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ASSEMBLEA ASTENSIONISTA – Non votare, lotta!

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NON VOTARE, LOTTA!

Il dibattito sulla riforma istituzionale, e il referendum che si terrà domenica 4 dicembre, è centrale solo per il ceto politico preoccupato per la propria esistenza.

Il‭ ‬contrapporsi tra‭ ‘‬riforma‭’ ‬e‭ ‘‬conservazione‭’, tra “SI” e “NO” ‬occulta ‬la realtà delle forme di sfruttamento attuali; il rinnovamento di cui si parla è utile solo al Governo e alle classi dominanti, alle prese con i ricatti delle istituzioni sovranazionali e con le emergenze del sistema imperialistico mondiale.

Il risultato è distogliere l’attenzione delle masse dalle questioni che ci toccano dal vivo come gli ennesimi tagli alla sanità, già al collasso, o una politica estera sempre più guerrafondaia con nuovi bombardamenti in Libia e l’invio di 10 soldati in Lettonia.

La scarsa fiducia del movimento anarchico verso lo strumento referendario è accentuata nel caso del referendum del 4 dicembre perchè non si vota su una tematica sociale, bensì su una questione istituzionale.

Per noi l’azione isitituzionale , a qualunque livello, produce effetti nulli o del tutto irrisori a breve termine e nefasti a lungo termine .

L’esperienza e l’osservazione di fatti vicini e lontani rafforza questa nostra convinxzione .

L’esempio della Grecia dove il referendum sulle misure imposte al popolo greco dall’Unione Europea, è stato ignorato dallo stesso governo che lo aveva voluto e sostenuto.

In casa nostra come non ricordare le frustrazioni seguite ai referendum vinti sull’onda di mobilitazioni significative e importanti,‭ ‬come quello contro la privatizzazione dell’acqua,‭ ‬o di battaglie di opinione come quello sul finanziamento pubblico ai partiti vanificati dalle furberie della casta

I rapporti di forza si sono sempre modificati con la lotta diretta e la via elettorale ha sempre rappresentato il disarmo della conflittualità sociale.‭ ‬Con questa consapevolezza noi ci asteniamo.

Astenersi ‬vuol dire porre le basi per un’incisiva azione rivoluzionaria che colpisce ‬un sistema di governo che impone leggi e tasse,‭ ‬decise da una cerchia ristretta di privilegiati,‭ ‬indipendentemente ‭ ‬dalla volontà degli elettori.

Astenersi,‭ ‬per gli anarchici,‭ ‬vuol dire manifestare la volontà di non essere governati,‭ ‬vuol dire non rendersi corresponsabili dello sfruttamento e dell’oppressione,‭ ‬vuol dire volontà di una società di libere associazioni federate.

Non può esistere capitalismo senza Stato, non può esistere Stato senza capitalismo, ed entrambi non possono esistere senza lo sfruttamento crescente della classe operaia, senza l’accelerazione dei ritmi di lavoro e conseguentemente di vita, senza la crescente alienazione. Il dominio del capitale e dello Stato si risolve, prima o poi, nella guerra civile; nessuna elezione ha mai fermato questa dinamica. Il solo limite all’oppressione e alla violenza del governo è la forza che il proletariato e i ceti popolari, i movimenti di lotta sapranno opporgli.

L’astensione apre la strada all’unità dei movimenti di lotta e all’azione diretta nelle piazze.

