Carlo è vivo! i morti siete voi!

Generale — Inviato da dario @ 20:25

Rassegna stampa sulla rivolta al CIE di Gradisca

Antirazzismo, Carcere — Inviato da dario @ 07:24

da:  www.info-action.net

Da Il Piccolo del 19/07/10

Scoppia la rivolta al Cie, ustionato un algerino

di STEFANO BIZZI

GRADISCA È di un ferito il bilancio della rivolta scoppiata la scorsa notte al Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca. Si tratta di un nordafricano di 51 anni. L’uomo, di nazionalità algerina, si è ustionato dopo aver dato fuoco insieme ai compagni a dei materassi al centro del cortile della zona Blu, una delle tre in cui è diviso il Cie. Nelle stesse ore al Cie di Milano si è scatenata una rivolta analoga: un gruppo di oltre 100 immigrati ha inscenato un sit-in sul tetto e ha distrutto distributori di bevande, porte, suppellettili e arredi vari. C’è il sospetto che non siano state casuali le simultanee rivolte nei Cie di Milano e di Gradisca. L’algerino ustionatosi a Gradisca dopo aver ricevuto le prime cure da parte dei sanitari della struttura e dei sanitari del 118, considerata la gravità delle ferite, ieri mattina è stato trasferito all’ospedale di Udine dove ora si trova ricoverato nel reparto ustionati. All’origine della rivolta scatenata dagli immigrati ospiti a Gradisca d’Isonzo ci sarebbe il timore di imminenti rimpatri. Da quanto si è potuto apprendere da fonti non ufficiali, a innescare la protesta sarebbe stata proprio l’espulsione di un nordafricano a tre giorni dalla scadenza dei sei mesi di trattenimento previsti dalla normativa attuale. Secondo la ricostruzione, dei 140 clandestini presenti nella struttura, a tentare la fuga sarebbe stata una trentina di persone. I disordini sono iniziati intorno alle 21 e l’attività è andata avanti fino alle 3 di notte. In principio la rabbia degli immigrati si è scatenata contro le vetrate anti-sfondamento che circondano il campetto da calcio. L’obiettivo era quello di abbattere i vetri per poi scappare in massa scavalcando la recinzione esterna della struttura sul lato posteriore. L’intervento degli agenti di polizia e dei militari della Brigata di cavalleria “Pozzuolo del Friuli” ha fatto desistere il gruppo che è quindi arretrato e ha avviato un’azione diversiva. Ammassati i materassi nel cortile della zona Blu, hanno prima incendiato le suppellettili quindi hanno alimentato le fiamme con l’olio da condimento della mensa che avevano conservato nelle camerate. Una parte degli immigrati è salita sui tetti, un’altra parte, in segno di sfida, si letteralmente messa a giocare con il fuoco. È a questo punto che l’algerino si è provocato le ustioni. Prima di entrare all’interno dell’area gestita dal consorzio trapanese Connecting people, gli agenti di guardia hanno atteso l’arrivo dei colleghi del turno successivo per avere maggiore forza d’urto. Nonostante i rinforzi, al loro ingresso nella zona Blu i poliziotti sono stati aggrediti con oggetti contundenti. Nessuno degli immigrati è comunque riuscito a fuggire. Per domare l’incendio sono intervenuti anche i vigili del fuoco del comando provinciale di Gorizia. I pompieri hanno lavorato fino alle 3 di notte. Una squadra è tornata a Gradisca anche ieri mattina per smassare il materiale in cenere. I danni sono ancora da quantificare, ma da una prima valutazione sarebbero ingenti. Tra le altre cose sono state distrutte due videocamere di sorveglianza e il sistema di controllo è stato compromesso in modo definitivo. «Sarebbe bene dividere i soggetti pericolosi e non metterli tutti assieme a Gradisca – osserva in proposito il segretario provinciale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, Angelo Obit -. Tra gli altri, al Cie di via Udine si trovano anche soggetti sospettati di terrorismo. Sono stati spostati qui da Bergamo».

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Da Il Messaggero Veneto del 19/07/10

Controlli a filmati e telefonate

GORIZIA.

La questura di Gorizia ha acquisito le immagini riprese dalle telecamere del circuito di sorveglianza del Cie di Gradisca d’Isonzo, con l’obiettivo di risalire ai responsabili dei disordini avvenuti nella notte di sabato all’interno del centro. Gli investigatori non escludono che la rivolta possa essere in qualche modo collegata agli episodi avvenuti contemporaneamente nell’analoga struttura di Milano: sono in corso accertamenti da parte della Digos anche sulle telefonate. Secondo la ricostruzione fornita dagli uffici della Prefettura di Gorizia, nei disordini sono stati coinvolti una settantina di ospiti del centro, di cui una trentina ha invano tentato di scavalcare le recinzioni, incendiando materassi e suppellettili e rendendo necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco. Attualmente in Italia, secondo quanto riporta il sito del ministero dell’Interno, ci sono 13 Centri di identificazione temporanea con una capacità complessiva di 1.920 posti, una capienza che è comunque soggetta a variazioni in caso di eventuali lavori di manutenzione. Si tratta di Bari-Palese (196 posti), Bologna (95), Caltanissetta (96), Lamezia Terme (75), Gradisca d’Isonzo (248), Milano (132), Modena (60), Roma (364), Torino (204), Trapani (43), Brindisi (83), Lampedusa (200) e Crotone (124). A questi, ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni lo scorso 5 luglio a Trieste, se ne aggiungeranno entro la fine dell’anno altri quattro: uno in Veneto, uno in Toscana, uno nelle Marche e uno in Campania.

