Skip to content


IKEA, San Paolo: Solidarietà ai lavoratori in lotta

riceviamo e pubblichiamo

solidarity

Solidarietà ai lavoratori in lotta

Due sono gli aspetti che, per quanto riguarda il mondo del lavoro, caratterizzano l’attuale momento storico nel nostro paese.
Da una parte l’impressionante serie di chiusure o ridimensionamento di aziende, anche di grandi dimensioni (ultimo, l’annuncio di 550 esuberi alla Thyssen Krupp Acciai Speciali Terni), che, con il seguito di licenziamenti o di CIG, vanno ad ingrossare le fila della disoccupazione, immediata o prossima.
Dall’altra – proprio in virtù della sempre maggiore disoccupazione, e quindi della capacità di ricatto – la crescente pressione che padronato e Stato impongono sui lavoratori che ancora non hanno subito la mannaia del licenziamento.
Pressione che si esplicita con il recesso unilaterale da accordi nazionali di categoria e da accordi aziendali pregressi, cui subentrano nuove regole aziendali che prevedono l’aumento dei carichi di lavoro, beninteso a parità di salario, oppure il taglio tout-court di salari e stipendi, il tutto sotto la minaccia di chiusura dell’azienda.
Se a questo si aggiunge tutto ciò che di osceno rappresenta il mondo del lavoro precario, sottooccupato, sottopagato o in nero, é evidente come sia in atto da anni un’operazione di “spremitura” il cui fine è il totale controllo della forza lavoro, per gestire la transizione verso un’economia al cui interno, ai ceti popolari spetterà la pura sopravvivenza, mentre saranno salvaguardati i margini di profitto dell’imprenditoria e la continuità (soprattutto economica) del ceto politico.
Laddove non siano sufficienti il ricatto e le minacce nei confronti di coloro che non intendono farsi trattare come carne da macello, ecco entrare in ballo la repressione, esercitata sia dalle direzioni aziendali in prima persona che dalle forze di cui dispone lo Stato.
All’Ospedale San Paolo di Milano sono in atto una serie di pesanti manovre repressive da parte della direzione per colpire chi, come l’USI-AIT, si oppone alla cattiva gestione della struttura e ai licenziamenti di delegati scomodi.
Alla Ikea di Piacenza, teatro sin dal 2012 di una lotta durissima tra i lavoratori delle cooperative organizzati dal SICobas e la direzione locale, la tensione è nuovamente alle stelle. L’Ikea – per il tramite della cooperativa di turno – si è voluta disfare di 33 lavoratori tra i più sindacalizzati e decisi nella lotta, con il fine ultimo di colpire proprio il SICobas.
Per il reintegro del 33 facchini sospesi dal lavoro, SICobas e ADL Cobas hanno indetto per il 26 Luglio prossimo una giornata nazionale di boicottaggio contro la Ikea.
La Commissione mondo del lavoro della Federazione Anarchica Italiana esprime la piena solidarietà nei confronti dei lavoratori colpiti dalla repressione e invita a partecipare alle iniziative messe in atto dai lavoratori dell’Ospedale San Paolo di Milano ed alla giornata di lotta e boicottaggio contro l’Ikea.
La Commissione Mondo del Lavoro-F.A.I.

 

 

Posted in Generale, Lavoro, Repressione.

Tagged with , , , , , , , .


Giornata in memoria di Filippo Filippetti – anarchico livornese, antifascista, uccso dai fascisti

SONY DSC

Giornata in memoria di Filippo Filippetti
anarchico livornese, antifascista, ucciso dai fascisti

Sabato 2 agosto 2014

ore 18:30 Commemorazione presso la lapide
Via Provinciale Pisana 354, Livorno (andando verso Via Firenze, alla ex-scuola di fronte al circolo ARCI “Tamberi”)

dalle ore 21:00 Mostre, distribuzione stampa e materiale anarchico
presso il Teatro Officina Refugio, Scali del Refugio, Livorno

