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Val di Vara – Ma l’emergenza è finita?

Da Umanità Nova n° 34 del 27 novembre 2011

 

Domenica 20 il Gruppo Germinal di Carrara si è spinto fino nell’alta Val di Vara per consegnare le ultime cose raccolte. Siamo andati nel cuore dell’alluvione, a Brugnato, a Borghetto, a Pignone. La situazione è ancora desolante e tutto ha preso un aspetto ancor più amareggiante quando abbiamo saputo che…. l’emergenza è finita. Ma come è finita? Ci siamo guardati intorno, cumuli di terra, strade interrotte, case ancora danneggiate e inabitabili. Ma per la Protezione Civile e lo Stato l’emergenza è finita. Il centro di soccorso a Borghetto è deserto. I vigili del fuoco hanno lasciato la zona (a Pignone proprio in mattinata ci dicono). In giro solo un paio di macchine della polizia ferme lì, a controllare.

Scendiamo a Borghetto. Chiediamo dove possiamo creare un punto di raccolta per quello che abbiamo portato in modo che poi tutti possano andare a prendersela. Inizialmente ci indirizzano verso un punto della Croce Verde, che però è chiuso, riaprirà lunedì per la distribuzione. Noi gli facciamo capire che non abbiamo alcuna intenzione di passare attraverso questo sistema, allora ci indicano gli uffici, oramai vuoti, delle poste. Non riescono a capire come sia possibile che vogliamo lasciare la merce lì, a disposizione, “Ma bisogna passare dalla Croce Verde” ci ripetono un paio di anziani. Poi, finalmente, uno di loro esordisce “Ma è meglio così, là tutte le volte sembra di andare a chieder l’elemosina, almeno qua possiamo prendere quello che ci serve” E comincia a spargere la voce in paese. Lasciamo Borghetto, vogliamo raggiungere Memola, un borgo nel comune di Pignone, ancora isolato, ma prima una frana sull’Aurelia e poi una nella stradina che porta al paese, ci impediscono il passaggio. Altra direzione, passiamo da Cassana, Casale e raggiungiamo Pignone. Lungo la strada stesso scenario di distruzione. Non c’è un rigagnolo che non sia esondato e che non sia portato dietro pezzi di territorio. Canali intubati esplosi come sotto un bombardamento. Una volta a Pignone organizziamo un punto di raccolta nella piazzetta. Anche lì ci raccontano. La gente ha voglia di far sapere, ma di far sapere ciò che è accaduto veramente, non quello che è passato dalle veline della protezione Civile. Martedì 25 ottobre l’alluvione. I primi soccorsi arrivano mercoledì sera e sono operativi da giovedì: 8 vigili del fuoco. Questi i soccorsi inviati. Il paese tutto nel frattempo si era mobilitato, chiunque avesse un mezzo, un attrezzo che potesse essere utilizzato lo ha messo a disposizione, dalla roncola alla motosega, dal trattore al camion. Si sono immediatamente organizzati portando soccorsi anche nelle frazioni più isolate. Intanto di Protezione Civile (quella con p e c maiuscole) poco e niente. In compenso tanti volontari, da La Spezia, i lavoratori del porto, gli ultras dello Spezia e tanta gente comune che andava su spontaneamente. Ci dicono che un sabato hanno persino dovuto chiudere la strada perché ne avevano troppi e non sapevano più come gestirli. Una solidarietà partita dal basso, dalla naturale propensione della gente all’aiuto, svincolata da sovrastrutture e organizzazioni.

Ci raccontano anche della benzina. Dopo sei giorni, con i mezzi quasi a secco, hanno dovuto fare una colletta, aiutati anche dai comuni vicini, per poter comprare la benzina e rifornire i mezzi che gli abitanti di Pignone avevano mezzo a disposizione e venivano utilizzati per portare aiuto.

Intanto l’emergenza è finita, domenica mattina i vigili del fuoco hanno lasciato il paese, ma Casale, una frazione a monte, è ancora senza acqua potabile. Noi ci stiamo organizzando e in settimana rifaremo un viaggio su a portare acqua.

L’emergenza comincia ora, quando, dopo essere stati sommersi da acqua, fango e promesse, gli abitanti della Val di Vara saranno abbandonati.