Dal centro di Milano scappano in tre: una coincidenza che insospettisce

MILANO. Non si esclude una «regia» unica tra la rivolta di Milano e quella avvenuta, la scorsa notte alla stessa ora al centro di Gradisca. A Milano la rivolta è scoppiata al Cie di via Corelli che ospita poco più di 100 immigrati attorno a mezzanotte e mezza di sabato. Un gruppo ha distrutto suppellettili e ha inscenato un sit-in sul tetto. Alcuni immigrati hanno tentato di scavalcare le recinzioni e la fuga. In un primo momento il peggio sembrava scongiurato, ma poi si sono perse le tracce di tre immigrati. Nel frattempo altri due immigrati erano ricoverati per accertamenti rispettivamente al San Raffaele e al Policlinico, mentre sei poliziotti e un militare erano costretti a cure mediche. Secondo quanto si è appreso la protesta sarebbe stata motivata da quelle che sono definite le «pessime condizioni» di accoglienza nel Cie di Milano. Sono state danneggiate le macchine di distribuzione di bevande, porte, suppellettili e arredi del Cie. I tentativi di fuga dai Centri di identificazione di Milano e Gradisca d’Isonzo sono l’ennesimo campanello d’allarme: la situazione nei Cie, dopo l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza che ha allungato da 2 a 6 mesi i tempi di trattenimento dei clandestini, «rischia di rivelarsi esplosiva». Medici senza frontiere aveva dato l’allarme già a febbraio, pubblicando il rapporto «Al di là del muro», un viaggio all’interno dei Centri per gli immigrati svolto tra l’inverno del 2008 e l’estate del 2009. E sono diversi i motivi per i quali i 13 Cie italiani, sottolinea Msf nel suo rapporto, rischiano di esplodere: la «mancanza di linee guida per la pianificazione e la gestione dei servizi, elevata presenza di stranieri ex detenuti (40%), promiscuità tra trattenuti con condizioni sociali, legali e psicofisiche eterogenee». Ma soprattutto, segnalava Msf, «l’allungamento da 60 a 180 giorni del limite massimo di trattenimento sembra determinare uno stravolgimento definitivo della funzione originaria della detenzione amministrativa: non più una misura straordinaria e temporanea di limitazione della libertà per attuare l’allontanamento, ma una sanzione, estranea tuttavia alle garanzie e ai luoghi del sistema penale». Una misura che «se attuata con rigore, rischia di rendere ancora più esplosivo il clima all’interno dei centri». Proprio la «carenza di attività ricreative» per occupare gli immigrati, «obbligandoli ad un’inattività forzata» è, secondo Msf, il punto su cui bisognerebbe intervenire con la massima attenzione. Nel Cie di Gradisca d’Isonzo, per esempio, spazi abitativi e bagni «sono molto spaziosi e in buone condizioni» ma «le condizioni di trattenimento appaiono seriamente compromesse dall’assenza di attività ricreative».

