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Primo Maggio di Resistenza ad Istanbul

articolo che uscirà sul prossimo numero di Umanità Nova (n.16 del 12 maggio 2013)

In Turchia il terrore di stato colpisce ancora le celebrazioni del Primo Maggio. Le autorità sono infatti tornate a vietare di fatto le manifestazioni ad Istanbul, negando ai sindacati l’accesso a Piazza Taksim, piazza simbolo per le lotte dei lavoratori, teatro nel 1977 nel corso di una grande manifestazione del Primo Maggio, del massacro di 34 manifestanti da parte di un commando armato e della polizia. Nel 1980 in Turchia la dittatura militare abolì la Giornata Internazionale dei Lavoratori vietandone le celebrazioni. Per molti anni la polizia ha attaccato i lavoratori che cercavano di raggiungere Piazza Taksim per celebrare il Primo Maggio, provocando numerosi feriti e uccidendo anche alcuni manifestanti. Negli ultimi anni il governo turco aveva istituito la “Giornata del lavoro e della solidarietà” come festa ufficiale permettendo, pur tra mille restrizioni, che in che il Primo Maggio si potessero svolgere le manifestazioni organizzate dai sindacati. La stampa per questo aveva riconosciuto al premier turco Erdoğan il merito di aver riportato la pace nelle manifestazioni del Primo Maggio a Istanbul. In realtà negli ultimi tre anni le manifestazioni si sono svolte con una rigida militarizzazione delle strade da parte di decine di migliaia di poliziotti, con posti di blocco in molti zone della città. Ma soprattutto Piazza Taksim è stata in questi anni totalmente circondata da reti e da un numero spropositato di uomini e mezzi blindati della polizia turca, i manifestanti per accedere alla piazza dovevano subire ulteriori controlli presentando i propri documenti ai varchi posti presso le reti.

Da qualche anno a questa parte la presenza anarchica al corteo del Primo Maggio è stata sempre più consistente e lo scorso anno lo stato turco ha lanciato una vera e propria operazione antianarchica. Prendendo a pretesto alcuni attacchi alle vetrine di banche e negozi simbolo del capitalismo avvenuti nel corso della manifestazione del 2012, la polizia turca ha perquisito e devastato sedi e abitazioni, arrestando 60 compagni, alcuni dei quali sono poi stati posti sotto processo.

Quest’anno lo stato turco è tornato a vietare Piazza Taksim ai sindacati per la manifestazione del Primo Maggio, facendo di tutto per impedire le manifestazioni. 22000 poliziotti sono stati impiegati nella città di Istanbul. Sono stati sospesi i trasporti, è stato chiuso il ponte di Galata che collega le due sponde del Corno d’Oro, sono stati attaccati i lavoratori ancora prima che raggiungessero la manifestazione, mentre il corteo, che comunque è riuscito a partire, è stato sciolto a colpi di idranti, lacrimogeni e blindati. Di seguito riportiamo il comunicato del gruppo Devrimci Anarşist Faaliyet (Azione Anarchica Rivoluzionaria).

Primo Maggio di Resistenza ad Istanbul

Negli ultimi tre anni, lo stato turco aveva concesso che i sindacati potessero “celebrare” il Primo Maggio in Piazza Taksim, una delle piazze simbolo per i rivoluzionari perché teatro del Primo Maggio di Sangue del 1977. Lo stato turco ha vietato Piazza Taksim quest’anno proprio come tre anni fa. In questi ultimi anni in cui il Primo Maggio è stato “legale”, lo stato ha cercato di far dimenticare alla gente il vero significato del Primo Maggio. Noi sappiamo che il Primo Maggio è il giorno di rivolta degli oppressi, dei lavoratori e dei rivoluzionari. È il giorno in cui ci solleviamo contro lo stato ed i capitalisti. Quest’anno lo stato ha cambiato la sua strategia per il Primo Maggio. Il governatore di Istanbul ha vietato tutti i trasporti nella città e installato posti di blocco per chi vuole protestare contro questa situazione.

I sicari dello stato e dei capitalisti pensano di poter provare con la forza a vietare la nostra libertà. Noi eravamo nelle strade non solo per la proibizione di Piazza Taksim e del Primo Maggio. Noi eravamo nelle strade contro i poteri che stanno rubando le nostre vite, contro i padroni che ci impongono la schiavitù, contro lo stato che è in sé un’ingiustizia. Noi eravamo nelle strade con il nostro striscione “Verso la rivoluzione, con l’azione anarchica” come nelle passate manifestazioni del Primo Maggio.

Il governatore di Istanbul, il segretario di stato e il primo ministro hanno dichiarato la proibizione del Primo Maggio come una difesa della “urban gentrification” di Piazza Taksim. Gli autobus, la metro, i tram e i traghetti sono stati cancellati. Nonostante questa cancellazione, migliaia erano a Şişli di fronte alla sede centrale del DİSK (Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari, il più grande sindacato) per prepararsi ad andare verso Piazza Taksim.

Con gli slogan in turco ed in curdo “Il Primo Maggio siamo nella piazza del Primo Maggio” e “Viva il Primo Maggio” l’azione è iniziata. La polizia attacca i sindacati, le organizzazioni, i partiti politici e le persone che hanno provato a raggiungere Taksim. Molte persone sono state ferite dalla polizia che ha usato granate lacrimogene, idranti e pallottole di gomma. Dopo l’attacco della polizia tutti si sono riuniti di nuovo di fronte al palazzo dove ha sede il DİSK.

La polizia ha impedito alle ambulanze di raggiungere l’edificio del DİSK. La polizia ha bloccato l’edificio e ha attaccato lanciando all’interno del palazzo granate lacrimogene. Il terrore della polizia non si è limitato a Şişli e al palazzo del DİSK. La polizia ha attaccato brutalmente la gente a Beşiktaş, Mecidiyeköy e in altre parti di Istanbul.

Decine di persone sono state ferite nel corso della giornata dal terrore poliziesco. Due di questi feriti sono in pericolo di vita. 72 persone sono state fermate dalla polizia.

Gli anarchici erano nelle strade anche in altre città della Turchia per il Primo Maggio.

Malgrado il terrore di stato, il fuoco che i nostri compagni hanno acceso nel 1886 si estenderà nelle strade in ogni Primo Maggio. La rabbia degli oppressi vivrà contro le granate lacrimogene, le pallottole di gomma, i fermi, gli arresti e tutti i divieti.

DAF-Devrimci Anarşist Faaliyet (Azione Anarchica Rivoluzionaria)

Posted in Anarchismo, Antifascismo, Antimilitarismo, Internazionale, Lavoro, Repressione.

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