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Solidarietà alla popolazione palestinese!

Solidarietà alla popolazione palestinese!

Dal 13 aprile nel quartiere di Sheik Jarrah a Gerusalemme Est la popolazione palestinese si sta ribellando al tentativo delle truppe d’occupazione israeliane di sfrattare circa 300 persone dalle abitazioni in cui vivono. Ciò si inserisce nel tentativo del governo israeliano guidato da Netanyahu di creare una coesione tra le fazioni nazionaliste a sostegno del governo, perseguendo il folle obiettivo di fare di Gerusalemme la capitale dello Stato di Israele. Perciò in questa provocazione alle prepotenze dei coloni e alla violenza della polizia e dell’esercito si sono unite le aggressioni razziste dell’estrema destra israeliana. Solo dopo il lancio di razzi da Gaza i principali media europei hanno dato attenzione alla vicenda, in modo però completamente distorto, spesso sostenendo apertamente la politica del governo israeliano.

Esprimiamo la nostra solidarietà alla popolazione palestinese e arabo-israeliana, vittime di una politica di segregazione etnica voluta dal colonialismo britannico e continuata dallo Stato di Israele.

L’attuale governo israeliano, sostenuto da forze politiche che hanno le radici in organizzazioni criminali e terroriste come la Banda Stern, che aveva scelto di allearsi con i nazifascisti durante la seconda guerra mondiale, continua la sua politica fascista, terrorista e di suprematismo etnico nei confronti della popolazione araba.

Alzare la tensione in Palestina è la via scelta da Netanyahu per rafforzare il proprio potere traballante, e per nascondere le conseguenze di una crisi economica che si sta avvitando su se stessa. Contrapporre arabi ed ebrei è la via seguita dal potere politico e dalle classi privilegiate per impedire che i vari interessi degli sfruttati di origine e cultura diverse portino a riconoscere i comuni nemici: lo Stato, il capitale, la religione. Quanto è avvenuto in questi anni dimostra che la soluzione “due popoli, due stati” non porta alla pace. Con il suo intervento, Hamas, tenta di rafforzare il proprio ruolo militare e di potere. Si tratta di una ribellione in realtà molto più ampia, nata dalle proteste della popolazione di Gerusalemme represse con la violenza dal governo israeliano.

Tuttavia tentare di soffocare le voci conflittuali non elimina il conflitto ma, come dimostrano i fatti di questi giorni, rende solo più violenta la sua manifestazione.

Quanto è successo nelle scorse settimane a Gerusalemme dimostra che l’unica speranza di pace è nel successo della ribellione popolare: ribellione arabo-palestinese contro i vertici dell’Autorità Palestinese e di Hamas, ribellione della popolazione israeliana, araba ed ebrea, contro il governo Netanyahu. Tutti costoro fanno della prosecuzione della guerra la base del proprio potere.

Quanto avviene oggi in Palestina parla direttamente alla nostra realtà. Non solo perché i governi e le forze politiche, con diverse gradazioni, esprimono la propria solidarietà ad Israele, e quindi ritengono la politica di segregazione perfettamente compatibile con i famosi “valori occidentali”. Parla alla nostra realtà perché negli ultimi venti anni sono state messe in atto nelle nostre città molte tecnologie, protocolli e tattiche di controllo sociale e repressione applicate su vasta scala dallo Stato di Israele. Perché la segregazione la viviamo ogni giorno, con l’occupazione militare delle città, con i rastrellamenti, con le “morti accidentali” dei non garantiti e degli emarginati.

Il sostegno a Netanyahu fa il pari con il sostegno ad Erdogan. Entrambi dimostrano il carattere autoritario e sanguinario di tutti i governi, anche di quelli tecnici o di sinistra. Ribelliamoci contro tutti i governi! Sosteniamo chi si oppone alla segregazione, al razzismo, al colonialismo, all’oppressione!

Federazione Anarchica Livornese

Collettivo Anarchico Libertario

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Basta velENI! Basta sfruttamento!