Disordini e tentativo di fuga al Cie di Gradisca

GRADISCA D’ISONZO. Disordini e un tentativo di fuga, da parte di una settantina di persone, sono avvenute nella notte fra sabato e domenica all’interno del Cie di Gradisca d’Isonzo. La protesta – contemporaneamente organizzata al Cie di Milano – è stata inscenata sui tetti della struttura, che ospita circa 140 immigrati clandestini. I protagonisti dell’episodio, fallito il tentativo di scavalcare la recinzione del centro, hanno dato fuoco ad alcune suppellettili. Ha avuto la peggio un algerino di 51 anni, trasportato d’urgenza al reparto di chirurgia plastica dell’ospedale di Udine, per ustioni diffuse su tutto il corpo. Stando alle prime ricostruzioni i primi disordini si sono registrati poco dopo le 21.30, coinvolgendo i circa settanta clandestini ospitati in quel momento nella cosiddetta “zona blu”, una delle due sezioni in cui è diviso il Cie di via Udine, dove sono complessivamente trattenute circa 140 persone (a fronte di una capacità di 195 posti). A scatenare la sommossa, l’imminente avvio di una serie di rimpatri da parte delle forze dell’ordine. La rivolta si è quindi estesa anche al di fuori della zona notte, con gli immigrati che, una volta guadagnati gli spazi esterni, hanno a più riprese tentato di sfondare le lastre antisfondamento che separano la zona notte dal campetto di calcio. Una trentina ha quindi preso di mira le grate posizionate sui soffitti delle camerate e dei corridoi, riuscendo a guadagnare il tetto, da dove ha tentato, inutilmente, la fuga. L’immediato intervento delle forze dell’ordine ha impedito un’evasione di massa, ma non ha impedito che i rivoltosi distruggessero definitivamente il sistema anti-intrusione a infrarossi (già danneggiato nel corso di precedenti rivolte e per questo non attivato al momento della rivolta) e due telecamere del circuito interno. In più zone, poi, sono stati bruciati materassi e altre suppellettili, rendendo necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco di Gorizia, arrivati nella struttura isontina verso le 23.30. Nell’occasione un 51enne immigrato algerino, per protesta, si è gettato sul fuoco, rimediando ustioni su tutto il corpo. Immediatamente soccorso e trasferito nel centro medico interno al Cie, l’uomo è stato medicato e, su indicazione del personale medico, trasferito all’ospedale di Udine, dove è stato accolto nel reparto di chirurgia plastica. Poco dopo l’una di notte, sfruttando il cambio del turno e una forza operativa praticamente doppia rispetto alla norma, finalmente le forze dell’ordine sono potute intervenire all’interno della struttura per placare i rivoltosi. Voci ancora non confermate riferiscono di scontri tra le parti, con i poliziotti che avrebbero trovato una decisa resistenza da parte degli immigrati, armati di spranghe e altri oggetti contundenti. Soltanto verso le 2 di notte, confinati gli immigrati in alcune camerate, i vigili del fuoco sono intervenuti all’interno della struttura, completando la messa in sicurezza un’ora più tardi, poco prima delle tre di notte. Gli inquirenti della Questura isontina stanno, ora, analizzando i filmati della rivolta e i tabulati delle utenze telefoniche degli ospiti del Cie: si ritiene ci possa essere una connessione con l’analoga rivolta avvenuta nel Cie di Milano pressappoco la stessa ora. Marco Ceci


La Crisi continua…e noi continuiamo a pagarla. Martedì 20 incontro all'Arena Astra

Lavoro — Inviato da dario @ 07:19

lavoro_precarioLIVORNO. Quasi quattromila unità di lavoro in meno in due anni  con centinaia di cassintegrati che diventeranno a breve disoccupati e con un costo economico che, mediamente, si aggirerà sui 5mila euro a testa. E, nonostante le stime parlino di una leggera ripresa già per quest'anno, la situazione non è destinata a raddrizzarsi né in tempi brevi né in modi semplici: per arrivare ai livelli del 2007 si dovrà attendere almeno il 2015…..questo il Tirreno il 13 luglio…

In realtà i posti persi sono di più : contratti a termine non rinnovati, classi delle scuole ridotte con insegnanti precari e personale tecnico della scuola mandato a casa….ecc…

Inoltre i lavoratori sono colpiti duramente dalla finanziaria di Tremonti: direttamente quelli del pubblico impiego con il blocco dei contratti , indirettamente tutti con i tagli ai servizi sociali….

C’è la necessita di una risposta forte e unita dei lavoratori per rispondere a questa situazione, unificare le lotte fra lavoratori, comprendere che ogni posto di lavoro perso è un indebolimento di tutti e di tutte.

Per questo bisogna essere solidali ,sostenere  le vertenze e mobilitazioni di lavoratrici e lavoratori spesso scollegate tra loro e in settori differenti, accomunati però dalla materiale condizione di vita e di sfruttamento e dalla volontà di resistere agli effetti devastanti della crisi, che i padroni, i banchieri e gli speculatori stanno facendo pagare alle classi lavoratrici e alle loro famiglie.

Il Comitato per la difesa del diritto al lavoro chiama i lavoratori e le lavoratrici ad un incontro per discutere della situazione di crisi che viviamo in città e provincia, per cercare di costruire un fronte di lotta e le risposte di mobilitazione  costruite dal basso che unifichino le vertenze.

Martedi 20 ore 21,00 Arena Astra (davanti al cantiere) incontro organizzato dal Comitato Per la difesa del diritto al Lavoro


TRE GIORNI DI FESTA PER UMANITA' NOVA A TORANO (Carrara)

Iniziative — Inviato da dario @ 08:39

 

