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23 settembre: Presentazione “Corpi reclusi in attesa di espulsione”

Oggi 23 settembre parteciperemo alla presentazione del libro “Corpi reclusi in attesa di espulsione” con l’autrice Francesca Esposito e Yasmine Accardo di LasciateCIEntrare
dalle 19 al Festival del Libro alla ex Caserma Occupata a Livorno
Un’occasione per conoscere questo interessante studio
e un momento di confronto per rilanciare la lotta contro le frontiere in un momento in cui in un contesto generale di recrudescenza della politica razzista del governo, torna all’ordine del giorno la minaccia dell’apertura di un CPR, lager per senza documenti, anche in Toscana

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Da Chieti a Torino, La corsa verso la guerra uccide

articolo pubblicato su Umanità Nova n. 27 del 24 settembre 2023

Da Chieti a Torino

LA CORSA VERSO LA GUERRA UCCIDE

La barbarie della guerra travolge le nostre vite. In pochi giorni si sono succeduti due eventi terribili che per quanto possano essere slegati tra loro, sono entrambi atroci conseguenze del clima di guerra che stiamo attraversando. Tre operai muoiono nell’esplosione della granata di artiglieria su cui stavano lavorando a Casalbordino, presso l’azienda Sabino Esplodenti, in provincia di Chieti. Una bambina di 5 anni muore tra le fiamme provocate dallo schianto di un aereo delle Frecce Tircolori. Viaggiava in auto con la famiglia, percorrendo una strada all’esterno dell’Aeroporto Caselle di Torino presso cui è precipitato l’aereo. Il fratello dodicenne è grave, e anche i genitori sono ustionati seppur in misura più lieve.

Molti hanno ricordato come nell’impianto produttivo della Sabino Esplodenti, già nel 2020 fossero morti altri tre operai in un’esplosione, una strage avvenuta in circostanze non troppo diverse da quella dello scorso 13 settembre. Quello di Casalbordino è un impianto a Rischio di Incidente Rilevante secondo la normativa Seveso, che si occupa di “demilitarizzazione, recupero, trasporto, smaltimento e distruzione di esplosivi, consulenza per le bonifiche di terreni da ordigni bellici”. Organizzazioni sindacali e esponenti politici hanno denunciato come, nonostante le segnalazioni seguite alla strage del 2020, dopo la quale era stato chiuso, e per cui è sempre in corso un processo nei confronti di esponenti dell’azienda, l’impianto sia stato riaperto già nel 2021 con procedure semplificate, tanto che la Regione Abruzzo non l’ha posta sotto la procedura di VIA. Ad oggi non è ancora pubblicato alcun Piano di Emergenza Esterno come sarebbe invece imposto dalla normativa.

Se già ogni azienda normalmente fa profitti sacrificando la sicurezza dei lavoratori, la salute degli abitanti e la salvaguardia del territorio, in questo caso va considerato che la Sabino Esplodenti è un partner chiave del Ministero della Difesa per il trattamento del munizionamento militare. Stando alle dichiarazioni della stessa azienda l’esplosione sarebbe avvenuta nel corso del lavoro di munizionamento su una granata d’artiglieria, nel quadro di una commessa per l’Agenzia delle Industrie della Difesa (AID), società “in house” del Ministero della Difesa. Procedure semplificate, negligenze, mancanza di sicurezza. Cosa ci si può fare? Dopotutto le attività strategiche, soprattutto del settore militare, devono continuare a lavorare costi quello che costi, specie in tempi in cui c’è un gran bisogno di rinnovare gli arsenali. Nel documento di Relazione e Bilancio al 31 dicembre 2015 dell’AID si scrive riguardo alla “partnership tra AID ed Esplodenti Sabino S.r.l. che, insieme hanno già demilitarizzato oltre 60000 razzi M26”, che “La capacità congiunta AID/ES non ha eguali in campo europeo risultando più che doppia rispetto ad altre aziende del settore.” Una collaborazione continuata negli anni, nel 2019 infatti l’azienda ha una commissione per la demilitarizzazione di centinaia di missili anticarro MILAN. Non è chiaro al momento che tipo di lavorazione stessero svolgendo gli operai morti a Casalbordino e a quale processo produttivo fosse destinato il materiale risultante. Ma non va dimenticato che la demilitarizzazione di un proiettile è una lavorazione che spesso serve a ricavare nuova materia prima, sia dal materiale esplodente, sia dalle altre componenti del manufatto. Se quindi in questa nuova strage operaia ha certo diretta responsabilità l’azienda per quanto riguarda la sicurezza sul posto di lavoro, è la disastrosa politica di guerra degli stati a richiedere lavorazioni pericolose come questa, per rinnovare gli arsenali e produrre nuovi armamenti.

Nel terribile fatto di Caselle del 16 settembre sono certamente più evidenti i rapporti con le politiche di guerra. In questo caso è chiaro come la propaganda di guerra abbia portato la guerra stessa nelle nostre vite. Un’insensata dimostrazione di forza, inscenata per le celebrazioni del centenario dell’Aeronautica Militare, portata all’estremo fino a travolgere una intera famiglia nell’incendio seguito allo schianto dell’aereo delle Frecce Tricolori. Il centenario della forza aerea italiana è stato accompagnato da contestazioni, e il governo fascista in carica ne ha fatto un’occasione di costruzione del consenso e di propaganda guerrafondaia, con martellanti grandi eventi in tutto il paese che si susseguono da mesi. A Torino avrebbe dovuto svolgersi un grande airshow per celebrare il centenario, due giorni di delirio nazionalista, che sarebbero culminati proprio con l’esibizione delle Frecce Tricolori. Con questo tipo di spettacoli acrobatici, così come con altre esibizioni, dal paracadutismo alla tuta alare, si vuole rappresentare la guerra come uno sport estremo, mitizzando una storia costellata di stragi e bombardamenti, per giustificare le operazioni di guerra in cui tutt’ora è coinvolta l’aeronautica italiana. Alcune testate giornalistiche hanno detto che quella bambina, con la sua famiglia si è trovata nel momento sbagliato nel luogo sbagliato. Ma ci rifiutiamo di considerare la sua morte un rischio calcolato o un effetto collaterale, è conseguenza della delirante campagna di propaganda guerrafondaia che il governo porta avanti a ritmi serrati.

Le morti della scorsa settimana sono state provocate dalla corsa verso la guerra in cui il governo italiano è lanciato insieme a quelli delle principali potenze. Se in tempi di “pace” queste sono le atroci conseguenze della guerra nelle nostre vite, possiamo solo immaginare quello che può provocare una guerra aperta. Per questo è urgente rilanciare l’impegno antimilitarista e una larga opposizione alla guerra.

DA

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Il militarismo italiano nei Balcani

Il militarismo italiano nei Balcani

Intervento della FAI alla Balkan Anarchist Bookfair

Fin dalla sua formazione lo stato italiano ha sviluppato il proprio militarismo e ha avuto il proprio ruolo nel confronto imperialista e colonialista tra le potenze. Lo stato italiano ha sempre giocato il ruolo del brutto anatroccolo, la piccola e giovane nazione esclusa dalla tavola rotonda delle grandi potenze, a cui spettano solo le briciole della torta che le nazioni europee più ricche si stanno dividendo.

