici, che sostituisce il riferimento all’inflazione programmata dal Governo.
Nel nuovo accordo si stabilisce che l’Indice IPCA dovrà indicare solo il tetto massimo del possibile aumento salariale (ossia che si può rimanere al di sotto), subordinando, comunque, l’aumento delle retribuzioni alla rappresentazione della situazione economica fornita da istituzioni economiche nei confronti delle quali i lavoratori non sono in grado di esercitare alcun controllo.
Si afferma che, essendo la produttività e la redditività d’impresa, obiettivo generale e condiviso, non si potranno chiedere adeguamenti salariali non considerati compatibili con quello stesso obiettivo.
Si sancisce che una quota di quanto contrattato a livello nazionale, andrà stornata a finanziare il salario di produttività da contrattare a livello locale. Cosicché la contrattazione del salario aziendale di produttività non si sommerà più alla contrattazione nazionale ma si finanzierà con una quota da individuare su quanto a livello nazionale è stato erogato a copertura (seppur parziale) dell’aumento del costo della vita.
L’applicazione di questa norma non può che portare ad una drastica riduzione del salario, che si aggiungerà al crollo del potere d’acquisto dei salari, pari al 15 per cento in meno negli ultimi cinque anni, cioè con i governi Prodi, Berlusconi e Monti.
L’accordo prevede che i lavoratori saranno compensati con riduzioni fiscali sugli aumenti salariali legati alla produttività. Su questo c’è da dire che, visto che tali aumenti sono aleatori, legati ai risultati delle imprese, i vantaggi fiscali sbandierati dai rappresentanti sindacali sono altrettanto aleatori; inoltre, visto che questo Governo e i successivi saranno costretti ad aumentare la pressione fiscale, tali riduzioni serviranno tutt’al più a far sentire meno questo aumento delle tasse; infine, c’è da tener presente che già ora la maggioranza dei lavoratori appartiene alla categoria degli incapienti, cioè cittadini il cui reddito non raggiunge il minimo di imposizione fiscale, oppure che recuperano gran parte di quanto pagato grazie al 730. Solo le categorie più alte beneficeranno delle riduzioni fiscali, mentre la riduzione del salario colpirà soprattutto quelle più basse. Lo stesso Governo è conscio di quest’imbroglio, tant’è vero che è previsto uno stanziamento di 800 milioni di euro per la detassazione; 800 milioni che divisi fra tutti i lavoratori dipendenti fanno circa 50 euro a testa. Per il 2013 si prevede già una riduzione dello stanziamento.
Per quanto riguarda gli altri temi, orario, demansionamento, privacy, sono tutti impostati nel senso di un peggioramento delle condizioni concrete dei lavoratori, ma sono di più difficile attuazioni in quanto implicano modifiche sia dello Statuto dei Lavoratori che del Codice Civile.
Quello che emerge chiaro è il ruolo preponderante svolto dal Governo. L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro di milioni di schiavi salariati; tutto l’ordinamento giuridico è indirizzato alla tutela della proprietà privata, in particolare della proprietà privata dei mezzi di produzione; ma tutto questo evidentemente al governo non basta, come non basta l’usurpazione del potere legislativo fatta con i provvedimenti straordinari, con i decreti legge. Il governo, pur di tutelare i privilegiati, i possessori dei mezzi di produzione, i capitalisti, viola la sua stessa legalità e anziché imporre alle parte sociali il rispetto della normativa vigente nella contrattazione, usa gli accordi per forzare il Parlamento a modificare la legislazione. Abbiamo già visto i membri di questo governo nella veste di bugiardi, spergiuri, violenti, ora li vediamo anche violare la loro stessa legalità: di fronte al paese reale, composto da chi lavora e produce, da chi è sfruttato e oppresso, non si contrappone più il paese legale, ma il paese illegale; un paese che fa dell’autorità di cui è investito il miglior strumento per abusi, ruberie, gozzoviglie.
E’ in questo quadro che si inserisce l’accordo sulla produttività, un altro passo verso la fascistizzazione dello Stato.
Tiziano Antonelli
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– Dicembre 1, 2012
da: senzasoste.it

Il teatrino delle primarie continua come se nulla stesse succedendo nella società reale di questo paese. Questa sera i precari, gli studenti e i disoccupati della ex caserma si sono presentati, come già fecero con Renzi, per espriemere il loro dissenso verso uno schieramento che quotidianamente garantisce la maggioranza parlamentare alle politiche disastrose del governo Monti. Oggi in particolare per gridare la propria vicinanza al movimento No Tav ed esprimere il proprio sdegno contro la repressione ad orologeria che ha colpito decine di militanti. Insieme a loro, a contestare Bersani, le lavoratrici Sodexo di Pisa in lotta contro i 78 licenziamenti delle operatrici delle pulizie dell’ospedale di Cisanello.