Tre giornate di iniziative
e propaganda a sostegno
di UMANITA’ NOVA

Carrara
...fraz. Torano
Ex scuola
elementare Domenico Guidi
16/17/18 luglio 2010

Programma
Venerdì 16 luglio
Ore 17.30 Incontro con la Redazione di Umanità Nova
Ore 19.00 Presentazione del libro “Parole in libertà” di Massimiliano Ilari. Sarà presente l’autore.
Ore 20.30 Cena
Ore 22.00 Concerto
Addetti alla nostalgia Soc. Coop.
Sabato 17 luglio
Ore 11.30 Incontro/Dibattito con il Comitato di difesa del Palazzo del Politeama.
Ore 12.30 Pranzo
Ore 17.00 Incontro/dibattito su C.I.E.: situazione Toscana
Ore 20.30 Cena
Ore 22.00 Concerto
RadioZero;
Ore 23.30 Concerto
Antica Rumeria Lagrima de Oro
Domenica 18 luglio
Ore 11.30 Assemblea conclusiva della festa
Ore 12.30 Pranzo

a cura di:
Gruppo Germinal FAI, Carrara
Circolo Goliardo Fiaschi, Carrara
Associazione Archivio Germinal, Carrara
Gruppo E.Malatesta FAI, Gragnana
Circolo Lodovici Vico, Torano


Da Tychy, una lettera di solidarietà ai licenziati fiat

Lavoro, Repressione — Inviato da dario @ 00:14

Colleghi di Fiat Italia,

noi ammiriamo enormemente la vostra lotta contro gli attacchi alle vostre condizioni di lavoro e i vostri diritti fondamentali.

Il licenziamento di Pino Capozzi mostra la vera natura dell'azienda per cui lavoriamo. E' un attacco al diritto basilare dei lavoratori di poter protestare e dissentire con le scelte della dirigenza.
Stiamo assistendo alla crescita di un nuovo totalitarismo - quello che viene chiamato "Corporate Power". Nei luoghi in cui i lavoratori sono troppo deboli per resistere esso si configura come un vero e proprio sistema di terrore.

Disgraziatamente i sindacati qui a Tychy hanno deciso che noi dobbiamo starcene tranquilli, da bravi servi, e pregare Fiat di non toglierci il lavoro.
Ma alcuni di noi domani lavoreranno molto, molto lentamente. Sarà un piccolo segno di solidarietà verso di voi.

Tychy, 15 luglio 2010
(http://libcom.org/news/strikes-fiat-letter-solidarity-...)


SOSTEGNO AI COMPAGNI COLPITI DALLA REPRESSIONE

Repressione — Inviato da dario @ 16:37

Il Collettivo Anarchico Libertario e la Federazione Anarchica Livornese tornano ad esprimere il proprio sostegno a tutti i compagni colpiti dalla repressione per i fatti dell'11 ottobre 2009 a Pistoia. In particolare si rende necessario denunciare, ancora una volta, l'atteggiamento persecutorio nei confronti dei quattro livornesi che ancora dopo mesi, subiscono il regime delle misure di sorveglianza.
Sin dall'11 ottobre, con l'irruzione delle forze dell'ordine nell'assemblea che si teneva presso l'ex circolo Primo Maggio, con il sequestro di tutti i presenti, portati nella Questura di Pistoia, è stato chiaro che si stava preparando una montatura, una vera e propria operazione repressiva.
L'uso stesso del reato di devastazione e saccheggio, applicato per i responsabili della strage del Vajont, non è che un modo per colpire più duramente chi è solo colpevole di portare avanti percorsi di lotta sociale e politica, questo reato infatti è stato spesso utilizzato negli ultimi anni, col solo scopo di criminalizzare le lotte.

Nel denunciare questa grave montatura che sta colpendo compagni di varie località della toscana, ci impegnamo a sostenere Alessandro, Elisabetta, Selvaggio e Vittorio affinché si possa al più presto far crollare l'intera operazione repressiva, a cominciare dalla fine delle misure di sorveglianza.


Collettivo Anarchico Libertario

Federazione Anarchica Livornese - F.A.I.

16/07/2010

LIVORNO: SABATO 17 SERATA DI MOBILITAZIONE CONTRO I CENTRI DI ESPULSIONE

Iniziative, Antirazzismo, Carcere — Inviato da dario @ 21:46

SABATO 17 SERATA DI MOBILITAZIONE CONTRO I CENTRI DI ESPULSIONE  IN PIAZZA XX SETTEMBRE DALLE ORE 18:30

 Negli ultimi mesi anche a Livorno, come in altre località della toscana, è iniziata una mobilitazione contro la costruzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione (C.I.E.) nel territorio regionale.

Con il varo del pacchetto sicurezza da parte del governo Berlusconi, quelli che erano stai creati come Centri di Permanenza Temporanea con la legge Turco-Napolitano sotto il governo di centro sinistra nel 1998, sono diventati C.I.E., confermando il loro ruolo di strumento di ricatto nei confronti della popolazione immigrata. I migranti, sempre più sfruttati, sono costretti a vivere sotto la minaccia della detenzione amministrativa fino a sei mesi e alla deportazione nei paesi dai quali sono fuggiti. Le notizie che giungono dai 13 centri già esistenti in Italia parlano di continue rivolte, proteste e scioperi della fame contro le condizioni disumane e le violenze subite. Già da inizio anno il ministro dell'interno Maroni aveva annunciato la costruzione di un C.I.E. in Toscana entro il 2010, decisione sostenuta anche dalla giunta regionale. Sembra che negli ultimi giorni si sia sciolto il nodo del luogo di realizzazione del C.I.E. toscano, Maroni ha infatti comunicato di aver individuato un area presso Campi Bisenzio. E' ancora più urgente quindi che tutti gli antirazzisti si mobilitino per impedire la costruzione del C.I.E.