Basta velENI! Basta sfruttamento!

Mercoledì 12 maggio

ore 15:30

di fronte alla Raffineria ENI di Stagno

Mercoledì 12 maggio alle 15:30 davanti alla raffineria ENI di Stagno si terrà una manifestazione lanciata da Ecologia Politica Pisa e da Fridays For Future Pisa in occasione della giornata di mobilitazione contro ENI in cui si terranno iniziative di piazza in molte città in Italia.

Abbiamo seguito il percorso di costruzione dell’iniziativa a Stagno e saremo present* ancora una volta davanti all’ingresso della raffineria che da oltre 80 anni avvelena e sfrutta la popolazione e il territorio.

L’alluvione del 2017 ha reso evidente il disastro ecologico e sociale che quotidianamente la raffineria provoca. I fumosi annunci di “riconversione”, i progetti di trattamento oli esausti o di incenerimento-gassificazione di CSS e plastiche non riciclabili, sono falsamente rappresentati come prospettive “green”. In realtà questi progetti riguardano produzioni comunque dannose, che non andranno tra l’altro a sostituire l’attività di raffinazione, e che sono utilizzati per non spendere soldi né nella manutenzione e nella sicurezza della raffineria, né nella bonifica del territorio. Ricordiamo che qualche settimana fa con il rinnovo degli appalti per le ditte che lavorano alla manutenzione dello stabilimento, sono stati licenziati proprio due lavoratori che lavoravano agli impianti di controllo del percolato.

L’ENI ha un ruolo centrale nelle guerre che il nuovo colonialismo italiano sta combattendo in Africa, dalla Libia al Sahel fino alla Nigeria. Ma anche in Italia la guerra è già presente. Un generale è stato nominato dal governo per gestire l’attuale crisi sociale e sanitaria, mentre da anni l’esercito è schierato nelle strade, con migliaia di soldati che pattugliano le città. Per difendere progetti che devastano i territori e la salute di lavorator* e abitanti, il governo schiera mezzi blindati e migliaia di agenti armati che sparano lacrimogeni ad altezza uomo, per uccidere.

Lo scandalo KEU dimostra quanto chi detiene il potere disprezzi le nostre vite. I rifiuti tossici sepolti a Empoli e in mezza toscana rendono evidente quanto sia urgente rilanciare la lotta per la salute in una nuova prospettiva ecologica. Attivandosi in prima persona, con l’autogestione delle lotte, senza delegare la tutela della nostra salute a quelle istituzioni che per mantenere il potere devono garantire i profitti di chi ci avvelena

Contro i disastrosi progetti dell’ENI, per le bonifiche, e in solidarietà ai lavoratori licenziati.

Contro il governo Draghi e i piani per arricchire i padroni dei veleni e delle armi

Per una rivoluzione sociale ed ecologica

Collettivo Anarchico Libertario

Federazione Anarchica Livornese

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Per l’ambiente e la salute di tutt*! Fermiamo la discarica!

Per l’ambiente e la salute di tutt*

Fermiamo la discarica!

Domenica 9 maggio

Ore 10 all’inizio di Via del Limoncino

Di fronte alla sentenza del TAR, che autorizza il ripristino di una parte della discarica, e al clamoroso scarica barile da parte della Regione Toscana, che lascia nelle mani di Arpat un possibile ricorso, ci sentiamo chiamat* a partecipare alla mobilitazione di domenica.

Non deve rimanere una questione che interessa solo i residenti, ma TUTTA LA CITTADINANZA: è una questione politica e ambientale che non deve essere ridotta ad una mera disputa legale.

La Regione e il Comune dovrebbero farsi carico della tutela dell’ambiente, del diritto alla salute di tutt* e dell’accessibilità al territorio da parte della cittadinanza, invece di lasciare isolat* alcun * per il profitto di pochi.

