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Antimilitaristi livornesi in piazza

Domenica 4 febbraio a Livorno erano in piazza le antimilitariste e gli antimilitaristi contro le nuove missioni militari in Africa. Di seguito alcune foto e il testo de volantino diffuso. Circa una trentina di persone hanno partecipato all’iniziativa, è stato esposto anche uno striscione contro il fascismo e il razzismo per l’attentato fascista di Macerata del 3 febbraio

 

 

No al nuovo colonialismo!

Contro le nuove missioni militari in Africa
Presidio in Piazza Cavour a Livorno
domenica 4 febbraio dalle 16:30

La Camera dei Deputati il 17 gennaio scorso, nel silenzio dei media, ha deciso l’inizio di nuove missioni militari in Africa, oltre a confermare quelle già in corso. Nei prossimi mesi quasi 1000 soldati e oltre 200 mezzi militari saranno inviati in Libia, Niger e Tunisia. Viene così raddoppiata la presenza militare italiana in Africa, cresciuta moltissimo dopo il 2011, quando l’Italia ha aggredito la Libia con bombardamenti aerei.

Contro i “trafficanti di esseri umani”?
Si va in Libia e Niger, ci dice il governo, per tutelare i migranti e a fermare i “trafficanti di esseri umani”. Ma è stata proprio la classe dirigente italiana a preparare la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando morirono 368 persone che cercavano di raggiungere l’Italia. Questa strage fu strumentalizzata per dare il via alla missione “Mare Nostrum”, che ha creato le condizioni per inviare le truppe in Libia a difendere gli interessi dell’ENI sul petrolio. Proprio il governo italiano ha concorso, in accordo con un governo locale, alla creazione dei lager per migranti in Libia. L’orrore di quei lager è ora la giustificazione per inviare ancora più truppe in Libia e per inviare soldati in Niger.

In Tunisia per far cosa?
I militari italiani vi costituiranno un Comando di Brigata della NATO. Nel 2011 l’insurrezione popolare ha fatto cadere il regime di Ben Ali, e oggi vi è un forte malcontento per i gravi problemi sociali non risolti dalla “rivoluzione interrotta”. Le prime settimane del 2018 sono state segnate da grandi proteste contro l’aumento dei prezzi e contro le riforme antipopolari imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Il governo tunisino ha represso nel sangue le proteste, utilizzando i militari per sparare sui manifestanti. I soldati italiani e la NATO saranno in Tunisia dunque anche come garanzia della “stabilità” del paese. Per imporre la politica di sfruttamento ci vuole la forza delle armi. Inoltre, un Comando NATO in Tunisia, paese strategico per il controllo del nord Africa, prepara il terreno per nuovi interventi militari nella regione.
Nessuno scopo umanitario. Lo stesso governo non parla di missioni “umanitarie” ma di missioni per la “sicurezza nazionale”. I soldati italiani vanno in Africa per interessi economici enormi: l’uranio in Niger, gli interessi ENI in Libia e in Nigeria, il gasdotto che attraverso la Tunisia porta in Italia il gas algerino, il mercato delle ex-colonie francesi. L’Italia entra ufficialmente nelle guerre in Africa per partecipare alla grande spartizione del continente tra le potenze mondiali.

Nessun appoggio all’imperialismo, a cominciare da quello “nostrale”!
Ritorna, in altre forme, la politica coloniale. In passato, prima e durante il fascismo, questa ha prodotto razzie e atrocità ai danni delle popolazioni locali, morte e malattie per i soldati e nessun beneficio per la grande maggioranza della popolazione italiana. E oggi? Non ci sono motivi per pensare che andrà diversamente. Ci guadagnerà la classe dirigente, gli industriali, specie quelli collegati alla produzione militare, i finanzieri, i generali se hanno fatto bene i loro calcoli, ma se risulteranno sbagliati saremo comunque noi a dover pagare, con ulteriori sacrifici e privazioni. Le nuove missioni costeranno 118.798.581 euro. Che si aggiungono vanno a una spesa militare stimata a 25 miliardi per il 2018. 68 milioni al giorno. A noi resteranno solo tasche vuote, peggiori condizioni di vita e di lavoro e un aumento dei rischi e delle restrizioni connesse alla guerra: maggiore controllo sociale, restrizione delle libertà, militarizzazione del territorio, gerarchizzazione della società, repressione del dissenso, aumento della propaganda paranoide sul rischio terrorismo, coinvolgimento più o meno diretto nelle guerre e nei loro più tragici effetti.

Nessun appoggio al nuovo colonialismo! Rientro in Italia di tutti i militari! Guerra alle guerre!

Antimilitaristi livornesi

Posted in Antimilitarismo, Generale, Iniziative, Internazionale.

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