Il percorso di mobilitazione sviluppatosi nella nostra città, è composto da diverse organizzazioni e singoli che intendono lottare contro l'apertura di un lager per migranti in toscana e per la chiusura di tutti quelli già esistenti. Dopo una serie di iniziative e presidi in centro, si è formata in città l' Assemblea contro i Centri di Espulsione. Dopo aver contestato sabato scorso la politica razzista della regione toscana al Meeting Antirazzista, l'Assemblea sarà nuovamente in piazza sabato prossimo, 17 luglio, per una serata di mobilitazione contro i C.I.E.

Sabato 17, in Piazza XX settembre, saremo presenti dal tardo pomeriggio fino a tutta la serata con una mostra contro i centri di espulsione, musica, dibattito ed interventi al microfono. Alle ore 18:30 si aprirà il dibattito che vedrà la presenza di Antonio D'errico del Comitato Antirazzista di Milano.

Dalle 20:30 cena sociale in piazza ed a seguire musica dal vivo con canti popolari. Invitiamo tutti gli antirazzisti e le antirazziste a partecipare al dibattito ed agli altri momenti della serata, ed a seguire le prossime iniziative dell'Assemblea contro i Centri di Espulsione per bloccare la costruzione di un nuovo lager anche in toscana.


Assemblea contro i Centri di Espulsione

15/07/2010


Rivolte nei cie di Torino e Trapani

Antirazzismo, Carcere — Inviato da dario @ 07:13

Torino. Rivolta al CIE, occupata la Croce Rossa

Torino 14 luglio. Oggi la deportazione tocca a tre “ospiti” del CIE, ma
nei prossimi giorni potrebbero essere molti di più, perché l’accordo
stretto dal governo con l’Algeria e la Tunisia consente espulsioni di
massa verso i due paesi del nordafrica.
Il 12 luglio in un’intervista a “La Padania” Maroni aveva dichiarato: è
“un passo meno eclatante dal punto di vista mediatico rispetto all'accordo
con la Libia e tuttavia è ugualmente, e sottolineo ugualmente,
importante”.

Intorno alle 15 divampa la rivolta al CIE di corso Brunelleschi.
Alla fine la polizia porta via due “ospiti” su tre. Gli immigrati dentro
riferiscono che uno esce dal CIE pesto e sanguinante.
I prigionieri reagiscono spaccando suppellettili e dando fuoco ai
materassi. Un’intera sezione del CIE è resa inagibile: a nulla valgono gli
sforzi dei vigili del fuoco chiamati a spegnere l’incendio. Alcuni
immigrati salgono sul tetto.
Intorno alle 17 davanti al CIE si raduna un presidio di una cinquantina di
solidali, che batte sui pali, fischia, urla per oltre due ore, nonostante
il temporale che si abbatte sulla zona. I ragazzi sul tetto si sbracciano
per salutare.
Si ha notizia di vari feriti, forse portati in ospedale. Solo più tardi si
saprà che ci sono feriti lasciati senza cure.
Un immigrato egiziano si taglia con le lamette le braccia e il corpo: 10
poliziotti lo pestano a sangue. Viene portato in ospedale intorno alle 21.
Ai volontari dell’ambulanza viene imposto di non portarlo all’ospedale più
vicino, il Martini di via Tofane, ma alle Molinette. Viene spiegato loro
che si tratta di motivi di “ordine pubblico”. L’unico motivo di “ordine
pubblico” è evitare la presenza degli antirazzisti. La notizia filtra
ugualmente: la solidarietà è più forte dei trucchi della polizia.
Gli immigrati pesti e bagnati vengono lasciati nel cortile sino alle 20,
quando sono rinchiusi nella sezione femminile. Non ricevono né cibo né
acqua sino alle 21,30, quando – da sotto le porte – viene passato loro
qualcosa da mangiare. “Ce l’hanno allungato come ai cani” dicono. Uno di
loro si è ustionato alle mani e ai piedi durante l’incendio della sezione:
chiede aiuto ma nessuno lo ascolta.

Un gruppo di antirazzisti della rete “10luglioAntirazzista” decide di
occupare il cortile della Croce Rossa in via Bologna, consentendo
ovviamente alle ambulanze ed alle auto di entrare e uscire.
Gli antirazzisti entrano nel cortile, aprono lo striscione “Torino è
antirazzista” e chiedono inutilmente di parlare con un responsabile per
avere spiegazioni sulle cure negate ai feriti nel CIE. Quelli della Croce
Rossa, con l’imperturbabilità di chi gestisce un lager, chiamano la
polizia.
Gli antirazzisti decidono di restare finché non siano garantite le cure ai
reclusi del CIE.
Dopo un po’ oltre alla digos arrivano anche quelli dell’antisommossa.
La digos inizialmente nega la presenza di feriti, poi l’ammette
minimizzando, infine, dopo tre lunghe ore, annuncia che la guardia medica
visiterà l’immigrato ustionato.
È l’una quando chiamano dal CIE per annunciare che finalmente è arrivato
il medico e il ragazzo ferito è stato portato in infermeria.