 

RedC

 

 

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Esperienze di autogestione

riceviamo e pubblichiamo

Giovedì 24 novembre alle 19h presso il circolo anarchico di vicolo del Tidi, vicino al cinema Lumier; si terrà la presentazione del progetto Conciatori e a seguire spuntino libertario..
Il progetto Conciatori nasce e si sviluppa nella realtà fiorentina del quartiere Santa Croce.
Il progetto unisce diverse associazioni, gruppi e collettivi provenienti da sensibilità politiche e culturali diverse; attraverso il metodo assembleare e attraverso l’autogestione dei locali in cui attualmente si trova organizza eventi culturali, dibattiti politici e porta avanti da tempo, la resistenza allo sgombero dei locali occupati che il comune vorrebbe imporre.
Il manifestino dell’iniziativa puoi vederlo qui:
http://www.kronstadt-toscana.org/2011/11/20/esperienze-di-autogestione/

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AUTORGANIZZAZIONE DELLE LOTTE PER L’AUTOGESTIONE DELLA SOCIETA’

Gli appelli alla “coesione nazionale” e la favola dei “sacrifici” condiscono una ormai collaudata retorica della crisi, che da semplice propaganda si fa sempre più ideologia dominante che cerca di mascherare la realtà a chi già vive di sfruttamento ed oppressione. Si dice che è necessario pagare il debito, che “siamo tutti sulla stessa barca”, si dice che bisogna accettare la macelleria sociale, perché è l’unico modo per superare la crisi e ritornare a “livelli di crescita”. Certo, la “crescita” dei profitti per chi da sempre ci sfrutta.

Dietro questo velo di propaganda, ben diversa è la realtà che viviamo.

La libertà, i salari, le pensioni, le condizioni di vita della maggior parte della popolazione sono quotidianamente sotto attacco, mentre governanti, capitalisti e banchieri cercano di difendere e aumentare i propri profitti ed i propri privilegi.

Non esistono “governi tecnici”.

Il neonato governo Monti sarà anzi un governo estremamente “politico”.

Esso avrà infatti il ruolo tutto politico di difendere gli interessi di capitalisti e banchieri, portando avanti le misure di macelleria sociale, affondando ancora di più le mani nelle tasche dei lavoratori e dei ceti popolari, cercando con la violenza e con il ricatto di disinnescare ogni tipo di malcontento, protesta, reazione popolare.

Non può esistere “equità” in queste scelte politiche, i “sacrifici” in ogni caso serviranno sempre a finanziare le spese militari, le guerre, le grandi opere, gli apparati repressivi, ad affermare ancora il profitto e lo sfruttamento.

Non si può quindi pensare al governo italiano, a quello spagnolo, a quello greco o portoghese, come a tutti gli altri governi europei, come a dei governi impotenti, in mano al potere bancario. Le direttive di macelleria sociale infatti vengono da quella Commissione Europea che è formata da membri nominati dagli stessi governi europei.

E’ chiaro allora che il ruolo dello Stato, dei governi, per difendere gli interessi di pochi capitalisti e banchieri, sarà quello di mettere in campo tutta la propria struttura di potere, controllo e violenza per attuare queste politiche.

Di fronte alla necessità di respingere questi attacchi, diventa importante organizzarsi, dal basso, con un metodo orizzontale e rilanciare dei percorsi di lotta che vadano al di là delle singole scadenze acquisendo una prospettiva più ampia.

Sono i lavoratori, gli studenti, i precari, i disoccupati, i pensionati e i migranti che possono farlo, riprendendo nelle proprie mani la lotta, preparandosi a prendere nelle proprie mani l’organizzazione di una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.

 

Collettivo Anarchico Libertario

collettivoanarchico@hotmail.ithttp://collettivoanarchico@noblogs.org

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Creiamo solidarietà! Sosteniamo le popolazioni alluvionate.

Abbiamo tutti visto e vissuto più o meno da vicino la tragedia delle scorse settimane. Città, paesi, borghi devastati. Dalla Lunigiana alla Val di Vara, dalle Cinque terre a Genova, fino all’Isola d’Elba.
Abbiamo già sentito troppe volte di fronte a morte e distruzione, parlare di incidenti, di calamità naturali, della fatalità della catastrofe. Una storiella sempre accompagnata dal controllo e dalla militarizzazione dei territori colpiti, dal business delle ricostruzioni.

Cementificazione, speculazione edilizia e industriale, morte e sfruttamento. Questa è l’altra faccia della Toscana degli yacht, del turismo, della produzione di beni di lusso. La realtà da Genova all’Isola d’Elba, come altrove, è quella della devastazione del territorio, dello sfruttamento. È la realtà degli omicidi sul lavoro, degli “incidenti” senza colpevoli, della disoccupazione giovanile, della rapina quotidiana da parte di chi ci governa.

