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Lavoro: pandemia e sfruttamento

Lavoro: pandemia e sfruttamento

Lavoro e lavoratori alla ribalta, come eroi, come angeli custodi, come martiri. Multinazionali e imprenditori vecchi e nuovi che ringraziano i loro generosi dipendenti sulle pagine dei giornaloni per far vedere che il capitale riconosce il valore (=utilità) del loro lavoro, sfoggia il suo lato umano pubblicamente nell’inflazione stucchevole delle parole “comunità” e “solidarietà”.

Ma di quale comunità parlano, di quale solidarietà?
Le conseguenze delle politiche governative predatorie delle finanze e della salute pubblica, impoverita a vantaggio di quella privata, si sono rivelate in tutta la loro drammaticità. Mancanza di medici, di strutture, di letti, di personale qualificato e attrezzato, di strumentazione, di DPI. Turni massacranti e divieto di sciopero fino al 30 aprile.

Di altre lavoratrici e lavoratori altrettanto essenziali si è parlato molto meno, eppure sono stati obbligati a lavorare come sempre, a volte con protezioni fai da te , alle casse dei supermercati, agli sportelli degli uffici postali e bancari, alla guida dei mezzi pubblici, addetti alla logistica…

In altri settori i lavoratori hanno scioperato per il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, per la mancanza dei DPI, per chiedere la chiusura temporanea delle attività, meno essenziali: il 16 marzo alla Ferrari di Maranello, il 12 alla GKN di Campi Bisenzio, i corrieri di Amazon a Calenzano, in Piemonte, Lazio e Lombardia, il 12 alla Piaggio di Pontedera. Per menzionare alcune realtà sindacalizzate, ma come si sta vivendo in realtà di dimensioni più ridotte, dove il ricatto occupazionale è diretto?

I lavoratori fino a ieri invisibili e con paghe orarie irrisorie (servizi di pulizie industriali, soci di false cooperative che riempiono gli scaffali della grande distribuzione) sono divenuti strategici oltre al lavoro ordinario per le sanificazioni. Tuttavia non si sono stabiliti aumenti salariali e maggiore sicurezza: il DL 17/3/2020 prevede anche per loro come per tutti i lavoratori coatti una erogazione una tantum di Euro 100,00 per il mese di marzo pro quota per i giorni di effettivo lavoro.

Nelle banche, assicurazioni, amministrazioni aziendali, pubblica amministrazione l’obbligo di diradare la presenza negli uffici ha fatto da trampolino di lancio per lo smart working (evoluzione del telelavoro). Tempi di lavoro autogestiti sembrano in teoria un vantaggio per chi lavora, e così vengono “venduti” finché non se ne fa esperienza diretta. Cade la separazione tra tempo di vita e tempo di lavoro, viene meno la socializzazione, l’uscita dalla dimensione casalinga che di fatto finisce per non cessare mai, in un perenne multitasking. Aumento di produttività certificato per le aziende, le donne ancora una volta le maggiori svantaggiate: sopperire in contemporanea a lavoro e ad assistenza familiare.

Il lavoro in remoto è stato sperimentato per la prima volta anche nella scuola perché la didattica potesse in qualche misura proseguire nonostante la chiusura, mantenendo una continuità di rapporti con gli studenti. Un esperimento molto pericoloso, un cavallo di Troia per il già precarizzato mondo dell’insegnamento. Potrebbe essere usato come precedente per non spendere nell’edilizia scolastica, ridurre il numero dei docenti, nella formazione di classi molto più numerose delle attuali, con un peggioramento della qualità per tutti.
Il lavoro a distanza comporta inoltre dei gravi rischi: un maggior controllo sui dati personali da parte dei grandi gruppi che gestiscono la rete, la sorveglianza da remoto da parte del datore di lavoro, aggirando quello che stabilisce l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, una rottura dei tempi per l’uso del videoterminale, con una grande minaccia per la salute dei lavoratori.

E poi c’è il lavoro nero dall’agricoltura ai servizi alla persona, quello che sfugge ad ogni censimento…

Non eroi o angeli, non un “grazie” a pagina intera sui quotidiani, ma dignità e diritti sono le parole del lavoro ed esigono fatti: stipendi adeguati, sicurezza sul lavoro, diritto alla casa, all’istruzione, alla salute, al rispetto dell’ambiente, al tempo liberato..

All’emergenza sanitaria seguirà una crisi economica di portata mondiale. È già iniziata e ne vedremo gli sviluppi: piccoli imprenditori, piccole e medie attività già in difficoltà, addetti nei settori del turismo, della ristorazione, del tempo libero, lavoratori interinali, in contratto di somministrazione, in nero, saranno i primi a ritrovarsi in difficoltà. E seguiremo tutti, nessun settore escluso.

Ci saranno allora altre parole, verremo chiamati ancora alla solidarietà con le Confindustrie e le Associazioni bancarie, al senso di responsabilità per le difficoltà economiche del Paese; saremo ricattati con il debito pubblico e chiamati a sacrifici perché nulla cambi. Il capitalismo finanziario, ora mascherato in veste “green, etico e sostenibile” vorrà continuare a ingrassare pochissimi, e causare povertà, inquinamento, guerre e malattie per tutti.

Organizziamoci per impedire che questo accada. Da ora.

Federazione Anarchica Livornese
federazioneanarchica.org

Collettivo Anarchico Libertario
collettivoanarchico.noblogs.org

Posted in Anarchismo, Generale, Lavoro, Nocività-Salute.

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