Per info e contatti:
“10luglioAntirazzista”
www.no-cie.noblogs.org
noracism@inventati.org
338 6594361
 

 

Trapani. Rivolta al CIE

Si è conclusa con quattro arresti la rivolta divampata al CIE “Serraino
Vulpitta” dopo un tentativo di fuga fallito.

Riportiamo di seguito il comunicato del Coordinamento per la pace di
Trapani e due lanci di agenzia sulla vicenda.

Rivolta al CIE "Serraino Vulpitta" - solidarietà agli immigrati

La rabbia e la disperazione tornano a esplodere nel CIE "Serraino
Vulpitta" di Trapani: l'ennesima rivolta che dimostra quanto sia forte la
voglia di libertà di chi desidera vivere degnamente la propria vita fuori
da queste strutture detentive, contro le leggi razziste e le criminali
frontiere della Fortezza Europa. Un episodio che conferma la quotidiana
insostenibilità delle politiche repressive nei confronti degli immigrati.
Repressione che non accenna a esaurirsi ma che, anzi, il governo intende
rilanciare. Non solo con l'apertura di nuovi Centri di Identificazione ed
Espulsione in tutta Italia, ma anche con l'annunciata esecuzione urgente
dei rimpatri di massa di immigrati tunisini e algerini in virtù dei
recenti accordi tra Italia, Tunisia e Algeria. Dal Viminale fanno sapere
che le deportazioni - perché di questo si tratta - saranno giornaliere
fino a "esaurimento delle persone raggiunte da espulsione che si trovano
nei CIE".
Un'altra vergognosa dichiarazione di guerra a un'umanità schiacciata
dall'ingiustizia e dallo sfruttamento.

Coordinamento per la Pace – Trapani
coordinamentoperlapace@yahoo.it
http://coordinamentoperlapacetp.wordpress.com
14/07/2010

AGI
15:52 14 LUG 2010
(AGI) - Trapani, 14 lug. - Si e' concluso con quattro nordafricani
arrestati e alcuni agenti di polizia contusi un tentativo di fuga attuato
da almeno cinquanta extracomunitari nel centro di trattenimento temporaneo
"Serraino Vulpitta" di Trapani. L'episodio sarebbe avvenuto ieri sera, ma
non trova ancora conferme ufficiali da parte della Questura. Gli
extracomunitari avrebbero comunque aggredito in massa uno schieramento di
agenti di polizia, anche con lanci di suppellettili. I poliziotti sono
riusciti infine a sedare la rivolta, bloccando quattro rivoltosi, tunisini
e marocchini.
Sono accusati di e resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Gli agenti rimasti contusi nello scontro sono stati medicati al pronto
soccorso dell'ospedale Sant'Antonio Abate di Trapani e dimessi con
prognosi di pochi giorni. I quattro nordafricani sono stati invece reclusi
nella casa circondariale trapanese e sono in attesa del giudizio
direttissimo. (AGI) Cli/Pa/Rap

http://www.agi.it/palermo/notizie/201007141552-cro-rt10204-immigrati_tentano_fuga_in_massa_da_cpt_trapani_4_arresti

(ANSA) - TRAPANI, 14 LUG - Un tentativo di fuga dal Cie ''Serraino
Vulpitta'' di Trapani, organizzato da un gruppo di extracomunitari è stato
bloccato sul nascere. Vedendo i poliziotti gli immigrati si sarebbero
scagliati contro di loro e nella colluttazione, alcuni agenti sono rimasti
leggermente feriti. Quattro immigrati sono stati arrestati con l'accusa di
resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento.

Per info e contatti:
Federazione Anarchica Torinese
Corso Palermo 46 – riunioni ogni giovedì dalle 21
338 6594361 – fai_to@yahoo.it


SABATO SERATA CONTRO I CENTRI DI ESPULSIONE IN PIAZZA XX SETTEMBRE

Iniziative, Antirazzismo, Carcere — Inviato da dario @ 06:10

 

 

 


riunione dell'assemblea contro i centri di espulsione

Iniziative, Antirazzismo, Carcere — Inviato da dario @ 23:05
Mercoledì 14 luglio ore 21:30 riunione dell' Assemblea contro i centri di espulsione alla fal in Via degli Asili 33. C'è da definire meglio la giornata del 17, organizzare il dibattito e la logistica per la serata in piazza. C'è anche da fare il punto dopo la contestazione di sabato e da parlare delle altre proposte che erano emerse.