Filippo Filipetti, giovane anarchico, viene ucciso il 2 agosto 1922 dai fascisti mentre si oppone, assieme ad altri antifascisti, ad una spedizione punitiva contro Livorno.
Il 2 Agosto 1922 un gruppo di giovani antifascisti, tra i quali alcuni anarchici, ingaggia uno scontro armato nei pressi di Pontarcione con i camion dei fascisti. Muore nella sparatoria Filippo Filippetti, membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell’USI per il settore edile.
Nell’estate del 1922 si giocano le ultime per fermare la reazione antiproletaria: il paese è attraversato da un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio e singoli militanti; si contano decine di morti fra gli antifascisti.
Da mesi l’Unione Anarchica Italiana e il giornale “Umanità Nova” si battono a sostegno del movimento degli Arditi del Popolo, per costituire un fronte unico proletario che organizzi la difesa.
Su iniziativa del Sindacato Ferrovieri Italiano è costituita l’Alleanza del Lavoro, a cui partecipano tutti i sindacati, con l’appoggio dell’Unione Anarchica, del Partito Repubblicano, del Partito Comunista e del Partito Socialista.
L’Alleanza del Lavoro indice uno sciopero generale ad oltranza per fermare le violenze fasciste a partire dalla mezzanotte del 31 luglio.
I fascisti finanziati da agrari e industriali, armati da Carabinieri ed Esercito, protetti dalla monarchia e dalla chiesa, aggrediscono le roccaforti operaie.
In molte città, fra cui Piombino, Ancona, Parma, Civitavecchia, Bari i fascisti vengono respinti anche grazie all’azione degli Arditi del Popolo. Nel momento in cui la resistenza operaia cresce, CGL e PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si ritireranno dalla lotta, aprendo la strada alla rappresaglia armata del Governo.
Livorno è uno dei centri dello scontro. Tra il 1° e il 2 Agosto 1922 squadre fasciste provenienti da tutta la Toscana lanciano la caccia agli antifascisti livornesi, facendo irruzione nei quartieri popolari che resistono all’invasione.
Molti furono gli assassinati in quei giorni. Popolani, militanti comunisti, anarchici, repubblicani e socialisti, tra i quali Luigi Gemignani, Gilberto Catarsi, Pietro Gigli, Pilade Gigli, Oreste Romanacci, Bruno Giacomini e Genoveffa Pierozzi.
Negli scontri in periferia viene ucciso il giovane anarchico Filippo Filippetti.
Gli anarchici invitano tutti gli antifascisti a partecipare alla commemorazione.

Federazione Anarchica Livornese
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

Collettivo Anarchico Libertario
collettivoanarchico@hotmail.it
http://collettivoanarchico.noblogs.org/

Posted in Anarchismo, Antifascismo, Generale, Iniziative.

Tagged with , , , , , , , , , , , , , , .


Due popoli, una terra, nessuno stato!

riceviamo e pubblichiamo

resistenza

(trad: Resistenza!)

Due popoli, una terra, nessuno stato!

Migliaia di palestinesi in fuga da Gaza, centinaia assassinati dalle forze armate israeliane negli attacchi di rappresaglia; il governo di Israele accusa quello di Gaza di essere terrorista, il governo di Gaza accusa quello di Israele di essere razzista e imperialista.

L’ennesimo attacco a Gaza è solo un altro episodio della lunga guerra di supremazia in Medio Oriente, guerra che ha già provocato centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, miseria e devastazione in tutti i paesi.

Quanto è avvenuto e continua ad avvenire in quella martoriata regione dimostra che ogni governo è in realtà una banda criminale, che basa la sua politica di potenza sulle montagne di cadaveri che si lascia dietro. La guerra che combattono i governi mediorientali è voluta e protetta dalle grandi potenze, che a loro volta combattono le proprie guerre.

L’Italia sostiene direttamente la politica di guerra dello stato di Israele: proprio in questi giorni l’Alenia Aermacchi, del gruppo Finmeccanica, ha consegnato all’aviazione militare israeliana i primi due velivoli di una commessa di 30 caccia da addestramento M346. Inoltre, con l’operazione “Mare Nostrum”, lo stesso governo partecipa allo scontro imperialistico nel Mediterraneo ed è direttamente responsabile dei morti nei naufragi di chi cerca di raggiungere l’Italia.

La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana denuncia l’ennesima strage terroristica provocata dal governo israeliano, denuncia il ruolo dello stato italiano nella crescita del clima di guerra nel Mediterraneo, con l’acquisto degli F-35, con l’operazione “Mare Nostrum”, con il beneplacito alla costruzione, da parte della Marina USA, del MUOS di Niscemi.

Esprime la propria solidarietà alla popolazione palestinese, massacrata dai bombardamenti e dalle rappresaglie israeliane e schiacciata dalla sua classe politica che fonda il proprio potere sul militarismo dogmatico e sulla corruzione.

Invita a sostenere quanti in Israele e in Palestina si battono contro la guerra e per la solidarietà internazionalista, come il gruppo “Anarchici contro il Muro”; esprime la propria solidarietà e invita a sostenere quanti in Italia si battono contro il militarismo e l’imperialismo, a partire dalla manifestazione No-MUOS del 9 agosto a Niscemi. Ogni azione antimilitarista infatti è anche un concreto atto di denuncia contro le guerre, in solidarietà con le vittime dei massacri voluti dagli Stati e dalle classi dominanti.

Due popoli, una terra, nessuno stato!

Senza governi nessuna guerra!

Commissione di corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana

cdc@federazioneanarchica.org

http://federazioneanarchica.org/

Posted in Anarchismo, Antimilitarismo, Antirazzismo, Generale, Internazionale.

Tagged with , , , , , , , , , , , , , .


Resoconto dell’assemblea “DISOCCUPATI, SOTTOCCUPATI, PRECARI: L’UNIONE E’ LA NOSTRA FORZA!”