Mercoledì 30 novembre, alle ore 21.00

in Via degli Asili 33

ASSEMBLEA ASTENSIONISTA

 

Federazione Anarchica Livornese

cdcfedanarchica livornese@virgilio.it

Collettivo Anarchico Libertario

collettivoanarchico@hotmail.it| http://collettivoanarchico.noblogs.org/

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Ricordando Amedeo Bertolo

Ricordando Amedeo Bertolo

Nel giorno del funerale di Amedeo Bertolo, la Commissione di Corrispondenza della Federazione
Anarchica Livornese ricorda il militante anarchico che mise a rischio la propria sicurezza e la
propria libertà per un atto concreto di solidarietà, l’impegno nella difesa degli arrestati per la Strage
di Stato e per la verità sull’assassinio del compagno Giuseppe Pinelli, il contributo al dibattito sul
futuro dell’anarchismo.
Ad Amedeo va il saluto degli anarchici livornesi.
La Commissione di Corrispondenza
della Federazione Anarchica Livornese

 

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Solidarietà ai compagni di Kavala sotto processo

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Il Collettivo Anarchico Libertario esprime solidarietà con uno striscione ai compagni antifascisti di Kavala che sono sotto processo per la loro quotidiana lotta contro lo stato e il capitalismo.

Di seguito il comunicato sulla montatura repressiva nei confronti dei compagni.

NESSUN PROCEDIMENTO CONTRO I DUE ANTIFASCISTI DI KAVALA

La cosiddetta crisi di Imia, avvenuta nel 1996 è servita ai fascisti para statali che per anni hanno approfittato di questo particolare incidente per organizzare celebrazioni d’odio. Dal 2011 il Movimento Patriottico di Kavala, simile alla gang nazista di Alba Dorata, organizza annualmente una chiamata a livello nazionale in città. Una festa fascista fallita, che si svuota anno dopo anno, come il “famoso” sentimento nazionalista dei fascisti.

Un giorno prima del raduno fascista del 26/01/2014 e a seguito di uno scontro tra fascisti ed un gruppo di persone, gli attuali collaboratori nazisti di Kavala ruppero la vetrina del negozio che appartiene ad un nostro compagno, preso di mira per la sua azione antifascista e cercarono anche di dar fuoco al suo interno, mettendo così in pericolo anche la vita degli inquilini dell’edificio.

Il nostro compagno viene costretto ad andare alla stazione di polizia locale dato che il tentato incendio doloso è un crimine il cui procedimento parte d’ufficio (perciò gli vengono richieste alcune formalità) e dopo un’attesa di 3 ore, scopre che è in arresto perchè dei membri del movimento patriottico hanno sporto denuncia contro di lui.

Con già un compagno in custodia cautelare da due giorni per una denuncia ridicola contro di lui presentata da alcuni membri del movimento patriottico, nel pomeriggio di lunedì 27 gennaio 2014, un secondo compagno (fratello del primo) – anche lui preso di mira per la sua azione antifascista – viene informato di una denuncia a suo carico sporta dagli stessi codardi fascisti, e si presenta volontariamente agli uffici di polizia di Kavala. Sbirri e fascisti hanno montato il caso: i nostri compagni sono accusati di far parte di un’organizzazione criminale, reato contro l’ordine pubblico (travisamento), incitamento a lesioni personali gravi, danni aggravati, possesso e uso di armi, esplosione e possesso di bombe esplosive.

Venerdì, 31/01/2014, dopo essere apparsi di fronte al GIP e al PM, i nostri due compagni vengono rilasciati con le seguenti condizioni: non possono lasciare il paese, devono presentarsi al dipartimento di polizia locale ogni mese e devono pagare la cauzione.

Il primo processo, che era stato fissato per il 10/06/2015, è stato posticipato a casa dell’assenza dei loro avvocati difensori,mentre il successivo è stato rimandato a causa di uno sciopero nazionale degli avvocati.

Dalla prima udienza i fascisti hanno continuato a provocare con il loro comportamento; hanno minacciato persone e scritto disgustosi slogan nazionalisti e nazisti (riferendosi per nome ai nostri compagni perseguti) sia in giro per la città che nella zona in cui vivono risiedono i nostri compagni.