A fronte di questo è importante rafforzare i legami di solidarietà.
La solidarietà tra gli sfruttati. Tra tutti quei lavoratori, proletari, precari, disoccupati, studenti, pensionati e migranti che, di giorno in giorno, si vedono spogliati del salario, della pensione, della libertà. Le “catastrofi”, che si chiamino crisi, debito, alluvioni, terremoti, incidenti navali o ferroviari, non sono mai delle catastrofi per i governi e per i capitalisti.

Creiamo solidarietà!
Sosteniamo la raccolta per le popolazioni alluvionate organizzata a Carrara dal Gruppo Germinal-FAI Carrara, dal Circolo Anarchico G. Fiaschi, dal Circolo Ludovici Vico e dall’USI/AIT sezione di Carrara.

I beni richiesti sono:
sapone per la persona (semplice), detersivi per panni e piatti, disinfettanti (amuchina o altro), latte a lunga conservazione, biscotti (semplici), stivali, pale, candele, torce elettriche con pile, carriole.

Per rendere possibile l’acquisto di grandi quantità dei beni sopra elencati, si possono donare anche soldi, con le stesse modalità di raccolta.

Tutto ciò che viene raccolto, sarà consegnato ai compagni ed alle compagne di Carrara che provvederanno nella settimana successiva a distribuire i beni direttamente alla popolazione delle zone colpite.

La raccolta è organizzata presso la F.A.L. in Via degli Asili 33, Livorno
– giovedì 17/11 dalle h18
– venerdì 18/11 dalle h18 alle h20
– sabato 19/11 dalle h10 alle h12
per informazioni: 3331091165

Collettivo Anarchico Libertario
collettivoanarchico@hotmail.it
http://collettivoanarchico.noblogs.org/

Federazione Anarchica Livornese – F.A.I.
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

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Assemblea Pubblica “Dalla crisi del capitalismo alla trasformazione sociale: un percorso di lotta”

I sindacati di base, riuniti in due diversi cartelli, hanno indetto due scioperi generali in due date diverse ma su piattaforme sostanzialmente simili. Il 17 novembre è stato indetto lo sciopero generale da Cobas e Confederazione Unitaria di Base, il 2 dicembre da Unione Sindacale di Base, Unicobas, Slai-Cobas e Snater.
I sindacati di Stato hanno fatto la voce grossa sulla lettera inviata da Berlusconi alla Commissione Europea, ma oggi, seguendo i propri padrini politici, CGIL, CISL e UIL si prostrano di fronte a Mario Monti, proconsole della stessa Commissione in Italia.
Supermario metterà le cose a posto: un po’ più di soldi nelle tasche di capitalisti e banchieri, tanti di meno nelle tasche dei proletari e dei ceti popolari; i privilegi della Chiesa, dei militari, dei magistrati e dei governanti non saranno toccati.
Chi si batterà per difendere salari e pensioni, per il reddito della maggior parte della popolazione, sarà accusato di essere corporativo, mentre chi si batterà per i profitti e gli interessi di pochi capitalisti e banchieri sarà considerato salvatore della nazione.
La crisi capitalistica continuerà ad avvitarsi su sé stessa, finché i lavoratori e i ceti popolari non riprenderanno nelle proprie mani la lotta, preparandosi a prendere nelle proprie mani l’organizzazione della produzione e della società.

Sabato 19 novembre 2011 alle ore 17.00 assemblea pubblica presso la Federazione Anarchica Livornese – Via degli Asili 33 Livorno.
Partecipano:
Jacopo Anderlini della redazione di Umanità Nova;
Claudio Galatolo, segretario regionale dell’Unicobas;
Tiziano Antonelli della Federazione Anarchica Livornese.

