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Solidarietà al giornale anarchico Meydan! Fermiamo il fascismo e la repressione in Turchia!

pubblichiamo il comunicato di solidarietà ai compagni del gruppo anarchico DAF di Istanbul ed al giornale anarchico Meydan colpiti dalla repressione dello stato turco.

Solidarietà al giornale anarchico Meydan! Fermiamo il fascismo e la repressione in Turchia!

 

Il 22 dicembre 2016 il responsabile editoriale del giornale anarchico Meydan diffuso in Turchia e Kurdistan è stato condannato ad oltre un anno di carcere. Il mensile Meydan è la pubblicazione anarchica più diffusa nella regione e da anni attraverso articoli, analisi, commenti e collaborazioni internazionali costituisce uno strumento importante del movimento anarchico per portare la propria voce nelle strade e nelle lotte.
Il tentato colpo di stato in Turchia del 15 luglio 2016, culmine di una lotta per il potere interna allo Stato, è stato utilizzato dal Presidente turco Erdoğan per scatenare una feroce repressione contro ogni forma di dissenso. Nel nome della “difesa della democrazia” il blocco di potere conservatore-religioso dell’AKP che guida il paese, con il sostegno delle forze nazionaliste, si prepara a portare a compimento il processo di involuzione autoritaria in atto già da alcuni anni. In questo contesto gli anarchici, così come le altre forze rivoluzionarie e il movimento curdo, sono nel mirino della repressione. Negli scorsi mesi la repressione si è rivolta anche contro il gruppo anarchico DAF, con intimidazioni nei confronti dei loro spazi nella città di Istanbul volte ad impedire l’attività del gruppo.
Già lo scorso anno, nell’ondata repressiva generale seguita al colpo di stato, le autorità avevano imposto la chiusura della sede della redazione di Meydan, per indagini aperte nei primi mesi del 2016. Per una di queste indagini il 22 dicembre scorso Hüseyin Civan, responsabile editoriale di Meydan, è stato condannato per alcuni articoli pubblicati sul giornale ad un anno e tre mesi di carcere per “propaganda dei metodi di un’organizzazione terrorista”. Gli avvocati difensori si sono opposti alla sentenza e per ora il compagno condannato non è in carcere.
Facciamo appello ad attivarsi per la solidarietà nei confronti del giornale Meydan, per la libertà di Hüseyin Civan, per la solidarietà nei confronti dei compagni del DAF che da anni supportiamo come Federazione e come Internazionale delle Federazioni Anarchiche.

Convegno FAI di Reggio Emilia, 14-15 gennaio 2017

www.federazioneanarchica.org

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Spezzone anarchico a Milano l’11 febbraio al corteo per la liberazione dei prigionieri politici in Turchia

pubblichiamo l’appello della Federazione Anarchica Milanese per uno spezzone anarchico alla manifestazione dell’11 febbraio a Milano organizzata da UIKI per la liberazione di Abdulah Ocalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia

CONTRO IL SILENZIO COMPLICE

SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALISTA!