Nel 2019 la discarica è stata fermata grazie all’impegno diretto di tutt*, grazie al presidio permanente e ai blocchi dei camion carichi di rifiuti. Ora l’azienda Livrea e le istutuzioni provano con uno stratagemma ad riproporre la discarica. È il momento di tornare a mobilitarsi.

Ci vediamo domenica!

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6 maggio sciopero della scuola: Presidio in Piazza Grande ore 9:30

6 maggio: sciopero generale della scuola.

Contro Draghi e il suo piano

per la salute, il reddito e l’occupazione.

La Federazione Anarchica Livornese appoggia la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola contro il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), contro il Governo.

Giovedì 6 maggio le organizzazioni sindacali di base della scuola hanno indetto sciopero, a Livorno sarà organizzato un presidio in Piazza Grande a partire dalle ore 9,30.

Lo sciopero è stato indetto per protestare contro le inadempienze del Governo: a più di un anno dall’inizio della pandemia, gli edifici scolastici sono ancora fatiscenti, il numero degli alunni per classe non è diminuito. La priorità del governo non sono servizi pubblici efficienti per tutti e soprattutto per i ceti popolari, ma i profitti dei banchieri e dei grandi gruppi industriali.

Per quanto riguarda la scuola la linea è chiara: criminalizzare le lavoratrici e i lavoratori, smantellare le strutture pubbliche e privatizzare tutto ciò che è privatizzabile, e privato nella scuola, come nella sanità, vuol dire soprattutto clericale.

Il PNRR rappresenta un’altra stretta del cappio rappresentato dal vincolo internazionale sulle condizioni di vita e di lavoro di milioni di proletari. Non è vero che il governo Draghi rappresenta una svolta, è quasi trent’anni che tutti i governi hanno giustificato le loro misure antipopolari con le richieste europee; è trent’anni che prendiamo questa medicina, e stiamo sempre peggio, mentre c’è chi si arricchisce!

La retorica del lavoro e del rischio calcolato significa, in parole povere, proprio questo: alla lavoratrici e ai lavoratori la fatica e il rischio, a loro il calcolo dei profitti fatti sulla nostra pelle.

La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola è la lotta di tutti, è la nostra lotta!

Sosteniamo e partecipiamo allo sciopero e al presidio indetto dall’Unicobas in Piazza Grande alle 9,30, il giorno 6 maggio.

Federazione Anarchica Livornese

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Lo stato ha ucciso Bayram! Bayram vive!

Lo stato ha ucciso Bayram!

Bayram vive!

L’anarchico azero Bayram Mammadov, che è stato torturato e imprigionato per tre anni per aver scritto sulla statua del dittatore Heydar Aliyev in Azerbaijan, è stato trovato morto ad Istanbul ieri, 5 maggio 2021.

Bayram era stato imprigionato in Azerbaijan nel 2016 ed era stato scarcerato circa due anni fa. Da poco tempo viveva in Turchia, ad Istanbul. Era scomparso da quattro giorni, quando mercoledì 5 maggio la polizia ha comunicato ai suoi amici che era stato trovato il corpo di Bayram. Una morte molto sospetta.

La Federazione Anarchica Rivoluzionaria (DAF Devrimci Anarşist Federasyon) ha subito protestato il 6 maggio di fronte al consolato dell’Azerbaijan a Istanbul con lo striscione “Lo stato ha ucciso Bayram!”

Di seguito il testo diffuso dalla DAF

L’anarchico Bayram Mammadov è stato nel mirino dello stato dell’Azerbaijan fin dal primo giorno in cui ha iniziato ad opporsi ad esso. È stato torturato, calunniato, imprigionato, e infine forzato a vivere come un esiliato politico. Adesso lo stato della Turchia dice che Bayram si è suicidato. Sappiamo che stanno mentendo. Come abbiamo scritto sul nostro striscione, lo stato ha ucciso Bayram. Abbiamo protestato di fronte al consolato azero con il nostro striscione per gridare la verità al mondo intero. Non cesseremo di chiedere cosa è successo a Bayram!

