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Facciamo la festa ai padroni!

Per l’emancipazione dei lavoratori e delle lavoratrici

da: Umanità Nova, n.15 del 29 aprile 2012

primo maggio
La giornata del primo Maggio è considerata nel mondo socialista come la festa del Lavoro. Si tratta di una falsa affermazione del 1° Maggio che ha talmente permeato la vita dei lavoratori che effettivamente in molti paesi, essi lo celebrano così. Infatti, il primo maggio non è un giorno di festa per i lavoratori … No, i lavoratori non devono, quel giorno rimanere nelle loro officine o nei campi. Quel giorno, i lavoratori di tutti i paesi devono riunirsi in ogni villaggio, in ogni città, per organizzare delle riunioni di massa, non per festeggiare quel giorno così come lo concepiscono i socialisti statalisti ed in particolare i bolscevichi, ma per contare le loro forze, per determinare le possibilità di lotta diretta contro l’ordine marcio, vile schiavista, fondato sulla violenza e la menzogna.(Nestor Makhno)
Ancora una volta gli anarchici saranno in piazza il Primo Maggio per ricordare le ragioni di questa giornata.
Adolph Fischer, August Spies, George Engel, Albert Parson, Louis Lingg, Samuel Fielden e Michael Schwab vengono condannati a morte da una giuria di uomini d’affari, loro commessi e poliziotti, dopo una commedia infame in cui ci si appellava liberamente alla falsità ed allo spergiuro..
I primi quattro salirono il patibolo l’undici novembre del 1887, Louis Lingg si suicidò in carcere alla vigilia dell’esecuzione.
Sono i Martiri di Chicago, condannati a morte al termine di un processo ideologico intentato dagli Stati Uniti contro l’anarchismo e il movimento operaio.
I condannati infatti erano stati gli animatori della manifestazione del 1° maggio 1886 per la rivendicazione delle otto ore di lavoro, conclusasi nel sangue per le aggressioni della polizia e dei pistoleri dell’agenzia Pinkerton.
Come i capitalisti si impegnarono per il prolungamento della giornata lavorativa, così le organizzazioni degli operai fecero della sua riduzione uno dei loro principali obiettivi. Dopo l’approvazione, nel parlamento britannico, di una legge che limitava a 10 ore la giornata lavorativa, gli attivisti operai cominciarono a richiedere le otto ore di lavoro: nel 1855, a Melbourne, Australia, nasce lo slogan otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore di riposo; nel 1865 viene fondata la lega per le otto ore del Massachusetts; nel 1866, al congresso di Ginevra dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, viene adottato l’obiettivo delle otto ore come limite della giornata lavorativa.
Nell’estate del 1884 i sindacati nordamericani indissero per il 1° maggio 1886 una giornata di lotta per rivendicare le otto ore di lavoro, una richiesta non particolarmente radicale, in quanto la legge federale gia’ dal 1867 prevedeva la giornata lavorativa di otto ore, che pero’, per le deroghe fatte firmare ai lavoratori dai datori di lavoro come condizione per l’assunzione e l’ignavia del governo Federale nel contrastare il fenomeno, veniva puntualmente aggirata e disattesa.
In seguito, le varie componenti del movimento operaio decisero di fare del Primo Maggio una giornata internazionale di lotta per commemorare i Martiri di Chicago e rivendicare le otto ore di lavoro.
Questo il fatto che appartiene al movimento anarchico, a tutto il Movimento Operaio, a chi lotti per l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e distribuzione e per la loro messa in comune.