Federazione Anarchica Livornese – F.A.I.
Collettivo Anarchico Libertario

 

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La “Comune” di Oakland e le altre

da: Umanità Nova, n.31 del 13 novembre 2011

Indignati d’America

La libertà di espressione, anche quella di chi protesta in modo pacifico, è apprezzata, incoraggiata e consentita solo se viene esercitata altrove, magari in un paese lontano, dove al potere c’è un governo poco simpatico. Così, tutti quelli che si sono fatti in quattro per mostrarsi solidali con chi protestava in Egitto, Tunisia o Siria, hanno tutto un altro comportamento quando gli “accampamenti” sono piazzati proprio sotto le loro finestre. Lo stanno imparando a loro spese i cittadini statunitensi che da metà settembre hanno iniziato ad occupare spazi pubblici in numerose città del Nord America.
Il cartellone con la scritta “Comune di Oakland” ha fatto per due settimane bella mostra di sé, accanto al più classico “Combatti il Potere”, all’entrata dell’accampamento situato proprio nel parco davanti al palazzo municipale della città californiana. Una delle tante iniziative nate sull’onda di “occupy Wall-Street”. Questo presidio alle 4 del mattino del 25 ottobre è stato circondato dalla polizia e sgomberato dopo una breve resistenza durata fino alle 6; nel corso dell’operazione dettata, tanto per cambiare, da problemi “igienici e di ordine pubblico” sono state arrestate 75 persone. La stessa sera, un corteo di un migliaio di persone riunitesi per protestare contro lo sgombero è stato disperso dalla polizia a colpi di lacrimogeni e granate anti-sommossa, i manifestanti hanno risposto prevalentemente con la resistenza passiva. Alla fine si sono contati altri 30 arresti ed almeno un ferito grave. Il Sindaco, che si è dichiarato “simpatetico” con le proteste degli “indignati”, ha promesso che la piazza prima occupata resterà a disposizione come spazio per esprimere liberamente le proprie opinioni, ma solo durante l’orario di apertura del parco, dalle 6 alle 22. La replica dell’assemblea di “occupy Oakland” è stata la proposta di uno “sciopero generale” cittadino per il 2 novembre. Come risposta alla violenta repressione di Oakland, alcune centinaia di persone di “occupy Wall-Street” hanno marciato il 26 ottobre in un caotico “corteo” notturno nel centro di New York, concluso con il solito intervento poliziesco a base di spintoni e arresti.
Anche “occupy Atlanta”, che si era installata in un parco pubblico della omonima città, è stata attaccata all’una di notte del 26 ottobre, dopo che il giorno prima la polizia aveva fatto recintare la zona con delle transenne metalliche, rinchiudendo il presidio in un vero e proprio recinto. La resistenza passiva non è servita ad evitare la repressione e decine persone sono state arrestate durante l’operazione di polizia. Con un corteo, organizzato nel pomeriggio del giorno seguente ed una conferenza stampa gli occupanti hanno fatto sapere che non intendono mollare così facilmente ed hanno già iniziato ad organizzarsi per una nuova occupazione.
A Baltimora, dove l’accampamento di Piazza McKeldin dura dal 4 ottobre, l’assessorato ai parchi cittadini ha fatto sapere che sarà consentito un presidio solo nelle ore diurne, che di notte potranno restare in quell’area al massimo 2 persone e che potrà essere occupata solo una piccola parte dell’intera area. Gli attivisti hanno ricevuto anche un vero e proprio ultimatum che, almeno per il momento, non è stato rispettato e continuano a pubblicare sul loro sito web i menu (rigidamente veg-veg) della cena serale.
Tra sabato e domenica della scorsa settimana ci sono stati altre decine di arresti a Portland, Denver e Nashville e cortei contro la repressione a Oakland e San Francisco.
Ma ogni tanto c’è anche qualche buona notizia: i 75 partecipanti ad “occupy Sacramento”, arrestati all’inizio di ottobre, non saranno accusati di alcun reato, almeno secondo la dichiarazione rilasciata dal procuratore distrettuale. A Cleveland, alla terza settimana di occupazione, sono riusciti a vincere una causa in tribunale contro l’amministrazione municipale per avere l’autorizzazione a restare in una piazza pubblica anche dopo le dieci di sera.
Davanti alla repressione statale, la differenza fra la resistenza attiva e la non-violenza, si riduce spesso ad una mera questione tattica: gli arresti ed i maltrattamenti dei manifestanti non sono sempre influenzati da come tengono la piazza, almeno non così tanto quanto si potrebbe credere. Scegliere di accamparsi è un metodo di protesta sicuramente valido anche se piuttosto pesante e selettivo e questo per ovvie ragioni. Solo chi ha molto tempo da dedicare al movimento, può permettersi di stabilirsi giorno e notte in un accampamento e, alla lunga, una situazione di “assedio” del genere ha bisogno di una solidarietà e di una partecipazione superiore a quella che serve a marciare in un corteo. Inoltre, le previsioni meteorologiche rischiano di essere più determinanti degli agenti di polizia, visto le condizioni del tempo a New York in questi giorni.
Come già scritto in un precedente articolo, l’unica possibilità che questo movimento ha per resistere è quello di crescere e di estendersi, cosa che – almeno in parte – sta accadendo. Sgomberi ed arresti vanno messi nel conto e non sono particolarmente indicativi, specialmente se per un accampamento che viene chiuso in una città ne nascono altri due in quelle vicine.