Ma a differenza della passata contestazione contro Renzi, questa volta alle porte del Terminal Crociere i manifestanti hanno trovato polizia e carabinieri in assetto antisommossa che li hanno caricati. L’ennesima dimostrazione dell’arroganza e della violenza del potere a difesa di personaggi e politiche antipopolari che colpiscono quotidianamente chiunque non faccia parte dei ceti dominanti. Di seguito il comunicato della ex caserma e le foto della contestazione. red. 1 dicembre 2012
***

In merito alla contestazione svoltasi al terminal crociere durante il comizio conclusivo della campagna elettorale di Pierluigi Bersani per le primarie del Partito Democratico, l’Ex Caserma Occupata, in quanto soggetto organizzatore, intende precisare la realtà dei fatti.
Stasera, 30/11/2012, come precar*, student* e disoccupat* ci siamo recati al terminal crociere per contestare pacificamente la presenza di Bersani. Già una settimana fa ci eravamo mobilitati per la presenza di Renzi.
Ci siamo presentati a entrambe le assemblee pubbliche per entrare e portare il nostro dissenso, con uno striscione da srotolare durante il comizio. Ma questa volta, al contrario di una settimana fa, abbiamo trovato l’ingresso sbarrato da digos, celere e carabinieri in assetto antisommossa con atteggiamento provocatorio.