Nonostante questo discorso vittimistico, lo stato italiano ha costruito le proprie fondamenta con la guerra, il militarismo, l’imperialismo. Infatti, ancor prima della costituzione del Regno d’Italia nel 1861, quando la penisola italiana e le isole erano ancora divise in diversi stati e regni, il Regno di Sardegna partecipò alla Guerra di Crimea (1853-1856) al fianco di Regno Unito, Francia e Impero Ottomano contro la Russia. La partecipazione a uno dei principali conflitti che all’epoca si svolgevano nel contesto della crisi dell’Impero Ottomano, diede alla dinastia dei Savoia che regnava sul Regno di Sardegna la legittimazione internazionale per unificare l’Italia e guidare il nuovo Stato nazionale italiano.

Un misto di vittimismo e vendetta, insieme al mito della potenza dell’Impero romano, sono tra i principali motivi dell’ideologia imperialista dello stato in Italia.

In oltre 150 anni di storia lo stato italiano ha condotto guerre di aggressione e spedizioni militari principalmente verso: Europa orientale; Corno d’Africa e Nord Africa; Balcani e Mediterraneo orientale.

È una storia di aggressione e occupazione militare, che soprattutto nei Balcani è stata orientata da una violenta politica razzista e nazionalista di italianizzazione. In questa regione il militarismo e l’imperialismo italiano hanno giocato un ruolo molto pesante. La rivendicazione della Dalmazia come territorio italiano e la violenza antislava fin dal XIX secolo, l’occupazione militare dell’isola di Rodi e del Dodecaneso dopo la Prima guerra mondiale, il tentativo di colonizzazione dell’Albania nel 1920 e l’invasione portata avanti dal regime fascista, nonché l’aggressione alla Grecia durante la Seconda guerra mondiale. Questi sono solo alcuni degli esempi di come il militarismo italiano sia stato storicamente orientato verso i Balcani.

Tuttavia è anche una storia di rivolta, solidarietà, insubordinazione. Basti pensare ai disertori e agli ammutinati della Prima Guerra Mondiale, o all’insurrezione di Ancona del 1920, quando i soldati di un reggimento dell’esercito si rifiutarono di imbarcarsi per Valona, in Albania, e presero il controllo della città di Ancona insieme ai lavoratori. In quel movimento il ruolo degli anarchici, insieme alle altre due correnti rivoluzionarie, quella socialista e quella repubblicana, fu fondamentale. Quella rivolta fu uno dei principali tentativi insurrezionali del periodo rivoluzionario del 1919-1920 in Italia. Nella Seconda guerra mondiale ricordiamo coloro che disertarono e si unirono alla resistenza in Italia per evitare di essere inviati al fronte in Albania o in Grecia, o coloro che, già schierati laggiù, decisero di unirsi ai gruppi partigiani locali.

Le aspirazioni del militarismo italiano nei Balcani sono crollate dopo la sconfitta militare del regime fascista nella Seconda guerra mondiale e il rovesciamento della dittatura in Italia con l’insurrezione di massa dell’aprile 1945. Nel contesto della guerra fredda l’esercito italiano è rimasto fuori dai Balcani per 45 anni. In quel periodo in Italia la regione al confine con la Jugoslavia è stata pesantemente militarizzata.

Qual è oggi l’influenza del militarismo italiano nei Balcani?

I militari italiani sono tornati nella regione negli anni ’90, intervenendo in diversi contesti.

La NATO ha avviato nel 1993 l’operazione “Deny Flight”, che prevedeva l’istituzione di una no-fly zone sulla Bosnia Erzegovina. I comandi principali dell’operazione furono stabiliti in Italia e anche l’Aeronautica Militare Italiana partecipò all’operazione. Nel 1995 la NATO bombarda la Republika Srpska con l’operazione “Deliberate Force”, i voli di bombardamento partirono dagli aeroporti italiani. Nel 1995 l’Esercito italiano partecipa all’operazione NATO “IFOR/SFOR” in Bosnia con un contingente di 2500 soldati.

In Albania, dopo una piccola missione militare logistica nel 1991, lo Stato italiano invia nel 1997 un contingente di oltre 2500 soldati nell’ambito dell’operazione multinazionale “Alba” il cui comandante è un ufficiale italiano. L’Italia ha inviato un altro contingente in Albania nel 1999.

Nel 1999 la missione NATO “Allied Force” contro la Serbia, culminata con il bombardamento di Belgrado, ha visto la partecipazione diretta dell’Aeronautica Militare Italiana.

Nel 1999 è iniziata anche l’operazione NATO “KFOR” in Kosovo. Lo stato italiano ha partecipato fin dall’inizio con un ruolo importante, partecipando con uno dei contingenti più grandi e guidando per molti anni l’operazione. I militari italiani hanno partecipato a molte altre operazioni militari nella regione. Ci siamo limitati a citare le principali.

Attualmente i Balcani sono una delle regioni in cui le Forze Armate italiane sono più presenti.

Nel 2023 quasi 2000 soldati italiani sono ancora presenti in diversi Paesi come Bosnia, Montenegro, Albania e Kosovo. Il contingente italiano in Kosovo è attualmente il più numeroso, con oltre 1500 uomini e quasi 400 veicoli e 2 aerei. Si consideri che l’operazione NATO “Joint Enterprise/KFOR” è composta da 4100 uomini. Ci sono preoccupazioni per l’aumento del contingente turco in Kosovo, che negli ultimi mesi ha raggiunto le 780 unità. Si prevede inoltre che la Turchia assumerà il comando della KFOR in autunno. Le preoccupazioni sono più che valide. Ma dobbiamo considerare anche chi è responsabile dell’attuale situazione in Kosovo, l’Italia ha avuto il comando quasi ininterrotto della KFOR per 10 anni dal 2013, guidando l’operazione anche negli anni 2000, e negli ultimi quattro anni la presenza militare italiana è più che raddoppiata (nel 2020 era di circa 630 uomini) in un più generale aumento del contingente NATO.

Il coinvolgimento militare italiano nella regione è cambiato dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa il 24 febbraio 2022. Sono iniziate nuove operazioni militari sotto lo scudo della NATO o dell’UE.

In Bulgaria è stato creato il Multinational Battle Group NATO – Bulgaria nell’ambito dell’operazione NATO “enhanced Vigilance Activity” che ha schierato 40000 truppe sul “fianco orientale della NATO”. Altri Battle Group presenti in Lettonia, Estonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania. Le Forze Armate italiane sono responsabili del comando del Battle Group in Bulgaria, dove hanno schierato 2100 uomini, 10 aerei e 450 veicoli.

Si può quindi affermare che i militari italiani sono oggi presenti nei Balcani con più di 4000 uomini, circa 850 veicoli e 12 aerei. Se consideriamo che nel 2023 lo stato italiano dispiegherà un numero massimo di 11499 uomini in operazioni militari fuori dai propri confini, vediamo che più di un terzo del totale è schierato nei Balcani. Più che in Africa e in Medio Oriente.