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Per Franco Serantini, per ricordare, per continuare a lottare

Riceviamo da Pisa
7 maggio 1972 – 7 maggio 2021
Per Franco Serantini
“anarchico ventenne colpito a morte dalla polizia mentre si opponeva ad un comizio fascista”
Per ricordare e continuare a lottare
Venerdì 7 maggio ore 17:30
in Piazza Serantini (p. S. Silvestro)
Circolo Anarchico di Vicolo del Tidi
il circolo è aperto ogni lunedì 18.30 – 20 in Vicolo del Tidi 20, Pisa
email: circoloanarchicotidi@gmail.com

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Verità e giustizia per Fares! Non si può morire per un controllo di polizia!

Verità e giustizia per Fares!

Non si può morire per un controllo di polizia!

La Federazione Anarchica Livornese e Collettivo Anarchico Libertario esprimono la propria vicinanza ai familiari e agli amici di Fares S’Ghayer, giovane tunisino di 25 anni morto durante un controllo di polizia nella notte tra il 24 e il 25 aprile. Sembra incredibile che a ridosso delle piazze più sorvegliate e pattugliate di Livorno un giovane muoia affogato senza che nessuno si tuffi a soccorrerlo.

Sosteniamo la richiesta di verità e giustizia per Fares portata in piazza dalla manifestazione che ieri, 26 aprile, da Piazza della Repubblica ha raggiunto Piazza del Municipio. La manifestazione ha denunciato come siano frequenti le minacce e le violenze durante i controlli di polizia nei confronti di giovani di origine straniera. Facciamo appello a sostenere queste proteste perché è inaccettabile che si possa morire durante un controllo di polizia, perché la vicenda di Fares non finisca nel silenzio.

Ogni atto di solidarietà è importante perché per molti, soprattutto nelle istituzioni, alcune vite contano meno di altre.

Alcune testate locali hanno definito la manifestazione del 26 aprile “assalto”, “assedio” e “disordini”, criminalizzandola. Il corteo, nonostante i vari tentativi di blocco da parte della polizia, presente con camionette, ha raggiunto senza troppe tensioni in Piazza del Municipio ed ha pure inviato una delegazione in questura. Viene invece dato spazio e legittimità da parte di alcuni media alle vergognose parole dei pochi esponenti della destra cittadina che si erano ritrovati provocatoriamente in Piazza della Repubblica nello stesso momento in cui gli amici di Fares stavano manifestando. Tra i fascisti c’era anche il noto Paolo Pecoriello.

Esponenti politici di vari schieramenti hanno espresso solidarietà alla polizia e c’è chi addirittura definisce “deliranti” le manifestazioni e “vandalismo” le scritte di ricordo che chiedono giustizia, contro il razzismo e la violenza della polizia, che sono comparse, insieme a candele, foto, messaggi, nel punto in cui è stato ritrovato il corpo del giovane.

Per chi ci governa alcune vite contano meno di zero, sono il rischio calcolato. C’è chi muore sul lavoro, ora anche per covid-19, pur di far marciare l’economia e garantire profitti. C’è chi muore in mare, lasciato affogare, per garantire le posizioni di potere nei rapporti di forza tra gli stati. C’è chi muore perché si può anche avere qualche morto nei controlli di polizia pur di avere un corpo di polizia pronto a difendere gli interessi del governo e dei padroni, pur di assicurare il controllo militare del territorio, pur di nutrire la propaganda securitaria.

Sappiamo bene che chi non ha cittadinanza italiana rischia molto ad ogni controllo di polizia. Rischia minacce e violenze, rischia di perdere il titolo di soggiorno, rischia di essere rinchiuso in un CPR o di essere rimpatriato. Non c’è da stupirsi quindi se per queste e altre ragioni qualcuno voglia sottrarsi ad un controllo di polizia. Ci sono situazioni di pericolo che chi è nato in Italia non può immaginare ma che Fares e i suoi amici conoscono bene.

