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Il gioco delle tre carte di Maroni

da: http://senzafrontiere.noblogs.org

Da settimane il governo italiano – in prima fila il ministro dell’Interno Roberto Maroni – sta ballando tra Tunisi, Parigi e Bonn.
Alti funzionari dell’ENI viaggiano per la Cirenaica scossa dalla guerra per convincere il Governo di transizione a mantenere i contratti firmati con Gheddafi. Nel frattempo dalla Libia partono barconi pieni di profughi dal corno d’Africa.  I primi dopo lo stop imposto dal trattato di amicizia italo-libica. Chi non ce la fa chiude la sua vita nella grande bara azzurra del Mediterraneo.
Maroni, Berlusconi e Frattini hanno provato senza troppo successo a comprarsi il governo tunisino. Dopo aver annunciato in pompa magna che Tunisi si riprendeva in blocco i 22.000 ragazzi sbarcati negli ultimi mesi in cambio di soldi e armi, il governo italiano è stato smentito da Essebsi. Sono seguite trattative convulse. Tunisi, dopo aver incassato i permessi temporanei per chi era già in Italia, non sta mantenendo l’impegno di fermare nuove partenze.
Nel frattempo è arrivato il no dell’Unione Europea alla libera circolazione dei tunisini provenienti dall’Italia.
La premiata ditta gabbie, respingimenti e deportazioni sta facendo acqua da tutte le parti.
Maroni prova a fare il gioco delle tra carte tra Roma, Tunisi e Parigi. E perde.

Vi proponiamo le principali tappe di questa vicenda nella ricostruzione di TAZ laboratorio di comunicazione libertaria.
“Il mare ne ha inghiottiti duecentocinquanta. Quella che si è consumata il 6 aprile è stata una delle peggiori tragedie – se mai fosse possibile stilare una classifica dell’orrore – tra quelle conosciute nel Canale di Sicilia. Il mare era agitatissimo, la presenza del barcone viene segnalata in acque maltesi, ma le autorità della Valletta non intervengono perché «impossibilitate». I soccorsi partono dunque dall’Italia: tre motovedette, un aereo e un elicottero. C’è anche il peschereccio mazarese “Cartagine” che riesce a recuperare tre persone. Il mare forza 6 e una falla nel barcone rendono tutto complicatissimo. Gli immigrati cadono in acqua, donne e bambini compresi, proprio durante i tentativi di trasbordo. Se ne salveranno solo quarantotto, per la maggior parte eritrei e somali.
Nel frattempo, la politica ha messo in scena le sue miserie. È entrato in vigore lo speciale decreto del presidente del consiglio con il quale viene riconosciuto a tutti gli immigrati tunisini presenti in Italia da gennaio uno speciale permesso di soggiorno della durata di tre mesi, concepito per garantire la libera circolazione all’interno dell’area di Schengen. Il provvedimento è stato varato partendo dal presupposto che la stragrande maggioranza dei tunisini approdati nelle ultime settimane a Lampedusa ha manifestato apertamente la volontà di andare in Francia o in Germania considerando l’Italia una testa di ponte. E proprio da Francia e Germania è arrivata la doccia fredda.

Parigi ha dapprima contestato la legittimità dei permessi di soggiorno concessi dall’Italia, e poi è stata diramata una direttiva a tutte le prefetture d’Oltralpe che stabilisce requisiti molto rigidi per consentire l’apertura delle proprie frontiere ai tunisini. Stessa indisponibilità da parte della Germania, mentre la stessa Unione Europea – per mezzo di Cecilia Malmstrom, titolare del portafoglio interni della Commissione europea – ha chiarito che i permessi temporanei italiani non possono garantire la libertà di circolazione nell’area Schengen perché i tunisini sono migranti economici, e quindi sempre passibili di espulsione.
Non si pensi che, in tutto questo, il governo italiano sia formato da uomini giusti ma incompresi. L’accordo italo-tunisino voluto da Maroni prevede, infatti, che gli immigrati che arrivano in Italia da questo momento in poi vengano rimpatriati subito con procedure semplificate. Ovvero, deportazioni sbrigative dall’aeroporto di Lampedusa. In cambio, l’Italia donerà alle forze dell’ordine di Tunisi sei motovedette, quattro pattugliatori e un centinaio di fuoristrada per controllare meglio le coste e impedire nuove partenze. Un meccanismo che Maroni ha cinicamente descritto come una “chiusura del rubinetto”. Intanto, Lampedusa è stata evacuata dagli immigrati deportati nelle tendopoli allestite in Italia (specialmente al Sud), ma tutto è durato davvero poco perché gli sbarchi sono ripresi massicciamente.
Dalle tendopoli si riesce a scappare, specialmente a Manduria e Caltanissetta. Più blindata la tendopoli di Kinisia, nelle campagne fra Trapani e Marsala. Cinquecento immigrati vivono in un’area circondata da un doppio perimetro di rete metallica sorvegliato a vista da un agente in tenuta antisommossa ogni dieci metri, seduto su una sedia. Nonostante tutto, dieci immigrati sono riusciti a fuggire, ma solo in sei hanno effettivamente riconquistato la libertà.”

