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Federazione Anarchica Livornese: Solidarietà alle compagne e ai compagni di Torino!

Solidarietà alle compagne e ai compagni di Torino!

La Federazione Anarchica livrnese esprime la propria solidarietà alle compagne e ai compagni colpiti dall’ennesimo sopruso poliziesco.
Nella notte fra il 12 e il 13 maggio u.s., a Torino, la DIGOS ha perquisito le abitazione di quattro compagne e compagni, sequestrando abiti, cellulari e computer.
Il PM Rinaudo, nel decreto di perquisizione, li accusa di imbrattamento e diffamazione, perché anarchici attivi nella rete “Non una di meno”.
Alla fine di marzo sono apparse sui muri di Torino scritte in solidarietà con una donna stuprata e di protesta nei confronti della sentenza del tribunale, che assolveva lo stupratore, mentre il 12 aprile in tutta Italia, sostenute dalla rete nazionale “Non una di Meno”, si svolgevano iniziative di solidarietà e di denuncia davanti ai tribunali, una delle quali anche a Livorno.
Mentre gli stupratori vengono assolti, polizia e magistratura continuano a perseguitare le donne stuprate e chi sostiene le loro ragioni.
Chiunque abbia tracciato quelle scritte, esse esprimono la voce del movimento riguardo agli stupratori e su chi li protegge.
A dispetto di perquisizioni e sequestri, a dispetto della repressione, siamo a fianco di chi lotta contro il patriarcato e la violenza, per la verità e la libertà.

La Commissione di Corrispondenza

della Federazione Anarchica Livornese

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La vendetta della Procura. Perquisiti quattro anarchici per la solidarietà a Laura

da anarresinfo

La vendetta della Procura. Perquisiti quattro anarchici per la solidarietà a Laura

Nella notte tra venerdì e sabato la Digos ha perquisito le abitazioni di quattro compagni e compagne della Federazione Anarchica Torinese. Sono stati sequestrati cellulari, computer, abiti.
Le perquisizioni sono state disposte dal PM Rinaudo, che sta indagando per diffamazione e imbrattamento. Nel mirino di Rinaudo le scritte comparse a fine marzo in solidarietà a “Laura”, una donna stuprata due volte, la prima da un collega di lavoro, Massimo Raccuia, la seconda dal tribunale che lo ha assolto. Un collegio di sole donne, presieduto dalla giudice Diamante Minucci, ha stabilito che Laura non è credibile. Non è credibile perché ha detto solo “no”, “no, basta”, per fermare l’uomo che la stuprava. Per il tribunale di Torino dire “Basta” non è sufficiente. La donna stuprata deve avere sul corpo i segni della violenza, deve urlare, deve essere disposta a morire per essere creduta.
Sono passati vent’anni da quando venne cambiata la legge che considerava lo stupro un “delitto contro la morale”. Lo stupratore non faceva violenza ad una donna, ma al suo “onore” e a quello di tutti i suoi parenti maschi. Nel 1996, dopo decenni di manifestazioni femministe, la violenza sessuale venne ascritta ai “delitti contro la persona”.
Tutto cambiava ma molto rimase come prima. In tanti, troppi processi la donna stuprata siede sul banco degli imputati: la sua vita viene messa a nudo nelle aule dei tribunali. La sua parola non basta. Non basta mai. Il discrimine ovvio, quello del consenso, viene costantemente messo in dubbio. La cultura patriarcale continua a celebrare i propri fasti nei sacrari della giustizia di Stato.

La sentenza di assoluzione di Massimo Raccuia ha suscitato ampia indignazione in tutta Italia.
Tante le manifestazioni di solidarietà a Laura, culminate nella giornata di lotta del 12 aprile, quando, in tantissime città si sono tenuti presidi di fronte ai tribunali.

Le scritte comparse davanti al tribunale di Torino e alla sede della Croce Rossa di via Bologna hanno ripetuto quanto veniva scritto e detto in tante piazze della penisola: “La giudice Minucci protegge chi stupra”, “Raccuia stupratore”.
La storia di Laura è simile a tante altre. Raccuia aveva una buona posizione in Croce Rossa, Laura all’epoca era una precaria, già vittima di violenze durante l”infanzia. Nel nostro paese una donna su tre ha subito molestie o stupri. I violenti giocano sulla paura, sul ricatto del lavoro, dei figli, sulla minaccia di altri, peggiori, soprusi, umiliazioni.
Lo stupro non ha nulla a che fare con la sessualità, la violenza contro le donne, la violenza di genere è esercizio di potere, è la reazione della cultura patriarcale alla libertà che le donne si sono prese, pezzo dopo pezzo. Anche a costo della vita.
“Lo stupratore non è un malato ma il figlio sano del patriarcato” era scritto su uno dei cartelli esposti al tribunale di Torino dalla Rete Non Una di Meno.
La cultura dello stupro si alimenta di sentenze come quella di Diamante Minucci, che ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Torino, perché proceda per calunnia nei confronti di Laura, la donna violentata da Raccuia. Un’ulteriore violenza.
Le scritte al tribunale e alla Croce Rossa sono state rivendicate dal gruppo anarco-femminista “Emma Goldman” con un comunicato pubblicato su Indymedia Barcellona.
Non possiamo non condividerne le conclusioni.
“Stupratori e giudici ci vorrebbero spaventate e piegate, ma la nostra forza è nella solidarietà, nel mutuo appoggio, nella denuncia di violenze e abusi sui muri della città, nei posti dove viviamo, dove lavoriamo, dove studiamo, dove camminiamo, dove ci divertiamo.
Impariamo a riconoscerci, per lottare insieme contro chi ci vuole vittime e indifese.
Non lo siamo. Abbiamo imparato ad autodifenderci. Le nostre vite valgono.”