E qui dobbiamo sottolineare che in tutto questo tempo nessun fascista è stato chiamato per un’indagine o accusato per la distruzione del negozio del nostro compagno perseguitato. Potrebbe essere che il caso sia stato “dimenticato” ed archiviato? se questa non è un’insabbiatura e una collaborazione con l’apparato esecutivo e le autorità repressive, allora cos’è!
Ma i neonazi della città non si sono fermati qui. hanno provato ad organizzare una scena di odio e violenza, mirando e colpendo studenti minorenni, mentre lo scorso maggio hanno distrutto la macchina di una antifascista e testimone della difesa al processo dei notri compagni, mostrando quindi chiaramente le loro intenzioni codarde. il giorno dopo gli stessi invertebrati hanno menato un’altra antifascista nella zona del porto della citttà (una zona centrale, che era affollata in quel periodo dell’anno)  ementre uno dei due nazi  stava scappando, ha tirato fuori la pistola e ha sparato in aria, minacciando gli antifascisti che erano sul luogo. Ovviamente nessuno li ha disturbati e non è stata fatta nessuna azione contro di loro. Dall’altro lato, uno dei due compagni presi di mira si sta aspettando l’ennesima fittizia denuncia contro di lui sporta da questi fascisti. Più di recente, atttraverso ad un’agenzia di vigilanza, alcuni di loro hanno preso parte negli attacchi contro i lavoratori in sciopero dell’industria di fertilizzanti fosforici; inotlre, attraverso un comitato di cittadini indignati che hanno creato, hanno tentato di provocare pogrom e reazioni – con il beneplacito del consiglio comunale- contro i rifugiati “ospitati” a Kavala. naturalmente, durante questi incidenti, gli sbirri sono sempre rimasti semplici spettatori, cercando di equiparare i due “estremi” per apparire produttivi alla società.

Le continue e pubbliche azioni ntifasciste e la presenza dei nostri compagni nella città ha condotto all’isolamento di questi nostalgici sentimenti per il regime militare. Non è una coincidenza che il Movimento Patriottico, i membri del  LE P.E.N. (un nuovo partito fascista greco), i membri di Alba Dorata, persone come Roupakias (l’assassino nazista di Pavlos Fyssas), e i nazionalisti non allineati (AME), nel loro sforzo di reincarnarsi dalle loro ceneri, abbiano lavorato insieme come una squadra sotto il nuovo nome del Movimento Popolare dei cittadini di Kavala- PHOENIX.
Non vogliamo più i nostalgici della dittatura e del nazimo. Fascisti tornate nelle vostre tane.

INVITIAMO TUTTI IN SOLIDARIETÀ DAVANTI AL TRIBUNALE DI XANTHI IL 24/11/2016 ALLE 9.
ANDIAMOCI TUTTI!

NESSUN COMPAGNO SOLO NELLE MANI DELLO STATO! LA SOLIDARIETÀ È LA NOSTRA ARMA!

Collettivo Autonomo di Kavala
Squat Vironos 3

 

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Di Rivolta in Rivolta – con Alessio Lega

DI RIVOLTA IN RIVOLTA
Con Alessio Lega
Sabato 12 novembre
al Teatrofficina Refugio

 

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Presidio per la giornata mondiale di solidarietà con Kobanê e il Kurdistan

Presidio per la giornata mondiale di solidarietà con Kobanê e il Kurdistan

PRESIDIO a Livorno
Sabato 5 novembre ore 16:30 Piazza Grande

Associazione Culturale Kurdistan Toscana

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Solidarietà agli occupanti della Torre della Cigna

Solidarietà agli occupanti della Torre della Cigna

Come Collettivo Anarchico Libertario e Federazione Anarchica Livornese esprimiamo piena solidarietà agli occupanti della Torre della Cigna.