Ma fin dall’inizio, anarchici e autoritari si divisero nell’interpretazione del Primo Maggio. La mozione approvata al congresso di fondazione della Seconda Internazionale recita: “Una grande manifestazione sara’ organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le citta’, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorita’ di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”. Mentre i socialisti autoritari e legalitari approfittano della giornata del Primo Maggio per fare propaganda ai propri candidati, i comunisti, i socialisti anarchici fanno del Primo Maggio, di ogni Primo Maggio, una tappa verso l’emancipazione della classe operaia attraverso l’azione diretta e l’autorganizzazione delle lotte.
Errico Malatesta ne parla in un articolo su Umanità Nova del 1922: “«Ricorderemo un fatto di cui qualcuno di noi fu testimone e parte. Era il Primo maggio del 1890. In Inghilterra la manifestazione per le otto ore prese proporzioni grandiose. In tutte le grandi città vi furono comizi e cortei di centinaia di migliaia di operai. Nell’Hyde Park di Londra si riunirono più di un milione di persone, piene di entusiasmo, pronte a tutto, ma purtroppo, al seguito dei capi». Malatesta contrappone due proposte politiche: quella degli anarchici («Volete le otto ore di lavoro? domani dopo aver lavorato otto ore, posate gli utensili e rifiutatevi a continuare – e sabato esigete il salario intero») e quella dei socialisti e dei dirigenti dei sindacati operai tra i quali John Burns («votare pei candidati socialisti, i quali, diventati deputati, avrebbero proposto al Parlamento la legge delle otto ore»). Il ricordo autobiografico è un pretesto per ribadire i vantaggi dell’azione diretta rispetto alle vie parlamentari: «La giornata legale di otto ore, divenne il motto d’ordine dei lavoratori inglesi, ed i padroni poterono continuare a farli lavorare nove ore o dieci. […] Giovanni Burns divenne deputato e poi ministro, ma delle otto ore non si parlò più. Quando impareranno i lavoratori a fare da loro, ed a comprendere che dando il potere sia pure ai loro migliori ne fanno fatalmente dei nemici!».
Dopo che per anni, da destra e da sinistra, si è cercato di trasformare il Primo maggio in un normale giorno di festa; si è tentato di travisare le ragioni del movimento operaio e di nascondere le origini anarchiche del Primo Maggio in nome di un nuovismo funzionale solo agli interessi dei capitalisti e dei governi, si è tentato di nascondere la Giornata Internazionale di Lotta dei Lavoratori sotto il clamore mediatico di una cerimonia medievale legata a superstizioni abilmente coltivate dalle classi dominanti, o addirittura di abolire il Primo Maggio; oggi le ragioni degli anarchici, le ragioni del Movimento Operaio, le ragioni del Primo Maggio sono più vive che mai.
In Italia il governo ha prolungato il tempo di lavoro ben oltre la speranza di vita dei lavoratori. La riforma delle pensioni ha preso il posto del prolungamento della giornata lavorativa, incatenando l’operaio alla schiavitù salariale ben oltre le possibilità di una vita attiva; in Europa, dalla Spagna alla Grecia, dalla Romania all’Irlanda la mobilitazione contro le politiche di austerità, di immiserimento dei lavoratori cresce di giorno in giorno e va oltre la richiesta di miglioramenti immediati per l’abolizione del capitalismo; dagli Stati Uniti, dove il Primo Maggio è rimasto limitato alle minoranze politicizzate del movimento operaio, giunge l’appello di Occupy per farne di nuovo una giornata internazionale di lotta, contro i governi, contro le banche, contro i capitalisti. Rispondiamo all’appello!
Viva il Primo Maggio!
Viva il movimento internazionale dei lavoratori!
Viva l’emancipazione della classe operaia!
Tiziano Antonelli