Come altre volte la sentenza di assoluzione di uno stupratore poteva restare un trafiletto in cronaca. Le scritte al tribunale hanno rotto il silenzio, dando un segnale forte e chiaro alla giudice Minucci e all’intero apparato giudiziario di Torino.
La sacralità del tribunale è stata infranta: per questa ragione sono scattate perquisizioni e sequestri per qualche scritta su un muro.
In piena sintonia con il “nuovo corso” inaugurato dal governo Gentiloni con le leggi sulla sicurezza urbana.

Il PM Rinaudo ci accusa di imbrattamento e diffamazione. Nel decreto di perquisizione si legge che siamo stati scelti perché anarchici attivi nella rete femminista Non Una di Meno.
Inutile negarlo. Siamo anarchici, anarchiche, femminist*.

Quelle scritte, chiunque le abbia tracciate sul muro, le ha fatte anche a nome nostro.

I compagni e le compagne della Federazione Anarchica Torinese

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Perquisizioni a Torino: Nei tribunali la solidarietà è sotto indagine, lo stupro è assolto

riceviamo e pubblichiamo

 

Perquisizioni a Torino
Nei tribunali la solidarietà è sotto indagine, lo stupro è assolto

Nelle primissime ore di sabato 13 maggio, in piena notte, sono state perquisite le abitazioni di due compagne e due compagni della Federazione Anarchica Torinese. La DIGOS di Torino ha eseguito le perquisizioni per ordine del PM Rinaudo nel quadro di indagini riguardo a delle scritte. Sono stati sequestrati telefoni, computer e abiti. Le scritte in questione erano apparse alcune settimane fa di fronte al Tribunale del capoluogo piemontese per denunciare l’ennesima sentenza a protezione del patriarcato e dello stupro, sentenza attorno alla quale si era creata una forte opposizione da parte di ampi settori femministi. Un’opposizione che ha avuto il suo momento di massima visibilità nelle manifestazioni convocate lo scorso 12 aprile dal movimento Non Una Di Meno di fronte ai tribunali di tutto il paese.

La Commissione di Corrispondenza, certa di esprimere la posizione dell’intera Federazione, denuncia la gravità di questi provvedimenti e manifesta massima solidarietà verso la Federazione Anarchica Torinese ed in particolare verso le compagne ed i compagni perquisiti.

Le perquisizioni della scorsa notte sono in linea con la politica autoritaria del governo, che con i recenti decreti firmati dai ministri Minniti e Orlando inasprisce la repressione non solo nei confronti del movimento anarchico e di altre forze antagoniste o rivoluzionarie, ma anche contro ogni forma di dissenso e più in generale contro tutti gli sfruttati, sui luoghi di lavoro come nelle strade e nelle stazioni. In questo contesto risulta ancora più evidente il carattere intimidatorio e persecutorio di quattro perquisizioni domiciliari per un’indagine riguardante delle semplici scritte.

Il comunicato della Federazione Anarchica Torinese su quanto avvenuto parla in modo chiaro:
«Il PM Rinaudo ci accusa di imbrattamento e diffamazione. Nel decreto di perquisizione si legge che siamo stati scelti perché anarchici attivi nella rete femminista Non Una di Meno. Inutile negarlo. Siamo anarchici, anarchiche, femminist*. Quelle scritte, chiunque le abbia tracciate sul muro, le ha fatte anche a nome nostro.»

Infatti la denuncia che esprimono le scritte di Torino è la stessa che molte e molti hanno fatto, identificando in quella sentenza un esempio di come i tribunali perpetuino la violenza sulle donne e il sessismo, difendendo le strutture patriarcali della società.

La Commissione di Corrispondenza si pone al fianco delle compagne e dei compagni di Torino che stanno continuando la propria attività, la Federazione Anarchica Italiana è unita di fronte alla repressione e respinge ogni intimidazione nei confronti dei propri membri.