SABATO 11 FEBBRAIO 2017

CORTEO NAZIONALE per la liberazione

delle prigioniere e dei prigionieri politici in turchia

ORE 14.00 PORTA VENEZIA – MILANO

SPEZZONE ANARCHICO ROSSO/NERO

Le Costituzioni borghesi valgono più della carta su cui sono state scritte, o dell’inchiostro per scriverle? Niente come l’attuale involuzione dello Stato turco – sino a pochi anni fa, modello di “democrazia” per il Medio Oriente – può rispondere oggi a questa domanda. Né la costituzione del 1995, né il diritto internazionale, com’è ovvio, potevano proteggere i lavoratori turchi dalla macelleria sociale promossa nel 2012 dall’allora paladino del fondo monetario internazionale Recep Tayyip Erdoğan. Né potevano tutelare i manifestanti di piazza Taksim e di Gezi Park dalla spietata repressione dell’anno dopo, costata 9 morti e migliaia di feriti e arrestati, né le cittadine minorenni dall’infame consuetudine che in Turchia ancor oggi consente ai colpevoli di abusi sessuali l’opzione del matrimonio riparatore. Sbotta l’opinione pubblica occidentale, sbottano gli uffici stampa degli uomini delle istituzioni. Poi il silenzio. E il silenzio è calato anche sull’incarcerazione e la tortura di migliaia di militari di leva, ignari complici del cosiddetto golpe del luglio 2016; è calato il silenzio sulle città del Kurdistan Bakur colpite dall’artiglieria e dall’aviazione turche nel 2015 e nel 2016, sulle migliaia di civili, donne e bambini uccisi a Cizre, Nusaybin, Mardin, Amed, colpevoli di essere Kurdi, ma soprattutto di avere scelto l’autogoverno laico come alternativa all’islamo-fascismo capitalista del nuovo duce di Ankara; è calato il silenzio sulle militanti anti-fasciste catturate dalle squadracce paramilitari dell’AKP, torturate stuprate e trascinate nude per le strade, vergognosi trofei del trionfo del maschio oppressore, portabandiera del regime; è calato il silenzio sugli aiuti, copiosi, in denaro e armi, prestati dal governo turco alle milizie dello Stato Islamico, lasciato libero dalla NATO di smerciare il proprio petrolio attraverso Israele e la Turchia, in cambio di quei dollari che ogni giorno producono nuovi omicidi, nuovi stupri, nuove bombe, nuova oppressione. A nulla vale la legge, quando il potere del tiranno poggia sull’interesse e sul timore: e nel caso di Erdoğan l’interesse è quello del blocco atlantico, preoccupato di rinsaldare le sue file nella nuova competizione per procura col colosso russo; e il timore è quello dei vertici UE dell’arrivo in Europa dei profughi in fuga dalla guerra suscitata in Siria dall’appetito degli imperialismi (a partire da quello statunitense) e dall’appetito del capitalismo internazionale. Sotto i nostri occhi, miliardi di euro versati dalla UE nelle casse di Ankara per compiacere la gretta xenofobia europea finanziano orridi campi di concentramento al confine turco-siriano, dove le famiglie sono imprigionate in condizioni disumane, gli uomini sfruttati quale manodopera a basso costo, i bambini prostituiti. Ma finanziano anche quell’alleanza tra Erdoğan, lo Stato Islamico e l’imperialismo regionale arabo saudita responsabile degli attentati terroristici in Europa, quegli attentati in cui ad essere colpiti saremo sempre e solo noi, quelli che non contano, e non certo i centri reali del potere. Unione Europea e NATO, dunque, garantiscono a dispetto del diritto pieno sostegno al macellaio dei corpi e delle coscienze di centinaia di migliaia di turchi, di kurdi, di siriani. La loro quiescenza ha consentito al governo di Ankara brogli e intimidazioni in sede elettorale, l’incarcerazione di migliaia di oppositori – inclusi parlamentari e sindaci –, la chiusura dei giornali dissidenti – e tra questi il foglio anarchico Meydan –, la repressione violenta del dissenso. Su questi e molti altri crimini contro l’umanità, i governi del mondo hanno scelto il silenzio. Noi crediamo e affermiamo che il silenzio è il più viscido complice dell’oppressore. Noi crediamo e affermiamo che l’individuo ha dei diritti sino a che è in grado di difenderli, non solo per sé e non solo dove vive, ma per chiunque e in ogni parte del mondo. Noi crediamo e affermiamo che l’unica forza capace di tutelare la dignità di ogni essere umano è quella che proviene dall’unità delle sfruttate e degli sfruttati, delle oppresse e degli oppressi, emancipati da ogni servitù e liberi di autogovernarsi secondo i principi dell’uguaglianza e della solidarietà libertaria.

Per questo noi scenderemo in piazza l’11 febbraio: insieme alla comunità kurda e agli altri movimenti della nostra città, porteremo la nostra solidarietà internazionalista alle compagne e ai compagni detenuti nelle carceri turche e a tutti i gruppi – dalle anarchiche e anarchici del D.A.F., ai promotori del Confederalismo Democratico – che oggi proseguono in Turchia e in Siria la lotta per la liberazione di genere, la lotta armata contro l’islamo-fascismo, la lotta per una società laica e pluralista, la lotta anti-razzista e anti-nazionalista, la lotta di classe contro il Capitale, percorsi irrinunciabili e non negoziabili verso l’Avvenire Libertario.

Viva la Rivoluzione Sociale!

Viva l’Anarchia!