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blog per la manifestazione anarchica del 12 maggio in memoria di Franco Serantini

E’ da alcuni giorni attivo il blog per la manifestazione anarchica nazionale del 12 maggio a Pisa, organizzata dagli Anarchici Toscani a quarant’anni dall’assassinio di Franco Serantini. Sul blog si possono trovare, oltre all’appello ed al manifesto, altre informazioni sulla manifestazione.

Il blog sarà costantemente aggiornato

http://serantini12maggio.noblogs.org/

 

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Manifesto per il 12 Maggio a Pisa – Manifestazione anarchica nazionale

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24 Aprile: presentazione de “La controrivoluzione preventiva” e cena sociale

1922 – 2012

AGOSTO 1922 LIVORNO SI OPPONE AL FASCISMO

IL RUOLO DEL MOVIMENTO ANARCHICO

la memoria degli antifascisti e degli arditi del popolo a 90 anni

dagli scioperi e dalle lotte che contrastarono l’avvento del fascismo

Nell’estate del 1922 il paese è attraversato da un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio e singoli militanti; si contano decine di morti fra gli antifascisti.

Su iniziativa del Sindacato Ferrovieri Italiano è stata costituta l’Alleanza del Lavoro, a cui partecipano le principali organizzazioni del movimento operaio, con l’appoggio dell’Unione Anarchica e del Partito Socialista.

L’Alleanza del Lavoro indice uno sciopero generale ad oltranza per fermare le violenze fasciste a partire dalla mezzanotte del 31 luglio.

I fascisti finanziati da agrari e industriali, armati da Carabinieri ed Esercito, protetti dalla monarchia e dalla chiesa, aggrediscono le roccaforti operaie.

In molte città, fra cui Piombino, Ancona, Parma, Civitavecchia i fascisti vengono respinti anche grazie all’azione degli Arditi del Popolo. Nel momento in cui la resistenza operaia cresce, CGL e PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si ritireranno dalla lotta. Il Governo potè così aprire la strada ai fascisti mandando Esercito e Carabinieri a disarmare gli oppositori.

Livorno è uno dei centri dello scontro. Tra il 1° e il 2 Agosto 1922 squadre fasciste provenienti da tutta la Toscana lanciano la caccia agli antifascisti livornesi, facendo irruzione nei quartieri popolari che resistono all’invasione.

Molti furono gli assassinati, tra popolani e militanti comunisti, anarchici, repubblicani e socialisti, tra i quali Gemignani, Catarsi ed i fratelli Gigli.

Negli scontri in periferia viene ucciso il giovane anarchico Filippo Filippetti.

Nel novantesimo anniversario dei fatti dell’agosto 1922, la Federazione Anarchica Livornese e il Collettivo Anarchico Libertario hanno programmato un ciclo di iniziative per la valorizzazione della memoria antifascista e degli arditi del popolo. Le iniziative si concluderanno nel mese di settembre e troveranno uno dei momenti più significativi all’inizio di agosto, con la giornata in memoria di Filippo Filippetti.

Il programma sarà inaugurato martedì 24 aprile con il seguente incontro:

24 APRILE: ore 18 presso la Federazione Anarchica Livornese

via degli Asili 33

presentazione della riedizione del libro

LA CONTRORIVOLUZIONE PREVENTIVA” di Luigi Fabbri.

Saranno presenti i compagni di Bologna del Nodo Sociale Antifascista.

Ore 21: cena sociale.

Presentazione del libro dal sito delle Edizioni Zero in Condotta: Nel 1922 Luigi Fabbri compiva quarantacinque anni, era maestro elementare a Bologna e militante anarchico da oltre vent’anni. Aveva subìto per questo intimidazioni e bastonature e la sua riflessione sul fascismo è anzitutto quella di un testimone che ha visto una città «rossa» come Bologna diventare in pochi mesi la «culla» della reazione antiproletaria.
Dinanzi a un fenomeno nuovo e difficile da interpretare, la Controrivoluzione preventiva delinea il formarsi di una cultura reazionaria di massa promossa dallo Stato e dalla borghesia «con la triplice azione combinata della violenza illegale fascista, della repressione legale governativa e della pressione economica derivante dalla disoccupazione». Per Fabbri le violenze fasciste non sono un evento isolato, ma una funzione primaria della «controrivoluzione preventiva» attraverso cui la borghesia aggrediva le conquiste operaie e le libertà sociali.
La tesi di quel saggio, riproposto ora a cura dell’Assemblea Antifascista Permanente (ora Nodo Sociale Antifascista) di Bologna, ebbe fin da subito larga risonanza e contribuì al formarsi di una coscienza antifascista rivoluzionaria: il concetto di «controrivoluzione preventiva» attraversa infatti per intero la storia intellettuale del Novecento fino a Marcuse e Debord e può fornirci ancora oggi una chiave di lettura degli avvenimenti attuali.