La Procura di Torino mira a colpire le anarchiche e gli anarchici per il loro impegno coerente nei movimenti, per a loro lotta quotidiana per la liberazione sociale, contro lo sfruttamento e l’oppressione. Ma tentano anche di intimidire l’insieme ampio e variegato di realtà che hanno dato vita negli ultimi mesi a iniziative, azioni e manifestazioni, riuscendo a dare nuova centralità alla questione femminista e di genere.

Queste perquisizioni dimostrano ancora una volta da quale parte stia la giustizia. Certo non nei palazzi dei tribunali, dove si emettono sentenze che proteggono gli stupratori e si indaga su chi protesta contro tali verdetti. Le anarchiche e gli anarchici saranno sempre al fianco di chi lotta per la giustizia sociale e per la libertà, contro la violenza e il patriarcato.

Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana
15 maggio 2017

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Ribelliamoci alla guerra, alla repressione, al militarismo

 

Ribelliamoci alla guerra, alla repressione, al militarismo
per rilanciare l’azione antimilitarista

Sabato 13 maggio 2017
presso la Federazione Anarchica Livornese
Via degli Asili 33

ore 17:30 dibattito

ore 20:00 aperitivo

La guerra è vicina. È nei tagli ai servizi e alla sanità, è nei licenziamenti e nel peggioramento delle condizioni di lavoro, è nella disoccupazione e nella miseria che ci vengono imposte, è nel controllo sociale e nella repressione.

Nel 2017 le spese militari in Italia ammontano a 23,4 miliardi, 64 milioni al giorno. Gran parte di questi soldi saranno spesi per nuovi armamenti (5,6 mld), per finanziare missioni militari (1,28 mld), mantenere le truppe e riempire le tasche degli ufficiali (9 mld). Negli ultimi dieci anni le spese militari in Italia sono aumentate del 21%. Mentre per i servizi, per la scuola, per la sanità, per gli ammortizzatori sociali mancano sempre soldi, per il settore militare non mancano mai, e quest’anno l’86% degli investimenti del Ministero dello Sviluppo Economico per l’industria nazionale andranno alla produzione bellica. Per sostenere l’apparato militare e i settori ad esso collegati il governo impone il peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro.

Non si tratta di una questione puramente economica. Di fronte alla perdita di fiducia nei confronti dei governanti, lo Stato deve fare affidamento sull’apparato militare, di sicurezza e di controllo. Non si tratta quindi solo di una questione di bilancio, ma della necessità politica di militarizzare la società per poter attuare le solite politiche di rapina e sfruttamento.

L’opposizione alla guerra parte da qui, dall’opposizione ai decreti repressivi del governo, che vogliono vietare le manifestazioni, dal contrasto all’impiego dei soldati nelle strade delle nostre città, dalla lotta per migliori condizioni di vita e di lavoro, contro l’esercito e l’industria bellica, dalla lotta per liberarci dalle basi militari e dai poligoni, dalla nostra lotta quotidiana per la libertà.

Federazione Anarchica Livornese
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

Collettivo Anarchico Libertario
collettivoanarchico@hotmail.it
collettivoanarchico.noblogs.org

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Pisa: Presidio in memoria di Franco Serantini e contro la repressione

riceviamo e volentieri pubblichiamo

7 MAGGIO 1972 – 7 MAGGIO 2017
A quarantacinque anni dall’assassinio del compagno Franco Serantini

“Anarchico ventenne, colpito a morte dalla polizia mentre si opponeva ad un comizio fascista”

Serantini è stato arrestato in piazza mentre faceva attività politica, e questo succede ancora ai nostri giorni, è stato portato via mentre lo Stato garantiva lo svolgimento di un comizio fascista, come succede anche oggi, ed è stato portato in carcere dove viene pestato a sangue, come succede nelle carceri anche oggi, non riceve le cure necessarie, finisce in coma e muore in quella gabbia. Non dobbiamo dimenticare che ancora oggi tutto questo succede, che tenere viva la memoria significa anche far sì che questo non accada più, significa lottare contro la criminalizzazione del dissenso che stiamo vivendo, che abbiamo visto a Lucca o, nelle ultime settimane, col decreto Minniti Orlando. Significa lottare contro la violenza di stato che troviamo nelle piazze così come nelle carceri. Significa continuare a battersi affinché i fascismi non abbiamo spazio nelle nostre città.
E’ questo per noi il significato di commemorare, di avere memoria.

Oggi come allora contro tutti i governi, tutti i fascismi, la repressione e la guerra

DOMENICA 7 MAGGIO ORE 15.30 / RAGGRUPPAMENTO ALLE LOGGE DEI BANCHI (PISA) PER ARRIVARE TUTTE/I INSIEME IN PIAZZA SERANTINI (San Silvestro)

FRANCO VIVE NELLE NOSTRE IDEE E NELLE NOSTRE LOTTE!