FEDERAZIONE ANARCHICA – MILANO

viale Monza, 255 – Milano

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Assemblea pubblica verso il corteo cittadino del 18 febbraio

ASSEMBLEA PUBBLICA VERSO IL CORTEO CITTADINO DEL 18 FEBBRAIO

Martedì 7 Febbraio ore 21 al Rist_Orto Polpetta in Via dei Mulini 27

Contro il nuovo governo
Contro le solite politiche di sfruttamento

23 MILIARDI PER LE SPESE MILITARI
20 MILIARDI PER IL MONTE DEI PASCHI

TAGLI ALLA SCUOLA E ALLA SANITÀ
NIENTE SOLDI PER I LAVORATORI IN CASSA INTEGRAZIONE E IN MOBILITÀ

Rispondiamo all’arroganza del governo
Rilanciamo le lotte e rafforziamo la solidarietà

SCENDIAMO IN PIAZZA SABATO 18 FEBBRAIO A LIVORNO ORE 15 DAVANTI ALLA PREFETTURA (P.ZZA UNITÀ D’ITALIA)
CORTEO CITTADINO

di seguito l’appello per il corteo:
_______________________________________
Contro il nuovo governo
contro le solite politiche di sfruttamento
scendiamo in strada!

CORTEO A LIVORNO
SABATO 18 FEBBRAIO
ORE 15 IN PREFETTURA (Piazza Unità d’Italia)

Disoccupazione, licenziamenti, precarietà, emergenza abitativa, un generale peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, questa è la situazione in cui viviamo a Livorno come in molte altre città. Negli ultimi anni i vari governi che si sono succeduti non hanno fatto che ripetere che per uscire dalla crisi erano necessari dei sacrifici, che i soldi non ci sono. Ma i soldi ci sono sempre per gli industriali, per le banche, per le spese militari, mentre per la scuola, per la sanità, per la casa ci sono solo tagli su tagli. Le spese militari quest’anno ammonteranno a 23,4 miliardi, 64 milioni al giorno, il 10% in più rispetto allo scorso anno, mentre altri miliardi sono pronti per salvare il Monte dei Paschi di Siena. Per gli ammortizzatori sociali invece i soldi sembrano non esserci mai, chi riesce ad accedervi non può sperare in più di qualche centinaio di euro mensili per pochissimi mesi. Lo sappiamo bene pure nel nostro territorio, infatti tra Livorno e Piombino sono molti i lavoratori che perderanno entro l’anno anche queste minime briciole. Questo aggraverà ulteriormente la situazione sociale in città, segnata da una profonda crisi occupazionale e da un’emergenza abitativa che l’amministrazione locale tende ad aggravare.

Il nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni, che si è formato dopo le dimissioni dell’ex presidente del consiglio Renzi in seguito all’affermazione del No al referendum costituzionale, si pone in continuità con i governi che lo hanno preceduto. Molti ministeri chiave, in particolare quelli legati alle politiche economiche e sociali, sono guidati dagli stessi personaggi: la conferma di Poletti, Lorenzin, Padoan e Pinotti significa una conferma delle politiche di sfruttamento selvaggio sul lavoro, di tagli e privatizzazione dei servizi dal sociale alla sanità, delle politiche di guerra, riarmo e spese militari. Il nuovo ministro dell’interno Minniti, rispolvera le politiche razziste del governo Berlusconi, annunciando l’apertura di nuovi CIE, veri e propri lager per persone che non hanno i documenti in regola. Anche questo nuovo governo, come quello che lo ha preceduto, è formato sull’accordo centrodestra/centrosinistra, una conferma dell’unità dei diversi schieramenti politici nel portare avanti politiche antipopolari. L’opposizione fatta dai partiti che siedono in parlamento è rappresentata in gran parte da forze politiche che quando hanno avuto modo di governare hanno portato avanti le stesse politiche di rapina e sfruttamento che caratterizzano l’attuale governo.
Proprio i partiti responsabili del peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro vogliono poi far credere che la colpa della disoccupazione o dell’emergenza abitativa sia degli immigrati.
Molti partiti e partitini infatti trovano sponda nella politica razzista del governo e, utilizzando una propaganda populista, autoritaria e razzista, se non apertamente fascista, strumentalizzano e deviano il malcontento sociale per guadagnare consensi alle elezioni, dividere i lavoratori e sostenere le politiche di sfruttamento e di oppressione.

In ogni caso è evidente che nessuna di queste forze politiche può segnare un reale cambiamento delle condizioni in cui ci troviamo a vivere, perché la stabilità di qualsiasi governo sarà legata alla difesa degli interessi, dei privilegi e dei profitti della classe dirigente.