La volontà di non farci esprimere il nostro dissenso è stata evidente fin da subito: più di una volta siamo stati respinti senza motivo, fino a quando siamo stati caricati per tre volte a freddo. Una decina di manifestanti hanno riportato ferite e contusioni.
E’ evidente che il Partito Democratico non accetta il confronto pubblico con la popolazione livornese che vorrebbe esprimere il proprio dissenso per le politiche criminali portate avanti da un partito che da 60 anni (sotto varie forme) governa questa città come se fosse un feudo privato.
Disoccupazione, precarietà, 3 sfratti al giorno, corruzione e speculazioni di ogni tipo. E’ questo il PD Livornese.
Noi non ci fermeremo di fronte all’arroganza e alle cariche delle forze dell’ordine. Continueremo a scendere in piazza e a esprimere il nostro dissenso con ogni mezzo necessario.
Inoltre vogliamo esprimere la nostra più sentita solidarietà e complicità ai/alle no tav mess* agli arresti domiciliari ieri, 29/11/2012, a Torino. La valle non si arresta, no tav liber* subito!
Ex caserma occupata
1 dicembre 2012
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– Dicembre 1, 2012
Siamo tanti, tanti che la piazzetta di Chiomonte non ci contiene. Alcuni di noi vengono dal presidio di Torino, dove circa 300 persone hanno dato vita ad un corteo per il centro.
I carabinieri che bloccavano via Roma, la strada che scende in località Gravela, dove c’è la casetta del presidio sequestrata e sigillata nelle prime ore del mattino dalle forze del disordine, se ne vanno.
Il serpentone dei No Tav scende veloce verso il presidio. Sul ponte sulla Dora c’è un discreto schieramento di polizia con tanto di idrante che non manca di innaffiare le prime file dei manifestanti. In montagna le strade sono tante e i No Tav le conoscono tutte. Il presidio viene raggiunto aggirando i militari schierati all’ingresso dell’area.
Poi si tratta di lavorare di lena per liberare la nostra casa comune, una delle tante che il movimento ha costruito in Valle a presidio del territorio, per coordinare la resistenza e per condividere momenti di festa e di gioco.
Le truppe si ritirano dietro i cancelli del check point della centrale. Al presidio si fa assemblea.
LTF oggi ha annunciato in pompa magna di aver cominciato lo scavo. Lunedì Monti potrà raccontare a Hollande che il primo cantiere per la Torino Lyon mai aperto in territorio italiano ha cominciato i lavori.
Ci sono voluti vent’anni. Da quando hanno deciso di usare la forza hanno impiegato un anno e mezzo. In quest’anno e mezzo i No Tav gli hanno fatto sudare ogni momento, contrastando attivamente l’avvio del cantiere. Il ministero dell’Interno ha impiegato migliaia di uomini in quest’angolino di montagna, spendendo centinaia di migliaia di euro, la zona è stata dichiarata di interesse strategico militare e vi prestano servizio i reduci dalla guerra in Afganistan.
In questi mesi ci hanno gasati e bagnati, hanno spaccato teste e braccia, hanno arrestato e processato tanti di noi. Su di noi hanno raccontato infinite menzogne, sono arrivati all’infamia di dire che siamo cattivi genitori, segnalando le famiglie No Tav ai servizi sociali.
Noi abbiamo la testa dura e le gambe ben salde in terra. Non ci siamo mai fatti spaventare, nemmeno quando la paura ci faceva battere forte il cuore.
Monti tutto questo a Hollande non potrà spiegarlo.
Lunedì 3 dicembre a Lyon ci saremo anche noi.
Appuntamento alle12 in place Brotteaux
Venerdì 30 novembre
Assemblea contro la repressione
interverranno gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini di Milano e alcuni imputati nei processi No Tav e antirazzisti
ore21 in corso Palermo 46
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– Novembre 30, 2012
Giovedì 29 dicembre. L’ultima puntata è di questa mattina. Perquisizioni e arresti per 19 attivisti contro la Torino Lyon sono scattate all’alba: a nove sono state imposti i domiciliari, ad altri 4 il divieto di dimora, a sei l’obbligo di firma.
Nel mirino della magistratura due episodi della lotta No Tav degli ultimi mesi. Il primo risale allo scorso 29 marzo, quando i No Tav resistettero per tre giorni sull’autostrada al Vernetto di Chianocco, dopo lo sgombero della baita e la caduta di Luca dal traliccio. In quell’occasione alcuni No Tav contrastarono una “troupe” televisiva che filmava esibendo un lampeggiante blu come quelli della polizia.
Il secondo episodio risale allo scorso agosto, quando venne occupata simbolicamente la sede della Geovalsusa, una delle ditte collaborazioniste nei lavori della Torino Lyon. Fu uno dei tanti momenti della campagna “c’è lavoro e lavoro”
In contemporanea i carabinieri hanno attaccato il presidio di Chiomonte, demolendo la casetta su strada dell’Avanà e ponendo i sigilli alla casetta lungo la Dora, che gruppi di operai della ditta Effedue di Susa difesi dalla polizia hanno chiuso con jersey e sbarre elettrosaldate.
Un’operazione a orologeria nello stile abituale della Procura di Torino. A tre giorni dalla manifestazione di Lyon in occasione del vertice tra Monti e Hollande sulla Torino Lyon. Monti porterà al suo collega francese le foto dei lavori in Clarea e il fascicoli della procura.
Basteranno a cancellare il parere negativo della corte dei conti francese?
Forse sì, forse no. In fondo il disciplinamento dei movimenti contro la devastazione ambientale è interesse comune dei due governi attivamente impegnati a chiudere i conti con chi non ci sta.
I No Tav, sebbene non invitati, hanno deciso che non possono mancare all’appuntamento.
Un’occasione in più per mostrare a Monti e Hollande che il movimento non si arrende alla loro violenza. Anzi!
Prossimi appuntamenti:
Giovedì 29 novembre
presidio solidale a Torino
ore 18 in piazza Castello
ore 20, 30
presidio in piazza del comune a Chiomonte
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Venerdì 30 novembre
Assemblea contro la repressione
interverranno gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini di Milano e alcuni imputati nei processi No Tav e antirazzisti
ore 21 in corso Palermo 46
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Lunedì 3 dicembre
Manifestazione No Tav a Lyon
in occasione del vertice Monti/Hollande
ore 12 Place Brotteaux
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– Novembre 30, 2012
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– Novembre 19, 2012
Elenco aggiornato dei punti di distribuzione in città del settimanale anarchico Umanità Nova.
– Edicola in Piazza Damiano Chiesa
– Edicola in Piazza Grande all’angolo con Via Pieroni, di fronte al bar Sole
– Libreria Belforte in Via della Madonna 31
– Presso la sede della Federazione Anarchica Livornese in Via degli Asili 33, durante l’apertura settimanale del giovedì dalle 18 alle 20 ed in occasione di assemblee, dibattiti o altre iniziative nella sede.
Il giornale è anche diffuso in piazza durante manifestazioni, presidi e banchetti.
http://www.umanitanova.org/

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– Novembre 17, 2012