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Primo Maggio ad Istanbul: Da Haymarket a Taksim, la lotta anarchica continuerà

comunicato del gruppo anarchico DAF di Istanbul

Da Haymarket a Taksim, la lotta anarchica continuerà

Come Azione Anarchica Rivoluzionaria – DAF, abbiamo marciato contro la repressione e i divieti dello Stato a Taksim, con il nostro striscione “Rivoluzione Anarchica con l’Azione” nel 40° anniversario del Massacro di Piazza Taksim.

Lo Stato turco ha vietato Piazza Taksim e ha indicato Bakırköy come luogo delle “Celebrazioni del Primo Maggio”. Noi abbiamo marciato contro queste proibizioni con le organizzazioni rivoluzionarie da Gayrettepe a Taksim con i nostri slogan “Da Haymarket a Taksim, la lotta va avanti”.

Durante la marcia, la polizia ha attaccato i rivoluzionari che continuavano a marciare verso Taksim. Dopo l’attacco della polizia, sono state erette barricate. Gli attacchi e la brutalità della polizia, gli scontri e gli arresti sono continuati fino alla fine della giornata. Due compagni del DAF sono stati presi in stato di custodia dopo essere stati malmenati dalla polizia. Si è tenuta una conferenza stampa in solidarietà con coloro che sono trattenuti in stato di fermo dalla polizia per aver marciato verso Taksim, durante la quale è stato gridato lo slogan “Piazza Taksim è la piazza del Primo Maggio”.

Da Haymarket a Taksim, la lotta anarchica continuerà
Viva l’anarchismo!

Devrimci Anarşist Faaliyet
(Azione Anarchica Rivoluzionaria)

[Piazza Taksim ad Istanbul è un simbolo del movimento operaio e rivoluzionario in Turchia. In quella piazza Primo Maggio del 1977, vennero uccisi 37 manifestanti. Il governo turco anche quest’anno ha vietato quella piazza alle manifestazioni della giornata internazionale dei lavoratori, consentendo, sotto rigido controllo della polizia, le celebrazioni solo a Bakirkoy, quartiere periferico dove è stata costruita negli scorsi anni un’area per le grandi manifestazioni.]

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Primo Maggio: Uniti si vince

Uniti si vince

Una vittoria dei lavoratori alla vigilia del Primo Maggio
Il Governo, la stampa, la televisione, i partiti, i banchieri, la Confindustria e i sindacati gialli (CGIL-CISL-UIL per capirci) sono furenti per il risultato del referendum in Alitalia.
I lavoratori Alitalia hanno rifiutato di abbandonare duemila di loro, hanno rifiutato il contratto capestro già firmato, correndo il rischio di finire tutti sul lastrico.
Il governo Gentiloni e i padroni di Alitalia avevano minacciato che con la vittoria del NO tutti gli aerei sarebbero rimasti a terra. Ora, dopo lo schiaffo dei lavoratori, l’azienda assicura che c’è ancora ossigeno, mentre il governo trova i soldi, prestito-ponte lo chiama, per non portare i libri in tribunale.
Certo, i padroni hanno sempre il coltello dalla parte del manico, certo, i politici e l’azienda cercheranno di vendicarsi sui militanti dei sindacati di base maggiormente impegnati nella lotta, ma oggi il risultato di Alitalia parla a tutta la classe operaia, ai precari, ai disoccupati, ed ha un particolare significato a Livorno, dove la disoccupazione, la miseria hanno colpito duro, nonostante la disponibilità a fare sacrifici.
Il risultato di Alitalia ci dice che la crisi è un bluff, con cui le classi dominanti cercaqno di imporre nuovi sacrifici, miseria e disoccupazione, e non sono mai sazi, ma cercano di arricchirsi sempre di più. Di fronte al bluff di Governo, banche e Confindustria non bisogna salvare il salvabile, ma difendere il lavoro di tutti, difendere il salario di tutti.
L’unità degli sfruttati, l’unità dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati è l’arma che abbiamo a disposizione per difendere la nostra vita, le nostre libertà, le nostre conquiste. Classe contro classe!
Se la disoccupazione in Italia è più alta che negli altri paesi europei, è perché in Italia si lavorano più di 1700 ore all’anno, contro le 1400 della Francia e le 1300 della Germania!

Questo Primo Maggio, oltre a ricordare i Martiri di Chicago, assassinati dagli Stati Uniti perché si battevano per le otto ore di lavoro, abbiamo da festeggiare una lotta vittoriosa, che addita la strada alle conquiste dell’avvenire, la strada dell’azione diretta, la strada dell’autorganizzazione!

Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario

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Calendario iniziative di Maggio

Calendario iniziative di maggio

 

04/05

Sinjar: storie di resistenza tra Iraq e Siria

con Giacomo e Fabiana, appena tornati da Sinjar

ore 19:30 aperitivo

ore 21:00 dibattito

 

13/05

Ribelliamoci alla guerra, alla repressione, al militarismo

ore 17:00 dibattito

ore 20:00 aperitivo

 

17/05

Documento Economia e Finanze: solo bugie nell’uovo di Gentiloni

ore 19:30 aperitivo

ore 21:00 dibattito

 

Le iniziative si terranno presso la sede della FAL in Via degli Asili 33, Livorno

 

Federazione Anarchica Livornese

Collettivo Anarchico Libertario

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Sinjar: storie di resistenza tra Iraq e Siria

Sinjar: storie di resistenza tra Iraq e Siria

giovedì 4 maggio 2017

presso la sede della Federazione Anarchica Livornese

ore 19:30

aperitivo

ore 21:00

Sinjar: storie di resistenza tra Iraq e Siria

ne parleremo con Giacomo e Fabiana, appena tornati da Sinjar

La notte tra il 24 e il 25 aprile lo Stato turco ha bombardato le aree controllate dalle milizie popolari di autodifesa in alcune zone della Rojava e a Sinjar. Con questi bombardamenti lo Stato turco intende aprire la strada ad attacchi di terra contro le YPG, le YBŞ e le altre forze che difendono le aree dove si stanno sperimentando forme di trasformazione sociale e politica al di fuori e contro le strategie imperialiste di spartizione della Siria e dell’Iraq tra le potenze mondiali e regionali.

Con questa iniziativa si cercherà di capire e di conoscere meglio cosa succede in alcune di queste zone attaccate dall’aviazione turca, per questo saranno presenti un compagno ed una compagna appena tornati da Sinjar. A Sinjar negli ultimi anni attraverso l’autogoverno e l’autodifesa la popolazione ha sviluppato forme di sperimentazione sociale dopo che nell’agosto del 2014 l’attacco dello Stato Islamico provocò, con la complicità degli USA, della Turchia e dei loro alleati, una vera e propria strage tra la popolazione ezida che risiede in quella regione.

Collettivo Anarchico Libertario

Federazione Anarchica Livornese

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Referendum Turchia: La nostra responsabilità è non votare

Pubblichiamo, con ritardo, la traduzione del documento astensionista del gruppo anarchico DAF.

Oggi a pochi giorni dal referendum in Turchia, risultano ancora più chiare le ragioni del boicottaggio del voto.

 

Riguardo al Referendum

17 febbraio 2017

Gli anarchici, per principio, non votano e non partecipano alle elezioni.

La nostra responsabilità è non votare.

Su chi vota:

Politicizzarsi con un voto, come nel caso delle campagne elettorali per un partito o per un presidente. Alle ultime elezioni in Turchia vi è stata un’affluenza del 87%, corrispondente a 49 milioni di votanti, mentre il numero di quelli che si sono astenuti si aggira intorno ai 9 milioni. La partecipazione al referendum del 16 aprile sul cambiamento del sistema politico registrerà simili cifre.

 

Cosa significa per i votanti partecipare alle elezioni?

In tutti i sistemi elettivi, coloro che raggiungono la maggioranza detengono il potere. In democrazia, il potere della maggioranza è democratico. Chiunque abbia la maggioranza ha il potere, chiunque resti in minoranza non ha il potere. Durante la campagna elettorale il rapporto fra maggioranza e minoranza si realizza in uno scontro dicotomico fra due metodi separati. L’unica cosa che non viene messa in discussione è il sistema elettivo. L’elezione è una scommessa che comincia quando un gruppo dice: “Noi vogliamo amministrare la società” e un altro gruppo replica dicendo: “No, noi vogliamo amministrare la società”. L’elezione è un processo di conteggio dei voti, cominciato come accordo fra le parti della scommessa, che non può realizzarsi senza i votanti. Il governo della società è in mano alla parte che ottiene più voti rispetto all’altra. Nella scommessa il votante è solamente un valore numerico che non ha importanza per un cittadino che cerca di risolvere i numerosi problemi della vita quotidiana. Per aumentare la partecipazione, le parti della scommessa, cercano di coinvolgere il cittadino promuovendolo da votante a scommettitore. Questo dovrebbe aumentare la partecipazione alla scommessa. L’aumento della partecipazione porterà il votante, che è un numero, a interiorizzare e ad accettare la scommessa e quindi la dominazione costruita come risultato dell’esito delle elezioni. Il votante accetterà il risultato delle elezioni e il potere della parte selezionata, indifferentemente rispetto a chi vinca o perda. Questo è positivo per ciascuna delle parti che concorrono alle elezioni. Fin quando il vincitore continua a governare, chi ha perso continua l’opposizione fino al nuovo appuntamento elettorale.