L’ordinanza di sgombero della Torre della Cigna notificata il 30 settembre è un atto grave. È la prima volta che a Livorno viene emesso un simile provvedimento per un edificio occupato, non solo nell’ambito della lotta per la casa ma anche più in generale nei casi di occupazioni promosse da collettivi o realtà politiche e sociali. Questo provvedimento dimostra una volontà repressiva nei confronti delle forme di autorganizzazione. Le autorità, ancora una volta, non hanno avuto scrupoli a trasformare il dramma della crisi abitativa in un problema di ordine pubblico, di repressione. Questo provvedimento, emesso a ridosso dell’asta per la vendita dell’immobile, poi andata deserta, è anche l’ennesima dimostrazione della gestione speculativa che caratterizza sia la storia della Torre della Cigna, sia la modalità con cui l’amministrazione e le autorità cittadine intendono affrontare la questione abitativa.
Infine, questo provvedimento va a collocarsi in un contesto nazionale di sempre più forte repressione nei confronti dei movimenti di lotta per la casa, evidente sia nell’irrigidimento repressivo della legislazione, sia nelle azioni di sgombero condotte negli ultimi mesi in molte città.

L’ordinanza di sgombero della Torre della Cigna non è solo un atto contro gli occupanti dell’edificio, ma rappresenta un grave attacco verso tutti coloro che in città praticano o comunque supportano esperienze di autogestione e autorganizzazione.
Un simile provvedimento non ci sorprende: sappiamo bene che la legge difende l’ordine sociale ed economico che è all’origine delle diseguaglianze; sappiamo bene che la legalità non lascia spazio all’autogestione e all’azione diretta delle vittime della crisi.

Per questo oltre ad esprimere solidarietà, sosteniamo questa lotta, portata avanti dagli occupanti della Torre della Cigna, dal Comitato per il Diritto all’Abitare e da ASIA-USB.

Collettivo Anarchico Libertario
collettivoanarchico@hotmail.it
collettivoanarchico.noblogs.org

Federazione Anarchica Livornese
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

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Spagna 1936: la rivoluzione possibile

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Lunedì 24 ottobre ore 21
presso la sede della Federazione Anarchica Livornese, Via degli Asili 33, Livorno

Spagna 1936: la rivoluzione possibile
Gli anarchici nella Rivoluzione spagnola, l’attualità dell’autogestione

Ne parleremo con Alfredo González, redattore del mensile Tierra y Libertad e della rivista Germinal, collaboratore delle “Ediciones Antorcha”, militante della Federación Anarquista Iberica di Madrid

In Spagna il 17 luglio del 1936 inizia la sollevazione militare guidata dal generale Francisco Franco, sostenuta dalla Chiesa, dai monarchici e dai nazionalisti, che mirava ad instaurare un regime autoritario fascista che sostituisse il governo repubblicano e stroncasse la volontà rivoluzionaria della classe lavoratrice spagnola.
Non è il governo ma lo sciopero generale a fermare il colpo di stato. A Barcellona, Madrid, nei principali centri urbani e nelle regioni più importanti della Spagna i militari sono sconfitti dalle lavoratrici e dai lavoratori che in armi si oppongono al tentativo fascista. Due giorni dopo la sollevazione, solo il Marocco e parte della Spagna sono sotto il controllo dei generali golpisti. Inizia la guerra che durerà fino al 1939. Ma è anche l’inizio della Rivoluzione.
La vittoria del popolo in armi rende possibile la collettivizzazione delle industrie, dei campi, la distribuzione dei prodotti. I militanti della Federazione Anarchica Iberica e del sindacato anarcosindacalista CNT sono impegnati nell’organizzazione della produzione, dei trasporti, del consumo, della sanità, dell’educazione e degli spettacoli. L’autogestione si realizza concretamente in ogni ambito della società.

Ottant’anni dopo questa Rivoluzione libertaria e autogestionaria non rappresenta solo un esempio. Con la sua forza e i suoi limiti, è un punto di riferimento per praticare oggi l’autogestione in una prospettiva rivoluzionaria attuale.

Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario

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Dalla Turchia all’Italia, abbattiamo le frontiere!

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Abbattere le frontiere!

