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Lotte studentesche: conferenza stampa per denunciare gli abusi della questura

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da senzasoste.it

Oggi, 11 novembre,  si è tenuta presso la sala sindacale del comune di livorno una conferenza stampa convocata dal Coordinamento Studentesco Livornese e dal Collettivo Studentesco Universitario Livornese durante la quale è stato presentato un documento unitario contro la crescente criminalizzazione del movimento studentesco a Livorno.

La conferenza ha visto intervenire, in una sala piena, numerosi studenti e membri dei soggetti che hanno firmato il documento. Quest’ampia partecipazione ed i numerosi interventi dei presenti hanno permesso di chiarire come la repressione non tocchi solo il movimento studentesco ma colpisca tutti, nelle forme più diverse che l’autoritarismo e la criminalizzazione possano assumere.

L’attacco agli studenti è un attacco alle lotte, è un attacco ad un movimento radicato, riconosciuto e vivo.

Nella conferenza stampa inoltre il Coordinamento Studentesco Livornese ha annunciato le prossime scadenze di lotta: 17 novembre partecipazione in mattinata al corteo a Pisa contro la riforma Gelmini e nel pomeriggio presidio itinerante nel centro di Livorno, mentre per il 25 novembre un nuovo corteo studentesco cittadino.

DOCUMENTO CONTRO LA REPRESSIONE

In seguito a quanto avvenuto negli ultimi mesi, riteniamo necessario denunciare la repressione che, anche nella nostra città, colpisce coloro che sul lavoro, nella scuola e nelle piazze lottano e decidono di non chinare la testa di fronte a delle condizioni di sempre maggiore sfruttamento ed oppressione, di fronte ad una crescente riduzione dei diritti e degli spazi di espressione, di fronte a tagli alla scuola e al sociale.

In particolare sempre più dura è la linea della questura nei confronti del movimento studentesco cittadino. Il Coordinamento Studentesco Livornese, luogo di discussione e di autonoma organizzazione degli studenti medi, è ormai da anni un organismo di massa vitale e riconosciuto, radicato nelle scuole ed in città, che negli ultimi anni ha saputo dar vita ad un ampio movimento contro i tagli all’istruzione e contro quelle riforme che porteranno ad una scuola sempre più classista, autoritaria ed asservita agli interessi della confindustria.

E’ ormai da un anno che con provocazioni, intimidazioni, identificazioni, denunce ed altri provvedimenti la Questura tenta di criminalizzare gli studenti.

Il Coordinamento Studentesco Livornese ed il Collettivo Studentesco Universitario Livornese, hanno denunciato più volte negli ultimi tempi questa situazione, ricevendo spesso la solidarietà di organizzazioni politiche e sindacali.

Nell’autunno 2009 due denunce a studenti minorenni e decine di identificazioni a studenti dell’Istituto Nautico, per aver tentato l’occupazione della propria scuola. Tentativo pacifico che si concluse con una trattativa che portò alla convocazione in quella scuola di un’assemblea permanente contro la politica scolastica del Governo. A questo si aggiungono altri provvedimenti, e continue provocazioni della Questura.

Sempre più forte la militarizzazione delle manifestazioni studentesche, una linea di condotta che cerca chiaramente di spezzare il fronte di una mobilitazione divenuta evidentemente troppo scomoda in una città come la nostra.

Già a febbraio, alla manifestazione contro le denunce agli studenti del Nautico, per la prima volta in dieci anni si sono viste camionette e cordoni antisommossa ad un corteo studentesco.

Con la ripresa dell’anno scolastico ed il rilancio delle lotte studentesche, il clima si è fatto più pesante.

L’8 ottobre scorso, sono scesi in piazza oltre 3000 studenti da tutta la provincia contro i tagli alla scuola e contro la riforma Gelmini. Un corteo vivo e partecipato, organizzato in una giornata di mobilitazione nazionale della scuola, al quale era presente anche una consistente delegazione di sindacati e di lavoratori della scuola in sciopero, è stato blindato senza alcun motivo sotto la prefettura da un ingente schieramento di camionette ed agenti. Ancora più grave è quanto accaduto giovedì 21 ottobre sotto il palazzo del Comune quando decine di agenti, con due camionette, hanno impedito agli studenti in corteo notturno di appendere sulle scale del comune uno striscione, limitando la libertà di manifestazione.

Questo ultimo episodio non può che confermare la natura esclusivamente strumentale della “apertura” del sindaco Cosimi e del PD nei confronti delle mobilitazioni studentesche. Si cerca visibilità da passerella andando nelle scuole e promuovendo incontri istituzionali, mentre al passaggio dei cortei si blinda il palazzo del comune, sprangando le porte come l’8 ottobre o schierando la polizia come il 21 ottobre.

E’ in tale contesto che vengono recapitati in queste settimane, a quattro ragazzi, quattro Decreti Penali di Condanna per “accensione pericolosa” di “lamperogeni” e “petardi” durante il corteo studentesco notturno del 6 novembre 2009.

Questi provvedimenti giungono ad un anno di distanza dai fatti contestati, nel pieno delle mobilitazioni studentesche e vicino ad importanti scadenze di lotta. Il decreto penale di condanna, regolato dagli articoli 459-464 del Codice di Procedura Penale, è una vera e propria condanna in primo grado, già pronta, che viene recapitata a casa senza che neanche il condannato venga a sapere di essere indagato. Si tratta di un procedimento speciale rispetto al rito ordinario, che prevede, saltando l’indagine preliminare ed il dibattimento, l’immediata condanna ed esecuzione della pena pecuniaria, disponendo solo 15 giorni per ricorrere.