Il precipitare della guerra nell’Europa dell’Est non spiega la forte presenza delle Forze Armate italiane nei Balcani a partire dagli anni ’90, con un ruolo di primo piano anche in alcune operazioni della NATO. Ci sono interessi diretti della classe dirigente italiana in quella regione, e per l’ideologia dello Stato italiano i Balcani sono un’area di intervento “naturale”. In effetti lo Stato italiano ha sempre guardato all’Albania come al proprio giardino, e il capitalismo italiano ha forti interessi nel Paese. La quarta banca in Albania, “Intesa San Paolo Bank Albania”, è di proprietà della banca italiana “Intesa San Paolo”. In Albania passa il gasdotto transadriatico TAP che porta in Italia il gas naturale dall’Azerbaigian attraverso Georgia, Turchia e Grecia. In modo molto diverso, lo Stato italiano ha anche una considerazione speciale per la Bulgaria. Infatti, le élite bulgare hanno tradizionalmente rapporti stretti con quelle italiane e ci sono molti legami economici e finanziari. La seconda banca in Bulgaria, “Unicredit Bulbank”, è di proprietà della banca italiana “Unicredit”. Quando nel dicembre 2022 il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha incontrato il ministro della Difesa bulgaro Dimitar Stoyanov nella base aerea di Bezmer in Bulgaria secondo i media, hanno parlato di affari. Sofia acquisterà da Roma nuovi veicoli militari, radar, aerei F-16 e supporti di artiglieria. All’ordine del giorno c’era anche il progetto dell’ VIII Corridoio europeo. Questa infrastruttura ferroviaria e stradale per la cooperazione militare e industriale passerà dalla Bulgaria, alla Macedonia, all’Albania, collegando le coste del Mar Nero con quelle del Mar Adriatico. È considerata un’infrastruttura strategica che collega quella regione al Sud Italia, ma è anche una grande macchina per soldi per tutti coloro che sono coinvolti nella sua costruzione. Vediamo quindi che lo stato italiano continua a svolgere il ruolo di potenza militarista nei Balcani, perseguendo i propri interessi imperialisti nella regione.

Questo è solo un semplice contributo al dibattito. Speriamo di avervi dato qualche spunto sull’influenza del militarismo italiano nei Balcani. Per noi questo è il suggerimento più importante e originale che possiamo portare alla Fiera del Libro. Non si tratta solo di fare analisi, vorremmo condividere informazioni e prospettive per sviluppare punti comuni per lottare insieme e sviluppare reti di solidarietà internazionale.

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Resoconto dalla Balkan Anarchist Bookfair

pubblicato sul n. 25 di Umanità Nova del 10 settembre 2023

Resoconto dalla Balkan Anarchist Bookfair

Oltre i muri del nazionalismo

Si è tenuta a Ljubljana in Slovenia dal 6 al 9 luglio la XV edizione della Balkan Anarchist Bookfair (BAB). Nel vivace movimento anarchico dei Balcani la BAB è un appuntamento centrale, che da sempre svolge il ruolo non solo di salone del libro, ma anche di opportunità di confronto politico tra le diverse realtà. La prima edizione si tenne proprio nella capitale slovena nel 2003 mentre ancora non si erano del tutto concluse le guerre che avevano dilaniato questa regione a partire dalla prima metà degli anni ‘90. Allora viaggiare tra i paesi della Ex-Yugoslavia era molto difficile, e moltx compagnx non poterono partecipare perché non ottennero i visti necessari per il viaggio. Fu un passo importante per iniziare a riorganizzare il movimento che stava risorgendo dopo la guerra, e che aveva nell’antimilitarismo uno dei suoi temi unificanti.

Oggi il Network di Solidarietà dei Balcani (BSN), la rete di collettivi, gruppi, organizzazioni, squat e singoli che anima la base politica della BAB è una stabile realtà, riferimento per campagne di solidarietà e iniziative comuni del movimento dalla Slovenia alla Grecia, dal Kosovo alla Romania.

La BAB di quest’anno per il ventennale dalla prima edizione è tornata a Ljubljana, ed è stata uno degli appuntamenti centrali del movimento anarchico europeo ma non solo a cui hanno partecipato circa 800 compagnx da realtà dei Balcani e dell’Europa. Con delegazioni anche dal Cile, dall’Australia, dalla Turchia, dai paesi nordici, è stato di fatto un vero e proprio incontro internazionale. L’assemblea organizzativa di concerto con le realtà del BSN hanno dato una solida base politica all’incontro, tematizzato sulla questione della guerra con il titolo “Oltre i muri del nazionalismo e della guerra”. La nutrita delegazione della FAI ha partecipato al salone del libro con un banco per le pubblicazioni di Zero in Condotta e di Umanità Nova, ma ha anche contribuito attivamente all’incontro sostenendo materialmente l’organizzazione e intervenendo con propri contributi politici. Per maggiore chiarezza e facilitare il dibattito gli organizzatori avevano sollecitato i gruppi aderenti all’iniziativa a contribuire con documenti oltre che con proposte di sessioni di dibattito. Uno dei principali argomenti era quello della guerra e dell’antimilitarismo che è stato sviluppato in più sessioni di presentazione. Nella sessione di dibattito gestita dalla FAI sono state presentate tre relazioni, una sulla militarizzazione in Friuli Venezia Giulia e sulle attuali lotte contro i poligoni a cura di Iniziativa Libertaria Pordenone, uno sul ruolo del militarismo italiano nei balcani, uno sulla posizione antimilitarista e disfattista rivoluzionaria sulla guerra in Europa orientale. Diversi interventi hanno animato il dibattito al termine delle relazioni, creando un ponte con le iniziative che si sarebbero poi tenute dopo due settimane a Saint-Imier.

Si sono notati purtroppo, anche se hanno avuto un ruolo marginale, alcuni atteggiamenti aggressivi di delegittimazione da parte di alcuni singoli a gruppi, attorno alla questione della guerra e della “islamofobia”. Pratiche che in modo più strutturato si sono poi osservate anche a Saint-Imier [vedi UN n.24]. La solida realtà del BSN ha comunque, nella sua diversità di posizioni, mantenuto un piano di confronto politico, che ha permesso di sviluppare i vari temi e di concludere la BAB con una assemblea finale molto ricca in cui sono state definite le basi del documento finale, che tra le altre cose rilancia la prospettiva di un’Alleanza Globale contro la Macchina della Morte, contro la politica di guerra degli stati e del capitale.

Molti altri temi sono stati affrontati nel corso della BAB, la questione delle lotte contro le frontiere è stata centrale, sia nell’opposizione al nazionalismo degli stati sia nella solidarietà ai migranti. La costruzione storica delle identità nazionali attraverso le deportazioni in Grecia, le stragi nel mediterraneo, la realtà delle occupazioni e delle strutture di movimento come infrastrutture solidali sono stati alcuni elementi sollevati. La presentazione delle attività dei gruppi cileni, come di quelli nordici e ungheresi, o la situazione repressiva nell’Europa dell’Est e in Russia sono state altre iniziative che hanno suscitato grande attenzione. L’intera prima giornata è stata incentrata sulla lotta del movimento anarcofemminista queer, in una prospettiva di genere sempre più centrale all’interno del movimento.