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LOCKLEAR SI FA LA BASE NATO A SPESE DELLA REGIONE CAMPANIA

da:  http://www.comidad.org

 

Sebbene confinata nelle cronache locali della Campania, si è appresa la notizia che a novembre di quest’anno dovrebbe essere consegnata all’ammiraglio Locklear la nuova base militare NATO di Giugliano, vicino al Lago Patria, già sede di un’altra storica base militare USA; ma anche vicino alla ex centrale nucleare del Garigliano, che è attualmente deposito di scorie nucleari, sia di provenienza civile che militare. La zona di Giugliano e della vicina Castelvolturno, che è in provincia di Caserta, è stata oggetto nel 2008 di una opportuna “ripulitura” delle baraccopoli degli immigrati, con un eccidio di lavoratori africani attribuito al solito Clan dei Casalesi. Sta di fatto che la Direzione Distrettuale Antimafia ha accertato che clan camorristici erano coinvolti nella costruzione sia della base che degli alloggi del personale americano. Il fatto che la NATO, dovunque sia allocata, risulti sempre in stretto rapporto con la criminalità organizzata del luogo, ovviamente è una pura coincidenza, che, nella circostanza, non ha mancato di stupire il coordinatore della DDA campana, il magistrato Franco Roberti. Si tratta probabilmente di uno stupore del tutto retorico, dato che Roberti non è affatto nuovo a quella scoperta dell’acqua calda che è l’intreccio affaristico tra NATO e crimine organizzato. (1) La nuova base di Giugliano Lago Patria, secondo le dichiarazioni ufficiali, dovrebbe sostituire la storica base NATO di Bagnoli, anche se ai tempi di restituzione di quell’area non si accenna neppure. Il trasferimento del Comando di Bagnoli già è stato dilazionato al 2012, e di per sé ciò non comporta l’effettiva restituzione di quel territorio; perciò è probabile che Bagnoli segua la sorte di altre basi militari ufficialmente dismesse, ma in realtà ancora sotto controllo USA. La base aeronautica e missilistica NATO di Comiso avrebbe dovuto essere riconvertita per usi civili, anzi era diventata ufficialmente aeroporto civile nel 2007; uno scalo che, per una sorta di macabro scherzo, era stato intitolato a Pio La Torre, ucciso dalla mafia proprio per essersi opposto alla costruzione di quella base ed all’installazione dei missili. Nel 2008 la Giunta Comunale di centrodestra ha tolto l’intitolazione a Pio La Torre, tributando così un involontario onore al grande avversario della NATO e della mafia. In questi giorni, incidentalmente, si è però riparlato della base di Comiso come possibile asilo per immigrati, segno che questa riconversione dell’aeroporto dal militare al civile non è mai decollata sul serio; ma il ministro Maroni ci ha informato che il territorio della base non è ancora disponibile per altri usi. Il motivo dichiarato da Maroni è la fatiscenza di quella base, ma probabilmente è perché gli Stati Uniti non l’hanno mai davvero mollata. (2) L’ammiraglio Locklear intanto ha dovuto distogliere la sua preziosa attenzione dai bombardamenti democratici sulla Libia ed occuparsi dei ritardi nei lavori della base di Giugliano, sui quali dovrà relazionare a Bruxelles da qui a due mesi. Gli amministratori locali sono quindi sotto pressione da parte dei comandi NATO. Per rendere definitivamente operativa la base di Giugliano il presidente della Regione Campania, il presidente della Provincia, ed il sindaco di Giugliano, hanno dovuto prendere l’impegno di stanziare ulteriori finanziamenti, prelevandoli dai fondi Fas per lo sviluppo regionale, in modo da approntare le necessarie infrastrutture, sia viarie che idriche. Si tratta di opere faraoniche, data la vastità della struttura militare, dislocata su 330mila metri quadri. (3) Ma che c’entrano gli amministratori locali con una base militare NATO? E cosa sono questi “fondi Fas”? Ufficialmente la base NATO di Giugliano avrebbe dovuto essere finanziata dalle quote dei Paesi membri della NATO stessa; di fatto, però, persino la Giunta Regionale precedente, presieduta da Bassolino, aveva a sua volta stanziato fondi per la base di Giugliano, andando a bussare anche al governo per reperire altri finanziamenti. Tutte queste spese sono state giustificate accampando la consueta litania secondo cui queste strutture militari rappresenterebbero un’occasione di sviluppo economico ed occupazionale per le aree che le “ospitano”. (4) Non si tratta soltanto di slogan ad uso dei giornalisti, poiché nei bilanci pubblici le spese per le infrastrutture necessarie all’operatività delle basi militari non figurano come spese militari, bensì sotto la voce di “spese sociali”; ed infatti si va ad attingere direttamente ai fondi Fas, che le Regioni ricevono per destinarli allo sviluppo locale; ciò a dimostrazione ulteriore che la spesa sociale effettiva non soltanto è una minima parte della spesa pubblica, ma è addirittura una quota infima di ciò che ufficialmente figura come spesa sociale. Insomma, i denari stanziati dalla Regione e dal governo per la base NATO di Giugliano, in quanto sotto la voce “fondi Fas”, passeranno alla storia finanziaria del Paese come spese per lo sviluppo del Mezzogiorno, secondo la regola aurea che impone che al danno debba sempre accompagnarsi la beffa. (5) Dopo aver fatto pagare la base NATO di Giugliano ai contribuenti campani e italiani, l’ammiraglio Locklear già pensa al futuro; ed infatti, di qui a poco, anche i contribuenti libici potrebbero avere l’onore di pagarsi le loro basi USA e NATO, con tutti i business criminali annessi e connessi a queste basi. I vantaggi della democrazia!