1474614_10201018445600189_1504042706_n

Resoconto dell’assemblea “DISOCCUPATI, SOTTOCCUPATI, PRECARI: L’UNIONE E’ LA NOSTRA FORZA!

Si è tenuta mercoledì 2 luglio a Livorno, l’annunciata assemblea sulla disoccupazione, organizzata dal Collettivo Anarchico Libertario, dalla Federazione Anarchica Livornese e dalla CIB-Unicobas. Buona la presenza del pubblico, che ha partecipato attivamente al dibattito. L’assemblea è stata introdotta da quattro interventi: il primo intervento, riprendendo e ampliando quanto già pubblicato sull’opuscolo astensionista preparato dalla Federazione Anarchica Livornese in occasione delle ultime elezioni amministrative, ha descritto il disastro dell’occupazione a Livorno, a cui si accompagna il peggioramento dell’assistenza socio sanitaria e il fenomeno, sottovalutato, dell’emigrazione all’estero. L’intervento successivo ha preso in esame due settori specifici, quello del lavoro portuale e delle cooperative sociali, dove si intersecano ricorso sfrenato al lavoro straordinario e fenomeni di sottoccupazione. Il terzo tema affrontato è quello specifico della disoccupazione giovanile, con le misure prese dal governo col Piano Garanzia per i Giovani e con il decreto interministeriale Formazione in azienda – Apprendistato nella scuola di secondo grado, una vera e propria formazione alla precarietà, con riflessi negativi anche per l’occupazione nella scuola. L’ultimo intervento si è imperniato sugli aspetti politici della disoccupazione, sulla necessità di costruire un movimento unitario dei disoccupati e dell’unità di tutti gli sfruttati, disoccupati, sottoccupati, precari, lavoratori a tempo indeterminato per la riduzione dell’orario di lavoro, sulla base dell’autorganizzazione, dell’azione diretta, della sfiducia in chi è al governo e in chi vuole andarci.

Al termine dell’articolato dibattito, si è deciso di dare continuità all’iniziativa, utilizzando gli interventi per un opuscolo di propaganda, con l’obiettivo di organizzare delle iniziative pubbliche di agitazione, e di proporre una campagna nazionale su questi temi, anche qui con iniziative pubbliche di agitazione.

l’incaricato

Posted in Anarchismo, Generale, Iniziative, Lavoro, Scuola/Università.

Tagged with , , , , , , , , , .


DISOCCUPATI, SOTTOCCUPATI, PRECARI: L’UNIONE È LA NOSTRA FORZA!

1474614_10201018445600189_1504042706_n

 

DISOCCUPATI, SOTTOCCUPATI, PRECARI:
L’UNIONE È LA NOSTRA FORZA!

Livorno è la città toscana con il più alto tasso di disoccupazione; drammatica la disoccupazione giovanile, che nel 2012 arrivava al 59% nella fascia 14/24 anni (al netto degli studenti), per non parlare degli scoraggiati, della cassa integrazione, delle liste di mobilità, degli esodati; collegata alla disoccupazione c’è anche l’emigrazione: Livorno ha più di 11mila residenti all’estero, il 7% degli abitanti, ed è all’unidicesimo posto tra i comuni italiani, ed è collegata anche la sottooccupazione: si tratta di lavoratori a tempo indeterminato che hanno un orario di lavoro inferiore a quello contrattuale, e percepiscono una retribuzione inferiore.
Intanto il nuovo sindaco non se ne occupa, segno dell’indifferenza e dell’impotenza delle istituzioni.

Il governo fa propaganda sulla disoccupazione giovanile: prima delle elezioni europee aveva annunciato un vertice europeo, annuncio che dopo le elezioni è stato rinviato a data da destinarsi. Al di là della propaganda, l’azione concreta del governo italiano e dell’Unione Europea ha come risultati il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli sfruttati, l’ulteriore crescita della precarietà e l’attacco alle libertà politiche e sociali. Il modello Renzi, di cui il job act fa parte, sta rendendo tutti i lavoratori ancor più precari di quanto non lo erano già.
La soluzione del problema della disoccupazione è nelle nostre mani: dobbiamo unirci, portare la nostra protesta tutti i giorni davanti alle istituzioni. I disoccupati hanno il diritto di rivendicare la casa e il soddisfacimento dei bisogni essenziali, per sé e le loro famiglie e, di fronte all’indifferenza delle istituzioni, provvedere con l’azione diretta.
Lo straordinario, il sabato lavorativo, il lavoro festivo, l’innalzamento dell’età per andare in pensione hanno aggravato la disoccupazione, hanno aggravato la condizione dei giovani.
Bisogna costruire un fronte di lotta comune fra disoccupati, precari e lavoratori a tempo indeterminato, per la riduzione dell’orario e del tempo di lavoro.
Ovunque persone senza lavoro e, accanto ad esse, mezzi di produzione inutilizzati, terreni incolti, a fronte di bisogni insoddisfatti, dalla casa, alla salute, all’istruzione; gli sfruttati possono risolvere questa contraddizione levando ai capitalisti il possesso dei mezzi di lavoro e quindi la direzione della produzione.
La soluzione dei nostri problemi non può venire né dai capitalisti né dalle istituzioni:
nessuna fiducia a chi è al governo e a chi vuole andarci!