DA

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Limoncino: solidarietà a chi si oppone allo scempio del territorio!

Limoncino: solidarietà a chi si oppone allo scempio del territorio!

Nella giornata di martedì 5 settembre si è consumato l’ennesimo episodio di imposizione di forza da parte della società Livrea ai danni di coloro che presidiano la zona del Limoncino per impedire il transito dei mezzi che dovrebbero conferire rifiuti nella discarica. La vicenda ormai si trascina da 12 anni e vede i residenti della zona, sostenuti da un ampio movimento di solidarietà, opporsi alla discarica di rifiuti in quella che è una zona naturalistica da preservare nel parco delle colline livornesi. Numerose sono state nel tempo le azioni realizzate nei confronti dei residenti che si oppongono alla discarica: dalla misteriosa comparsa di ratti morti depositati davanti alle loro abitazioni alle varie aggressioni fisiche che si sono realizzate nel corso di alcuni presidi.
Martedì 5 settembre la società Livrea ha rimosso auto di proprietà dei residenti parcheggiate in una strada privata in cui la Livrea stessa ha messo un divieto di sosta senza alcuna autorizzazione. Tutto questo per imporre il passaggio dei mezzi pesanti carichi di rifiuti. I residenti e i solidali del comitato del Limoncino hanno ancora una volta opposto una ferma e pacifica resistenza a questi abusi evitando di cadere nelle violente provocazioni di chi vuole imporre con arroganza il diritto di inquinare, di avvelenare e di provocare una grave danno all’ambiente e alla sicurezza: ricordiamo infatti che la discarica si trova in una zona a rischio idrogeologico che ha subito l’impatto dell’alluvione del settembre 2017. Tra i rifiuti destinati alla discarica ci sarebbero anche fanghi di dragaggio, scorie di fonderie, ceneri dell’inceneritore etc. Solo il senso di responsabilità dei cittadini e la loro determinazione nel contrastare chi, soggetto privato o pubblico, vuole a tutti i costi fare profitti saccheggiando i territori, ha impedito in questi anni che la zona diventasse una bomba ecologica.
Solo l’azione diretta, la partecipazione alle lotte, il protagonismo dei comitati e di tutti i cittadini presenti ha evitato il conferimento in discarica. Se in questi lunghi anni non ci fosse stata questa continua mobilitazione la discarica sarebbe satura per i lotti 1 e 2 e si prefigurerebbe il conferimento in futuri lotti. Solidarietà a chi si oppone allo scempio del territorio!

Federazione Anarchica Livornese

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Saint-Imier 2023: The International Anarchist Meetings

Saint-Imier 2023: The International Anarchist Meetings

From Umanità Nova n.24 of 3rd Sept 2023: https://umanitanova.org/vacanze-intelligenti-gli-incontri-internazionali-dellanarchismo/

This summer, one of the most important international anarchist meetings of recent years, the Rencontres Internationales Antiautoritaires (RIA) “Anarchy 2023”, took place in Saint-Imier (Switzerland), from 19 to 23 July. Thousands of people from different continents participated, although a significant part came from French and German-speaking Europe. As the Italian Anarchist Federation – FAI, we have taken part in the meeting’s organizational process since 2020, and we attended with a large delegation, actively contributing by proposing debates, setting up an exhibition and holding a stand of Umanità Nova and Zero in Condotta editions in the book fair.

This meeting celebrated the 150 years plus one (as the event was postponed due to the pandemic) from the congress that was held in this small village in the Bernese Jura on 15 and 16 September 1872, which is historically considered as the birth act of the organized anarchist movement. Then, for the first time, the anti-authoritarian tendency of the workers’ and revolutionary movement collectively defined its principles. Around the matter of seizing political power there was a deep fracture within the Association Internationale des Travailleurs (AIT-IWA), better known as the First International. At the Congress held in The Hague from 2 to 7 September 1872, Karl Marx took advantage of the outlawing of the French IWA section – the largest – that followed the Paris Commune, to transform the national sections of the International into parties targeting electoral participation. The Congress of Saint-Imier was the consequence of this fracture, and in the declaration that: “The destruction of all political power is the first duty of the proletariat” it summarized the position of the anti-authoritarian IWA Jurassian, Italian, Spanish, French and American sections. On that occasion, they started an organizational experience in continuity with the internationalist pathway that had just been split up.

However, we did not had a celebratory meeting: indeed, there was only one conference of historical study on the Congress of 1872. From the beginning, in fact, centrality has been given to the actuality of anarchist practices and ideas. It was a clear choice of the organizing committee, formed in 2020 by exponents of the local anarchist movement, with the participation of the French-speaking Anarchist Federation and the Italian Anarchist Federation.

More than 400 debates, presentations, conferences and workshops were held, plus dozens of film screenings, and then concerts, theatrical performances, exhibitions and a book fair that hosted over 100 exhibitors. The activities, including in the streets and squares, took place in 12 different spaces spread throughout the village, which has just over 5000 inhabitants. Several collectives of mobile kitchens set up two large installations and prepared breakfast, lunch and dinner for the participants: over 5000 meals were distributed on Saturday evening alone.

Already in 2012 a similar meeting was held in Saint-Imier, with about 4000 participants. On that occasion, non-European presences were certainly more massive and representative, especially from Latin America. The role of organizations, federations, trade unions, international networks and anarchist groups was also greater. Conversely, this time several parts of the organized anarchist movement were not formally attending, which left more room for spontaneity and individual participation. This probably made the 2023 meeting less representative of the plural reality of the globally organized anarchist movement. Clearly in 2012 there was also a different context marked by movements that, on the shores of the Mediterranean as well as on the other side of the Atlantic, saw the participation of the anarchist movement, although in different ways.

However, it was also partly a choice of the organizing committee, which preferred to open the meeting as much as possible to spontaneous participation. In fact, anyone could propose debates and activities through an online platform, and not even a presentation was scheduled directly by the organizing committee, which acted only as a filter and infrastructure. Clearly, this formula has also limitations. In the weeks leading up to the RIAs, there was harsh criticism of the presence of speakers closer to “liberal” or “conspiracy” positions. The program was therefore revised, and some initiatives whose contents clearly stood far away from the anarchist movement were canceled. The problem, however, is not technical, but political. The lack of participation by organizations capable of making collective contributions to the debate was clearly perceived in the fragility of the political base of the event itself.

In any case, those who have read the program of “Anarchy 2023” can identify the matters around which the activity of the anarchist movement develops today, central themes in the current reality: war, the resurgence of authoritarian regimes and military dictatorships, the return of fascism in various forms, the climate, trade union activity, capitalist exploitation, feminist and queer struggles, racist and border closure policies. These topics were all covered in debates, workshops and conferences from different points of view. Probably the most interesting initiatives were the presentations of the realities most distant from the European context in which the meeting took place. This was the case with the activities proposed by the groups of Brazil, Chile, Peru, Philippines, Iran, Turkey, which have brought a significant contribution from new experiences and perspectives, allowing us to broaden our gaze, and try to get rid of a Eurocentric vision.