Contro l’arroganza di questo “nuovo” governo pronto ad imporre le vecchie politiche di sfruttamento c’è quindi bisogno di dare una risposta forte da subito.
Per questo e per rafforzare un tessuto di lotta e solidarietà abbiamo organizzato un corteo a Livorno il 18 febbraio, l’appuntamento è alle ore 15 di fronte alla Prefettura, in Piazza Unità d’Italia.

Assemblea verso il 18 febbraio

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Presidio sabato 4 febbraio contro le politiche di sfruttamento del governo

PRESIDIO VERSO IL CORTEO CITTADINO DEL 18 FEBBRAIO
Sabato 4 Febbraio ore 16.30 piazza grande (angolo bar sole)

CONTRO IL NUOVO GOVERNO
CONTRO LE SOLITE POLITICHE DI SFRUTTAMENTO
23 MILIARDI PER LE SPESE MILITARI
20 MILIARDI PER IL MONTE DEI PASCHI
TAGLI ALLA SCUOLA E ALLA SANITÀ
NIENTE SOLDI PER I LAVORATORI IN CASSA INTEGRAZIONE E IN MOBILITÀ
RISPONDIAMO ALL’ARROGANZA DEL GOVERNO
RILANCIAMO LE LOTTE E RAFFORZIAMO LA SOLIDARIETÀ

SCENDIAMO IN PIAZZA SABATO 18 FEBBRAIO A LIVORNO ORE 15 DAVANTI ALLA PREFETTURA (P.ZZA UNITÀ D’ITALIA)
CORTEO CITTADINO

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CORTEO CONTRO IL GOVERNO SABATO 18 FEBBRAIO

Nelle ultime settimane si è costituita in città un’assemblea unitaria per la costruzione di un corteo contro le politiche di sfruttamento dei governi stiamo seguendo il percorso fin dall’inizio e  di seguito l’appello per il corteo.

Contro il nuovo governo
contro le solite politiche di sfruttamento
scendiamo in strada!

CORTEO A LIVORNO
SABATO 18 FEBBRAIO
ORE 15 IN PREFETTURA (Piazza Unità d’Italia)

Disoccupazione, licenziamenti, precarietà, emergenza abitativa, un generale peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, questa è la situazione in cui viviamo a Livorno come in molte altre città. Negli ultimi anni i vari governi che si sono succeduti non hanno fatto che ripetere che per uscire dalla crisi erano necessari dei sacrifici, che i soldi non ci sono. Ma i soldi ci sono sempre per gli industriali, per le banche, per le spese militari, mentre per la scuola, per la sanità, per la casa ci sono solo tagli su tagli.

Le spese militari quest’anno ammonteranno a 23,4 miliardi, 64 milioni al giorno, il 10% in più rispetto allo scorso anno, mentre altri miliardi sono pronti per salvare il Monte dei Paschi di Siena. Per gli ammortizzatori sociali invece i soldi sembrano non esserci mai, chi riesce ad accedervi non può sperare in più di qualche centinaio di euro mensili per pochissimi mesi. Lo sappiamo bene pure nel nostro territorio, infatti tra Livorno e Piombino sono molti i lavoratori che perderanno entro l’anno anche queste minime briciole. Questo aggraverà ulteriormente la situazione sociale in città, segnata da una profonda crisi occupazionale e da un’emergenza abitativa che l’amministrazione locale tende ad aggravare.
Il nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni, che si è formato dopo le dimissioni dell’ex presidente del consiglio Renzi in seguito all’affermazione del No al referendum costituzionale, si pone in continuità con i governi che lo hanno preceduto. Molti ministeri chiave, in particolare quelli legati alle politiche economiche e sociali, sono guidati dagli stessi personaggi: la conferma di Poletti, Lorenzin, Padoan e Pinotti significa una conferma delle politiche di sfruttamento selvaggio sul lavoro, di tagli e privatizzazione dei servizi dal sociale alla sanità, delle politiche di guerra, riarmo e spese militari. Il nuovo ministro dell’interno Minniti, rispolvera le politiche razziste del governo Berlusconi, annunciando l’apertura di nuovi CIE, veri e propri lager per persone che non hanno i documenti in regola. Anche questo nuovo governo, come quello che lo ha preceduto, è formato sull’accordo centrodestra/centrosinistra, una conferma dell’unità dei diversi schieramenti politici nel portare avanti politiche antipopolari.

