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Il livello dello scontro lo alza lo Stato

Chiacchiere e Manganelli

Mercoledì 21 febbraio la palude parlamentare è stata inaspettatamente animata da due eventi di routine.

Il primo è stato l’audizione del presidente del consiglio Monti davanti al Copasir, Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, di cui è presidente Massimo D’Alema; il secondo la relazione presentata dal capo della polizia Antonio Manganelli davanti alla Commissione Affari costituzionali della Camera.

Al termine dell’audizione di Monti, D’Alema ha affermato che “l’anarcoinsurrezionalismo è un fenomeno colpevolmente trascurato in questi anni, mediaticamente capito poco anche perché solo per caso non ha portato a dei morti, non sempre compreso nella sua effettiva dimensione anche da una legislatura come la nostra che in alcuni settori come questo denuncia dei ‘buchi'”. I poliziotti, si sa, odiano gli anarchici e appena possono ne parlano male; D’Alema invece dovrebbe sapere che il movimento anarchico è il primo ad essere attaccato quando le classi dominanti decidono di affidarsi ad uno Stato forte, ad una qualche forma di fascismo. E’ un fenomeno che si ripete storicamente, perché il movimento anarchico è, fra le tendenze politiche che si ispirano al socialismo, quella che più decisamente si batte, con coraggio e coerenza, a fianco delle rivendicazioni popolari e proletarie. Una volta liquidato il movimento anarchico, le classi dominanti, i circoli militaristi e clericali si liberano anche di quelle tendenze democratiche e liberali che in un primo tempo avevano appoggiato la reazione. D’Alema conosce bene la storia, ma evidentemente oggi l’interesse delle coop rosse legate al cemento e alla speculazione in Val di Susa è più forte di tutto.

I poliziotti, dicevo, odiano gli anarchici, e i superpoliziotti come Manganelli nutrono un superodio nei confronti degli anarchici. La cosa è facilmente comprensibile: una persona che guadagna 621 mila euro l’anno senza fare nulla vede come il fumo negli occhi una trasformazione sociale che gli offre la prospettiva di guadagnarsi la vita magari raccogliendo pomodori nell’agro nocerino-sarnese. Chi si è messo una divisa perché non aveva voglia di lavorare e vive di prepotenze combatte con tutti i mezzi chi nel popolo alza la testa e diffonde idee e pratiche di libertà, di uguaglianza e di solidarietà.

Il capo del blocco nero-blu dice che gli anarchici vogliono il morto. Sono stati gli anarchici ad uccidere Carlo Giuliani? Sono stati gli anarchici ad uccidere Sole e Baleno? Sono stati gli anarchici ad uccidere Marcello Lonzi, Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e gli altri più o meno noti? Chi è che sparge il terrore con queste morti, con le aggressioni alle donne, agli extracomunitari? Chi spende miliardi in aggressioni a popoli pacifici dall’altra parte del mondo che non ci hanno fatto niente; solo per garantire la carriera di qualche macellaio gallonato?

E’ una tattica ben nota della guerra psicologica attribuire all’avversario le proprie intenzioni, giustificando in anticipo le più lampanti violazioni della legalità. La cosa più grave, nelle dichiarazioni congiunte di Manganelli e D’Alema è che entrambi auspicano una legislazione speciale contro gli anarchici, che ci riporta addirittura a Crispi.

Così si afferma che sono gli anarchici a cercare il morto mentre quotidianamente le forze dell’”ordine” si addestrano ad uccidere, così si afferma che le vittime sono i colpevoli della crisi, e si colpiscono i pensionati, i cassaintegrati, i lavoratori e le loro organizzazioni.

Le dichiarazioni congiunte di D’Alema e Manganelli testimoniano che lo Stato è pronto ad innalzare il livello dello scontro: all’odio della classe dominante nei confronti dei ceti popolari si accompagna sempre più la paura che non siamo disposti a tollerare ancora, si accompagna la paura che nei settori più bassi della burocrazia statale, perfino fra poliziotti e carabinieri covi il seme della rivolta sparso a piene mani dalla politica economica del Governo.

I poliziotti permanenti ed occasionali vorrebbero che gli anarchici assomigliassero all’immagine deformata che ne danno i mezzi di comunicazione asserviti: noi siamo orgogliosi di essere anarchici, siamo orgogliosi di batterci per una società di liberi e di uguali, siamo sicuri che le menzogne e l’odio che i nemici del popolo ci vomitano addosso non riusciranno a far impallidire l’ideale per cui ci battiamo, ideale che diviene realtà ogni giorno di più.

 

Tiziano Antonelli

 

da: Umanità Nova, n.8 del 4 marzo 2012

Posted in Anarchismo, Antifascismo, Antimilitarismo, Generale, Repressione.

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