Skip to content


Lacrime e fiamme

Grecia, il parlamento cede agli strozzini e Atene brucia

da: Umanità Nova, n. 6 del 19 febbraio 2012

Chi ha seguito il dibattito nel parlamento greco e i commenti che si sono susseguiti ha potuto raccogliere una messe di informazioni che raramente vengono alla luce e soprattutto vengono collegate fra di loro.

Sul Corriere della Sera di lunedì 13 febbraio vengono riportati commenti della stampa tedesca sugli acquisti di armi fatti dal Governo greco. Quest’anno il 3% del prodotto interno lordo se ne andrà in spese militari; fino al 2009 i produttori di armi tedeschi hanno fatto una fortuna con la Grecia; nel 2008 la Grecia era al quinto posto come nazione importatrice di armi; ancora l’estate scorsa, secondo il Wall Street Journal, i governi di Berlino e Parigi avevano posto come condizione per approvare il piano di salvataggio l’acquisto di nuove, inutili, armi; per il 2012 la Grecia prevede una spesa militare superiore ai sette miliardi di euro, più del 18% rispetto al 2011.

Anche al Portogallo Francia e Germania stanno cercando di imporre l’acquisto di armi in cambio di aiuti.

Il legame tra crisi economica e spese militari, che gli anarchici hanno sempre denunciato, non poteva apparire più chiaramente.

Ma la Grecia è un esempio per tutta l’Europa anche per i nuovi rapporti fra le classi. Alcuni affermano che il governo tedesco ha sbagliato a non aiutare la Grecia quando questo poteva essere fatto a costi minori. In realtà, agendo così, il governo tedesco, ma sarebbe più giusto dire la Commissione Europea, è riuscito ad imporre un drastico peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro in Grecia: taglio delle pensioni, taglio dei salari, licenziamenti, nuove tasse e così via.

Oggi la Grecia rappresenta il futuro dell’Europa.

Quello che è stato imposto alla classe operaia e ai ceti popolari greci non è ciò che servirà ad uscire dalla crisi, è quello che la Commissione europea si era prefissata come obiettivo per tutta l’Europa. Nella comunicazione del gennaio 2011 fatta dalla commissione UE al parlamento europeo in cui si pongono gli obiettivi per l’anno: riduzione del costo del lavoro, riforma delle pensioni, flexsecurity, diminuzione della disoccupazione.

Intanto sono riusciti ad imporlo alla Grecia e alla Romania, in Spagna il governo Rajoy ha presentato la riforma del lavoro, in Italia ci stiamo muovendo a grandi passi per raggiungere la Grecia.

Intanto la Commissione Europea ha elaborato una bozza di regolamento in cui si attua quanto già previsto dal trattato di Maastricht: il contenimento degli aumenti salariali. Che l’attuale crisi finanziaria sia provocata artificialmente o meno, i governi la usano spregiudicatamente per ricattare il movimento operaio ed aumentare lo sfruttamento.

La Grecia è un esempio anche per quello che riguarda l’opposizione alle misure volute dall’Europa: per quale ragione una dozzina di scioperi generali non hanno ottenuto nulla? Il fatto è che le dirigenze sindacali, succube dei partiti parlamentari, non hanno un piano alternativo, un progetto per supplire alla crisi del capitalismo con l’autogestione, ma nemmeno per difendere le conquiste dei lavoratori. Gli scioperi generali sono diluiti nel tempo, dettati dalle scadenze del dibattito parlamentare e non della crescita del movimento di massa.

In queste condizioni, gli scioperi generali finiscono per stancare il movimento di lotta, anziché farlo crescere verso obiettivi decisivi. I partiti della sinistra usano queste scadenze in vista delle prossime elezioni, parlano di opposizione popolare, di rovesciare il governo, di superamento del capitalismo, ma intanto pensano alle elezioni politiche che ci saranno fra breve.

In questa situazione la crescita del movimento anarchico non è dovuta alla rappresentazione che ne fanno il governo e i principali organi di informazione. Anche in Grecia, ci sarà qualcuno che si avvicinerà all’anarchismo sulla base del mito dei black bloc, ma nella realtà la crescita del movimento anarchico si accompagna alla crescita del movimento di massa. Dalla fine degli anni ’90 gli anarchici greci hanno partecipato alle assemblee popolari locali, che si formavano su obiettivi specifici. In ogni quartiere di Atene e delle grandi città esistono strutture del genere, che con l’aggravarsi della crisi hanno ampliato il loro raggio d’azione: hanno occupato spazi pubblici abbandonati, hanno partecipato agli scioperi generali e alle manifestazioni popolari.

La manifestazione che si è svolta sabato 4 febbraio ad Atene dimostra l’influenza che gli anarchici reali, non quelli dipinti dalla stampa borghese, si sono conquistati nel movimento di massa.

Anche in questo la Grecia è un esempio: di fronte alle ruberie e alle violenze dei governi, di fronte alle esitazioni e ai tradimenti delle burocrazie sindacali e dei parlamentari di sinistra, il movimento anarchico si batte per gli sfruttati e gli oppressi, per la nuova società basata sulla giustizia sociale e sulla libertà.

Tiziano Antonelli

Posted in Anarchismo, Generale, Internazionale, Lavoro, Repressione.

Tagged with , , , , , , , , , , , , .


No Responses (yet)

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.



Some HTML is OK

or, reply to this post via trackback.