Discutiamone insieme

Mercoledì 2 luglio alle ore 21,30, presso la sede della Federazione Anarchica Livornese – Via degli Asili 33, Livorno.

Organizzano:
CIB-Unicobas
Collettivo Anarchico Libertario
Federazione Anarchica Livornese

Posted in Anarchismo, Generale, Iniziative, Lavoro.

Tagged with , , , , , , , , .


Ancora sangue in Turchia

ia

Ancora sangue in Turchia

tifiamo rivolta

Nel Kurdistan turco l’opposizione che da sempre la popolazione ha dimostrato contro la militarizzazione del territorio, si è sviluppata alla fine dello scorso maggio in un forte movimento di resistenza popolare contro la costruzione di nuove caserme militari. La militarizzazione del Kurdistan condotta dal governo turco guidato da Recep Tayyip Erdoğan, leader del partito conservatore-religioso AKP, è stata portata avanti nonostante il processo di pace in atto da quando il PKK, il 21 marzo del 2013, aveva annunciato il cessate il fuoco ed iniziato a ritirare i propri guerriglieri dal territorio turco.

Da aprile nuove azioni di protesta avevano posto l’attenzione sull’inasprimento della militarizzazione dei distretti orientali della Turchia e sull’accelerazione dei lavori per la costruzione di nuove postazioni militari. Dal 24 maggio poi la protesta si è estesa, assumendo forme più radicali. La popolazione ha infatti organizzato alcuni blocchi sulla strada Diyarbakir-Bingöl allo scopo di impedire il passaggio dei mezzi da lavoro per i cantieri delle installazioni militari, e per rallentare l’arrivo di nuove truppe.
Sabato 7 giugno le forze speciali turche hanno lanciato un attacco per disperdere i blocchi stradali a Lice, uno dei principali centri della resistenza. Nel corso degli scontri le forze di sicurezza turche hanno aperto il fuoco sui manifestanti disarmati, uccidendo Ramazan Baran, 24 anni, e Abdulbaki Akdemir, 50 anni. Altre persone sono rimaste ferite. Il giorno seguente manifestazioni contro la repressione ed in solidarietà con la popolazione di Lice si sono tenute in moltissime città della Turchia, tra cui Istanbul, Izmir e Adana. Ad Istanbul ci sono stati duri scontri tra manifestanti e polizia nei quartieri di Okmeydanı e Gazi; mentre a Diyarbakır, principale città del Kurdistan, migliaia di persone hanno preso parte al corteo funebre di Ramazan Baran, che si è trasformato in una vera e propria manifestazione di rabbia contro la brutalità della repressione messa in campo dal governo turco, al termine della quale ci sono stati duri scontri con la polizia.
La strage di Lice non ha fatto che estendere la protesta a tutto il Kurdistan. Nei giorni seguenti infatti si sono moltiplicate le manifestazioni, alle quali il governo turco ha reagito ancora con la brutale repressione. Il 9 giugno a Siirt un ottantenne è morto, sopraffatto dai gas lacrimogeni. Un altro ragazzo di sedici anni è stato ucciso domenica 15 giugno ad Adana, colpito alla testa da una granata stordente della polizia sparata a distanza ravvicinata. Sono quattro per ora i manifestanti uccisi dal terrorismo di Stato in questi giorni, i feriti sarebbero sedici, mentre tra i quasi duecento fermati, a diciannove sarebbe stato confermato lo stato di custodia.

I movimenti curdi hanno denunciato il comportamento del governo turco come provocatorio ed ipocrita, volto a far saltare ogni possibilità di soluzione per il processo di pace in corso, affermando che dall’inizio del processo l’esecutivo guidato da Erdoğan non ha fatto alcun passo reale nel senso della pacificazione.
Il governo turco in effetti ha continuato ad installare nuove strutture militari e ad inviare truppe di rinforzo in Kurdistan, tanto che già lo scorso anno si erano registrate manifestazioni contro le nuove caserme. Fu proprio nel distretto di Lice che, il 28 giugno 2013, le forze di sicurezza turche spararono su una manifestazione contro la costruzione di una avamposto militare della Gendarmeria, uccidendo il diciottenne Medeni Yıldırım e provocando diversi feriti.

Ancora una volta Lice è centro della resistenza popolare contro la militarizzazione condotta dal governo turco. Ancora una volta lo Stato turco reprime nel sangue ogni protesta.