Bisogna che alcune cose cambino in questa città. È inaccettabile la gestione sempre più persecutoria, aggressiva e autoritaria della politica di “sicurezza e ordine pubblico”. Da qualche tempo a Livorno i militari della Folgore sono utilizzati anche per operazioni di polizia. Un provvedimento già in sé da respingere come tutta l’operazione “Strade Sicure”, ma che ancor di più nel contesto di Piazza Garibaldi ha esasperato la situazione. Comunque sia andata quella notte alcune cose sono sicure. La generale stretta repressiva in città, la paura generata dal razzismo di stato nei giovani stranieri, unite ad un coprifuoco nazionale che non ha niente a che vedere con la tutela della salute, sono all’origine della morte di Fares.

Di fronte ai fatti degli ultimi giorni ricordiamo quanto avvenuto nel marzo 2019, quando il livornese di 29 anni Michael del Vivo alla guida di un motorino moriva schiantandosi contro un’auto parcheggiata nel corso di un inseguimento. Una volante della polizia lo aveva affiancato appena prima che perdesse il controllo del ciclomotore, e non è mai stata fatta chiarezza sulla dinamica dell’incidente. Quella notte ben tre auto tra polizia e carabinieri si erano lanciate all’inseguimento dopo che dalla cassa di un locale del lungomare erano stati sottratti circa 100 euro.

Una storia che è bene aver presente per comprendere che non siamo di fronte ad un episodio isolato, perché queste morti sono solo i casi più tragici di una quotidianità fatta spesso di abusi, minacce e violenze. I giovani in questa città non possono morire nei controlli di polizia o negli inseguimenti. Basta violenza della polizia. Basta razzismo. Verità e giustizia per Fares!

Federazione Anarchica Livornese

cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

Collettivo Anarchico Libertario

collettivoanarchico@hotmail.it

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25 aprile – Liberare l’antifascismo: Foto e resoconto

Ieri siamo stati presenti al gazebo di Largo Christian Bartoli di fronte ai Tre Ponti con striscioni, cartelli, musica e volantinaggio per ricordare l’insurrezione popolare, e i primi che si opposero in armi al fascismo. Abbiamo infatti ricordato tre delle prime vittime del fascismo a Livorno. Proprio in quel tratto di lungomare l’11 agosto 1921 gli anarchici ardenzini e arditi del popolo Amedeo Baldasseroni e Averardo Nardi furono colpiti alle spalle da colpi di pistola sparati da fascisti, morendo nel corso delle successive settimane. Abbiamo inoltre posto uno striscione alla lapide dedicata a Filippo Filippetti in Via Provinciale Pisana, anarchico, ardito del popolo e sindacalista ucciso il 2 agosto 1922 durante uno scontro a fuoco, mentre con altri compagni attaccava i camion dei fascisti giunti da tutta la Toscana per espugnare la città.

Di seguito il testo del volantino distribuito

25 aprile – Liberare l’antifascismo

Per ricordare l’insurrezione popolare che ci ha liberati dal fascismo e dalla guerra. Per ricordare gli anarchici Averardo Nardi e Amedeo Baldasseroni, che in quella località furono assassinati dai fascisti nel 1921

Il 25 aprile è antifascista. E’ una data che non ricorda l’unità nazionale, ma l’insurrezione popolare con cui ci si liberò dall’oppressione, dallo sfruttamento e dalla dittatura. Il 25 aprile ricorda la liberazione dal fascismo, con tutto quello che il fascismo portava con sé in termini di violenza , di repressione, di dominio, di alleanza con il padronato e con la Chiesa, di esaltazione del militarismo, del razzismo, del sessismo.

L’antifascismo, oggi come allora, significa riconoscere i nodi dell’oppressione e agire, in modo solidale, per liberarsene.

Il 25 aprile è la liberazione.