As the Italian Anarchist Federation we have provided specific contributions on the themes of antimilitarism and antifascism. Individual groups and federated individuals also promoted and participated in various presentations and conferences. In addition FAI, together with Slovenia and Croatia FAO of Greece APO, all IFA federations active along the bloodiest European borders, displayed a banner against ‘Fortress Europe’. The anti-militarist workshops were held in three separate days, in three different places. On Thursday 20th the first meeting took place in the main hall, almost full; on that occasion our positions on the concept of anarchist antimilitarism and its practices, and on the war in Eastern Europe, were exposed, including examples of struggles in which we are engaged, from the No Base Movement in Pisa to the general strikes against the war organized by grassroots syndicalism. In the following two days, the meetings took place in less official premises and this allowed greater interaction and comparison with comrades from different countries on the practices of struggle. There were also moments of vivid discussion, with critical interventions that opened the debate on the different positions existing on the situation in Ukraine. However, this cycle of initiatives has had a concrete outcome. From the meeting with individuals and anti-militarist groups from different parts of the world, the idea of a common international initiative to be held in November was launched.

On fascism, we have tried to bring a specific contribution to feed the debate at the international level, trying to define the characteristics of the historical fascist regime in Italy, and the characteristics of the fascist government that sits today in Rome. It was pointed out that, in matters of war, exploitation of the working class, authoritarianism and racism, the current government does nothing but following the path already traced by previous governments. It instead distinguishes itself with their attacks on women and non-binary subjectivities, in an attempt to re-consolidate patriarchal domination. Recalling the commitment of the anarchist movement in the struggle against fascism during the last century, the importance of maintaining a perspective of radical social transformation was stressed, because only social revolution can stop fascism. The specificity of the Italian situation raised great interest and, at the end of the presentation, an interesting and lively debate was opened in a crowded room, with questions and exchanges on the respective experiences of struggle in different countries.

In addition to the many positive things, however, we have witnessed on some occasions the implementation of practices that do not conform to our ethics, as well as the dissemination of messages that seem incompatible with the values and principles that the anarchist movement has been carrying out for 150 years. If we expose these criticisms it is not to polemize with this or that group, but because we think that we cannot silence the problems that the international anarchist movement must face if it wants to grow before the challenges that await us.

We refer to the attitude of some individuals and groups who have tried to use the meeting to impose their own political line, even violently, identifying some historical organizations of the anarchist movement as nothing less than the “enemy”. The first case was that of groups that support the so-called “anti-authoritarian fighters” who enlisted in the Ukrainian state army. While we consider this option to be incompatible with our anarchist principles and our anti-militarist practices, we have never opposed their presence, in the spirit of the openness and pluralism that characterized this edition of the RIA.

The serious matter is not that these groups have tried to obtain maximum visibility, but that they have done so in a way that is incompatible with what we consider to be an anarchist method. These groups organized some workshops and a conference in the main hall. In these meetings, anyone who tried to express criticism or simply different opinions was systematically denied to speak and silenced. In the rare cases in which the floor was open to someone who expressed a vision different from that of the organizers, they interrupted from the “table”, therefore from a position of power, the unwelcome interventions on the pretext that they were “off topic”. Those who have attempted to raise their voices to protest against these methods have been insulted, delegitimized and threatened even physically. Comrades who tried to speak in the Saturday afternoon debate were surrounded by individuals who were part of a sort of “security service”, which had no restraint in trashing posters from the hands of some pacifist comrades who had exposed them. This seems serious misbehavior to us, not only because violently censoring debates is an authoritarian practice, but also because it meant the privatization of a space that has been collectively conquered by those who have organized the RIAs in recent years. It is also unacceptable that members of these groups publicly repeated lies against the anarchist organizations that spoke out against the war, even accusing us of ‘being subject to Putin’s propaganda’. Before these calumnies and falsehoods, it suffices to refer to the document “For a new anarchist manifesto against war” which clearly expresses the FAI position https://www.federazioneanarchica.org/archivio/archivio_2022/20220722manifestonowar_en.html which we widely disseminated in hundreds of copies in Saint-Imier. Then, we would like to clearly state that censorship, as well as the systematic denigration and delegitimization of adversaries, are authoritarian practices that must have no place in the anarchist movement.

Finally, unidentified individuals repeatedly assaulted physically the Francophone FA banquet, on the pretext of the presence of some books that some considered to be “Islamophobic”, tearing up and burning these books, attacking individual comrades, trying to organise a wider protest against the FA as such, allegedly accused of “racism”. While the debates taking place in France on these complicated problems cannot be addressed exhaustively in these few lines, we would like to emphasize that no political criticism can be expressed in forms reminiscent of the methods of the worst authoritarian regimes we fight. In diffusing the communiqué of solidarity with the FA signed by several IFA federations https://www.federazioneanarchica.org/archivio/archivio_2023/20230808solidarieta.html we must emphasize that these attacks have systematically taken place against the historical organizations of the anarchist movement. In some of these tense situations, moreover, there has unfortunately been a lack of mediation by the working group responsible for this function.

We believe that the Saint-Imier meeting, as well as the Balkan Anarchist Bookfair held in Ljubljana at the beginning of July, were of crucial importance for our movement, an exceptional opportunity for exchange, revival and clarification to continue our internationalist, anti-militarist and revolutionary struggle, in a complex phase like the one we are going through. It is also important to emphasize the limitations of these events and above all to reject dogmatic and sectarian practices. Although these events saw the participation of only a part of the movement, it is clear that the topicality of the issues addressed, the liveliness of the debate, the plurality of positions is a sign of a dynamism that is difficult to find in other revolutionary currents. Even in a very difficult global context, the anarchist movement still has a significant influence and can play a central role; It is up to us to show the crucial contribution it can make as a revolutionary practice to the cause of the oppressed and exploited classes around the world.

 

FAI International Relations Commission

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Saint-Imier 2023: Gli incontri internazionali dell’anarchismo

Pubblicato sull’ultimo numero di Umanità Nova

Saint-Imier 2023: Gli incontri internazionali dell’anarchismo

Si è tenuto questa estate a Saint-Imier, in Svizzera, dal 19 al 23 luglio, uno dei più importanti incontri anarchici internazionali degli ultimi anni, i Rencontres Internationales Antiautoritaires (RIA) “Anarchy 2023”. Hanno partecipato migliaia di persone da diversi continenti, anche se una parte significativa proveniva dall’Europa di lingua francese e tedesca. Come Federazione Anarchica Italiana abbiamo preso parte fin dal 2020 al percorso organizzativo, e abbiamo partecipato con una numerosa delegazione contribuendo attivamente proponendo dibattiti, allestendo una mostra e curando uno stand del settimanale Umanità Nova e delle edizioni Zero in Condotta nel salone del libro.