Certamente però la tensione degli ultimi mesi in Kurdistan non è esclusivamente dovuta all’installazione di nuove strutture militari. La popolazione infatti, protestando contro la militarizzazione e la repressione, contesta non solo al governo l’atteggiamento provocatorio tenuto nell’ambito del processo di pace, ma anche la forte impronta autoritaria che, più in generale, caratterizza l’esecutivo di Erdoğan nella sua azione di governo. Questo avviene in un periodo complesso per la Turchia. In primo luogo il ciclo di lotte che si è aperto lo scorso anno con la rivolta nata da Gezi Park appare ben lontano dal concludersi, sembra anzi aver aperto nuovi scenari di conflitto sociale in Turchia. Il movimento della scorsa estate infatti sembra aver dato nuovo respiro alle lotte dei lavoratori, mentre l’opposizione alla repressione ed al fascismo del governo diviene naturale punto di contatto tra la sinistra rivoluzionaria turca ed i movimenti curdi.
In secondo luogo le elezioni presidenziali che si terranno nel mese di agosto saranno certamente un punto di svolta per il paese. Per la prima volta in Turchia si terranno infatti elezioni dirette per la Presidenza della Repubblica, carica dal ruolo fino ad ora limitato, ma che con le riforme volute dal governo verrà ad assumere nuove funzioni e ad estendere il proprio potere.
Proprio Erdoğan dovrebbe essere il candidato dell’AKP alla Presidenza, ma il suo nome non è stato ancora ufficializzato: il partito al governo infatti aspetterà la fine di giugno per esprimere il proprio candidato. Il CHP invece, partito della sinistra “kemalista”, repubblicana, autoritaria e laica, ha stretto il 16 giugno uno storico accordo con il partito ultranazionalista di estrema destra MHP, per esprimere un nome comune per le presidenziali: il candidato dei due principali partiti d’opposizione sarà Ekmeleddin İhsanoğlu, ex segretario generale dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica, un candidato forte perché può far confluire all’opposizione anche parte dei voti religiosi.
Nelle elezioni presidenziali i due partiti che sostengono i diritti della popolazione curda e che siedono in parlamento, il BDP e l’HDP, giocheranno certo un ruolo determinante. Questi partiti hanno dichiarato che concorreranno al primo turno con un proprio candidato, mentre per il secondo turno valuteranno quale candidato possa dare garanzie su libertà, democrazia e questione curda.
In questa ottica il BDP e l’HDP non ritengono che la politica dell’AKP ed in particolare la figura di  Erdoğan possa offrire tali garanzie. Il 12 giugno, in un incontro con il leader del CHP Kemal Kılıçdaroğlu, esponenti di BDP e HDP avevano valutato come possibile il proprio sostegno, nel secondo turno delle votazioni, al CHP, qualora il candidato dell’opposizione assicuri le garanzie da essi richieste. Certo il patto stretto dal CHP con il partito ultranazionalista MHP, su posizioni razziste, legato ai Lupi Grigi, e che ha da sempre attaccato anche fisicamente le minoranze, potrebbe escludere il sostegno dei curdi al candidato dell’opposizione.

Mancano meno di due mesi al primo turno delle presidenziali e lo scenario elettorale appare sempre più fosco per gli sfruttati, per chi lotta contro l’oppressione. Ma noi sappiamo bene dove guardare, la soluzione è nella lotta contro il terrorismo di Stato e contro la devastazione capitalista, la soluzione è nelle lotte quotidiane, che si intrecciano creando reti di solidarietà, al di là dei confini e degli accordi di partito.

Dario Antonelli

 

———-

Questo articolo sarà pubblicato su “Umanità Nova” n. 21 del 22 giugno 2014.

Puoi acquistare il nuovo numero del settimanale anarchico presso le edicole di Piazza Garibaldi, Piazza Damiano Chiesa e di Piazza Grande (angolo Bar Sole), presso l’edicola Dharma Viale di Antignano 110, la Libreria Belforte in Via della Madonna e presso la sede della Federazione Anarchica Livornese in Via degli Asili 33 (apertura ogni giovedì dalle 18 alle 20)

Posted in Anarchismo, Antimilitarismo, Generale, Internazionale, Repressione.

Tagged with , , , , , , , , , , , , , .


LA SETTIMANA ROSSA CONTINUA!

settross

 

LA SETTIMANA ROSSA CONTINUA!