Non scordiamo Marcello - STATO ASSASSINO

Carcere — Inviato da dario @ 18:14

11 luglio 2003 - 11 luglio 2010


Contestato Rossi al Meeting Antirazzista a Livorno

Iniziative, Antirazzismo — Inviato da dario @ 11:15

Nella mattina del 10 luglio una trentina di antirazzisti della Assemblea contro i centri di espulsione ha contestato il presidente della regione Enrico Rossi, che presenziava , nell'ambito dell'annuale meeting antirazzista, alla assemblea regionale dei migranti Scopo principale dei manifestanti era quello di denunciare la politica razzista della giunta regionale toscana, che sostiene l'apertura di un Centro di identificazione ed espulsione anche nella nostra regione. Al presidio tenutosi all'esterno del meeting sono stati distribuiti volantini e affissi striscioni che sono rimasti ben visibili; lo striscione recante la scritta “smascheriamo la politica razzista della regione toscana” ha costantemente seguito il presidente della regione nel corso delle interviste e delle riprese effettuate dalle numerose reti televisive presenti all'iniziativa. Da segnalare, oltre alla solita presenza delle forze dell'ordine, l'atteggiamento ostile, rissoso e provocatorio del presidente locale dell'ARCI, organizzazione che cura il meeting, il quale ha tentato inutilmente di impedire ai rappresentanti dell'assemblea contro i CIE l'ingresso a quella che era un'iniziativa pubblica; il pretesto era quello di evitare una contestazione a Rossi che peraltro si era già tenuta all'esterno, negli spazi visibili che più era importante occupare.

I lavori di questa sessione del meeting erano impostati in modo rigorosamente istituzionale: interventi dei rappresentanti delle varie associazioni e comunità di migranti e, a seguire, quelli delle istituzioni e amministrazioni pubbliche (sindaco di Livorno, presidente della provincia, presidente della regione). Nonostante il tono ingessato del dibattito, la contestazione promossa dagli antirazzisti ha prodotto i suoi effetti, poiché tutti gli interventi dei rappresentanti dei migranti, pur ribadendo fiducia nelle amministrazioni locali, hanno espresso ferma contrarietà ai CIE e in particolare alla costruzione di un CIE in Toscana. I vari amministratori, a loro volta, sono stati costretti a rispondere su questa tematica, opponendo miseramente alle contestazioni la trita giustificazione delle competenze;l'intervento di Rossi, contestato dagli antirazzisti presenti in sala, ha ribadito che, in materia di CIE, le decisioni spettano al governo centrale, che il governo regionale non può sottrarsi a doveri istituzionali di adempimento, ma può solo attuare modalità di gestione particolari : il famoso CIE dal volto umano, peraltro già bocciato da Maroni. Il resto del dibattito si è svolto all'insegna del paradosso: promesse su promesse basate sull'apertura di innumerevoli tavoli, su concessione di diritti di rappresentanza, su promesse di assessorati fantasma e vagheggiamenti di rappresentanze politiche; insomma un dibattito interno tra ceto politico migrante e ceto politico istituzionale. Tra tante evanescenti questioni una sola, certa , concreta e pesante come un macigno: la volontà di aprire un CIE in Toscana.

L'Assemblea contro i Centri di Espulsione, ottenuto uno spazio d'intervento, ha messo in rilievo le contraddizioni dell' amministrazione regionale toscana , denunciando l'eccessiva subalternità alle scelte governative, la mancanza di tentativi di resistenza o di dilazione ( come quelli fatti ad esempio dalla regione Liguria, che comunque rappresentano segnali politici significativi di contrarietà). Inoltre è stata messa in evidenza la mancanza di volontà politica di sfruttare le divergenze del centro destra toscano, in disaccordo sull'individuazione del luogo di costruzione del CIE, al fine di accantonare la questione. Infine è stata sottolineata l'impossibilità di gestire una struttura repressiva in modo umanitario, definizione ambigua, che cela sotto il tono moralistico solo la volontà di istituire gare di appalto tra associazioni candidate alla gestione dei CIE. Analogamente sono state denunciate politiche repressive messe in atto dai comuni con la persecuzione fisica degli ambulanti e, più in generale, della popolazione immigrata, politiche che stridono in modo evidente con i proclamati intenti di integrazione.

L'iniziativa di contestazione degli antirazzisti ha avuto il merito di portare allo scoperto ambiguità e contraddizioni presenti nella politica delle amministrazioni regionali e comunali e di imporre il tema dei centri di identificazione e di espulsione in un dibattito che non si proponeva di affrontare la questione. In un contesto rigorosamente istituzionale sono state portate le esigenze dei migranti clandestini e sfruttati, di coloro che non hanno nel loro orizzonte la poltrona di una consulta, ma che hanno diritto a vivere senza l'incubo della galera.

p.n.