L’opposizione fatta dai partiti che siedono in parlamento è rappresentata in gran parte da forze politiche che quando hanno avuto modo di governare hanno portato avanti le stesse politiche di rapina e sfruttamento che caratterizzano l’attuale governo.
Proprio i partiti responsabili del peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro vogliono poi far credere che la colpa della disoccupazione o dell’emergenza abitativa sia degli immigrati.
Molti partiti e partitini infatti trovano sponda nella politica razzista del governo e, utilizzando una propaganda populista, autoritaria e razzista, se non apertamente fascista, strumentalizzano e deviano il malcontento sociale per guadagnare consensi alle elezioni, dividere i lavoratori e sostenere le politiche di sfruttamento e di oppressione.
In ogni caso è evidente che nessuna di queste forze politiche può segnare un reale cambiamento delle condizioni in cui ci troviamo a vivere, perché la stabilità di qualsiasi governo sarà legata alla difesa degli interessi, dei privilegi e dei profitti della classe dirigente.
Contro l’arroganza di questo “nuovo” governo pronto ad imporre le vecchie politiche di sfruttamento c’è quindi bisogno di dare una risposta forte da subito.
Per questo e per rafforzare un tessuto di lotta e solidarietà abbiamo organizzato un corteo a Livorno il 18 febbraio, l’appuntamento è alle ore 15 di fronte alla Prefettura, in Piazza Unità d’Italia.

Assemblea verso il 18 febbraio

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ASSEMBLEA CITTADINA – Scendiamo in piazza contro il nuovo governo!

Contro il nuovo governo
contro le solite politiche di sfruttamento
scendiamo in strada!

Assemblea cittadina Martedì 10 gennaio h 21,00
presso il POLPETTA Ristor_Orto Autogestito Veg & Freegan
in Via dei Mulini 27, Livorno

Disoccupazione, licenziamenti, precarietà, emergenza abitativa, un generale peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, questa è la situazione in cui viviamo a Livorno come in molte altre città. Negli ultimi anni i vari governi che si sono succeduti non hanno fatto che ripetere che per uscire dalla crisi erano necessari dei sacrifici, che i soldi non ci sono. Ma i soldi ci sono sempre per gli industriali, per le banche, per le spese militari, mentre per la scuola, per la sanità, per la casa ci sono solo tagli su tagli.
Il nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni, che si è formato dopo le dimissioni dell’ex presidente del consiglio Renzi in seguito all’affermazione del No al referendum costituzionale, si pone in continuità con i governi che lo hanno preceduto. Molti ministeri chiave, in particolare quelli legati alle politiche economiche e sociali, sono guidati dagli stessi personaggi: la conferma di Poletti, Lorenzin, Padoan e Pinotti significa una conferma delle politiche di sfruttamento selvaggio sul lavoro, di tagli e privatizzazione dei servizi dal sociale alla sanità, delle politiche di guerra, riarmo e spese militari. Il nuovo ministro dell’interno Minniti, rispolvera le politiche razziste del governo Berlusconi, annunciando l’apertura di nuovi CIE, veri e propri lager per persone che non hanno i documenti in regola. Anche questo nuovo governo, come quello che lo ha preceduto, è formato sull’accordo centrodestra/centrosinistra, una conferma dell’unità dei diversi schieramenti politici nel portare avanti politiche antipopolari. L’opposizione fatta dai partiti che siedono in parlamento è rappresentata in gran parte da forze politiche che quando hanno avuto modo di governare hanno portato avanti le stesse politiche di rapina e sfruttamento che caratterizzano l’attuale governo.
Proprio i partiti responsabili del peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro vogliono poi far credere che la colpa della disoccupazione o dell’emergenza abitativa sia degli immigrati.
Molti partiti e partitini infatti trovano sponda nella politica razzista del governo e, utilizzando una propaganda populista, autoritaria e razzista, se non apertamente fascista, strumentalizzano e deviano il malcontento sociale per guadagnare consensi alle elezioni, dividere i lavoratori e sostenere le politiche di sfruttamento e di oppressione.
In ogni caso è evidente che nessuna di queste forze politiche può segnare un reale cambiamento delle condizioni in cui ci troviamo a vivere, perché la stabilità di qualsiasi governo sarà legata alla difesa degli interessi, dei privilegi e dei profitti della classe dirigente.
Contro l’arroganza di questo “nuovo” governo pronto ad imporre le vecchie politiche di sfruttamento c’è quindi bisogno di dare una risposta forte da subito.
Per questo e per rafforzare un tessuto di lotta e solidarietà proponiamo di organizzare un corteo a Livorno nel mese di febbraio. Per discutere di questo convochiamo un’assemblea cittadina martedì 10 gennaio alle 21 presso il Ristor_Orto autogestito Polpetta in Via dei Mulini 27.

