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La resistenza di Kobanê continua. Lo stato turco impiega ogni mezzo contro la rivoluzione

La resistenza di Kobanê continua

Lo stato turco impiega ogni mezzo contro la rivoluzione

Alle prime ore del mattino di sabato 29 novembre, nei pressi di Mürşitpınar un camion carico di esplosivo salta in aria ed alcuni combattenti delle YPG/YPJ restano uccisi, mentre altri sono feriti. Mürşitpınar è la località in cui si trova il valico di frontiera tra la Turchia e la Siria che attualmente collega il territorio turco al cantone di Kobanê della Rojava. Da Mürşitpınar transitano quei pochi aiuti umanitari per Kobanê che l’esercito turco, presente in forze a controllare la frontiera, lascia passare.

Secondo l’Özgür Gündem, quotidiano vicino alla causa curda pubblicato in Turchia, testimoni affermano che l’attacco proveniva dal territorio turco. Il camion carico di esplosivo avrebbe quindi superato al valico di frontiera i rigidi controlli dei militari turchi, che lo avrebbero lasciato passare verso Kobanê come un trasporto di aiuti umanitari. Contemporaneamente ci sono stati attacchi con autobomba anche nella zona occidentale ed in quella orientale della città, mentre da sud le truppe dello Stato Islamico (ISIS) hanno attaccato con mortai ed armi pesanti. Si è quindi trattato di un preciso piano d’attacco in cui lo stato turco ha avuto un ruolo diretto. Nel corso del mese di novembre le forze assedianti hanno perso terreno e adesso lo Stato Islamico controlla solo il 20% della zona, questo spinge il governo turco a intervenire in modo sempre più diretto, come abbiamo visto nelle scorse settimane con i sempre più violenti attacchi alla popolazione nei villaggi di confine e a tutti coloro che organizzano in quelle zone la solidarietà. È in questo contesto che il 6 novembre scorso è stata uccisa Kader Ortkaya dai proiettili della polizia militare turca.

Per denunciare ancora una volta il diretto sostegno del governo di Ankara alle forze dello Stato Islamico si sono tenute il 30 novembre manifestazioni in molte città della Turchia, soprattutto nelle città del Kurdistan. A Diyarbakır ci sono stati duri scontri con la polizia ed un bambino è rimasto gravemente ferito. Lungo il confine hanno manifestato migliaia di persone facendo sentire il loro sostentegno ala resistenza di Kobanê. Ci sono state manifestazioni anche ad Istanbul; nel quartiere di Kadıköy un corteo al quale ha partecipato anche il gruppo anarchico DAF, partito dal mercato scandendo tra gli altri lo slogan “Kobanê sarà la tomba del fascismo!”, è stato attaccato dalla polizia con lacrimogeni e proiettili di gomma, i manifestanti hanno risposto lanciando fuochi d’artificio.

Questi fatti non sono che l’ennesima dimostrazione del sostegno del governo turco allo Stato Islamico.

Agli inizi di ottobre la determinata resistenza di Kobanê aveva fatto saltare i piani dello stato turco, che contava su una rapida caduta della città nelle mani delle truppe dello Stato Islamico per infliggere un duro colpo ai movimenti curdi e al processo rivoluzionario avviato in Rojava che rischia di estendersi anche in Turchia. Tra il 6 e il 9 ottobre scorso in Turchia un’ondata di proteste in solidarietà a Kobanê aveva assunto carattere insurrezionale e, con l’attacco ad edifici pubblici, municipi, sedi del partito di governo AKP, aveva smascherato le responsabilità del governo di Ankara nel supportare lo Stato Islamico, che iniziarono almeno in parte ad emergere pure sui media ufficiali. Nel corso di tali proteste vennero uccisi 46 dimostranti. La maggior parte di essi non fu uccisa dalla polizia ma dai sicari di Hizbullah o da altre formazioni paramilitari religiose protette dal governo turco, che in quei giorni erano spesso in piazza a fianco della polizia.

Già allora era chiaro a tutti che l’ingente schieramento di uomini e mezzi da parte dell’esercito turco lungo la linea di confine vicino a Kobanê non aveva né lo scopo di proteggere i cittadini turchi né tantomeno quello di intervenire militarmente contro lo Stato Islamico. Il governo di Ankara aveva schierato l’esercito per isolare Kobanê, chiudendo di fatto l’assedio della città già condotto su tre fronti dallo Stato Islamico, al fine di impedire il passaggio di aiuti e rifornimenti per i resistenti.

Il governo turco utilizzerà qualsiasi mezzo possibile per impedire che si sviluppi un processo rivoluzionario nell’intera regione. Per questo è importante sostenere la resistenza di Kobanê, affinché la rivoluzione possa estendersi, senza stati né confini, oltre la Rojava ed il Kurdistan.

Dario Antonelli

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 37 di Umanità Nova.

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