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OTTO MARZO: VOGLIAM LA LIBERTA’

OTTO MARZO: VOGLIAM LA LIBERTA’

La crisi economica colpisce in maniera particolare le donne, riducendo la loro autonomia economica e rafforzando il ruolo della famiglia. Una famiglia che si regge sul consolidamento dei ruoli tradizionali, che impongono alle donne la “cura” di persone e cose, una famiglia che è il primo luogo di violenza.
Questa è la famiglia tradizionale che tanto sta a cuore ai preti, ai fascisti e a tutti coloro che vogliono imporre, oltre che povertà, anche controllo sulle vite e sui corpi.
Le donne dicono NO. Quello che vogliamo è libertà e autodeterminazione. In ogni luogo e per tutte e tutti. A partire dal rifiuto della violenza e della gerarchia, per l’autonomia economica, la libera scelta di maternità, la libera gestione della sessualità.

Vogliamo decidere sui nostri corpi, sulla nostra sessualità, sulla nostra salute. Nelle strutture ospedaliere e nei consultori non ci deve essere personale sanitario obiettore, né associazioni cattoliche, movimenti provita etc. che ostacolano la libertà di scelta.

Vogliamo che le nostre vite non siano aggredite dalla violenza. Basta con la cultura dello stupro, che incoraggia l’aggressività maschile e supporta la violenza contro le donne, una cultura fondata sull’esercizio del potere, sul patriarcato, sulla gerarchia.
Le istituzioni si limitano a denunciare la punta estrema della violenza, rappresentata dal femminicidio, visto come fattore emergenziale, ma tacciono sulla normalità della violenza che pervade la società del dominio, depotenziano le esperienze autogestite dalle donne, come i centri antiviolenza, per foraggiare il businness istituzionale delle reti antiviolenza.
E’ inaccettabile che gli interventi “educativi” previsti dalle reti siano in larga parte affidati a forze dell’ordine e polizia, cioè a chi per mestiere esercita la violenza: lo fa nelle piazze, nelle caserme, nei centri di accoglienza e spesso, come la cronaca ci mostra, anche all’interno delle pareti domestiche.

Vogliamo un mondo libero, senza frontiere, basato su legami di solidarietà e di reale uguaglianza.
Il sessismo spesso si accompagna al razzismo, come ci stanno a indicare lo sfruttamento sessuale, la tratta, ma anche la “semplice” discriminazione nell’accesso ai servizi sanitari. Ribadiamo la nostra solidarietà con le donne migranti, e con tutte quelle che nel mondo si battono contro lo stato, il capitale, il patriarcato, la religione, soprattutto, in questo momento, le donne kurde, le compagne turche e iraniane. Sono queste le lotte delle donne che vogliamo condividere e non quelle “mainstream” e filoistituzionali che celano la ricerca di un consenso su falsi obiettivi.

Non vogliamo la parità. Vogliamo la libertà, quella vera, non quella decretata per legge. Una società come questa, basata sulla violenza e la diseguaglianza, fa qualche concessione legale solo se è funzionale alle esigenze del capitale, alla perpetuazione dello sfruttamento e della divisione in classi: basta politiche dei tempi e della flessibilità; basta Codici Rosa, quote rosa e pari opportunità; basta col mito dell’apertura di alcune professioni alle donne (in particolare professioni militari) o del raggiungimento di ruoli apicali nella carriera, dalla politica, ai livelli manageriali, agli incarichi accademici. Non barattiamo la lotta per l’autodeterminazione con la conquista di una postazione gerarchica nella società dello sfruttamento.

Per questo siamo in piazza oggi. E non a fianco di chi cerca, anche nell’occasione dell’otto marzo, una visibilità mediatica, un trampolino politico, un terreno di scambio politico-sindacale, un’occasioni di egemonia.
Oggi come sempre siamo a fianco di chi, anche attraverso la rivendicazione di genere, vuole lottare con forza per un mondo nuovo.

FEDERAZIONE ANARCHICA LIVORNESE – cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it
COLLETTIVO ANARCHICO LIBERTARIO – collettivoanarchico@hotmail.it – collettivoanarchico.noblogs.org

Posted in Anarchismo, Antisessismo, Femminismo e Genere, Generale, Iniziative.

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