Pepsy

Fonti
http://www.occupyoakland.org/
http://occupyatlanta.org/
http://www.occupybmore.org/
http://www.news10.net/news/local/article/160106/2/DA-Will-not-charge-arr…
http://occupycleveland.com/

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11 novembre: I martiri di Chicago

L’11 novembre del 1887 a Chicago, negli Stati Uniti, quattro operai, quattro organizzatori sindacali, quattro anarchici furono impiccati per aver organizzato il Primo Maggio dell’anno prima uno sciopero e una manifestazione per le otto ore di lavoro.

Il 20 agosto fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fisc…her, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte; Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni.
Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte nella libera e felice Repubblica Federale Nordamericana. Ecco qui il risultato finale di una commedia infame nella quale non si considerò indegno un processo in cui ci si appellava liberamente alla falsità ed allo spergiuro.
La vista del tetro patibolo non commosse minimamente l’animo sereno di Spies, Parsons, Engel e Fischer, che dedicarono il loro ultimo pensiero alla causa tanto amata.Le ultime parole pronunciate dai nostri amici furono:
Spies: Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!
Fischer: Hoc die Anarchie! (Viva l’anarchia!)
Engel: Urrà per l’anarchia!
Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: Lasciate che si senta la voce del popolo!
L’11 novembre del 1887 la borghesia di Chicago riposò tranquilla. Quattro uomini impiccati, un suicida e altri tre cittadini incarcerati avevano soddisfatto il suo brutale odio e la sua sete di vendetta. L’anarchia era stata distrutta. Ma il capitalismo era cieco e non vide che quell’ideale cresceva con forza nella massa dei lavoratori che tante volte aveva applaudito i martiri, che aveva fatto ogni tipo di sforzo per cercare di salvarli dal patibolo e che si sarebbe lanciata risolutamente a salvare i prigionieri se non fosse stata trattenuta dagli appelli di quegli stessi uomini che furono impiccati come criminali.
Pochi giorni dopo il sacrificio, i lavoratori di Chicago tennero un’imponente manifestazione di lutto, a prova che le idee socialiste non erano affatto morte.
Pietro Gori, ancora studente all’università di Pisa, scrisse un’epigrafe in memoria dei Martiri di Chicago. Per quella epigrafe fu incarcerato per la prima volta, perché il procuratore lo considerò l’istigatore dei disordini che si verificarono a Livorno appena si diffuse la notizia dell’assassinio degli esponenti anarchici. In quella occasione i popolani livornesi si rivolsero prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto, e poi contro la Questura, dove si diceva che si fosse rifugiato il console USA.

 

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Dalla crisi del capitalismo alla trasformazione sociale: un percorso di lotta.

 

Sabato 19 novembre 2011 alle ore 17.00 assemblea pubblica presso la Federazione Anarchica Livornese – Via degli Asili 33 Livorno.

Partecipano:

  • Jacopo Anderlini della redazione di Umanità Nova;
  • Claudio Galatolo, segretario regionale dell’Unicobas;
  • Tiziano Antonelli della Federazione Anarchica Livornese.

 

Federazione Anarchica Livornese – F.A.I.

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Ancora un omicidio sul lavoro in porto

dal Tirreno on line

Camionista muore in porto a Livorno
schiacciato da un carrello elevatore

L’incidente sul lavoro è avvenuto al varco Valessini, presso la Doks Etruschi

LIVORNO. È morto schiacciato da un carrello elevatore un camionista che stava lavorando in porto, al varco Valessini, presso la Doks Etruschi. Si tratta di Angelo Bernardini, 54 anni, originario di Foligno. Il decesso è avvenuto in pronto soccorso intorno alle 17.30. Dopo l’infortunio, il camionista è stato subito soccorso dalla Misericordia di Livorno intervenuta con un’ambulanza insieme al medico del 118. Le sue condizioni sono apparse subito gravi e i soccorsi si sono rivelati inutili.