Assemblea per la costruzione di un corteo contro il governo

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Repressione contro gli anarchici in Turchia: condannato responsabile del giornale anarchico Meydan

REPRESSIONE CONTRO GLI ANARCHICI IN TURCHIA
Condannato a 1 anno e 3 mesi il resposabile della redazione del giornale anarchico Meydan, accusato di “propagandare i metodi di un’organizzazione terroristica” in relazione ad alcuni articoli apparsi sul giornale.
SOLIDARIETA’ AL GIORNALE ANARCHICO MEYDAN
SOLIDARIETA’ AL COMPAGNO HUSEYIN CIVAN!

segue il comunicato dei compagni di Meydan:

Sentenza di carcerazione al responsabile della redazione del giornale anarchico Meydan

L’ufficio del Procuratore capo di Istanbul aveva avviato un’indagine riguardo al nostro giornale in relazione agli articoli “Sia l’arrivo che la partenza dello Stato viene dalla paura”, “Vietato fino a nuovo ordine” e “Ricreare la vita” pubblicati nel numero 30 del nostro giornale uscito a dicembre 2015 con il titolo d’apertura “Vietare tutto” (Her şeyi yasaklamak). La causa che ha seguito l’indagine è finita dopo quasi un anno di processo.

Nel Giudizio direttissimo di ieri [22/12/16], il tribunale ha emesso nei confronti di Hüseyin Civan, responsabile della redazione del nostro giornale, una sentenza di condanna ad 1 anno e 3 mesi di carcere con l’accusa di “fare propaganda per i metodi di un’organizzazione terroristica che costituiscono coercizione, violenza o minacce, attraverso la legittimazione o l’elogio o l’incoraggiamento dell’uso di questi metodi”.

Come abbiamo fortemente sostenuto negli articoli che hanno suscitato l’indagine, “Lo Stato non riuscirà ad accettare la passione dei popoli per la libertà, la loro fede nella libertà”.

Come giornale anarchico, sapendo che la vita libera in cui crediamo può essere creata solo attraverso la lotta, non smetteremo mai di scrivere ciò per cui lottiamo e di distribuire ciò che scriviamo. Noi continueremo a resistere, agire e scrivere contro l’oppressione, le indagini, le detenzioni e gli arresti.

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IFA: sostegno alle proteste contro l’insediamento di Donald Trump

da Umanità Nova

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IFA: sostegno alle proteste contro l’insediamento di Donald Trump

#DisruptJ20

Come Internazionale di Federazioni Anarchiche (IAF-IFA) sosteniamo le manifestazioni che si terranno durante l’insediamento di Donald Trump il 20 gennaio 2017.

Ovviamente non sosteniamo Hillary Clinton o altri politici. Sappiamo che entrambi sono facce del capitalismo, del razzismo, della guerra. Ma l’insediamento di Trump significa la legittimazione del suprematismo bianco, del neo nazismo e della misoginia.

Non ci interessano le elezioni; il cambiamento per cui lottiamo sarà raggiunto da noi stessi attraverso l’azione diretta.
Non ci aspettiamo niente dai politici se non sofferenza, sfruttamento e oppressione.

Noi siamo al fianco di tutti coloro che devono affrontare gli attacchi della polizia, gli omicidi razzisti e la violenza sessista.

In solidarietà,

CRIFA (Commissione Relazioni dell’Internazionale delle Federazioni Anarchiche)

riunita a Marsiglia il 3-4 dicembre 2016

www.i-f-a.org

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Turchia: intimidazioni della polizia al caffè anarchico 26A di Istanbul

Il caffè del Collettivo Anarchico 26A di Kadikoy ad Istanbul oggi è stato preso di mira dalla polizia antisommossa. La polizia, con il pretesto della sicurezza per una partita di basket, ha occupato la strada del caffè. Hanno poi provato a chiedere un tè. Naturalmente gli assassini non hanno mai preso niente al 26A.