(1) http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:5Sc_Qmf6sWwJ:www.antimafiaduemila.com/content/view/10290/138/+roberti+nato+cam€orra&cd=5&hl=it&ct=clnk&gl=it&source=www.google. http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:Sqp2bE5eqSIJ:corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/26-luglio-2010/camorra-ecco-identikit-capo-cupola-michele-zagaria-1703464465449.shtml+roberti+nato+zagaria&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=it&source=www.google.it

(2) http://www.ragusanews.com/articolo/20604/maroni-ex-base-nato-di-comiso-non-adatta-per-migranti

(3) http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/1-aprile-2011/nuovo-quartier-generale-natoa-lago-patria-novembre-consegna–190356593199.shtml

(4) http://www.comune.giugliano.na.it/index.php?param=n&idparam=569&ta=1&idamm=2

(5) http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:RTfB8Rv1AQoJ:www.denaro.it/VisArticolo.aspx%3FIdArt%3D578669+fondi+fas+campania&cd=1&hl=it&ct=clnk&gl=it&source=www.google.it

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Cineforum aprile-maggio 2011

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RIUNIONE ASSEMBLEA CONTRO I CENTRI DI ESPULSIONE

GIOVEDI’ 7 APRILE ALLE ORE 21:30, PRESSO IL C.S.A. GODZILLA

è CONVOCATA LA RIUNIONE DELL’ASSEMBLEA CONTRO I CENTRI DI ESPULSIONE

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Lager per immigrati: il modello toscano per “l’emergenza”

da: http://senzafrontiere.noblogs.org

 