 

Cosa significa la responsabilità dell’elettore?

Significa la partecipazione dei cittadini nel governo della società. l’elettore che davvero crede che andando a votare possa partecipare alla gestione sociale, economica e politica della società, si renderà parte di questo sistema prefabbricato perché si sentirà addossare una responsabilità insensata. Il patto è semplice: sia che il tuo voto vada al vincitore o al perdente, devi sottomettere il tuo diritto perché venga amministrato dal vincitore che è in potere per diritto. Questa è la responsabilità, la conseguenza, del patto che approvi con il voto che deponi nell’urna.

Cosa significa l’uguaglianza degli elettori nell’espressione del voto?

Le elezioni creano una falsificazione del conflitto di classe ponendo sullo stesso piano un lavoratore che riceve un salario di 1,400 lire turche, un ingegnere che ne guadagna 14,000 o addirittura un manager il cui stipendio si aggira sui 140,000 perché ciascuno può esprimere un voto. Questa illusione dura per mesi, ma termina nel giorno delle elezioni, riducendo l’oppresso ad una nullità all’interno della società. L’oppresso vive lo sfruttamento di tutti i governi che vengono eletti.

E’ ovvio che il sistema di subappalto attuato con nuove leggi per molti anni durante i governi dell’AKP, opera anche nelle amministrazioni locali gestite dal CHP. Questi due partiti hanno ottenuto il più alto numero di voti in tutte le elezioni degli ultimi venti anni, mantenendo posizioni simili nel conflitto di classe. Il fatto che uno di loro sia al governo o all’opposizione non influenzerà né positivamente né negativamente il conflitto di classe. Il manager che guadagna 140,000 avrà sempre più influenza sul governo e le politiche sociali e, possedendo capitale, continuerà ad avere rapporti con i governanti. Il lavoratore che riceve 1,400 lire in cambio del suo lavoro non avrà voce sul governo. La felicità momentanea del “anch’io esisto nella società” creata dall’illusione finirà con le realtà economiche e sociali della vita quotidiana.

Cosa significa essere elettori qualificati?

Significa sentirsi parte della maggioranza nella società. Per tutti i gruppi che partecipano alle elezioni, il segmento che mette insieme la maggioranza della popolazione è la massa che determinerà la riuscita dell’elezione. Le proprietà di questa massa determinano anche le assi della propaganda elettorale. Sia l’AKP che il CHP puntano a conquistare i segmenti che costituiscono la maggioranza nella società, i segmenti portatori di valori mainstream come i Turchi, la setta Sunnita, i nazionalisti-nazionalitari. Gli altri elettori rispetto agli elettori qualificati comportano meno voti rispetto al numero della massa. Questo significa che gli elettori non qualificati sono secondari nella propaganda elettorale. Dunque l’identità sociale ed economica dei cittadini, determina la qualità di un elettore.

Sull’opposizione

Cosa significa essere l’opposizione al potere nelle elezioni

 

Essere l’opposizione al potere nelle elezioni significa che nelle precedenti elezioni non sei stato selezionato e che speri nelle prossime elezioni.

Ogni sistema elettorale necessita della partecipazione di almeno due gruppi alle elezioni. I due gruppi sono in opposizione tra loro fino al giorno delle elezioni, in cui saranno determinati il vincitore e i perdenti. Il vincitore sarà al potere, mentre il perdente all’opposizione.

 

Nel sistema parlamentare, il CHP che si oppone a tutte le decisioni dell’AKP, mette in questione le pratiche di governo dell’AKP e i loro effetti negativi sulla vita sociale e sul funzionamento dello stato. Questa missione di opposizione in parlamento aiuta il CHP a fare propaganda in opposizione al potere politico. Dopo le elezioni questa è l’unica relazione che l’opposizione stabilisce con gli elettori; dal momento che l’accordo che ha stretto con gli elettori per ottenere il loro voto è finito con la sconfitta nelle elezioni.

 

L’opposizione fuori dal parlamento comunque non basa la propria esistenza sull’opposizione contro il potere politico che ha vinto le elezioni; il resto dell’opposizione non parlamentare si basa sull’anticapitalismo e/o sull’antimperialismo. Tale opposizione è una parte della lotta di classe nell’impianto di classe di tipo Marxista-Leninista. Essi lottano per la rivoluzione che terminerà la lotta di classe con il potere politico della classe operaia contro la borghesia. Tra le loro strategie di lotta, essi sostengono l’associazione pratica con l’opposizione parlamentare nelle elezioni. L’opposizione rivoluzionaria che difende le elezioni come strategia, evidenzia l’opportunità di organizzare la società durante le elezioni. Sostengono che la politicizzazione dei cittadini attraverso il voto durante le elezioni può essere positivo. Le organizzazioni Marxiste, Leniniste e del socialismo scientifico, a parte le differenze interpretative, difendono l’utilizzo strategico delle elezioni.