Con la sola prova della testimonianza di alcuni agenti della DIGOS, quattro compagni sono stati condannati in base all’articolo 703 del Codice Penale, che riguarda l’uso di armi da fuoco, l’accensione di fuochi pirotecnici che necessitano di licenza, ed altre accensioni o esplosioni pericolose. Se anche avessero commesso il fatto, resta paradossale una condanna del genere nei confronti di chi ha acceso un lamperogeno o un petardo che possono essere acquistati in libera vendita.

Siamo convinti che in realtà queste condanne siano completamente slegate dai fatti contestati, tra l’altro consueti in un qualsiasi corteo. L’intenzione della Questura è quella di colpire queste quattro persone, i fatti contestati non sono che un pretesto, tanto più che i provvedimenti sono recapitati adesso, in un periodo denso di importanti scadenze di lotta.

A nostro avviso è importante chiarire il più possibile la natura pubblica e politica non solo della vicenda relativa a queste quattro condanne, ma dell’intero attacco repressivo che da un anno colpisce Livorno ed in particolare gli studenti.

E’ infatti ormai evidente che non ci troviamo di fronte a provvedimenti casuali o episodici, ma ad una chiara volontà di criminalizzare il movimento, attraverso degli strumenti repressivi che colpiscono tutti, i compagni più attivi come chi inizia ad avvicinarsi al movimento.

Questo attacco avviene certamente anche a livello mediatico. Ormai da tempo infatti la stampa locale minimizza la protesta studentesca, facendola apparire come episodica, frammentata e priva di contenuti politici. Un esempio evidente di questa cattiva informazione lo abbiamo avuto riguardo al corteo dell’otto ottobre, quando tutti i quotidiani locali hanno dato grande spazio ad una rissa per futili motivi avvenuta a margine del corteo. Ancora più rischioso dal punto di vista della criminalizzazione del movimento studentesco è il velo moralistico attraverso il quale viene filtrata ogni notizia riguardante le mobilitazioni degli studenti. Un’informazione che contrappone l”autogestione intelligente” di certi istituti ad altre mobilitazioni o che confronta gli studenti che puliscono il giardino per protesta a quelli che scendono in piazza in corteo, è un’informazione che distingue tra “buoni” e “cattivi” riducendo il peso delle mobilitazioni e favorendo la criminalizzazione del movimento.

Dopotutto non è una scoperta il ruolo dei media nel criminalizzare le proteste, basta tornare indietro di poco più di un mese alle contestazioni da parte degli operai alle sedi di Confindustria e della CISL. Fatti che sui quotidiani locali vennero duramente criminalizzati e condannati come atti di violenza, anziché essere letti come una decisa contestazione nei confronti di chi vuole per gli operai condizioni di lavoro sempre peggiori e salari sempre più bassi.

La repressione in ogni sua forma, che venga dalle questure o dai media ufficiali, ha sempre lo stesso scopo, quello della criminalizzazione del dissenso e dell’isolamento di chi non china la testa.

Come già detto la repressione a Livorno non colpisce solo gli studenti.

Dall’estate del 2009 decine di denunce, 4 arresti, varie condanne.

Questa è la situazione a Livorno.

Denunce a chi spontaneamente contestava la presenza dei fascisti di Forza Nuova alla processione dei cattolici tradizionalisti a Montenero. Una montatura, con un processo ancora in corso e 4 persone agli arresti per diversi mesi, per chi partecipava a Pistoia ad un’ assemblea sull’incostituzionalità delle ronde. Denunce a chi prova ad occupare la propria scuola. Condanne a chi ha partecipato ad un corteo notturno.

Per reagire alla stretta autoritaria e repressiva che a Livorno, come in tutta Italia, colpisce chi lotta e chi non china la testa, invitiamo tutte le associazioni, i collettivi, le organizzazioni politiche e sindacali, i partiti, a vigilare sulla situazione in città, a sostenere gli studenti e tutti coloro che subiscono la repressione, ad esprimere solidarietà ai singoli ed alle organizzazioni colpite.

Nel rivolgere questo invito a chi ha sostenuto in questi anni le mobilitazioni studentesche, ricordiamo ancora che questa stretta repressiva colpisce tutti.

Indipendentemente da chi viene coinvolto più direttamente, la repressione punta a colpire tutte le lotte: viene colpito il movimento studentesco, i lavoratori, i percorsi unitari come quello che ha portato all’importante manifestazione cittadina del 23 ottobre. Per questo la risposta migliore alla criminalizzazione ed alla repressione è rilanciare le lotte, praticare la solidarietà, difendere la libertà di espressione e manifestazione, difendere gli spazi di agibilità politica.

Link: I comunicati di solidarietà

Adesioni fin ora giunte:

Coordinamento Studentesco Livornese

Collettivo Studentesco Universitario Livornese

Comitato Parenti e Amici degli imputati livornesi per i fatti di Pistoia

Unicobas Livorno

Cobas Livorno

USB Livorno

C.S.A. Godzilla

Federazione Anarchica Livornese

Collettivo Anarchico Libertario

Teatro Officina Refugio

Centro Politico 1921

Federazione della Sinistra (Pdci-Prc)

Sinistra Critica

Partito Comunista dei Lavoratori sezione provinciale di Livorno

Rete docenti precari di Livorno

Rete “Vertenza Livorno”

Sinistra Ecologia e Libertà

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