Nei primi giorni di questa settimana, con l’arrivo di due traghetti della Grimaldi Lines, sono giunti in toscana circa 500 profughi da Lampedusa. I migranti sono stati suddivisi in una decina di piccole strutture, in 7 diverse province.
Inizialmente doveva essere predisposta un’unica tendopoli che avrebbe ospitato almeno un migliaio di profughi, nella campagna acquitrinosa di Coltano, vicino Pisa, nella ex Base LORAN della NATO. Questa scelta è stata poi abbandonata dal governo in seguito alle dure proteste degli abitanti della zona, di carattere chiaramente razzista ma cavalcate abilmente dal PD, che le ha trasformate in proteste contro il Lager e per il “modello toscano” di gestione dell’emergenza.
Il “modello toscano” proposto dal presidente della Regione Enrico Rossi è identico a quello che la giunta regionale, da Rifondazione al Pd, ha sempre sostenuto riguardo al CIE Toscano: creare varie strutture, piccole, gestibili, con associazioni di volontariato, più umane e più facilmente controllabili.
Così 30 persone sono state sistemate a Livorno in un ostello, ed altri piccoli gruppi sono stati destinati a strutture nelle province di Livorno, Pisa, Arezzo, Firenze, Siena e Pistoia.
Altre proteste ci sono state a Calambrone, zona balneare vicino Tirrenia, nel comune di Pisa. Là il PDL e la Confcommercio hanno infiammato gli animi degli esercenti e dei balneari che hanno inscenato una protesta “contro i clandestini” e per proteggere i profitti della “stagione turistica”, che a loro avviso sarebbero drasticamente calati se 100 profughi fossero stati destinati all’ex ospedale ortopedico del Calambrone.
Nella notte tra lunedì e martedì inoltre sono stati distrutti bagni e autoclave dell’ospedale, e compiute scritte razziste firmate con la croce celtica. La Regione ha così identificato a Sen Piero a Grado ed a San Rossore altri due siti alternativi.
È ancora più chiaro alla luce di questi fatti come sia il PD sia la destra sappiano muoversi con agilità per rimestare nella melma razzista che loro stessi hanno alimentato in questi anni.
Gli antirazzisti si sono mossi subito: sabato 2 aprile a Pisa si è tenuto un grande presidio contro la guerra, contro i lager e per la libertà di circolazione. Lunedì 4, al porto di Livorno, alcune decine di persone hanno partecipato al presidio in solidarietà con i migranti organizzato dall’Assemblea contro i Centri di Espulsione.

In questi giorni ci stiamo organizzando per continuare la lotta per la libertà di circolazione di tutte e di tutti.
La situazione è diversa in ogni località, a Livorno ad esempio i migranti possono uscire dalla struttura, basta che tornino a dormire, e possono ricevere visite da chiunque a qualsiasi ora.
In altre località la situazione è molto più difficile. Ci sono strutture chiuse dal filo spinato, dove è difficile anche per le associazioni entrare in contatto con i migranti, ci sono strutture che concedono visite ma non permettono ai migranti di uscire. L’intervento di chi lotta contro ogni razzismo e contro ogni frontiera non è facile, perché ci sono tante piccole strutture, disseminate per il territorio regionale, ognuna organizzata in modo diverso.
In un recente comunicato l’Assemblea contro i Centri di Espulsione di Livorno ha fatto appello “a tutte le antirazziste e gli antirazzisti per:
-Portare solidarietà concreta ai migranti
-Vigilare attivamente sul rispetto dei diritti dei migranti
-Respingere ogni forma di detenzione
-Sostenere i migranti nella rivendicazione della libertà di circolazione”

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Livorno: presidi di solidarietà ai migranti!

DA: http://www.kronstadt-toscana.org

 

Si è svolto ieri (4 aprile) a partire dalle 22h un presidio al porto di livorno per salutare i migranti in arrivo in Toscana.

Circa 30 persone   hanno srotolato degli striscioni con scritto Libertà, nessun uomo è illegale e libertà in arabo e in inglese.

Oggi (5 aprile) appuntamento alle 12.30 in villa Corridi per andare poi a Villa Morrazzana luogo in cui sono stati portati circa 30 migranti .

Al presidio di ieri sera erano presenti alcuni membri dell’Assemblea Contro i Centri di Espulsione di Livorno ed alcuni compagni e compagne che da Pisa hanno raggiunto il presidio per accogliere i migranti.

Nonostante  il no categorico dei funzionari di polizia alla richiesta di avvicinarci alla nave dove si erano posizionati anche i giornalisti, il presidio è comunque riuscito a intercettare il passaggio dei pullman subito all’uscita dal porto.

Il gesto di solidarietà umana e di sincero ben venuto che veniva dai partecipanti al presidio  è stato immediatamente compreso dai migranti che subito hanno sorriso e ci hanno salutato a loro volta.

L’importanza di avvicinarsi a delle persone cercando un contatto il più diretto possibile ,  mettendo da parte eventuali pregiudizi, ma anzi volendo capire la necessità dell’altro di ricerca di spazi e condizioni di libertà, può determinare l’inizio di un rapporto di conoscenza reciproca .

Crediamo che questi gesti di sincera solidarietà e di vicinanza umana verso  tutte le persone, in particolare le più svantaggiate, siano  un primo necessario passo per rompere i muri di paura  che si ergono quando non si conosce qualcosa o qualcuno.

La paura cavalcata da politicanti padroni e politici poi viene trasformata rapidamente in odio razzista e xenofobo.  Se invece contrapponiamo alla paura  l’empatia umana verso le persone attorno a noi possiamo iniziare a dialogare, comprendere e pertanto conoscere edificando sentimenti di  solidarietà da concretizzare poi in rapporti di appoggio mutuo.