L’HDP è ora andato oltre alla rappresentazione del popolo curdo in parlamento ed è divenuta un’istituzione a cui si sono unite le opposizioni rivoluzionarie. L’HDP ha continuamente aumentato i propri elettori nelle elezioni a cui ha partecipato fino alle elezioni legislative del 1 novembre 2015. Ora che il numero dei suoi elettori ha raggiunto il 10%, che è la percentuale minima richiesta per sedere in parlamento come partito, può agire come partito in parlamento [precedentemente erano presenti in parlamento singoli membri dell’HDP eletti nelle liste indipendenti]. I voti che ha ricevuto dalla popolazione della regione, dai suoi elettori primari, si sono stabilizzati. Assieme con i voti ricevuti nelle metropoli, la percentuale di voti verso l’HDP si assesta tra il 10 e l’11%. Ad ogni modo, il processo che ha iniziato ad emergere il 1 novembre 2015, durante il quale lo stato della Turchia ha combattuto il movimento curdo nella politica interna e nella politica estera, ha avuto come risultato la rimozione dell’HDP, con metodi legali ed illegali, dal parlamento in cui era entrato dopo essere stato eletto. Il fatto che gli eletti siano stati giudicati e arrestati uno per uno nonostante la loro immunità indica come il legiferante, in questo caso lo stato, non risponda ad alcun limite o restrizione nella propria facoltà di cambiare le regole. Un altro indice si riscontra nel fatto che i sindaci eletti siano stati rimpiazzati da delegati di fiducia nelle municipalità dove l’HDP aveva vinto le elezioni locali. Lo stato prova il fatto che la democrazia rappresentativa sia un’illusione dell’amministrazione riducendo le elezioni e gli eletti a nullità per perseguire le proprie strategie di politica interna ed estera.

Nelle elezioni del 7 giugno 2015, abbiamo visto il processo di rivolta totale, le azioni di strada, essere lentamente compressi dentro l’urna elettorale. Questo processo di compressione è stato portato avanti da partiti d’opposizione come il CHP e il Partito Patriottico per utilizzare a fini elettorali il movimento nato da Gezi Park. Ma questo processo ha avuto un aspetto in parte inaspettato che ha reso la situazione più complessa: è stato portato avanti anche dall’HDP, che ha dato indicazione per le urne elettorali e non per le strade. Mentre a livello sociale le azioni nelle strade continuavano, queste sono state dissolte dalla campagna elettorale. Quelli che uscivano nelle strade, non come parte di una campagna, ma per realizzare se stessi, prima sono entrati negli edifici che ospitavano i seggi elettorali e poi negli edifici delle loro case. L’HDP ha detto “Vieni e metti fine alla dittatura dell’AKP” e ha chiesto loro di votare, a quelli che erano politicizzati, non un giorno dall’andare a votare, ma ogni giorno dalla resistenza. Campagne elettorali, dare il proprio voto senza che il sistema cambi, si è trasformato in un costante stato di disperazione sotto l’immutabile dittatura dello stato. Discorsi come “così è la vita, è inevitabile” si è diffuso di bocca in bocca, non è successo così? Coloro che hanno all’interno di un’urna elettorale la speranza che era nelle strade, coloro che pensano che speranza significhi votare, ora vogliono ripetere questa illusione in un’altra elezione. Votare non è una speranza, ma un’illusione di politicizzazione del votante; e le elezioni non sono una speranza per la giustizia e la libertà, ma un’illusione di chi governa la società.

Sul potere politico

 

Le elezioni significano che il loro potere continua o finisce. Ogni potere vuole ottenere l’approvazione dell’intera società, e questa approvazione viene data partecipando alle elezioni.

Dopo un periodo durante il quale l’AKP ha vinto un’elezione dopo l’altra ed è continuamente passato attraverso scenari di collasso, abbiamo ora elezioni/referendum prima del tempo. Queste elezioni anticipate e fuori stagione sono le preferite dell’AKP. Siamo di nuovo in un processo elettorale in cui il potere è assunto senza limiti da chi detiene la maggioranza; il potere fa le proprie leggi e rimuove le leggi che non gradisce. Questo referendum è il terzo referendum dell’AKP e se lo vince avrà conquistato una importante posizione per modellare la società. Il dettaglio più importante nella strategia elettorale dell’AKP è che vuole non solo aumentare il numero dei propri elettori, ma anche aumentare il numero degli elettori che partecipano alle elezioni.