Questo incontro ha celebrato i 150 anni più uno (l’evento è stato infatti posticipato a causa della pandemia) dal congresso che si tenne proprio in questo piccolo paese del Giura Bernese il 15 e 16 settembre 1872, e che è passato alla storia come l’atto di nascita del movimento anarchico organizzato. Fu allora che per la prima volta la corrente antiautoritaria del movimento operaio e rivoluzionario definì collettivamente i propri principi. Attorno alla questione della presa del potere politico era maturata una profonda frattura in seno alla Association Internationale des Travailleurs (AIT), meglio nota come Prima Internazionale. Al Congresso che si tenne all’Aia dal 2 al 7 settembre 1872, Marx approfittò della messa fuori legge della sezione francese – la più numerosa – in seguito alla Comune di Parigi, per trasformare le sezioni nazionali dell’internazionale in partiti tesi a partecipare alle elezioni. Il Congresso di Saint-Imier fu conseguenza di questa frattura, e nella dichiarazione «la distruzione di ogni potere politico è il primo dovere del proletariato» si trova sintetizzata la posizione delle sezioni antiautoritarie giurassiana, italiana, spagnola, francese e statunitense dell’AIT che in quell’occasione, avviarono una esperienza organizzativa in continuità con il percorso internazionalista che si era appena diviso.

Non si è tuttavia trattato di un incontro celebrativo, anzi vi era una sola conferenza di approfondimento storico sul Congresso del 1872. Fin dall’inizio infatti è stata data centralità all’attualità delle pratiche e delle idee anarchiche. È stata una chiara scelta del comitato organizzatore, formatosi nel 2020 su spinta di esponenti del movimento anarchico e libertario locale, con la partecipazione della Federazione Anarchica Francofona e della Federazione Anarchica Italiana.

Si sono tenuti otre 400 tra dibattiti, presentazioni, conferenze e workshop, decine di proiezioni di film, e poi concerti, spettacoli teatrali, performance, mostre e un salone del libro che ospitava oltre 100 espositori. Le attività, oltre che nelle strade e nelle piazze, si sono svolte in 12 differenti spazi diffusi in tutto il paese che conta poco più di 5000 abitanti. Diversi collettivi di cucine mobili hanno allestito due grandi cucine e hanno preparato colazione, pranzo e cena per i partecipanti, solo la sera del sabato sono stati distribuiti oltre 5000 pasti.

Già nel 2012 si era tenuto un simile incontro a Saint-Imier, con circa 4000 partecipanti. In quell’occasione furono sicuramente più consistenti e rappresentative le presenze extraeuropee, soprattutto dall’America Latina. Era stato maggiore anche il ruolo delle organizzazioni, federazioni, sindacati, reti internazionali e gruppi anarchici, mentre questa volta ampie parti del movimento anarchico organizzato non erano formalmente presenti, lasciando maggiore spazio alla spontaneità e alla partecipazione individuale. Questo ha reso probabilmente l’incontro del 2023 meno rappresentativo della plurale realtà del movimento anarchico organizzato a livello globale. Chiaramente nel 2012 vi era anche un diverso contesto segnato da movimenti che, sulle sponde del Mediterraneo come al di là dell’Atlantico, vedevano la partecipazione, seppur in modo diverso, del movimento anarchico.

Comunque si tratta in parte anche di una scelta precisa del comitato organizzatore, che ha fin da subito preferito aprire il più possibile l’incontro alla partecipazione spontanea. In effetti chiunque poteva proporre dibattiti e attività attraverso una piattaforma online, e neanche una presentazione è stata programmata direttamente dal comitato organizzatore che ha agito solo da filtro e infrastruttura. Non mancano i limiti di questa formula. Vi sono state nelle settimane che hanno preceduto i RIA delle aspre critiche per la presenza di relatori più vicini a posizioni “liberal” o “complottiste”. Il programma è stato pertanto rivisto, e alcune iniziative chiaramente lontane dal movimento anarchico sono state annullate. Il problema però non è certo tecnico, è politico. La mancanza di partecipazione da parte di organizzazioni in grado di portare contributi collettivi al dibattito del movimento si è sentita, anche nella fragilità della base politica dell’evento stesso.

Ad ogni modo chi ha letto il programma di “Anarchy 2023” può individuare le questioni attorno a cui si sviluppa oggi l’attività del movimento anarchico, temi centrali nella realtà attuale: la guerra, il risorgere di regimi autoritari e dittature militari, il ritorno sotto varie forme del fascismo, il clima, l’attività sindacale, lo sfruttamento capitalista, le lotte femministe e queer, le politiche razziste e di chiusura delle frontiere; sono tutti elementi trattati in dibattiti, workshop e conferenze da diversi punti di vista. Le iniziative probabilmente più interessanti sono state le presentazioni delle realtà più distanti dal contesto europeo in cui l’incontro si svolgeva. È il caso delle attività proposte dai gruppi di Brasile, Cile, Perù, Filippine, Iran, Turchia, che hanno portato un contributo significativo di esperienze e prospettive nuove, permettendo di allargare lo sguardo, e provare ad uscire da una visione eurocentrica.

Come Federazione Anarchica Italiana abbiamo portato uno specifico contributo sui temi dell’antimilitarismo e del fascismo. Singoli gruppi e individualità federate hanno promosso e partecipato inoltre a diverse presentazioni e conferenze. Inoltre la FAI insieme alla FAO di Slovenia e Croazia e all’APO della Grecia, federazioni dell’IFA attive lungo le più sanguinose frontiere europee, hanno esposto uno striscione contro la Fortezza Europa. Il workshop antimilitarista è stato articolato su tre distinti giorni, in tre diversi luoghi. Giovedì 20 il primo incontro si è tenuto nella sala principale, quasi piena; in quella occasione sono state principalmente presentate le nostre posizioni sul concetto di antimilitarismo anarchico e sulle sue pratiche, sulla guerra in Europa orientale, e con esempi di lotte in cui siamo impegnati, dal Movimento No Base di Pisa agli scioperi generali contro la guerra organizzati dal sindacalismo di base. Nei due giorni successivi gli incontri si sono svolti in locali meno ufficiali e questo ha permesso una maggiore interazione e un confronto con compagn* provenienti da paesi diversi sulle pratiche di lotta. Non sono mancati momenti di contraddittorio, con interventi critici che hanno aperto il dibattito sulle diverse posizioni che si presentano sulla situazione in Ucraina. Questo ciclo di iniziative ha avuto comunque uno sbocco concreto. Dall’incontro con singoli e gruppi antimilitaristi di diverse parti del mondo è stata lanciata l’idea di una iniziativa comune da tenere nel mese di novembre. Sul fascismo abbiamo cercato di

portare un contributo specifico per alimentare il dibattito a livello internazionale, cercando di definire i caratteri del regime fascista storico in Italia, e i caratteri del governo fascista che siede oggi a Roma. Si è segnalato come l’attuale governo in materia di guerra, sfruttamento della classe lavoratrice, autoritarismo, razzismo, non faccia altro che seguire la strada già tracciata dai precedenti governi, si distingua invece per l’attacco alle donne e alle soggettività non binarie, nel tentativo di consolidare il dominio patriarcale. Nel ricordare l’impegno del movimento anarchico nella lotta contro il fascismo nel corso del secolo scorso si è sottolineato l’importanza di mantenere una prospettiva di trasformazione sociale radicale, perché solo la rivoluzione sociale può fermare il fascismo. La specificità della situazione italiana ha suscitato grande interesse e a termine della presentazione, nonostante le difficoltà di traduzione, in una sala gremita si è aperto un dibattito interessante e vivace, con domande e scambi sulle rispettive esperienze di lotta nei diversi paesi.