Speriamo quindi che episodi come quello di ieri a Livorno si moltiplichino e che dal basso venga una risposta diversa da chi invece antepone costantemente interessi e privilegi ad ogni sentimento umano.

Berni

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Sbarcati nella notte i profughi. A Villa Morazzana il gruppo che soggiornerà a Livorno. Le foto

da: senzasoste.it

 

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E’ arrivata intorno alle 22.30 la nave “Superba” della Grimaldi con a bordi i profughi provenienti da Lampedusa. Ad attenderli al molo Sgarallino un ingente schieramento di forze di polizia, volontari dell’assistenza, sindaco e presidente della provincia, oltre a numerosi operatori di tv locali e nazionali. I migranti giunti a Livorno dopo una giornata intera di viaggio non sono stati fatti scendere dalla nave a piedi, ma caricati direttamenti sui pullman, che una volta saliti a bordo hanno raccolto i migranti e sono ripartiti subito per le destinazioni programmate. Sui pullman si leggevano i nomi di Pisa, Livorno, Pistoia, Empoli, Arezzo e Firenze, ma in realtà non tutte le strutture nelle città elencate sono pronte, per cui parte dei migranti passerà alcuni giorni in un asilo a Montelupo e presso il PalaMandela di Firenze. Nei pressi della Stazione marittima, un presidio di solidarietà a favore dei profughi, con esponenti delle realtà di movimento cittadine, ha salutato con striscioni a applausi il passaggio dei pullman dei migranti. Il gruppo di trenta persone con destinazione Livorno ha raggiunto Villa Morazzana. (red.) 5 aprile 2011

 

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Pisa: No War, No Cie

da:  http://www.kronstadt-toscana.org

 

Si è svolto sabato 2 aprile di fronte al comune, un presidio contro la guerra e contro la costruzione di un Cie anche in Toscana.

 

La politica del governo, come anche quella del Partito Democratico al  potere in Toscana  è concorde nella necessità di costruire veri e propri Lager per migranti, secondo il governo, luoghi grandi e ben protetti da recinzioni e filo spinato, secondo l’”umanitario” Rossi piccoli e diffusi.

Come è ovvio il governo della città, con a capo Marco Filippeschi, fedele servitore del  Partito Democratico, attraverso le sue  politiche securitarie alimenta sentimenti razzisti e xenofobi nella popolazione,  salvo poi il fittizio tentativo di “pulirsi la faccia” sostenendo il modello regionale di “Cie buono”.

Al presidio , al quale hanno preso parte circa cento persone, erano presenti molteplici organizzazioni collettivi e gruppi antirazzisti .

Il  presidio è stato promosso dall’assemblea cittadina svoltasi giovedì 31 marzo e che ha scelto il nome di Assemblea per i Diritti dei Migranti. Questo per sottolineare la centralità di rispondere ai bisogni di uomini e donne attraverso misure adeguate a seconda delle esigenze, diritto alla  sanità, diritto alla casa e, per noi anarchici altrettanto prioritario, diritto alla libertà di movimento. Una libertà di movimento che di fatto viene limitata, se non negata come nel caso dello Stato italiano con i suoi Cie/lager, a migliaia di persone con leggi restrittive e lesive della volontà umana di muoversi verso i luoghi  maggiormente ritenuti opportuni nel continuo tentativo di affrancarsi da situazioni di sfruttamento e disagio.

Al presidio erano presenti molti comitati  cittadini che hanno denunciato in particolar modo la connessione fra la guerra in Libia e il peggioramento delle condizioni di vita di milioni di persone.

Durante l’assemblea cittadina di giovedì è infatti emerso come la guerra in Libia oltre ad esser combattuta per interessi geopolitici, economici e di approvvigionamento energetico, risponda solo alle definizioni e ridefinizioni di potere fra le elites europee e internazionali. Si è pertanto concluso che la propaganda della guerra Umanitaria, trita e ritrita in uno squallido teatrino che svilendo i più basilari sentimenti umani, si erge solo a paravento della difesa di interessi di pochi potenti. Si è sottolineato inoltre come questo abbia contribuito ad un inpennata dei flussi migratori verso i paesi europei.

Per questa ragione  è stato scelto di sottolineare nella giornata del 2 le opposizioni alla guerra congiuntamente alle opposizioni ai Cie, sia come li vuole il governo che come li vuole Rossi,  e alle richieste di diritti per i migranti.

Berni

A seguire il volantino diffuso al presidio dal Kronstadt Toscano e il volantino unitario degli  individui e delle organizzazioni/collettivi riuniti nell’assemblea del 31 marzo.