La solidarietà tra abitanti e profughi a Izmir, in Turchia

 

Sabato 15 ottobre

ore 18:30 dibattito con Giacomo, compagno del Collettivo Anarchico Libertario appena tornato da Izmir

ore 20 aperitivo

 

presso la Federazione Anarchica Livornese, in Via degli Asili 33

 

Izmir, la terza città più popolosa della Turchia, è stata dagli anni ’90 ad oggi una tappa importante per milioni di profughi. Attualmente sono circa tre milioni quelli presenti nella metropoli che si affaccia sul Mar Egeo. Persone in fuga dalle guerre di saccheggio e occupazione condotte in Iraq e in Afghanistan dagli USA assieme agli altri paesi membri della NATO, tra cui l’Italia e la Turchia, ma in fuga anche dalla guerra in Siria che vede ormai da cinque anni scontrarsi potenze mondiali e regionali.

Molte di queste persone cercano di raggiungere via mare la Grecia per dirigersi in altri paesi europei. Molte altre restano ad Izmir dove, specie nel quartiere di Basmane, si sono sviluppati spazi di resistenza e solidarietà grazie alla presenza di gruppi rivoluzionari, tra cui anche gruppi anarchici, e grazie all’attiva partecipazione degli abitanti. Questi spazi riescono con estrema difficoltà a resistere nonostante il contesto di repressione e militarizzazione imposto dallo stato d’emergenza proclamato dopo il tentato colpo di stato del 15 luglio scorso. La spietata repressione del governo negli ultimi mesi ha colpito, anche se per ora non in modo massiccio, pure gruppi della sinistra rivoluzionaria, socialisti, comunisti e anarchici. Molti sono stati i militanti arrestati, i giornali chiusi, le sedi perquisite e sigillate dalla polizia. Anche il movimento curdo ha subito un duro attacco, prosecuzione della vera e propria guerra apertamente condotta contro la popolazione curda e il suo movimento di liberazione sullo stesso suolo turco.

Dallo scorso marzo l’accordo tra Turchia e Unione Europea sui migranti legittima la deportazione, la detenzione e lo sfruttamento come manodopera in condizioni prossime alla schiavitù a cui sono sottoposti molti dei milioni di profughi giunti nel paese anatolico.

Spazi di resistenza e solidarietà come quelli presenti ad Izmir sono più che mai indispensabili in una situazione come quella della Turchia, segnata dalla dura repressione del governo e da condizioni di sempre maggiore sfruttamento ed oppressione per profughi e migranti, merce di scambio nelle trattative internazionali. Queste esperienze di resitenza e solidarietà vanno propagandate e sostenute.

Parleremo di questo con Giacomo, compagno del Collettivo Anarchico Libertario appena tornato da Izmir.

CONTRO TUTTE LE FRONTIERE – CONTRO TUTTE LE GUERRE

COSTRUIRE SOLIDARIETA’ A LIVELLO INTERNAZIONALE

 

Collettivo Anarchico Libertario

Federazione Anarchica Livornese

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In memoria di Filippo Filippetti anarchico livornese, antifascista, ucciso dai fascisti

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In memoria di Filippo Filippetti
anarchico livornese, antifascista, ucciso dai fascisti

Martedì 2 agosto 2016

ore 19 Commemorazione presso la lapide

Via Provinciale Pisana 354, Livorno (andando verso Via Firenze, alla ex-scuola di fronte al circolo ARCI “Tamberi”)

Filippo Filipetti, giovane anarchico, viene ucciso il 2 agosto 1922 dai fascisti mentre si oppone, assieme ad altri antifascisti, ad una spedizione punitiva contro Livorno.

Il 2 Agosto 1922 un gruppo di giovani antifascisti, tra i quali alcuni anarchici, ingaggia uno scontro armato nei pressi di Pontarcione con i camion dei fascisti. Muore nella sparatoria Filippo Filippetti, membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell’USI per il settore edile.
Nell’estate del 1922 si giocano le ultime carte per fermare la reazione antiproletaria: il paese è attraversato da un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio e dei singoli militanti; si contano decine di morti fra gli antifascisti.