Ma anche l’antifascismo deve liberarsi. Liberarsi dalla retorica del tricolore, da sempre simbolo di nazionalismo patriottardo malamente adattato ad una insurrezione popolare che era tutt’altra cosa. Dai richiami all’unità nazionale, con cui i governi impongono continue politiche di sacrifici. Liberarsi anche dall’utilizzo strumentale della paura del fascismo, elemento che ha regolato la politica soprattutto negli ultimi tempi.

Lo spettro del fascismo è stato agitato per far diventare Giani presidente di Regione e Draghi presidente del Consiglio, secondo le improbabili alleanze e i giochi politici di chi l’antifascismo non sa nemmeno dove sta di casa. All’ombra di questo governo sedicente antifascista si dà agibilità ai fascisti e si manganellano i manifestanti No Tav, si sgomberano occupazioni, si taglia scuola e sanità, si alimentano politiche sessiste, si gestisce militarmente una campagna vaccinale fallimentare, si reprimono diritti sindacali, agibilità politica e sociale, si impone povertà.

La paura del fascismo rende un cattivo servizio all’antifascismo: gli antifascisti legalitari e istituzionali finiscono per accettare tutte le scelte dei governi, comprese quelle liberticide, guerrafondaie, antipopolari.

L’antifascismo è altro. Innanzitutto significa leggere in modo inequivocabile ciò che il fascismo è storicamente stato in Italia, vale a dire una risposta della Chiesa, della Monarchia e delle classi privilegiate alla paura sollevata dalla crescita del movimento rivoluzionario proletario e dell’anarchismo. Il fascismo è stato un regime repressivo delle istanze popolari che, in un determinato momento storico, ha trovato una giustificazione ideologica, per i fini di subordinazione sociale, nel suprematismo, nel maschilismo, nel razzismo, nel militarismo, nel culto delle tradizioni, nella religione, nell’uso reazionario della cultura classica.

Essere antifascisti oggi significa comprendere la portata intersezionale con cui le varie forme di oppressione interagiscono e producono disuguaglianze sociali sistemiche.

Significa lottare contro il maschilismo, il militarismo, il razzismo, la gerarchia e il disciplinamento sociale che ancora oggi vengono imposti e propagandati con violenza dai governi e dalle istituzioni.

Significa demistificare i miti ideologici del nazionalismo, della patria e del tricolore, respingere le spinte identitarie divisive che vogliono distruggere solidarietà e internazionalismo, cioè quelle pratiche che furono determinanti per sconfiggere il fascismo.

Essere antifascisti oggi significa contrastare la violenza con cui lo stato, la Chiesa, i governi e le istituzioni vorrebbero reprimere chi lotta per la libertà e una vita migliore per tutte e tutti. Oggi come ieri, per liberarsi dal fascismo.

Federaziona Anarchica Livornese

Collettivo Anarchico Libertario

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25 aprile – Liberare l’antifascismo – ore 17 ai Tre Ponti

[Nella foto scattata probabilmente nel 1913 Errico Malatesta al centro tra alcuni anarchici ardenzini. Il secondo in piedi da sinistra è Amedeo Baldasseroni]

25 aprile
Dalle ore 17
Al gazebo di Largo Christian Bartoli di fronte ai Tre Ponti

25 aprile – Liberare l’antifascismo

Per ricordare l’insurrezione popolare che ci ha liberati dal fascismo e dalla guerra. Per ricordare gli anarchici Averardo Nardi e Amedeo Baldasseroni, che in quella località furono assassinati dai fascisti nel 1921

Il 25 aprile è antifascista. E’ una data che non ricorda l’unità nazionale, ma l’insurrezione popolare con cui ci si liberò dall’oppressione, dallo sfruttamento e dalla dittatura. Il 25 aprile ricorda la liberazione dal fascismo, con tutto quello che il fascismo portava con sé in termini di violenza , di repressione, di dominio, di alleanza con il padronato e con la Chiesa, di esaltazione del militarismo, del razzismo, del sessismo.