Federazione Anarchica Livornese
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

Collettivo Anarchico Libertario
collettivoanarchico@hotmail.it
http://collettivoanrchico.noblogs.org

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Grecia. Il muro di Evros e la guerra all’immigrazione

da: senzafrontiere.noblogs.org

La Grecia ha deciso: il muro lungo il confine con la Turchia si farà. Lo ha annunciato il ministro “per la protezione dei cittadini” Michalis Chrisochoidis. L’Unione Europea non finanzierà il progetto, peraltro caldeggiato da Sarkozy, ma non si opporrà a quello che l’incaricata UE Cecilia Malmström, ha definito un “affare interno”. La pressione dell’estrema destra xenofoba, che i sondaggi danno in crescita, il tentativo di spezzare il fronte della lotta di classe giocando la carta della guerra tra poveri, sono all’origine della scelta di dare una ulteriore svolta disciplinare all’immigrazione nel paese ellenico. Molti immigrati sono afgani, spesso minorenni, cui è negato l’asilo politico o il riconoscimento dello status di profughi, perché provengono da una paese “democratico” e non hanno “motivo” di fuggire. Tanti si ammassano in campi di fortuna alle spalle di Patrasso, nella speranza di guadagnare un passaggio clandestino verso l’Italia. Nel nostro paese se ne parla solo quando qualcuno muore schiacciato dalle ruote di un camion cui si era aggrappato. Il muro di Evros è solo uno dei tasselli – forse solo il più visibile – di una politica di repressione dell’immigrazione clandestina, che nei prossimi mesi porterà alla costruzione di 30 centri di detenzione da mille posti l’uno. Nei quartieri periferici di Atene, la grande città dove si concentrano gran parte degli immigrati che provano, attraverso la Grecia, ad approdare nell’Europa più ricca, si moltiplicano le aggressioni fasciste.

Ne abbiamo parlato con Georgios del gruppo di comunisti libertari di Atene.

Ascolta l’intervista a radio Blackout

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Per un Primo Maggio di lotta a Livorno

da: senzasoste.it

Oggi 12/4/12 è nato dall’assemblea tenutasi alla sala della circoscrizione 2 il “Comitato contro le politiche di austerità, per la difesa dell’art. 18” che come prima iniziativa propone di costruire nelle prossime due settimane una manifestazione cittadina per il 1° maggio. Quest’anno il 1° maggio è stato individuato come una giornata di mobiltazione a livello mondiale contro le politiche di austerità portate avanti dai governi e dai banchieri. L’obiettivo del Comitato è quello di costruire a Livorno questa giornata coinvolgendo nella partecipazione i settori dei lavoratori, dei giovani , degli extracomunitari e di tutti coloro che ritengono importante costruire un’opposizione ai colpi sferrati dal governo Monti alle proprie condizioni di vita.

Questa prima iniziativa del Comitato fa parte di un percorso teso alla costruzione di uno sciopero generale dal basso per il ritiro della cotroriforma pensionistica, contro la definitiva privatizzazione dei servizi pubblici e dell’acqua, per la salvaguardia dell’art.18 e dei diritti dei lavoratori.

Livorno 12/4/12 Per il Comitato

Franco Lovascio e Claudio Galatolo

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11A. Blocchi, presidi e marce in Val Susa [aggiornato]

da: http://anarresinfo.noblogs.org

Bussoleno, ore 12,46, autostrada A32. Sin dalle 10 del mattino è partito un blocco della A32 a Bussoleno all’imbocco della galleria del Prapuntin.

Per primi sono partiti i ragazzi delle superiori, poi si sono uniti tanti altri. Barricate chiudono l’accesso alla galleria nei due sensi.

La giornata di lotta ha avuto un anticipo con la fiaccolata da Giaglione alla zona occupata in Clarea. Nonostante l’abbondante nevicata alcune centinaia di No Tav hanno raggiunto le reti, cantando “bella ciao” e scandendo slogan.
Nelle prime ore del mattino un corteo di qualche centinaio di persone è partito da Giaglione ed è tornato alle reti. Nonostante la zona rossa proclamata dalla Prefettura, nessuno sorvegliava i jersey prima del sottopassaggio dell’autostrada.

