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Val di Vara – Ma l’emergenza è finita?

Da Umanità Nova n° 34 del 27 novembre 2011

 

Domenica 20 il Gruppo Germinal di Carrara si è spinto fino nell’alta Val di Vara per consegnare le ultime cose raccolte. Siamo andati nel cuore dell’alluvione, a Brugnato, a Borghetto, a Pignone. La situazione è ancora desolante e tutto ha preso un aspetto ancor più amareggiante quando abbiamo saputo che…. l’emergenza è finita. Ma come è finita? Ci siamo guardati intorno, cumuli di terra, strade interrotte, case ancora danneggiate e inabitabili. Ma per la Protezione Civile e lo Stato l’emergenza è finita. Il centro di soccorso a Borghetto è deserto. I vigili del fuoco hanno lasciato la zona (a Pignone proprio in mattinata ci dicono). In giro solo un paio di macchine della polizia ferme lì, a controllare.

Scendiamo a Borghetto. Chiediamo dove possiamo creare un punto di raccolta per quello che abbiamo portato in modo che poi tutti possano andare a prendersela. Inizialmente ci indirizzano verso un punto della Croce Verde, che però è chiuso, riaprirà lunedì per la distribuzione. Noi gli facciamo capire che non abbiamo alcuna intenzione di passare attraverso questo sistema, allora ci indicano gli uffici, oramai vuoti, delle poste. Non riescono a capire come sia possibile che vogliamo lasciare la merce lì, a disposizione, “Ma bisogna passare dalla Croce Verde” ci ripetono un paio di anziani. Poi, finalmente, uno di loro esordisce “Ma è meglio così, là tutte le volte sembra di andare a chieder l’elemosina, almeno qua possiamo prendere quello che ci serve” E comincia a spargere la voce in paese. Lasciamo Borghetto, vogliamo raggiungere Memola, un borgo nel comune di Pignone, ancora isolato, ma prima una frana sull’Aurelia e poi una nella stradina che porta al paese, ci impediscono il passaggio. Altra direzione, passiamo da Cassana, Casale e raggiungiamo Pignone. Lungo la strada stesso scenario di distruzione. Non c’è un rigagnolo che non sia esondato e che non sia portato dietro pezzi di territorio. Canali intubati esplosi come sotto un bombardamento. Una volta a Pignone organizziamo un punto di raccolta nella piazzetta. Anche lì ci raccontano. La gente ha voglia di far sapere, ma di far sapere ciò che è accaduto veramente, non quello che è passato dalle veline della protezione Civile. Martedì 25 ottobre l’alluvione. I primi soccorsi arrivano mercoledì sera e sono operativi da giovedì: 8 vigili del fuoco. Questi i soccorsi inviati. Il paese tutto nel frattempo si era mobilitato, chiunque avesse un mezzo, un attrezzo che potesse essere utilizzato lo ha messo a disposizione, dalla roncola alla motosega, dal trattore al camion. Si sono immediatamente organizzati portando soccorsi anche nelle frazioni più isolate. Intanto di Protezione Civile (quella con p e c maiuscole) poco e niente. In compenso tanti volontari, da La Spezia, i lavoratori del porto, gli ultras dello Spezia e tanta gente comune che andava su spontaneamente. Ci dicono che un sabato hanno persino dovuto chiudere la strada perché ne avevano troppi e non sapevano più come gestirli. Una solidarietà partita dal basso, dalla naturale propensione della gente all’aiuto, svincolata da sovrastrutture e organizzazioni.

Ci raccontano anche della benzina. Dopo sei giorni, con i mezzi quasi a secco, hanno dovuto fare una colletta, aiutati anche dai comuni vicini, per poter comprare la benzina e rifornire i mezzi che gli abitanti di Pignone avevano mezzo a disposizione e venivano utilizzati per portare aiuto.

Intanto l’emergenza è finita, domenica mattina i vigili del fuoco hanno lasciato il paese, ma Casale, una frazione a monte, è ancora senza acqua potabile. Noi ci stiamo organizzando e in settimana rifaremo un viaggio su a portare acqua.

L’emergenza comincia ora, quando, dopo essere stati sommersi da acqua, fango e promesse, gli abitanti della Val di Vara saranno abbandonati.

 

RedC

 

 

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