Trelleborg, il ricatto non passa. I lavoratori bocciano l'accordo

Lavoro — Inviato da dario @ 19:49

da senzasoste.it

64 pari e 7 astenuti al referendum sull'accordo siglato dai sindacati

trelleborg

I lavoratori hanno deciso: l'accordo firmato dai sindacati sugli esuberi è da rivedere. I lavoratori della multinazionale della plastica hanno quindi messo un freno all'ennesima "ristrutturazione" aziendale. La multinazionale svedese (ex Polypack) infatti aveva chiuso appena un anno fa un accordo di ristrutturazione importante con l‘esternalizzazione della produzione di gomma-tela alla GB di Guasticce e la “cessione” di circa 40 operai. Un sacrificio enorme per la Rsu e gli operai stessi, un salto nel buio coperto solo dalla garanzia che se la GB chiuderà la Trelleborg si sarebbe impegnata a riassorbire gli operai. Ora vorrebbe chiudere il magazzino con 13 lavoratori per "esternalizzarlo" ad altra azienda, senza considerare che in questi anni qualche decina di operai è già uscita di fabbrica fra pensione e mobilità.

Ma anche in questo caso la multinazionale non si è accontentata ed ha inviato a presidente della Provincia e sindacati una lettera firmata dal presidente Micheal Andersen in persona così riassumibile: In questi anni abbiamo puntato su Livorno trasferendo funzioni da Rio Saliceto (Carpi) e dalla Germania e questo ha portato a cambiamenti organizzativi che hanno avuto ricadute sui lavoratori. Ora servono ulteriori “ristrutturazioni” ma le Rsu hanno proclamato lo stato di agitazione e la minaccia di sciopero. Se queste azioni verranno confermate ce ne andiamo.

In risposta a questa minaccia i sindacati hanno firmato un’accordo al cui interno ci sono garanzie di investimenti per il futuro ma anche sacrifici per gli operai. Nei giorni scorsi il referendum sull’accordo ha dato un clamoroso risultato (64 sì, 64 no e 7 astenuti) che ha fatto imbestialire la multinazionale che ha rilanciato minacciando la delocalizzazione. Kutufà questa mattina ha gridato allo scandalo: "Così facciamo fuggire le multinazionali". Quindi secondo il presidente della Provincia, ma anche i sindacati, non c'è soluzione al ricatto. Se una multinazionale comanda i lavoratori devono eseguire senza possibilità di giocarsi rapporti di forza o strategie sindacali. E' chiaro che ormai il metodo Marchionne abbia sfondato nella mentalità di queste persone. 

La situazione non è certo facile ma un atteggiamento sempre e comunque di assecondamento delle richieste delle aziende fa sorgere una domanda spontanea: se ogni volta che un’azienda propone un diktat loro rispondono sempre sì, cosa lo prendono a fare lo stipendio di politico e sindacalista? Quanti altri casi MTM dovremo vedere a Livorno?

Per Senza Soste, Franco Marino

10 luglio 2010


Milano: la polizia ferisce cinque operai

Lavoro, Repressione — Inviato da dario @ 17:38

 da:repubblica.it

Momenti di tensione nel centro di Milano, quando il corteo degli operai della Mangiarotti nuclear a pochi passi dalla prefettura è stato caricato dagli agenti in tenuta antisommossa e cinque lavoratori sono rimasti feriti. A denunciare l'episodio è un delegato Fiom della Rsu dello stabilimento milanese che rischia la chiusura per il trasferimento della produzione a Udine. Ma fonti della questura smentiscono le cariche facendo invece cenno ad "azioni di contenimento": i manifestanti non si sarebbero fermati nel punto prestabilito.

 Milano, tensione al corteo degli operai

"Feriti in cinque per le manganellate"

Scontri durante la protesta per la Mangiarotti. La questura: "Non si sono fermati nel punto prestabilito"



"Il percorso del corteo era stato autorizzato - ha affermato Rosario Schiettini, delegato della Fiom nell'azienda che produce componenti per l'industria nucleare - ma all'imbocco di corso Monforte uno schieramento di forze dell'ordine ci ha impedito di arrivare fino al portone della prefettura. Sono partite le cariche e cinque operai sono stati colpiti dalle manganellate: uno di loro è stato portato via in ambulanza".

La giornata di mobilitazione degli operai della Mangiarotti era iniziata davanti al consolato francese per impedire che la committente Areva chiedesse il trasferimento delle commesse dallo stabilimento di Milano. Dopo un colloquio fra un gruppo di sindacalisti e il diplomatico francese, il corteo a cui hanno partecipato anche una delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio e alcuni esponenti dei centri sociali, ha tentato di raggiungere la prefettura per chiedere al rappresentante provinciale del governo il rispetto di una sentenza che impone alla proprietà di mantenere la produzione nello stabilimento milanese. Dopo gli scontri una delegazione di rappresentati sindacali è riuscita a ottenere un'udienza in prefettura. 

 

 

 


Volantino: contestiamo Rossi al Meeting Antirazzista

Iniziative, Antirazzismo, Carcere — Inviato da dario @ 17:10

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