Oltre alle tante cose positive, abbiamo però assistito in alcune occasioni alla messa in opera di pratiche che non sono conformi alla nostra etica e alla diffusione di messaggi che ci sembrano incompatibili con i valori e i principi che il movimento anarchico porta avanti da 150 anni. Se esponiamo queste critiche non è per polemizzare con questo o quel gruppo, ma perché pensiamo non si possano tacere problematiche che il movimento anarchico internazionale deve affrontare se vuole crescere di fronte alle sfide che ci attendono.

Ci riferiamo all’atteggiamento di alcuni individui e gruppi che hanno tentato di utilizzare l’incontro per imporre anche violentemente la propria linea politica, identificando alcune organizzazioni storiche del movimento anarchico come nientemeno che il “nemico”. Il primo caso è stato quello dei gruppi che sostenevano i cosiddetti “combattenti anti-autoritari” inquadrati nell’esercito dello stato ucraino.

Pur considerando questa opzione come contraria ai nostri principi e alla nostra pratica antimilitarista, non ci siamo mai oppost* allo loro presenza, nello spirito dell’apertura e del pluralismo che ha caratterizzato questa edizione dei RIA. La cosa grave non è che questi gruppi abbiano cercato di ottenere il massimo di visibilità, ma che lo abbiano fatto in maniera incompatibile con quello che consideriamo un metodo libertario. Questi gruppi hanno organizzato alcuni workshop e una conferenza nella sala principale. In questi incontri è stata sistematicamente negata la parola a chiunque tentasse di esprimere critiche o semplicemente opinioni diverse. In quei rari casi in cui è stata concessa la parola a chi esprimeva una visione diversa da quella degli organizzatori, questi interrompevano dal “tavolo”, dunque da una posizione di potere, gli interventi più sgraditi con il pretesto che erano “fuori tema”. Coloro che hanno tentato di elevare la loro voce per protestare contro questi metodi sono stat* insultat*, delegittimat* e minacciat* anche fisicamente. Compagn* che hanno tentato di prendere la parola nel dibattito del sabato pomeriggio sono stat* accerchiat* da individui che facevano parte di una sorta di “servizio d’ordine”, che non si è fatto problemi a strappare manifesti dalle mani di alcun* compagn* pacifist* che li avevano esposti. Questo ci sembra grave non solo perché censurare violentemente il dibattito è una pratica autoritaria, ma anche perché si è trattato della privatizzazione di uno spazio che è stato conquistato collettivamente da chi ha organizzato i RIA negli scorsi anni. Grave è stato anche che esponenti di questi gruppi abbiamo ripetuto pubblicamente menzogne contro le organizzazioni anarchiche che si sono espresse contro la guerra, accusandoci addirittura di ‘essere succubi della propaganda di Putin’. Di fronte a queste calunnie e falsità non possiamo che rinviare al documento “Per un nuovo manifesto anarchico contro la guerra” che esprime chiaramente la posizione della FAI, da noi ampiamente diffuso in centinaia di copie a Saint-Imier, e sottolineare che la censura così come la denigrazione e delegittimazione sistematica degli avversari sono pratiche autoritarie che non devono avere spazio nel movimento anarchico.

Infine, individui non identificati hanno più volte aggredito fisicamente il banchetto della FA francofona, con il pretesto che erano esposti due libri che alcun* hanno considerato come “islamofobi”, strappando e bruciando i libri in questione, aggredendo singol* compagn*, tentando di organizzare una contestazione più vasta alla FA in quanto tale, accusata pretestuosamente di “razzismo”. Se i dibattiti che hanno luogo in Francia su questi complicati problemi non possono essere affrontati esaustivamente in queste poche righe, ci teniamo a sottolineare che nessuna critica politica può essere espressa con forme che ricordano i metodi dei peggiori regimi autoritari che combattiamo. Nel segnalare il comunicato di solidarietà alla FA firmato da numerose Federazioni dell’IFA, dobbiamo sottolineare che questi attacchi si sono sistematicamente svolti ai danni delle organizzazioni storiche del movimento anarchico. In alcune di queste situazioni di tensione, inoltre, è purtroppo mancata l’attività di mediazione da parte dei gruppi di lavoro incaricati di questa funzione.

Riteniamo che l’incontro di Saint-Imier, così come la Balkan Anarchist Bookfair che si è tenuta a Lubiana a inizio luglio, sia stato di importanza cruciale per il nostro movimento, occasione eccezionale di scambio, di rilancio e di chiarificazione per proseguire, in una fase complessa come quella che attraversiamo, la nostra lotta internazionalista, antimilitarista e rivoluzionaria. È importante sottolineare anche i limiti di questi eventi e soprattutto respingere le pratiche dogmatiche e settarie. Per quanto questi appuntamenti abbiano visto la partecipazione solo di una parte del movimento, è chiaro che l’attualità dei temi affrontati, la vivacità del dibattito, la pluralità di posizioni è segnale di una dinamicità che è difficile trovare in altre correnti rivoluzionarie. Pur in un contesto globale molto difficile, il movimento anarchico ha ancora una significativa influenza e può svolgere un ruolo centrale; sta a noi mostrare il contributo cruciale che può dare come pratica rivoluzionaria alla causa delle classi oppresse e sfruttate di tutto il mondo.

Commissione di Relazioni Internazionali della FAI

Da «Umanità Nova» n. 24 del 3 settembre 2023

 

 

 

 

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Povertà: la soluzione è nelle nostre mani