NO ALLA GUERRA!

NO AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO CIE!

REALE ACCOGLIENZA PER I MIGRANTI!

Guerra esterna e guerra interna agli sfruttati e oppressi.

Guerra alle popolazioni libiche, mentre continua quella alle popolazioni afgane. Guerra ai migranti che arrivano sulla penisola italiana, i dannati della Terra, che fuggono alla ricerca di una speranza di vita per sè e per i propri cari.

Piovono le bombe assassine “democratiche” sulle città della Libia sommandosi a quelle del dittatore amico fino a ieri: il colonnello Gheddafi coccolato e armato  da quelli che ora bombardano le città della Libia, ammazzando civili e devastando territori, in nome dell’ “umanità”. Gli stessi, quelli della Fortezza Europa con l’Italia in testa, che hanno banchettato e stretto accordi con il raìs, mentre questi opprimeva e violentava le popolazioni libiche ed imprigionava, torturava e

ammazzava i migranti nei campi di concentramento o li abbandonava nel deserto a morire: a migliaia! Il tutto d’intesa con i governi Prodi e Berlusconi. Popolazioni martoriate e devastate per il petrolio e per strategie politiche, per  insediare l’ennesimo fantoccio-autocrate, al solito! In particolare l’Italia ha nella sua storia già massacrato le popolazioni libiche per crearsi la “sua” colonia, la storia, in altro contesto, si ripete! Le guerre “umanitarie” devastano situazioni già difficili e la gente è costretta a fuggire, ma dove giunge non trova di certo sostegni umanitari, bensì politiche governative securitarie! A Lampedusa giungono i migranti dall’Africa alla ricerca di un futuro e trovano abbandono e cattiveria pianificati. Giungono in particolare dalla Tunisia, in cui è soffiata e ancora soffia il vento della rivolta per la libertà e la giustizia sociale, rivolta che ha cacciato un dittatore, dittatore a suo tempo appoggiato nella sua ascesa al potere proprio dai governanti italiani ( vedi Craxi, l’amico di merende di Berlusconi). Contro di loro il razzismo di stato imperversa: leghisti e berluscones utilizzano ancora una volta l’ideologia del capro espiatorio, dell’ “orda alle porte”, per seminare paura e odio. Il loro “rimedio” antiumano e barbaro è la deportazione, i campi di concentramento, la segregazione, le violenze fisiche e psicologiche sui migranti. Il centrosinistra, PD in testa, li segue di fatto sullo stesso terreno ma coprendosi dietro l’ipocrita e cinica “umanizzazione” del sistema concentrazionario .

Di tutto ciò è lo specchio fedele anche l’aberrante vicenda di Coltano. Il leghista Maroni vuole una grande lager in cui ammassare e violentare degli esseri umani; i centrosinistri Rossi, Filippeschi ecc… vogliono tante piccole prigioni diffuse sul territorio in cui comunque verranno negati diritti umani alle persone.

Destri e sinistri, nelle rispettive versioni, continuano ad utilizzare termini antitetici rispetto alla realtà: i cosiddetti “centri di accoglienza” sono in realtà dei tremendi carceri, non/luoghi di privazione della libertà e della dignità, sia nella versione fascio-leghista che in quella democraticista piddina.

Dunque per oscene e ignobili ragioni di propaganda politico-elettorale e per sostanziose ragioni economiche – il clandestino si può sfruttare molto bene da parte di padroni e padroncini e il sistema dei centri di detenzione è un grosso business per ditte, cooperative, associazioni e politici di ogni colore – si crea l’emergenza strumentalmente e così si legittima una ulteriore stretta repressiva e militarizzatrice che colpisce in primo luogo i migranti ma che poi si estende sempre più a tutte le classi subalterne. Di fronte ad un peggioramento delle condizioni di vita lorsignori spingono la gente a prendersela con chi è più debole: così chi governa, i padroni, i burocrati, i politici possono continuare ad accumulare immensi privilegi e potere mentre chi sta sotto, i dominati, si scannano fra di loro.

Come anarchici, come libertari e socialisti, diciamo che c’è bisogno di autorganizzare la lotta risoluta contro il sistema concentrazionario, di ogni tipo. Nessun CIE a Coltano e in nessun altra parte della Toscana! No ai CIE ovunque, chiusura di quelli già esistenti! Libertà di movimento per tutti e tutte! Le persone hanno il fondamentale diritto di cercare una possibilità di vita e di ricongiungersi ai propri cari e amici ovunque, senza prigioni e senza frontiere. No alla repressione statale!