Sono passati cento anni dalla Settimana Rossa, un movimento popolare spontaneo di rivolta iniziato il 7 giugno del 1914 in seguito all’assassinio di tre dimostranti da parte dei carabinieri in Ancona. La rivolta si estese in moltissime città e terminò dopo una settimana a causa del tradimento dei dirigenti del PSI e della CGL, che si ritirarono dalla lotta determinando un ulteriore inasprimento repressivo
Il 7 giugno 1914 i gruppi anarchici, quelli antimilitaristi, l’Unione Sindacale Italiana, i giovani socialisti, il Partito Socialista e il Partito Repubblicano si erano accordati per una manifestazione di protesta antimilitarista e antimonarchica, da realizzarsi in tutto il Paese nel giorno in cui la monarchia celebrava la sua festa. L’eccidio di Ancona ha come risposta lo sciopero generale in città e in tutta Italia; il movimento si estende rapidamente nelle Marche e in Romagna, mentre scontri si hanno in tutte le principali città italiana, scontri che il governo affronta con la massima repressione, mobilitando completamente l’esercito.
Il movimento anarchico fu l’anima della lotta, come lo era stato nella campagna antimilitarista per la liberazione di Augusto Masetti.
Lo sviluppo del Movimento anarchico negli anni che precedettero la Settimana Rossa è legato al lavoro di chiarificazione teorica, all’elaborazione dei valori dell’anarchismo, al consolidamento delle relazioni fra gruppi e compagni, alla definizione di un programma comune e rivolto all’intervento nel movimento operaio, combattendo le influenze borghesi che penetravano nel movimento e superando l’individualismo fine a se stesso; allo stesso tempo in questi anni venivano anche precisati obiettivi pratici e di organizzazione rivoluzionaria.
Questo lavoro aveva visto come protagonisti Pietro Gori, Luigi Fabbri, Luigi Bertoni, Errico Malatesta, per citare solo i più noti, e si era sviluppato attraverso periodici, come “L’Agitazione”, “Il Pensiero”, “Volontà”.
Ricordare oggi la Settimana Rossa significa ricordare non solo il ruolo determinante delle lotte antimilitariste nello scontro con i governi, ma anche il percorso di sviluppo che attraversò allora il movimento anarchico, percorso che può darci utili insegnamenti nella costruzione di una forza rivoluzionaria all’altezza delle attuali esigenze di trasformazione sociale .

GIOVEDI’ 19 GIUGNO
presso
FEDERAZIONE ANARCHICA LIVORNESE v.Asili 33

serata di rievocazione, dibattito e attualizzazione
nel centenario della SETTIMANA ROSSA

ore 20 aperitivo
ore 21 dibattito

Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario

Posted in Anarchismo, Antimilitarismo, Generale, Iniziative, Repressione.

Tagged with , , , , , , , , , , , , , , , , , .


Fascisti italiani in Ucraina, a Donetsk come a Kiev.

fascisti a donetsk

Fascisti italiani in Ucraina.

A Donetsk come a Kiev.

Dopo i numerosi articoli che nelle scorse settimane hanno fatto luce sulla presenza di fascisti italiani in Ucraina tra i gruppi armati neonazisti che sostengono e compongono il governo di Kiev, si ricordi in proposito il caso di Francesco Fontana, il 10 giugno RaiNews ha dato notizia dell’arrivo di un gruppo di volontari italiani a Donetsk per combattere le truppe di Kiev. La notizia è stata ripresa anche da altre testate italiane.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/A-Donetsk-sono-arrivati-volontari-italiani-per-combattere-le-truppe-di-Kiev-9480d2a5-99e6-48d2-b884-36cad0c80999.html?refresh_ce


RaiNews indica questi volontari come “membri dell’organizzazione antifascista italiana Millennium” ed afferma che “sono giunti a Donetsk dove saranno inquadrati nelle milizie paramilitari filorusse comandate dal sedicente comandante in capo delle forze armate della Repubblica Popolare di Donetsk, Igor Strelkov.”
Stando all’articolo la notizia sarebbe stata lanciata dal portale russo Lifenes.ru, che avrebbe citato la pagina di Pavel Gubarev, Governatore del popolo della Repubblica di Donetsk.
Secondo quanto riportato da RaiNews, Gubarev afferma “che gli italiani «hanno espresso la volontà di sostenere la Repubblica Popolare di Donetsk nella sua resistenza contro le autorità di Kiev che conducono le operazioni militari contro il proprio popolo nel Sud-Est dell’Ucraina». Gli italiani saranno messi a disposizione del comandante in capo Igor Strelkov e intendono anche attivare un canale per la raccolta in Italia e l’invio a Donbass degli aiuti umanitari.”
L’articolo si chiude riportando che “Il sindaco popolare di Donetsk Pavel Gubarev ha confermato inoltre la presenza dei volontari russi e polacchi in diverse formazioni militari dei separatisti. Sempre secondo Gubarev, in breve i separatisti intendono costituire delle vere e proprie formazioni militari, una sorta di brigate internazionali composte da volontari stranieri, con la partecipazione di italiani, spagnoli, francesi e canadesi.”

Chi sono questi volontari?

L’articolo di RaiNews è corredato da una foto in cui tre persone tengono una bandiera tricolore italiana in cui campeggia, al centro, una stella rossa. Sullo sfondo una grande scritta “Новороссия” (Nuova Russia), che sovrasta, su una sagoma, la bandiera dell’omonimo Stato nella quale è rappresentata una croce di Sant’Andrea nei colori bianco, rosso e blu.