A Chiomonte altre centinaia di No Tav si sono dati appuntamento al cancello che blocca l’accesso alla strada dell’Avanà. Battiture, slogan, the caldo e la consapevolezza che la giornata sarà ancora molto lunga.

Aggiornamenti ore 13,29, Clarea. Qualche metro di rete tagliata, una manifestante incatenata alla rete. La polizia sta chiudendo dai due lati i manifestanti. Situazione molto tesa. L’unica via d’uscita è verso la montagna.

Aggiornamenti ore 14. La situazione è più tranquilla la polizia si è accontentata di riprendere il totale controllo dell’area senza caricare i manifestanti.

Aggiornamenti ore 15. Parte il blocco della statale 24 a Bussoleno, dove già passano i tir fatti uscire dall’autostrada bloccata al Prapuntin. Un blocco a intermittenza: dieci minuti si apre, dieci minuti si chiude.
L’altra statale viene lasciata aperta per consentire ai compagni che man mano scendono dalla Clarea di raggiungere la zona. I blocchi vanno avanti per circa tre ore.

Aggiornamento ore 18. Sull’autostrada si fa il punto della situazione e si decide di moltiplicare le iniziative per mettere sabbia nella macchina dell’occupazione militare. La notte sarà lunga.

Aggiornamento notturno. Bloccata l’autostrada in alta valle da un gruppo di No Tav, che la chiudono con una barricata.
Intorno alle 13 termina l’occupazione della A32 all’imbocco della galleria del Prapuntin a Bussoleno.

Giovedì 12 viene fissato un appuntamento alle 18 a Giaglione per assemblea, passeggiata in paese contro la decisione del sindaco di dichiarare abusivo il presidio sorto di fronte al campo sportivo del paese.

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11 aprile. Primavera di resistenza

