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Moby Prince: nessuna giustizia, tutto normale

da: Umanità Nova, settimanale anarchico

n.13 del 17 aprile 2011

 

Il 10 Aprile è stato il ventesimo anniversario dalla strage della Moby Prince.

Venti anni di depistaggi, insabbiamenti, minacce, manomissioni del relitto per inquinare le prove. Venti anni di rabbia e di lotta dentro e fuori i tribunali per i parenti delle 140 vittime.

Questo è stato però un anno importante. Nel corso delle celebrazioni del 6 aprile scorso a L’Aquila, a due anni

dal terremoto che ha devastato l’Abruzzo, si sono incontrate diverse associazioni di familiari delle vittime, per darsi una forma di coordinamento. Questa iniziativa ha coinvolto i familiari delle vittime della Moby Prince, degli operai della ThyssenKrupp di Torino, dei morti per l’amianto di torino, dei ragazzi della casa dello studente de L’Aquila, delle vittime della frana di Gianpilieri in Sicilia, della stazione di Viareggio, di Piazza Fontana, della Uno Bianca, della stazione di Bologna.

Era infatti presente a Livorno domenica 10 aprile una folta delegazione da Viareggio, a conferma di come la lotta per la verità e per la giustizia sia unica.

Riportiamo di seguito l’intervento, fatto durante la celebrazione del 10 aprile scorso da Giacomo, un compagno del Collettivo Anarchico Libertario di Livorno figlio di una vittima della Moby Prince.

 

Sono Passati 20 anni, ma il dolore non conosce il tempo; che siano 10 – 15 – 20 – 30 il ricordo rimane sempre il medesimo, la rabbia non cessa .
Anni nei quali ho sentito il dovere di chiamare in causa la mia coscienza, di strappare al dolore momenti di riflessione, di squarciare il velo della timidezza che mi faceva versare lacrime nel vuoto; Vuoto che si è colmato con l’attivismo in primis contro qualsiasi forma di ingiustizia che l’uomo può ricevere da un altro uomo o da altri uomini, dallo stato e dalla sua iniqua giustizia.
Rabbia che si è tramutata in un approccio critico alla vicenda con la piena consapevolezza di avere perso un padre in quel modo così assurdo, bruciato vivo a poche miglia dalla nostra costa, dentro un traghetto di linea (o meglio dentro ad una carretta del mare) insieme ad altre 139 persone. Colpevoli emersi dal primo processo all’epoca ?? Nessuno! Colpevoli oggi emersi dalle ultime vicende giudiziarie? Ancora Nessuno!

Sembra assurdo, una storia surreale: 140 persone che viaggiavano tranquillamente su di un traghetto, rimanevano imprigionate ore ed ore dentro ad un “fiammifero” galleggiante alla deriva a seguito di una collisione con una petroliera, in attesa di soccorsi che mai arrivarono. Dall’altra parte la petroliera ed il suo comandante che chiede alla Capitaneria di Porto di inviare i soccorsi al più presto verso la sua nave, i soccorsi arrivano non troppo tardi, tutti vivi sani e salvi.
“Una nave ci è venuta addosso”..”sembra una bettolina quella che ci è venuta addosso”..”non scambiate lei per noi”!

Le frasi registrate in quella notte sul canale 16 del vhf provenienti dalla voce del comandante Superina della Agip Abruzzo.
Tra le due navi, le azioni della Capitaneria di Porto: nessuno che cerca di indagare su quali navi fossero uscite dal porto nel momento in cui Superina comunica che una nave ha speronato la sua petroliera. Alcune motovedette della Capitaneria di Porto che rimangono ferme ai piloti ed un comandante, Albanese, che si dilegua nel niente del mare senza dare nessun ordine e nessuna indicazione alle proprie motovedette. Nessuno va alla ricerca della Moby. Solo dopo più di un ora e mezzo dal primo may day lanciato alla Capitaneria di Porto, due ormeggiatori su una piccola imbarcazione trovano per caso il traghetto, raccolgono un unico superstite e…sono costretti ad allontanarsi dal traghetto proprio sotto l’ordine di una motovedetta della Capitaneria di Porto arrivata sul posto, e che rimarrà immobile per più di mezz’ora sul luogo.
Qualche fischio ed una frase emblematica in dialetto pugliese “voi della Moby prendetevelo in culo”..e poi lunghi minuti di silenzio sul canale 16.
La Moby Prince? Gioello della compagnia Navarma Lines? ..radio con cali di frequenza, testimoniato dal marconista che precedentemente era imbarcato sulla moby, impianto splinter disattivato per paura che la moquette si rovinasse e tra i tre radar presenti sulla nave, uno solo funzionante e non in perfette condizioni. Tutte queste carenze, negli atti processuali, non vengono minimamente accennate e né addebitate alla responsabilità dell’armatore della Navarama, Achille Onorato.
Superina? il comandante Albanese? Onorato? .. Alla luce dei fatti emerge chiaramente che essi abbiano delle enormi responsabilità in quella tragedia ed invece la giustizia italiana non li ha neanche chiamati sul banco degli imputati;
Ma la verità è chiara e limpida: non si voleva fin da subito condannare una figura istituzionale come Albanese, non si voleva rovinare l’immagine della Navarma e del suo armatore, affondando i suoi profitti; mentre Superina semplicemente sistemava la sua coscienza avvalendosi della facoltà di non rispondere.
La soluzione semplice data all’epoca dal tribunale fu quella di mettere sul banco degli imputati 4 figure a mio avviso con responsabilità secondarie nella vicenda assolvendole con la formula “Tutti assolti perché il fatto non sussite”.
Questa l’unica verità ufficiale fino ad oggi emersa. Giustizia? nessuna, ma tutto è normale, nessuno dall’alto che si scandalizza per la mancanza di responsabilità riconosciute ufficialmente. La giustizia che tanto piace ai potenti ma che colpisce il debole ha fatto il suo corso e tanto va bene così.
Ma di che giustizia parliamo? Io non mi riconosco in essa e non amo che così la si chiami perché semplicemente non lo è.
La mia idea di giustizia emerge, così come la verità storica, da quelle persone che ogni anno si uniscono con la forza della solidarietà alla nostra lotta.
La mia giustizia è quella che emerge dal basso, dalla coscienza civile.
La giustizia sentita nelle parole delle persone trovate all’Aquila qualche giorno fa con Loris [Presidente della “Associazione 140” dei familiari delle vittime del Moby Prince] e con i Viareggini, che nella fiaccolata notturna per ricordare le vittime del terremoto, sono venute a ringraziarci della presenza con la forza del sostegno alla nostra causa, che è la stessa causa di chiunque subisce una sopraffazione, lasciandoci emozionare ed essere più fiduciosi per il futuro.
E’ questa l’unica giustizia in cui mi riconosco e la reale verità riesiede proprio in essa.

Moby Prince 140 morti: molti colpevoli, ma salvaguardati dalla legge!”

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