Lo Stato Federale della Nuova Russia è una confederazione nata ufficialmente il 24 maggio scorso in seguito ad un accordo tra le repubbliche di Donetsk e Lugansk, autoproclamatesi indipendenti dall’Ucraina nello scorso Aprile. Stessa bandiera e stesso nome ha il Partito della Nuova Russia, fondato circa un mese fa, di orientamento separatista e Pro-Russo, nonché fortemente influenzato dall’eurasiatismo del fascista russo Aleksandr Dugin, già ideologo del Partito Nazionalbolscevico russo. È proprio il Partito della Nuova Russia ad aver preparato e deciso la nascita del nuovo stato federale, la cui creazione è stata infatti dichiarata durante il primo congresso del partito il 22 maggio scorso, al quale era presente anche Dugin. Il termine Nuova Russia è ripreso dal nome della regione storica che coincide con i territori a nord del Mar Nero che, nel corso del XIX secolo, l’Impero Russo conquistò sottraendoli all’Impero Ottomano. Pavel Gubarev, il Governatore del Popolo della Repubblica di Donetsk che avrebbe accolto i volontari italiani, è anche leader del Partito della Nuova Russia. Gubarev ha militato in passato nel Partito Socialista Progressista d’Ucraina, ma anche nella formazione neonazista Unità Nazionale Russa (Русское Национальное Единство).

Ma in questo calderone di nazionalismo russo, neonazismo ed eurasiatismo, cosa c’entrano il tricolore con la stella rossa, un’organizzazione “antifascista” italiana e le “brigate internazionali”?

L’organizzazione italiana “Millennium” che ha inviato volontari a Donetsk non è certo antifascista. Il gruppo “Millennium” dichiara sul proprio sito di non essere “né neofascista né antifascista”. Infatti non sono neofascisti, sono nazisti.
“Millennium” ha organizzato assieme al Gruppo Alpha, organizzazione giovanile neonazista degli Hammerskin di Lealtà e Azione, un convegno al Politecnico di Milano il 17 gennaio scorso. In tale occasione 200 compagni intervenuti per fermare l’iniziativa neonazista vennero caricari dalla polizia davanti al Politecnico.
Ma non è tutto. Il gruppo “Millennium” è legato alla rivista “Eurasia” il cui direttore è il noto neofascista Claudio Mutti implicato nello stragismo nero.
Questi volontari italiani sono quindi membri di un gruppo che condivide l’eurasiatismo del fascista russo Aleksandr Dugin e il nazionalismo del Partito della Nuova Russia.
La matrice nazista del gruppo “Millennium” è ancora più chiara se si va a leggere il suo manifesto politico: “I Popoli, depauperati da ogni sovranità e potere decisionale, rendono ogni autorità alle minoranze che dirigono gli affari mondiali secondo il proprio interesse. Culture e religioni muoiono esangui sugli altari dei simulacri postmoderni. La nuova legge è il Caos.
In questo contesto Millennium afferma la propria azione ordinatrice. Millennium si identifica nel ruolo del partito rivoluzionario europeo, impegnato nella liberazione dell’Europa dal giogo unipolare e nell’edificazione di un paradigma culturale europeo. All’entropia incipiente, Millennium contrappone le leggi risorte della Giustizia, della Tradizione e della Comunità.”

Non ci è dato sapere se in questo caso è RaiNews ad aver giocato con la fantasia, tirando fuori sedicenti “organizzazioni antifasciste” e addirittura le “Brigate internazionali”, o se siano i neonazisti di “Millennium” a voler creare ulteriore confusione utilizzando simboli e parole d’ordine tipiche dell’antifascismo. Probabilmente sono entrambe le cose.

Tuttavia è chiaro che il gruppo “Millennium” fa parte di quella corrente rosso-bruna ed eurasiatista di chiara matrice nazista e che i suoi volontari a Donetsk sono dunque nazisti. La stessa corrente in cui si colloca il Partito della Nuova Russia, fautore dello Stato Federale della Nuova Russia.

Si deve quindi fare chiarezza sulla situazione in Ucraina, smascherando i gruppi neofascisti che agiscono nel conflitto. Bisogna rendersi conto che anche Donetsk come a Kiev i fascisti sono al governo, strumento delle potenze imperialiste che si contendono l’Ucraina.

Il caso dei volontari del gruppo nazista “Millennium” mostra quanto sia urgente riaprire un dibattito serio sulla situazione in Ucraina. Quanto accade oggi in Ucraina ci mostra cosa può accadere quando la classe lavoratrice è ridotta in ginocchio, divisa e disorientata, in questo caso da decenni di capitalismo di stato e da venti anni di capitalismo selvaggio. Per questo è importante chiarire le posizioni in un dibattito che rifiuti la propaganda delle potenze in campo e che metta al centro l’internazionalismo, coscenti che solo la forza dell’unità di classe che rompe le frontiere imposte dagli stati può fermare la guerra e può abbattere i regimi fascisti che oggi si fronteggiano in Ucraina.