Da mesi l’Unione Anarchica Italiana e il giornale “Umanità Nova” si battono a sostegno del movimento degli Arditi del Popolo, per costituire un fronte unico proletario che organizzi la difesa.
Su iniziativa del Sindacato Ferrovieri Italiano è costituita l’Alleanza del Lavoro, a cui partecipano tutti i sindacati, con l’appoggio dell’Unione Anarchica, del Partito Repubblicano, del Partito Comunista e del Partito Socialista.

L’Alleanza del Lavoro indice uno sciopero generale ad oltranza per fermare le violenze fasciste a partire dalla mezzanotte del 31 luglio.

I fascisti finanziati da agrari e industriali, armati da Carabinieri ed Esercito, protetti dalla monarchia e dalla chiesa, aggrediscono le roccaforti operaie.

In molte città, fra cui Piombino, Ancona, Parma, Civitavecchia, Bari i fascisti vengono respinti anche grazie all’azione degli Arditi del Popolo. Nel momento in cui la resistenza operaia cresce, CGL e PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si ritireranno dalla lotta, aprendo la strada alla rappresaglia armata del Governo.
Livorno è uno dei centri dello scontro. Tra il 1° e il 2 Agosto 1922 squadre fasciste provenienti da tutta la Toscana lanciano la caccia agli antifascisti livornesi, facendo irruzione nei quartieri popolari che resistono all’invasione.

Molti furono gli assassinati in quei giorni. Popolani, militanti comunisti, anarchici, repubblicani e socialisti, tra i quali Luigi Gemignani, Gilberto Catarsi, Pietro Gigli, Pilade Gigli, Oreste Romanacci, Bruno Giacomini e Genoveffa Pierozzi.

Negli scontri in periferia viene ucciso il giovane anarchico Filippo Filippetti.

Gli anarchici invitano tutti gli antifascisti a partecipare alla commemorazione.

Federazione Anarchica Livornese
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Collettivo Anarchico Libertario
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IL GOLPE È LO STATO, LA RIVOLUZIONE È LIBERTÀ!

Comunicato del gruppo DAF di Istanbul sul tentato colpo di stato in Turchia

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IL GOLPE È LO STATO, LA RIVOLUZIONE È LIBERTÀ!
17 luglio 2016

Il golpe è stato una costante in questa area geografica sin dal golpe militare del 1980, e, si è ripresentato dopo 36 anni, la notte del 15 luglio. Molti edifici statali sono stati bloccati per alcune ore durante la mobilitazione militare che ha avuto come epicentro Istanbul e Ankara. Il golpe è iniziato con il sorvolo da parte di aerei da combattimento ad Ankara e con il blocco dei ponti a Istanbul da parte dei soldati, ed è continuato con la cattura del capo di stato maggiore, preso come ostaggio, con il rumore dei carri armati e degli spari nelle strade. Molti edifici statali sono stati colpiti dagli F16 e dagli elicotteri, inclusi il palazzo del parlamento e il quartier generale dell’Organizzazione dell’Intelligence Nazionale; ci sono stati scontri armati in molti luoghi tra polizia e soldati. A seguito degli eventi è stata interrotta la trasmissione della televisione nazionale di stato ed è stata letta la dichiarazione dei golpisti firmata dal “Consiglio di Pace in Casa”. Al termine del “golpe delle 5 ore” sono stati uccisi più di cento soldati, oltre ottanta poliziotti e più di ottanta civili scesi in piazza contro il golpe. 2839 soldati, tra i quali molti alti in grado, sono stati arrestati.

Durante questo periodo di 36 anni, il golpe come strumento di oppressione, violenza e soppressione politica, è stato utilizzato dall’esercito più volte come una minaccia. Nessun dubbio per noi, gli oppressi, che il golpe significhi tortura, soppressione e massacro dei popoli in questa area geografica e in questi periodi. È evidente che una struttura che prende il proprio potere attraverso i massacri che compie, continuerà a compiere massacri nel nome della “protezione dell’unità indivisibile del paese”. Il recente golpe è il risultato delle lotte interne allo stato tra gruppi di potere. Forse, l’esistenza celata di gruppi di potere con forti ramificazioni anche all’estero ha portato all’allargamento degli attori e degli interessi in gioco. Comunque non c’è dubbio che coloro che hanno visto il proprio potere rafforzato a seguito di questo golpe di cinque ore sono l’attuale governo e il capo dello stato.