La polizia si è irritata e ha chiuso entrambe le uscite della strada con il pretesto della “sicurezza”. La polizia “oltraggiata” da questa “discriminazione”, non ha lasciato che le persone potessero venire al caffè che si trova nella strada.

Inoltre essi come atto di disturbo hanno fatto controlli d’identità dei volontari del caffè e hanno chiamato la polizia municipale di Kadikoy perché conducesse controlli di regolarità. Dal momento che non funzionava hanno continuato a disturbare con controlli per lavoratori senza documenti nel nostro caffè dove ciascuno è un volontario del collettivo 26A. Molte persone a Kadikoy, incluse quelle appartenenti a organizzazioni rivoluzionarie, hanno dimostrato la propria solidarietà di fronte alle intimidazioni della polizia. La polizia ha dovuto fare un passo indietro di fronte alla solidarietà rivoluzionaria e alla determinazione dei volontari.

Gli assassini degli oppressi non avranno niente nel nostro collettivo!

#PoliseÇayYok #NoTeaForPolice

Collettivo Anarchico 26A

1 dicembre 2016

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Dalla Turchia: Lo Stato è stupro

Lo Stato è stupro

Anche se il progetto di legge sull’abuso sessuale preparato da 6 deputati dell’AKP e proposto il 17 novembre adesso è bloccato, è importante capire qual è il suo significato per noi donne; questa proposta che è stata contestata con le proteste delle donne sin da quando è stata resa nota. La proposta di legge messa a punto dai deputati diminuiva l’età minima del consenso per rapporti sessuali da 15 a 12 anni e mirava a gettare le basi per: impunità per i molestatori e gli stupratori attualmente in giudizio e soggetti a futuri procedimenti; l’assoluzione per i reati sessuali; la non colpevolezza di molestatori e stupratori nel caso in cui sposino le bambine di cui hanno abusato; l’esposizione delle ragazze alla molestia e allo stupro dall’età di 12 anni e l’esistenza del fenomeno delle spose bambine. Il blocco di questa mattina della proposta di legge è diventato uno dei più solidi esempi che mostrano da una parte che noi donne diventiamo libere attraverso la resistenza, e dall’altra l’attendismo che caratterizza le politiche dello stato.

Le politiche di genere dello stato vanno oltre l’ignorare l’identità e il corpo delle donne e sono costruite allo scopo di creare la “società conservatrice”. Il proporre nel dibattito pubblico il controllo delle nascite come un “peccato”, l’abolizione dell’aborto definito come un “massacro”,mostra già di per sé la direzione delle politiche demografiche. Ma oltre a ciò, tutte queste politiche sono collegate allo scopo del potere dell’AKP di creare e sviluppare una società conservatrice.

Lo stato che è interessato nel “conservare” la donna che partorisce molti figli o la donna che è costretta dal divieto di aborto a tenere il figlio dopo essere stata stuprata, da un lato mantiene l’identità “sottomessa” della donna e dall’altro conserva l’autorità dell’uomo, attraverso le politiche contro le donne che riguardano la popolazione e il corpo.

Lo stato che vieta oggi le strade utilizzando lo Stato Di Emergenza come scusa, sta conducendo politiche di attacco direttamente contro la lotta delle donne, chiudendo le associazioni delle donne, arrestando quelle che lottano contro il patriarcato e la tortura delle donne. Lo stato che fonda la propria esistenza sulla propria mascolinità, e le leggi dello stato, diviene un attacco totale alle nostre vite, alla vita delle donne. Noi Donne Anarchiche, sappiamo che la nostra emancipazione non è legata né alle leggi che lo stato propone e poi blocca, né alle sue punizioni, né alla sua presunta giustizia. Noi sappiamo con sicurezza che la proposta di legge sull’abuso sessuale sarà rivista e proposta un po’ di tempo più tardi e reinserita nell’agenda politica con nuove proposte che mirano ad attaccare le nostre vite.

Inoltre sottolineiamo ancora una volta che il solo modo in cui possiamo affermare la nostra esistenza contro lo stato, che sostiene la propria esistenza distruggendo le nostre vite, è essendo organizzate, è attraverso la nostra lotta.

Contro lo stato con le sue leggi, divieti e presunta giustizia, che si attende che no lo supplichiamo, noi stiamo resistendo e diventando libere di creare una nuova vita; noi stiamo chiamando tutte le donne a lottare fino a quando non distruggeremo il patriarcato e lo stato.

Viva la nostra lotta!

Viva la solidarietà delle donne!

 

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