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Riot de Janeiro – Brasile, copa para quem?

da Umanità Nova n. 23 del 30 giugno 2013

 

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Brasile, copa pra quem?

Riot de Janeiro

Da oltre dieci giorni le manifestazioni di protesta in Brasile sono inarrestabili. A Brasilia il 20 giugno scorso un milione di persone si sono riversate per le strade in un centinaio di città. I media italiani hanno riportato che si è trattato di un movimento “contro i mondiali di calcio” e il rincaro dei biglietti dei trasporti pubblici ma il motivo della protesta rivela scenari più profondi. Dopo le prime giornate di lotta la settimana scorsa la gente è scesa in massa per le strade anche per rispondere alla repressione della polizia che nei giorni precedenti aveva fatto centinaia di feriti e arresti. Solo nella giornata di giovedì 20, ci sono stati 60 feriti a Rio, altri 30 a Brasilia e 2 morti, un ragazzo muore a Ribeirão Preto mentre cerca di oltrepassare i cordoni della polizia ed una donna di 54 anni muore soffocata da un gas lacrimogeno. La polizia ha attaccato i manifestanti e sparato proiettili di gomma, lacrimogeni e gas urticanti. L’esercito era nelle strade, l’intelligence militare pare abbia controllato i socialnetwork ed il numero dei feriti e degli arresti sommari è ormai incalcolabile. E vogliamo credere che questo dispiegamento militare sia avvenuto per una manciata di partite di calcio e qualche centesimo di aumento degli autobus?

Il Brasile è il Paese del Partido dos Trabalhadores di “Lula” da Silva,il “presidente operaio” e di Dilma Roussef ,l’attuale “presidentessa guerrigliera”, ha 200 milioni di abitanti, è la prima economia dell’America Latina e sesta nel mondo. Inoltre sono brasiliani il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Roberto Azevedo, e quello della FAO, Roberto da Silva. Il Brasile fa parte dei paesi emergenti inclusi nella “BRICS” Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, organizzerà le Olimpiadi nel 2016 e i Mondiali di calcio nel 2014.

I partiti di destra ed estrema destra i “carecas” nazisti del MV cercano di infiltrarsi nella protesta, puntando il dito contro il governo in carica aggredendo sindacalisti e militanti di sinistra con l’obbiettivo di provocare, mistificare e manovrare politicamente la protesta popolare verso una deriva autoritaria, nazionalista, razzista e conservatrice. Le oligarchie latifondiste, il vecchio mondo provinciale e autoritario, le élite razziste e chiuse sono ancora vive e vegete, sono tradizionalmente cariche di odio razziale contro i discendenti dei popoli indigeni e africani e negli ultimi anni sono aumentati gli omicidi di sindacalisti e attivisti contadini nel Brasile rurale.

La popolazione nelle piazze manifesta contro tutta la classe politica, contro i governi di destra e di sinistra, contro un modello di sviluppo che alza il costo della vita rendendolo proibitivo per la maggior parte della popolazione, contro l’esclusione sociale con il peggioramento della vita urbana, del trasporto, dell’educazione, della salute e di tutti i servizi di pubblica utilità.

La classe media salariata, venuta a formarsi durante i governi di “Lula”, appiattita su standard e modelli di vita consumistici, sta diventando sempre più povera ed ha deciso di lottare a fianco delle masse delle favelas, dalle periferie alle regioni amazzoniche al Nordest protestano contro il modello, il “sogno” di un paese “global player”.

Sono aumentati gli sfollati e i senza tetto, pagati una miseria per abbandonare le loro case site nei pressi dei nuovi megaprogetti per gli stadi e le infrastrutture annesse.

Il tasso di sviluppo umano colloca il Brasile al posto numero 85, sotto Perù e Venezuela.

“Meno circo e più pane”, hanno chiesto i manifestanti e gli aumenti dei prezzi dei biglietti sono revocati, ma le proteste non sono finite.

La gente che ha riempito le piazze ha manifestato contro la legge Pec-37 che aggiunge un nuovo paragrafo all’articolo 144 della Costituzione, che si occupa di pubblica sicurezza.

Se approvato, il potere di indagine penale sarebbe esclusiva di polizia federale e civile, la rimozione di questa assegnazione di alcuni organi e in particolare del procuratore (MP) darebbe pieno potere, dunque, alla polizia federale e civile strettamente legate alla volontà politica di questo o quel governo.

Per essere più schermato dalle interferenze esterne, il pubblico ministero non potrebbe più indagare in autonomia.

Le due funzioni se svolte separatamente, un’istituzione (MP) potrebbe verificare l’altro (polizia) per una teorica maggiore correttezza. Se entrambi sono fatti dalla stessa istituzione, questo sistema di controllo cessa.

Un’ altra legge che ha scatenato le proteste si chiama “Cura gay”che definisce l’omosessualità una malattia e prevede un trattamento psichiatrico per i gay.

L’omosessualità è vista come una malattia, e non come una tendenza sessuale. A chiederlo è stata la Chiesa Evangelica che ha spiegato la sua volontà di avere un popolo di fedeli ‘normali’ con le seguenti parole: ”Questa città appartiene a Gesù”. In attesa della visita di papa Francesco, per la Giornata Mondiale della gioventù, dal 23 al 29 luglio prossimi, a supportare tale proposta c’è il Presidente della Commissione per i diritti umani, Marco Feliciano (conosciuto dal mondo lgbt come omofobo), la cui commissione ha già dato il consenso.

A Maggio 2013, il Brasile aveva dato l’okay alle coppie gay di sposarsi.

Intanto, mentre un milione di manifestanti venivano massacrati per le strade dalla polizia, l’attenzione dei media era rivolta alla Confederation Cup per la partita di calcio Giappone Messico e Italia-Brasile.

In Brasile, come in Turchia, i poveri e gli sfruttati sono esclusi dal “sogno” dello “sviluppo economico” di cui, evidentemente, risultano essere più vittime e spettatrici che beneficiari. Un “sogno”, infine, spesso interrotto da massacri e dittature , ingerenze straniere e colpi di stato.

Norma Santi

Posted in Anarchismo, Generale, Internazionale, Repressione.

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