La notte iniziata come un golpe militare si è trasformata in una “festa della democrazia” mentre il potere di Stato riconquistava il controllo. Il partito di governo, l’AKP, si è guadagnato il titolo di “respingitore del golpe” con la sua vittoria, dall’alto della sua legittimazione per il suo “esser stato eletto”. Durante tutta la notte, tutti i canali televisivi hanno mandato in onda trasmissioni che sono servite per questa vittoria e hanno propagandato l’illusione della democrazia personificata in Tayyip Erdoğan. Questa propaganda è stata continuata anche dai media considerati di opposizione. In questa lotta per il potere di stato, i media non solo hanno preso le parti di Tayyip Erdoğan, ma hanno anche avuto il ruolo di spingere le persone nelle strade.

Come i media, i partiti parlamentari d’opposizione non si sono “risparmiati” nel dar sostegno all’AKP fin dall’inizio di questa vicenda: sono caduti nella trappola del “prevenire che altri facciano politica” gestita dal potere di stato. La loro presa di posizione di “stare dalla parte della democrazia contro il golpe” ha coperto come una maschera la loro mancanza di consapevolezza politica. Questo indica chiaramente che nel breve periodo, questi non mobiliteranno nient’altro che non sia di rinforzo alle politiche del potere di stato. Definire come “sostenitori della democrazia” coloro che ripetono “morirò quando Tayyip Erdoğan mi dirà di morire, sparerò quando mi dirà di sparare”, che riempiono le piazze con slogan come “vogliamo la pena di morte”, che sono concentrati nel linciare chiunque gli passi davanti; non è forse questo un segno di stagnazione politica degli stessi partiti d’opposizione?

Con questo golpe e con la vittoria contro di esso, l’AKP ora ha creato le condizioni per compiere una trasformazione ideologica della società. Quel “50% che con difficoltà restava in casa” che veniva dipinto come una minaccia da Tayyip Erdoğan durante le proteste di Gezi Park, era nelle strade. La cultura fascista che è parte importante della trasformazione ideologica che si sta compiendo dal sistema legislativo alla vita sociale, è stata risvegliata con coloro che sono stati mobilitati nelle strade dallo stato. Non è solamente questo; costoro sono stati rappresentati come persone che stavano cercando di mantenere il proprio potere democratico… Non è difficile indovinare come queste “mobilitazioni democratiche” affronteranno gli oppressi in diversi modi e luoghi. Abbiamo già avuto notizia di episodi di linciaggio contro chi non ha sostenuto il rafforzato potere dello stato.

Questa lotta fra gruppi di potere per ottenere il controllo dello stato che opera al di sopra delle crescenti ingiustizie economiche e politiche non è altro che la prosecuzione dell’autorità degli oppressori sugli oppressi, per poter distruggere la libertà degli oppressi. Non c’è dubbio che né la dittatura, visibile o invisibile, né le strutture militari o civili, né il golpe, né le elezioni di poteri politici che sono i nemici del popolo, abbiano qualcosa a che fare con la volontà del popolo. Noi, che crediamo che una vita libera non possa essere creata da un golpe o dalle elezioni, riconosciamo l’esistenza dello Stato come un golpe contro la libertà e la nostra rivolta continuerà fino a quando non esisterà un mondo libero.
Lo Stato stesso è il golpe, rivoluzione è libertà.
Ciò di cui tutti abbiamo bisogno non è nutrire speranze nelle lotte fra autorità ma sapere che la speranza è rivoluzione per la libertà.

Devrimci Anarşist Faaliyet (DAF)
Azione Anarchica Rivoluzionaria (DAF)

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