da: http://anarresinfo.noblogs.org/

L’11 aprile è il giorno degli espropri. L’ultimo atto prima dell’avvio dei lavori per il tunnel geognostico della Maddalena. 11 mesi dopo il primo attacco, le truppe di occupazione hanno concluso la recinzione dei terreni. Sono stati mesi di resistenza pressoché quotidiana, mesi nei quali abbiamo cercato di mettere i bastoni tra le ruote ad una macchina militare costruita con cura e intelligenza per disciplinarci, dividerci, spaventarci. Non ci sono riusciti e ogni volta ne provano una nuova per spezzare un movimento di irriducibili rompiscatole, gente che non si fa dividere, gente che non molla né si spaventa, gente che da il “cattivo” esempio un po’ a tutti. Domani in tutta Italia vi saranno iniziative di lotta a sostegno dei No Tav ma, soprattutto, a sostegno di un’idea di relazioni politiche e sociali diversa da quella in cui siamo forzati a vivere, dove libertà, uguaglianza, solidarietà siano impegni e obiettivi comuni non parole con cui celebrare la retorica di una democrazia fatta di guerra, sfruttamento, oppressione. La lotta No Tav è divenuta punto di riferimento per le tante resistenze del nostro paese. Una lotta popolare, dove i processi decisionali provano a costruirsi dal basso, tramite il metodo del consenso, nel confronto diretto nelle assemblee e nei comitati locali. Non sempre ci si riesce, perché l’abitudine alla delega, la forza delle gerarchie che segnano una società autoritaria, sono difficili da sconfiggere. Ma, con pazienza e con fatica, ci proviamo, perché sappiamo che la posta in gioco è molto alta. La possibilità di immaginare costruendolo e di costruire immaginandolo un futuro che dia senso al nostro presente. Ieri al merendin di pasquetta in Clarea, assediati da imponenti recinzioni, uomini in armi e mezzi militari dappertutto, alcuni di noi si domandavano quanta strada avessimo fatto in tanti anni, quanti chilometri avessimo macinato, quante iniziative costruito, quante parole spese per tessere la tela robusta della quale è fatto questo nostro movimento. Una tela che è forte anche della capacità costante di re-inventarci spazi e prospettive, di sorprendere i nostri avversari, di allargare nel contempo il consenso popolare intorno alle nostre iniziative. Ieri c’era chi mangiava, chi arrostiva il cibo sulla brace, chi cantava e chi discuteva. C’era anche chi saliva alle vasche e di lì alla Maddalena occupata. La scena è desolante: un deserto circondato da muri e reti, coronate di filo spinato. Una enorme ferita. Il 27 giugno, il 16 e il 24 agosto e infine il 27 febbraio si sono presi tutto. Dall’alto si vedono bene le recinzioni concentriche che segnano i progressi degli occupanti. Ormai da mesi, sin da metà settembre, il movimento si interroga sulle prospettive di lotta, che certo non sono più quelle del 2005. Oggi il governo ha affinato i mezzi, sapendo calibrare propaganda e violenza. Nel 2005 i check point di polizia che impedivano l’accesso al paese di Mompantero rendevano visibile l’occupazione militare in tutto il suo portato materiale e simbolico, oggi il check point sulla strada dell’Avanà chiude una strada di vigne, senza case, persone, affetti divisi. Il catino della Clarea è perfetto per una guerra tra eserciti, molto meno per una lotta popolare, che ha i suoi ritmi, fatti di partecipazione diretta di tutti, anziani, ragazzini e malati compresi. L’8 dicembre con 14 ore di occupazione popolare dell’autostrada, poi in modo più netto con i blocchi prolungati di fine febbraio il movimento ha ri-trovato il suo ritmo, una lotta capace di mettere nuovamente in difficoltà l’avversario. Un avversario che non guarda in faccia nessuno, che pesta, gasa e rompe ossa in ogni dove ma indubbiamente preferisce farlo in una zona appartata e remota come la Clarea piuttosto che nel cuore della valle, a due passi dalle case. Quando i lacrimogeni centrano i cortili delle abitazioni, quando la guerra attraversa il tuo paese, quando la democrazia reale si mostra senza infingimenti né belletti, la resistenza si rinforza, la gente esce dal lavoro e va alla barricata, il tempo della libertà prende il sopravvento su una quotidianità scandita dal ritmo della merce. C’è chi si affeziona ai luoghi. Fa bene, perché i luoghi vivono grazie a chi li ama. Vedere la Clarea ridotta a polvere e filo spinato fa male a tutti. Ma non è lì che si gioca la partita. Il governo lo ha capito tanto bene che ha deciso di far partire l’iter di approvazione di nuove leggi che sanzionino pesantemente i blocchi stradali e ferroviari. Se non gli dessimo fastidio, se volessero tenerci lontani da quelle dannate reti, perché fare una legge per tenerci invece lontani dall’autostrada? Con la grande manifestazione del 25 febbraio e con i blocchi della settimana successiva abbiamo rotto l’accerchiamento mediatico con il quale hanno giustificato repressione ed arresti. La scommessa per i prossimi giorni e mesi – l’11 è solo una tappa – è di creare le condizioni perché le truppe siano costrette al ritiro. Occorre inceppare la macchina dell’occupazione, intralciarla con pazienza giorno dopo giorno, rendendo visibile la gestione militare del territorio. In quest’angolo di nord ovest la situazione può divenire ingovernabile, specie se riusciremo ad unire le resistenze non in un cartello politico ma nella pratica del mutuo appoggio e della solidarietà concreta. Scegliamo noi i luoghi della resistenza. Se ci riusciremo, se ogni paese, ogni strada diventerà per loro un problema, saranno costretti ad andarsene da Clarea come se ne andarono da Venaus.

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Mercoledì 11 aprile: manifestazione No Tav a Livorno

da: senzasoste.it

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Il prossimo 11 aprile in Val di Susa si attende il verdetto sulla legittimità, da parte dello Stato italiano, ad espropriare i terreni di proprietà di libere cittadine e liberi cittadini per i/le quali rappresentano fonte di reddito e sostentamento per cominciare la costruzione di un’opera dannosa, inutile e costosa.

Come laggiù non sembra più contare la volontà popolare così anche nella nostra città ci è stato impedito di dire no al Rigassificatore Offshore e non si ascoltano le voci che chiedono lo stop alla costruzione della discarica del Limoncino.