C’è bisogno di lottare – unendosi dal basso, autoctoni e migranti – per sconfiggere la barbarie del potere, per conquistare migliori condizioni di vita per tutti e tutte. C’è bisogno autorganizzare la solidarietà internazionalista con le popolazioni in rivolta nel Nord Africa  e contro la guerra predatrice e normalizzatrice neocolonialista. C’ è bisogno di autorganizzare la solidarietà per una reale accoglienza dei migranti.

Quante risorse “pubbliche” vengono spese per imprigionare, per fare le guerre, militarizzare i territori e i mari!?Risorse che potrebbero essere utilizzate dalla gente, attraverso l’autogestione, per poter star meglio tutti e tutte, senza confini fisici e mentali. Uniamoci e coordiniamoci contro un sistema di potere globale mortifero, in nome della vita!

Infatti che vita è quella che accetta come “normale” la guerra permanente all’umanità dolente! Che si inaridisce nell’odio per l’altro che ti sta accanto solo perché non ha un pezzo di carta! Che sprofonda nella melma delle paranoie identitarie e che si nutre di feroci quanto alienanti egoismi! Che vita è quella in cui non si riesce a vedere negli occhi dei migranti se stessi! E’ la non-vita che ci vuole imporre chi ha il potere! Una non-vita che è  antiumana e profondamente irrazionale! Il sistema dominante si fonda sulla sistematica distruzione della vita sul pianeta, in tutte le sue forme!  Esso produce ad ogni latitudine miseria e violenza!

Dunque occorre ribellarsi, rompere con tutto ciò, e cominciare a progettare, insieme, senza gerarchie ed egemonie, senza sfruttatori, attraverso una  libera sperimentazione, un modo diverso e migliore

Kronstadt Anarchico Toscano

No alla guerra e all’hub militare, sì alle politiche di pace

Siamo fermamente contrari all’allestimento della struttura di Coltano, destinata ai migranti e ai profughi sbarcati a Lampedusa. Si tratta di un luogo isolato, chiuso da due recinti di filo spinato, pensato per sorvegliare e rinchiudere. Di fatto si sta costruendo un “CIE”, un centro di detenzione, tra l’altro a due passi dall’aeroporto: è evidente che da lì si effettueranno espulsioni e respingimenti. Noi siamo contrari ai centri di detenzione per migranti, comunque denominati. Pensiamo, anzi, che non esistano CIE “buoni”, modelli “umani” o “umanizzabili” di gestione di queste strutture: la loro funzione è da sempre quella di rinchiudere ed espellere, di negare la libertà di movimento e i diritti fondamentali. Noi siamo fermamente contrari alla guerra in Libia, per più ragioni. La più evidente è che la guerra è mossa da interessi economici e geopolitici e non da intenti umanitari o democratici; una altra importantissima è data dall’inequivocabile dimostrazione che hanno dato i popoli maghrebini di potersi affrancare senza l’intervento militare di potenze straniere che mirano esclusivamente a controllare la politica economica, migratoria ed energetica della sponda Sud del Mediterraneo. Noi siamo contrari all’HUB militare di Pisa, da cui partiranno le prossime missioni militari italiane all’estero, che aumenterà il numero di voli che sorvolano il territorio pisano, il livello di rischio per la nostra città e l’inquinamento ambientale.

Per noi, però, tutto questo non significa opporsi all’arrivo o all’accoglienza dei migranti. Al contrario. Riteniamo molto pericolose le affermazioni di chi dice che “il territorio è saturo”, e che perciò “non possiamo accogliere anche i profughi”. Abbiamo sentito, in questi giorni, frasi apertamente xenofobe, come quella secondo cui Coltano, ospitando già centinaia di rom, non potrebbe farsi carico anche dell’accoglienza di cittadini tunisini e libici. Noi vogliamo far sentire una voce diversa. La voce di chi rivendica i diritti dei migranti. Di chi si oppone alla guerra, e che proprio per questo sostiene il diritto alla protezione per chi fugge da situazioni di conflitto. Non esiste nessuna “emergenza profughi”: gli sbarchi di questi giorni sono un fenomeno numericamente rilevante ma tutt’altro che ingestibile. Sono le politiche del governo a creare un’emergenza che non c’è, a suscitare paure per legittimare soluzioni repressive ed espulsive. E noi non vogliamo assecondare questa logica, né avallare la paura e la diffidenza nei confronti dei profughi.