L’antifascismo, oggi come allora, significa riconoscere i nodi dell’oppressione e agire, in modo solidale, per liberarsene.

Il 25 aprile è la liberazione.

Ma anche l’antifascismo deve liberarsi. Liberarsi dalla retorica del tricolore, da sempre simbolo di nazionalismo patriottardo malamente adattato ad una insurrezione popolare che era tutt’altra cosa. Dai richiami all’unità nazionale, con cui i governi impongono continue politiche di sacrifici. Liberarsi anche dall’utilizzo strumentale della paura del fascismo, elemento che ha regolato la politica soprattutto negli ultimi tempi.

Lo spettro del fascismo è stato agitato per far diventare Giani presidente di Regione e Draghi presidente del Consiglio, secondo le improbabili alleanze e i giochi politici di chi l’antifascismo non sa nemmeno dove sta di casa. All’ombra di questo governo sedicente antifascista si dà agibilità ai fascisti e si manganellano i manifestanti No Tav, si sgomberano occupazioni, si taglia scuola e sanità, si alimentano politiche sessiste, si gestisce militarmente una campagna vaccinale fallimentare, si reprimono diritti sindacali, agibilità politica e sociale, si impone povertà.

La paura del fascismo rende un cattivo servizio all’antifascismo: gli antifascisti legalitari e istituzionali finiscono per accettare tutte le scelte dei governi, comprese quelle liberticide, guerrafondaie, antipopolari.

L’antifascismo è altro. Innanzitutto significa leggere in modo inequivocabile ciò che il fascismo è storicamente stato in Italia, vale a dire una risposta della Chiesa, della Monarchia e delle classi privilegiate alla paura sollevata dalla crescita del movimento rivoluzionario proletario e dell’anarchismo. Il fascismo è stato un regime repressivo delle istanze popolari che, in un determinato momento storico, ha trovato una giustificazione ideologica, per i fini di subordinazione sociale, nel suprematismo, nel maschilismo, nel razzismo, nel militarismo, nel culto delle tradizioni, nella religione, nell’uso reazionario della cultura classica.

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Contro la cementificazione! Solidarietà con l’occupazione al “Loghino”!

Contro la cementificazione! Solidarietà con l’occupazione al “Loghino”!

L’area del podere “Loghino” tra la Via Aurelia e Coteto è stata venduta dal Comune di Livorno a privati per un valore sottostimato. Insieme ad altre simili transazioni anche questa è finita in un’inchiesta per corruzione e abuso d’ufficio.

Sosteniamo ogni iniziativa che con pratiche di lotta denunci la compiacenza delle amministrazioni pubbliche verso gli interessi privati e si opponga alla speculazione.

Abbiamo visto come nel caso degli Orti Urbani di Via Goito l’azione diretta e l’autogestione siano riusciti a fermare la cementificazione e la speculazione, tutelando i beni collettivi sottraendo sei ettari di verde alle mire di costruttoti e amministratori.

La lottizzazione a Coteto è solo l’ultimo episodio, dopo piani regolatori e varianti che hanno stravolto le aree a verde e gli spazi agricoli della città, sconvolto l’assetto idraulico, mentre l’edilizia popolare è sempre più ridotta e malmessa.

Al di là dei casi di corruzione contestati la svendita degli immobili e terreni pubblici ha portato negli ultimi venti anni a cedere ai privati spazi che avrebbero potuto essere utilizzati dalla collettività.

Si trovano milioni di euro per l’ippodromo, e la Torre della Cigna è ancora in possesso dei proprietari che una trentina di anni fa vi avevano dovuto rinunciare per 600 milioni di lire di IVA evasa. Intanto l’edilizia scolastica resta al palo, con scuole costrette a spezzatini, doppi turni e classi pollaio.

Il “Loghino” è solo l’inizio, continuiamo la lotta.

Federazione Anarchica Livornese

Collettivo Anarchico Libertario

24/04/2021

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