Noi accogliamo quindi l’appello del popolo No Tav e portiamo avanti la lotta di tutte e tutti coloro che si battono contro lo sperpero di denaro pubblico a fini privatissimi, contro la devastazione del territorio, contro la definitiva trasformazione in merce delle nostre vite e delle nostre relazioni sociali.

Difendere la propria terra e la propria vita è difendere il futuro nostro e di tutt*: dei giovani condannati alla precarietà a vita, degli anziani cui è negata una vecchiaia dignitosa, di tutt* quell* che pensano che il bene comune non è il profitto di pochi ma una migliore qualità della vita per ciascun uomo, donna, bambino e bambina. Qui e ovunque.

In ogni ospedale che chiude, in ogni scuola che va a pezzi, in ogni piccola stazione abbandonata, in ogni famiglia che perde la casa, in ogni fabbrica dove Monti regala ai padroni la libertà di licenziare chi lotta, ci sono le nostre ragioni.

MANIFESTAZIONE CITTADINA

CONTRO IL TAV, LE OPERE INUTILI E LA RIFORMA DEL LAVORO, PER I BENI COMUNI, PER UNA SCUOLA PUBBLICA E GRATUITA E PERCHÈ LE NOSTRE VITE VALGONO PIÙ DEI LORO PROFITTI!

MERCOLEDI 11 APRILE ORE 17.30

VIALE CARDUCCI

ANGOLO BAR “IL TRAMEZZINO”

ASSEMBLEA NO TAV LIVORNO

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Venerdì il prof. Ichino a Livorno. L’appello per il presidio per la difesa dell’art.18

da: senzasoste.it
ichino
Pietro Ichino sarà a Livorno venerdì 6 per tenere una lezione sul nuovo diritto del lavoro, presso la Camera di Commercio alle ore 17.
Ichino è docente ordinario di Diritto del Lavoro all’Università Statale di Milano (Clicca qui per vedere chi è Ichino)
Nel 2008 è stato eletto senatore per il Partito Democratico, attualmente è membro della Commissione Lavoro del Senato.
Ichino sostiene che:
  • si deve rendere inconsistente la tutela dell’art.18 per le vittime di licenziamenti discriminatori;
  • si deve annullare la tutela dei lavoratori in caso di licenziamento collettivo;
  • si deve spostare la contrattazione dal livello nazionale a quello aziendale.
Chissà che cosa potrà insegnare ai lavoratori della Giolfo e Calcagno, della Delphi, delle migliaia di precari, cassaintegrati, disoccupati vittime della politica del governo sostenuto dal partito di Ichino, dei furti dei fondi europei e dei vari contributi ottenuti con la scusa dell’occupazione, dei corsi fantasma.
Noi non abbiamo niente da imparare, noi che non crediamo più alle favole, noi che abbiamo capito che la sola arma è la lotta, a partire dalla difesa dell’articolo 18.
Presidio alla Camera di Commercio di Livorno, in Via del Porticciolo
Venerdì 6 aprile – h 16:30
Bisogna costruire un ampio movimento per la difesa dell’articolo 18, contro l’attacco portato al mondo del lavoro, ai giovani e alle donne.
Le mobilitazioni per il Primo Maggio stanno crescendo: dagli USA con occupy mayday , alla Spagna, alla Grecia. Il Primo Maggio sarà un’importante giornata di lotta per far pagare la crisi a chi l’ha prodotta.
Unire le lotte dal territorio, alla scuola e all’università, alle lotte per il lavoro, alle lotte dei migranti.
Chiediamo ai giovani e alle donne, alle lavoratrici e ai lavoratori, ai precari, ai pensionati e ai migranti, ai movimenti civili sociali e ambientali, alle forze organizzate, di lavorare partendo dalla difesa dell’articolo 18 perché anche a Livorno il Primo Maggio torni ad essere una data di lotta e di mobilitazione.
Giovedi 12 aprile ore 17,30 sala Circoscrizione 2 scali finocchietti Assemblea in difesa dell’articolo18

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