Povertà: la soluzione è nelle nostre mani

La legge di bilancio 2023 n. 197 2022, ha stabilito che già dal 1 settembre 2023 alcuni nuclei familiari cessino di percepire il contributo economico legato al reddito di cittadinanza.
Fin dalla sua introduzione, questo provvedimento ha dimostrato la sua insufficienza nel dare una risposta alla crescente mancanza di reddito; il governo fascista ha pensato bene di ridurre ulteriormente la copertura e di trasformarla in un’arma di ricatto verso i disoccupati.
La Federazione Anarchica Livornese ha sempre denunciato questa misura come insufficiente a risolvere il problema della povertà. In Italia, secondo i dati ISTAT, ci sono più di 2 milioni e 600 mila persone in povertà, cioè in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale come recita la formula ufficiale, mentre 14 milion e 300 mila persone sono a rischio povertà.
A fronte di questa situazione drammatica le persone che si vedranno togliere il reddito di cittadinanza sono meno di due milioni e mezzo (dati gennaio 2023): veramente una goccia nel mare, che conferma il carattere di elemosina del provvedimento varato dal primo governo Conte.
Il nuovo governo fa peggio e con brutalità fascista cancella anche questo misero beneficio.
In realtà i soldi ci sono, solo che il governo ha altre priorità: la guerra in Ucraina e i fabbricanti di armi; i politici, parlamentari, sindaci, che si sono visti aumentare i benefici; i gruppi monopolistici privati e di Stato dell’energia e del fossile, assieme ai grandi gruppi finanziari, a cui saranno destinati i fondi del PNRR, cancellando gli stanziamenti a disposizione degli enti locali.
Per cambiare le scelte del governo la strada è una sola: scendere in piazza contro il governo, qualunque esso sia. E per ottenere questo risultato, unità di tutte le classi sfruttate, della classe operaia, di chi vive in condizioni di disoccupazione o sottoccupazione, autonomia dalle ideologie borghesi dela produttività e dell’interesse nazionale, lotta di classe internazionalista.
L’unica maniera per cancellare la piaga della povertà è una profonda trasformazione sociale che nessun governo è capace di compiere, solo i diretti interessati con l’organizzazione e la lotta.

Federazione Anarchica Livornese

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1922- 2023 In memoria di Filippo Filippetti

 

1922- 2023 In memoria di Filippo Filippetti
anarchico livornese, antifascista, ucciso dai fascisti
Martedì 1 agosto 2023 ore 19
Commemorazione presso la lapide
Via Provinciale Pisana 354, Livorno
(ex-scuola Camilli)

Filippo Filipetti, giovane anarchico, viene ucciso il 2 agosto 1922 dai fascisti mentre si oppone, assieme ad altri antifascisti, ad una spedizione punitiva contro Livorno.
Il 2 Agosto 1922 un gruppo di giovani antifascisti, tra i quali alcuni anarchici, ingaggia uno scontro armato nei pressi di Pontarcione con i camion dei fascisti. Muore nella sparatoria Filippo Filippetti, membro degli Arditi del Popolo, sindacalista dell’USI per il settore edile
Nell’estate del 1922 si giocano le ultime carte per fermare la reazione antiproletaria: il paese è attraversato da un crescendo di aggressioni compiute dai fascisti nei confronti delle organizzazioni del movimento operaio e dei singoli militanti; si contano decine di morti fra gli antifascisti.
Da mesi l’Unione Anarchica Italiana e il giornale “Umanità Nova” si battono a sostegno del movimento degli Arditi del Popolo, per costituire un fronte unico proletario che organizzi la difesa. Su iniziativa del Sindacato Ferrovieri Italiano è costituita l’Alleanza del Lavoro, a cui partecipano tutti i sindacati, con l’appoggio dell’Unione Anarchica, del Partito Repubblicano, del Partito Comunista e del Partito Socialista.

L’Alleanza del Lavoro indice uno sciopero generale ad oltranza per fermare le violenze fasciste a partire dalla mezzanotte del 31 luglio. I fascisti finanziati da agrari e industriali, armati da Carabinieri ed Esercito, protetti dalla monarchia e dalla Chiesa, aggrediscono le roccaforti operaie.
In molte città, fra cui Piombino, Ancona, Parma, Civitavecchia, Bari i fascisti vengono respinti anche grazie all’azione degli Arditi del Popolo. Nel momento in cui la resistenza operaia cresce, CGL e PSI, sperando in un ennesimo compromesso, si ritireranno dalla lotta, aprendo la strada alla rappresaglia armata del Governo. Livorno è uno dei centri dello scontro. Tra il 1° e il 2 Agosto 1922 squadre fasciste provenienti da tutta la Toscana lanciano la caccia agli antifascisti livornesi, facendo irruzione nei quartieri popolari che resistono all’invasione. Molti furono gli assassinati in quei giorni. Popolani, militanti comunisti, anarchici, repubblicani e socialisti, tra i quali Luigi Gemignani, Gilberto Catarsi, Pietro Gigli, Pilade Gigli, Oreste Romanacci, Bruno Giacomini e Genoveffa Pierozzi, oltre al giovane anarchico Filippo Filippetti.

Oggi dopo ottanta anni una fascista è a capo del governo, in un periodo di crescente militarizzazione, di guerra, di rilancio di nazionalismo e patriottismo, di autoritarismo sempre più forte e di attacco feroce alle condizioni di vita e di lavoro è ancora più importante riaffermare il nostro antifascismo. Lo facciamo con la pratica quotidiana, ma anche attraverso la memoria di chi, senza cedere a compromessi o seduzioni istituzionali, volle realmente impedire l’affermazione del fascismo, la dittatura, la miseria e l’orrore della guerra.
Il movimento anarchico invita tutti le realtà antifascisti a partecipare alla commemorazione.

Federazione Anarchica Livornese // cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it // federazioneanarchica.org
Collettivo Anarchico Libertario // collettivoanarchico@hotmail.it // collettivoanarchico.noblogs.org/

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30 luglio e 1 agosto: Giornate antifasciste

GIORNATE ANTIFASCISTE

Oggi dopo ottanta anni una fascista è di nuovo a capo del governo. In un periodo di crescente militarizzazione, di guerra, di rilancio di nazionalismo e patriottismo, di autoritarismo sempre più forte e di attacco feroce alle condizioni di vita e di lavoro è ancora più importante riaffermare il nostro antifascismo. Lo facciamo con la pratica quotidiana, ma anche attraverso la memoria di chi, senza cedere a compromessi o seduzioni istituzionali, volle realmente impedire l’affermazione del fascismo, la dittatura, la miseria e l’orrore della guerra.

Domenica 30 luglio
PRESENTAZIONE DI “1922” CON ALESSIA CESPUGLIO
h 19:30 aperitivo – h 21:00 presentazione
Via degli Asili 33 – Livorno
c/o Federazione Anarchica Livornese

Tra il 1 e il 2 agosto 1922 squadre fasciste provenienti da tutta la Toscana lanciano la caccia agli antifascisti livornesi, facendo irruzione nei quartieri popolari che resistono all’invasione.
Ripercorriamo questa storia con Alessia Cespuglio autrice del libro e dello spettacolo, realizzato con il sostegno della So.crem, edito da Vittoria Ignazu Editore.
Introduce Tiziano Antonelli della Federazione Anarchica Livornese
Dialoga con l’autrice e l’editore Riccardo Greco

Martedì 1° agosto
COMMEMORAZIONE DI FILIPPO FILIPPETTI
h 19:00 presso la lapide di Filippi Filippetti
Via Provinciale Pisana 354, Livorno
(ex-scuola Camilli)

In memoria di Filippo Filippetti
anarchico livornese, antifascista, ucciso dai fascisti il 2 agosto del 1922. In quei giorni a Livorno come in altre città, i fascisti assaltarono le organizzazioni del movimento operaio per stroncare lo sciopero generale in corso, assassinando in città anche Luigi Gemignani, Gilberto Catarsi, i fratelli Pietro e Pilade Gigli, Oreste Romanacci, Bruno Giacomini e Genoveffa Pierozzi.

Collettivo Anarchico Libertario
Federazione Anarchica Livornese

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