Il potere agisce come se non si preoccupasse dei pensieri e dei sentimenti dei propri oppositori, ma in realtà se ne preoccupa; perché una delle cose che cerca di evitare è quella di non essere in grado di avere approvazione sociale. Il potere ha già l’approvazione degli elettori che hanno votato per lui. Per avere l’approvazione degli elettori dell’opposizione, è sufficiente la loro partecipazione alle elezioni. Il fatto che gli elettori di opposizione abbiano partecipato alle elezioni e che abbiano perso, fornirà legittimazione ai risultati elettorali. Dal momento che il potere illegittimo non può prendere il potere, la cosa di cui più si preoccupa il potere è la partecipazione alle elezioni. Ciò di cui l’AKP ha veramente timore è il boicottaggio diretto o indiretto del voto. Di conseguenza, allo scopo di aumentare la partecipazione, l’AKP continua ad aumentare la tensione generale. Utilizzando parole ed azioni provocatorie nel fare la propria propaganda, fa agitare l’opposizione e aumenta lo scontro tra gli elettori. Maggiore scontro significa maggiore partecipazione alle elezioni.

 

Su noi anarchici:

La non partecipazione significa neutralità?

Gli anarchici che rifiutano il rapporto governatore-governato, devono anche rifiutare le elezioni fatte per il governo della società. Questo non significa essere neutrali, ma schierarsi dalla parte della lotta per un mondo in cui non ci siano amministratori e amministrati. Le elezioni ovviamente creano l’illusione della libera scelta. L’individuo che pensa di potersi avvicinare al governo della società e influenzarlo con la propria libera scelta, si ritroveranno invece ad essere molto distanti dalla realtà quotidiana a causa di questa illusione. L’individuo che prende le distanze dall’ingiustizia, dalla povertà e dalla deprivazione che vive, inevitabilmente diviene più obbediente. In questo ordine mondiale ingiusto e non libero creato da una concezione della società che ignora l’individuo, non c’è società nella quale il governo della società non sia determinato dalle elezioni. Le opzioni presentate agli elettori sono chiare e, indipendentemente dalla scelta degli elettori, questi fatti principali non cambiano:

 

1) Quelli che devono guadagnarsi da vivere vendendo il proprio lavoro e il proprio tempo, gli oppressi, non hanno influenza sul governo.

 

2) Per gli oppressi non c’è differenza tra l’esercizio del governo da parte di un partito o di un altro dopo le elezioni.

 

3) I possessori del governo e i proprietari del capitale condividono gli stessi interessi.

 

4) In ogni società ci sono famiglie, tribù, partiti ideologici, sette e gruppi etnici che hanno il cronico potenziale di potere o di opposizione. In Turchia queste sono formate come Turchi, Curdi, Sunniti, Aleviti, secolaristi, conservatori.

 

5) Il potere è responsabile per la regolazione delle relazioni tra lo stato e le imprese. Il potere svolge questa sua funzione utilizzando i propri organi, come quello esecutivo, il giudiziario e il legislativo. Questa è la responsabilità di perpetuare la forma che si è voluto dare alle relazioni tra l’oppressore e l’oppresso. In Turchia o in qualsiasi altro stato nel mondo, può il potere che vince le elezioni mai favorire la classe oppressa contro la classe degli oppressori? Nessun potere eletto, che sia conservatore, liberale o anche socialista, ha mai sostenuto i principali interessi della classe degli oppressi.

 

Gli anarchici non possono difendere il voto e in tal modo riconoscere il potere del vincitore delle elezioni, che il loro voto vinca o perda. Gli anarchici non accettano l’organizzazione della società attraverso la partecipazione alle elezioni trasformandola in una strategia, come fanno i Marxisti, i Leninisti e i Socialisti scientifici. I partiti che partecipano alle elezioni creano l’illusione che tutte le richieste del popolo per la giustizia e la libertà siano comprese nel discorso elettorale e che si raggiungeranno una volta che avranno vinto le elezioni. Essere un sostenitore, individualmente o come organizzazione, della campagna elettorale significa, sostenendo una richiesta complessiva in un’unica direzione, aiutare a propagandare questa illusione. Il desiderio di trasformare le elezioni in un’opportunità che possa essere sfruttata, è il desiderio di fare propaganda per il sistema elettorale, per l’illusione. Gli anarchici dovrebbero fare appello a tutti gli individui che compongono la società alla responsabilità dell’astensione. Questo appello, è la responsabilità dell’individuo, per non abbandonare la volontà di ciascuno, e il desiderio per un mondo libero e giusto, alla volontà di un partito o alla volontà del presidente. Tale responsabilità è l’inizio di una politicizzazione che non si concluderà in un solo giorno, ma ogni giorno.

Devrimçi Anarşist Faaliyet (Azione Anarchica Rivoluzionaria)

 

Prima dichiarazione sul referendum

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