Chiediamo che i migranti siano accolti al di fuori di ogni circuito detentivo o di reclusione, in luoghi aperti dove si possa liberamente entrare e uscire. Chiediamo forme di protezione che garantiscano il diritto di restare in Italia, e che impediscano espulsioni e respingimenti, non solo per chi viene dalla Libia (come persino la normativa vigente consentirebbe). Chiediamo, in particolare, che sia dato pieno accesso alla procedura per la richiesta di asilo o di protezione umanitaria e sussidiaria. Chiediamo che si attivino adeguate iniziative finalizzate all’inserimento sociale, abitativo e lavorativo.

Per questo saremo in piazza sabato 02 aprile per un presidio contro questa barbarie.
Appuntamento in piazza XX settembre alle ore 15:00

Assemblea per i diritti dei migranti

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Profughi, una nave in arrivo a Livorno dopo le 22

da: senzasoste.it

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Dovrebbe attraccare stasera tra le 22 e le 23 al Molo Sgarallino, nel porto di Livorno, la nave “Superba” con a bordo 306 migranti provenienti da Lampedusa che verranno distribuiti nei centri d’accoglienza di diverse province della Toscana (30 a Livorno e 100 al Calambrone).
Oltre alle forze dell’ordine, sulla banchina i migranti saranno attesi da due medici, un’infermiera e almeno una trentina di volontari di Misericordia, Pubblica Assistenza e Croce Rossa presenti con un posto medico avanzato, tre ambulanze e un’automedica. Allo sbarco dovrebbe assistere anche il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi. (red.)

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Profughi a Livorno e in Toscana, comunicato dell’Assemblea contro i Centri di Espulsione

LIBERTA’ PER TUTTE E PER TUTTI!

SOLIDARIETA’ AI MIGRANTI

 

In questi mesi il governo ha voluto creare strumentalmente a Lampedusa una situazione di emergenza che poteva essere evitata. Alcune migliaia di uomini e donne, provenienti soprattutto dal Nord Africa sono stati costretti per settimane a vivere in condizioni disumane a Lampedusa senza consentire loro di transitare e di spostarsi liberamente. si sono create così tensioni con gli abitanti dell’isola e si è costruita mediaticamente la paura dell’invasione, alimentando ovunque sentimenti di razzismo.

In questi giorni arrivano anche a Livorno ed in Toscana i migranti giunti negli ultimi tempi a Lampedusa. A Livorno è stata attrezzato l’ostello di Villa Morrazzana per la permanenza di 30 persone. La soluzione toscana di piccoli centri di accoglienza si è imposta sull’ipotesi della megatendopoli di Coltano prospettata in un primo momento. Si è detto da ogni parte che una struttura del genere, recintata da filo spinato e militarizzata, sarebbe stata un lager, ritenendo tale sistemazione inaccettabile dal punto di vista umanitario. Non dimentichiamo però che lager simili in Italia esistono già da diversi anni: sono i C.I.E., Centri di Identificazione ed Espulsione.

Sono strutture recintate e supersorvegliate da militari, dove per il solo fatto di essere privo di documenti e quindi clandestino, si viene carcerati, privati della libertà personale, isolati dai contatti con l’esterno, sottoposti a ispezione e controllo continui da parte delle forze dell’ordine, spesso sottoposti a violenze.

Anche questi sono dei lager!

La regione toscana aveva a suo tempo dato la disponibilità a costruirne uno sul proprio territorio.

E’ ora di fare chiarezza: se i lager sono inaccettabili, come vanno sostenendo i vari sindaci toscani che hanno proposto la soluzione dei piccoli centri di accoglienza, la strada deve essere una sola:

no definitivo alla costruzione di un C.I.E. In Toscana e libertà di circolazione per tutti coloro che vengono accolti in queste settimane nelle strutture.

I migranti con le loro proteste e con le loro fughe dimostrano quotidianamente che intendono spostarsi, ricercare una propria collocazione, costruirsi un futuro. Il governo, al contrario, alimenta la paura dell’invasione.

In questo periodo di crisi, di attacco ai salari, ai contratti, di tagli alla sanità, ai servizi e all’istruzione, questa emergenza può deviare la rabbia ed il malcontento verso gli immigrati, verso gli stranieri, disinnescando ogni conflitto sociale.

 

L’Assemblea contro i Centri di Espulsione fa appello a tutte le antirazziste e gli antirazzisti affinché in queste settimane si alzi il livello di mobilitazione al fine di:

-Portare solidarietà concreta ai migranti

-Vigilare attivamente sul rispetto dei diritti dei migranti

-Respingere ogni forma di detenzione

-Sostenere i migranti nella rivendicazione della libertà di circolazione

 

Assemblea contro i Centri di Espulsione

 

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