 

Posted in Antifascismo, Generale, Internazionale.

Tagged with , , , , , , , .


Ballottaggio? Si cambia con la lotta, non col voto!

pubblichiamo il testo del volantino che sarà diffuso durante il presidio astensionista di oggi giovedì 5 giugno. Appuntamento in Via Grande (angolo Via Cogorano, di fronte a Libreria Giunti) ore 17:30

1474614_10201018445600189_1504042706_n

BALLOTTAGGIO?

SI CAMBIA CON LA LOTTA, NON COL VOTO!

La campagna elettorale per il ballottaggio che si terrà l’8 giugno a Livorno tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sta toccando il ridicolo, da una parte come dall’altra. Fino al 25 maggio ogni lista, esibendo miseri programmi, puntava alla propria specifica affermazione demonizzando l’altra. Ora tutto è messo da parte per la ricerca delle alleanze: Intrighi, accordi, pressioni, voltafaccia, cambi di schieramento. Il ballottaggio mostra una volta di più il vero senso delle elezioni: accordi di potere, spartizione di seggi, compromessi per gestire l’esistente. Anche i nuovi arrivati sono ben disposti a “sporcarsi le mani”. Altro che cambiamento!

Chiunque vinca queste elezioni, la città continuerà ad essere devastata e saccheggiata dai nuovi amministratori proprio come dai vecchi. L’esperienza insegna che gli eletti, non sottoposti a controllo e revoca, finiscono sempre per tradire le promesse elettorali.

Chi governa imporrà, in nome dell’emergenza, della crisi, dei piani nazionali, delle compatibilità, gli interessi economici di pochi piuttosto che quelli della collettività.

Chi sarà all’opposizione si limiterà, quando lo riterrà opportuno, a qualche “lamentela”, stando perfettamente dentro il gioco istituzionale, che vuol dire non mettere in discussione l’equilibrio esistente.

Tutti sanno che la resistenza agli sfratti e alla disoccupazione, la lotta per la casa, così come l’opposizione ai piani di sperpero di risorse e aumento di nocività come il nuovo ospedale, il rigassificatore, il megainceneritore, la discarica del Limoncino, non è stata condotta in Consiglio Comunale dai mummificati rappresentanti delle minoranze, ma nelle piazze dai comitati, dai movimenti, dalle persone che si organizzavano per lottare.

L’organizzazione sociale, la produzione e la distribuzione dei beni, la gestione delle nostre città, l’esercizio delle libertà individuali e collettive, la difesa della salute e dell’ambiente, sono cose troppo importanti per essere delegate a poche persone!

Non delegare, non votare. Ti chiedono di scegliere tra la sicurezza del “vecchio” che ben conosciamo per i disastri prodotti sotto la maschera di sedicente sinistra e la presunta sfida di un “nuovo” che puzza già di vecchio e di compromesso con la destra. Non sottometterti al ricatto. Non scegliere il meno peggio.

L’alternativa è quella della mobilitazione in prima persona, della autorganizzazione nelle lotte sociali, della scelta antistituzionale.

Nella campagna elettorale la realtà degli sfruttati, del proletariato, della classe operaia non ha spazio. Lo spazio della classe antagonista è nel gesto antagonista al rito elettorale: l’astensionismo.

NON VOTARE, LOTTA!

Federazione Anarchica Livornese

Collettivo Anarchico Libertario

Posted in Anarchismo, Generale, Iniziative.

Tagged with , , , , , , , , , , , .


SI CAMBIA CON LA LOTTA, NON COL VOTO! PRESIDIO ASTENSIONISTA

IMG_5459

SI CAMBIA CON LA LOTTA, NON COL VOTO!

PRESIDIO ASTENSIONISTA

Giovedì 5 giugno dalle ore 17:30

Via Grande, angolo Via Cogorano (di fronte alla libreria Giunti)

Dalle ore 17:30 distribuzione di libri e giornali anarchici e libertari, volantinaggio ed interventi al megafono sulle ragioni dell’astensionismo e sulle proposte di lotta e trasformazione sociale portate avanti dal movimento anarchico.

Non affidarti a chi tradisce i tuoi interessi per sostenere banche, preti, padroni, militari e caste varie.
Non abbiamo bisogno di cambiare Sindaco, ma di un reale cambiamento sociale rivoluzionario.

NON VOTARE, NON PARTECIPARE ALLA TUA OPPRESSIONE!

ORGANIZZATI E LOTTA – PER COSTRUIRE L’AUTOGOVERNO E L’AUTOGESTIONE!

Federazione Anarchica Livornese

Collettivo Anarchico Libertario

Posted in Anarchismo, Generale, Iniziative.

Tagged with , , , , , , , , .