7 novembre 2011

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Grecia: due giorni di sciopero generale

da: Umanità Nova, n. 30 del 30 ottobre 2011

 

Il 19 e 20 ottobre era stato proclamato lo sciopero generale al quale hanno aderito tutte le organizzazioni sindacali dei lavoratori salariati del settore pubblico, gli impiegati statali e anche i proprietari di imprese e negozi di piccola e media grandezza. Solo i lavoratori del trasporto pubblico non hanno incrociato le braccia, proprio per facilitare la partecipazione alle manifestazioni di piazza, previste in tutte le città della Grecia.
Tali manifestazioni, soprattutto nel primo giorno di sciopero, hanno avuto una partecipazione mai vista prima. Il 19 ottobre solo ad Atene sono scese in strada più di 200.000 persone, 50.000 dei quali hanno preso parte al corteo del PAME, organizzazione sindacale del partito comunista (KKE).
Le prime tensioni sono iniziate davanti alla barriera di plexiglas che la polizia posiziona davanti al parlamento per ogni manifestazione importante. Lancio di pietre, molotov e bombe carta contro i MAT, i reparti della polizia antisommossa: la rabbia dei manifestanti è esplosa e sono iniziati scontri violenti con la polizia prima in piazza Syntagma e dopo in tutta la zona circostante per più di quattro ore. Durante gli scontri anche i manifestanti che non partecipavano attivamente alla battaglia erano comunque partecipi, rimanevano lì e rispondevano ad ogni mossa della polizia con cori di insulti. Questo è stato un chiaro messaggio per i mass media e  tutti i partiti politici: nessuno è più in grado di controllare il popolo indignato e pieno di rabbia.
Il giorno dopo si è tenuta un’altra manifestazione di fronte al parlamento, in occasione  della votazione delle nuove misure di austerità. Era chiaro che non c’era alcun modo  per placare la rabbia dei manifestanti, una rabbia sempre più incontrollabile, pronta a esplodere anche tramite quelle azioni degli anarchici che funzionano da detonatore, e quindi è stato messo in moto il “meccanismo di emergenza” per provare a garantire il buon funzionamento del parlamento durante la votazione. Gruppi di membri del KKE, armati di bastoni e caschi da motociclista, si sono schierati davanti al parlamento, con le spalle ai MAT e la faccia rivolta agli altri manifestati, bloccando loro il passo e formando così un cordone di protezione di fronte all’edificio.
Naturalmente tutto ciò ha provocato diversi battibecchi e in tutta risposta i militanti  del KKE hanno caricato i manifestanti in un punto dove la strada è sopraelevata da un lato, facendo molti feriti, trai quali un pensionato che si è ferito gravemente cadendo da più di tre metri di altezza. Questo è stato l’inizio di scontri durati molte ore tra manifestanti (in grande parte anarchici) da una parte, e le forze del KKE dall’altra. Quando è stato chiaro che il KKE da solo non ce l’avrebbe fatta, sono intervenuti i MAT, che hanno anch’essi caricato i manifestanti, coadiuvati dalla polizia in motocicletta. Di fatto però il KKE non è riuscito a fare altro che a far rischiare la vita a migliaia di manifestanti, provocando la morte di un loro militante, rimasto ucciso, secondo il comunicato medico, in seguito all’inalazione di gas nocivi lanciati dalla polizia che gli hanno fatto mancare il respiro.
Questo fatto ha offerto il destro al partito comunista per dare inizio ad una campagna di diffamazione nei confronti dei manifestanti che hanno risposto chiamando i militanti del KKE con loro nome: “agenti provocatori della polizia” e “fascisti”. Allo stesso tempo tutti i partiti parlamentari, dall’estrema destra alla sinistra, si complimentavano pubblicamente con il KKE per l’azione svolta. Alla campagna hanno aderito tutti i partiti della sinistra, anche quelli extraparlamentari, che cercano di guadagnarsi un posto al tavolo della grande sinistra dove si illudono di poter sedere leccando i piedi del KKE.
La spiegazione è semplice: tutti questi comunisti da salotto, che fanno campare i propri partiti con i soldi dello stato, vedono che nessuno dà loro più alcuna importanza e che invece il pensiero e il modo d’azione di noi libertari sono presi ad esempio da un numero sempre crescente di persone, che stima gli anarchici perché li vede lottare al proprio fianco da anni e perché sa che noi non siamo interessati ad avere un seggio in parlamento o in qualche amministrazione.

Gruppo dei comunisti libertari

http://www.youtube.com/watch?v=CKyiYIo-FWM&feature=player_embedded#!
http://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1343793
http://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1343835
http://athens.indymedia.org/front.php3?lang=el&article_id=1343855

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