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L’imperialismo dal volto umano

Da “Umanità Nova” n.31 del 20 ottobre 2013

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L’imperialismo dal volto umano.

Livorno 26 ottobre: scendiamo in piazza contro il militarismo e la guerra.

Il ministro della Difesa, Mario Mauro, ha dichiarato che il governo italiano vuole “triplicare la nostra presenza, in termini di uomini e mezzi, nell’area sud del Mediterraneo, per una missione militare-umanitaria con lo scopo di contenere la crisi attuale dovuta in parte alla situazione di ‘non Stato’ in cui si trova la Libia”.

Un addetto stampa della Marina Militare, Alessandro Busonero, spiega che la Marina è pronta a fare la propria parte: “il capo di Stato Maggiore ha già disposto il rafforzamento del dispositivo che va avanti da venerdì scorso”.

La Marina Militare italiana dispone già di un’importante base in Sicilia, ad Augusta, seconda sul piano operativo solo a quella di Taranto; attualmente ospita il comando forze di pattugliamento. E’ curioso il fatto che le prime strutture della futura base navale risalgono al 1911-1912, al tempo della guerra di Libia.

Ma che ci combinano le navi da guerra, i cacciabombardieri e il Battaglione San Marco con l’emergenza profughi? Non sarebbe stato meglio allertare la Protezione Civile con le sue tende, i, prefabbricati, le cucine da campo? Non sarebbe stato meglio mandare rimorchiatori e navi-ospedale?

Probabilmente il governo intende difendere con la massima energia i “corridoi umanitari” invocati da tante anime belle e dagli antimperialisti a corrente alternata. Se l’Italia, cioè il governo e la Marina Militare, intende fare la propria parte nell’attuale emergenza umanitaria, ciò probabilmente vuol dire risolvere almeno una delle cause dell’emergenza stessa, che il ministro Mauro individua apertamente nell’attuale situazione libica.

Proprio in concomitanza con le ultime tragedie del mare, in Libia si è consumato l’ennesimo scacco per le potenze occidentali, con il rapimento del capo del governo fantoccio ad opera di milizie locali; è urgente, anche per garantire l’afflusso di petrolio e gas, ristabilire la situazione.

L’emergenza umanitaria.

Ecco che allora l’emergenza umanitaria offre l’alibi per un dispiegamento di forze da battaglia nel Canale di Sicilia, tratto di mare che separa la Sicilia dalle coste libiche, con aerei, navi da guerra e truppe da sbarco.

Il corridoio umanitario è una zona smilitarizzata, temporaneamente destinata a consentire il transito sicuro di aiuti umanitari, e/o rifugiati da una regione in crisi. Tale corridoio può anche essere associato a una zona chiusa al traffico aereo. Il concetto di corridoio umanitario si richiama alla risoluzione 45/100 delle Nazioni Unite, avente per oggetto l’assistenza umanitaria alle vittime dei disastri naturali e a situazioni d’emergenza similari; essa prevede il consenso e la collaborazione dello Stato interessato e degli Stati vicini nel caso in cui siano coinvolti nell’operazione umanitaria. Se si accetta il concetto che in Libia esiste una situazione di non-Stato, è evidente che il corridoio deve essere aperto dagli Stati vicini: ecco allora che si comprende il ruolo del San Marco, tenere aperta la porta del corridoio dalla parte della Libia.

D’altra parte, l’evoluzione del dibattito e della pratica all’interno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite porta a legittimare l’intervento umanitario, anche armato. Nel 1991, l’allora segretario generale dell’ONU Perez de Cuellar sottolineò, nel suo rapporto annuale all’Assemblea Generale, come la violazione sistematica e massiccia dei diritti umani mettesse in discussione il principio del non-intervento negli affari interni di uno Stato. Da allora non esiste guerra, non esiste aggressione imperialista che non sia giustificata con la violazione sistematica e massiccia di questo o quel diritto dell’uomo. E’ forse un caso che, anche nel caso dei massacri in Siria, si parli di “corridoi umanitari”?

Il consenso dei governi.

L’intervista doppia che si è svolta alla festa de “La Repubblica” a Mestre, e che ha coinvolto il presidente del consiglio Enrico Letta ed il presidente del parlamento europeo Martin Schulz, è stata l’occasione utilizzata dal premier italiano per lanciare la missione militare umanitaria nel Mediterraneo, come risposta al dramma dei naufragi. Ora, per quanto commosso sia Letta, per quanto drammatica sia la vicenda dei naufraghi, riesce difficile credere che in meno di due settimane si sia potuta organizzare una missione dal nulla, triplicando il numero degli aerei e delle navi precedentemente impegnati. E’ probabile che da tempo Governo e Stati maggiori avessero allo studio un’operazione nei confronti della Libia; che i recenti fatti di Tripoli l’abbiano resa necessaria, e la tragedia nel Mar Mediterraneo ne abbia dato la copertura ideologica.

Il presidente del parlamento europeo ha fatto una dichiarazione che suona come copertura alle avventure nel Mediterraneo: “In Europa assistiamo alla recrudescenza di partiti fascisti e movimenti nazisti e razzisti che vogliono mettere in crisi i nostri valori. L’Europa deve essere in grado di esportare questi diritti nelle altre parti del mondo per migliorare le loro condizioni. E ogni cittadino deve mobilitarsi contro i movimenti neo nazisti e razzisti in Europa”. Con questo intervento Schulz si guadagna il titolo di socialimperialista ad honorem, visto che mescola lotta al fascismo e missione civilizzatrice dell’Europa. Innanzi tutto nasconde il fatto che i “diritti” sono minati all’interno dell’Unione Europea dalla politica della Commissione, accettata supinamente dal Parlamento di cui Schulz è presidente; nasconde inoltre il fatto che l’Unione Europea, anziché farsi promotrice di diritti nelle altre parti del mondo, accetta le politiche di distruzione dei diritti portate avanti dall’amministrazione USA; infine fa propri i concetti dei peggiori guerrafondai, dei neoconservatori USA che hanno sempre accompagnato le loro aggressioni imperialiste con la fanfara dell’esportazione della democrazia.

Che cosa ci stanno preparando questi due furboni? L’unica cosa che mi sento di affermare è che ancora una volta si conferma la tesi secondo cui l’antifascismo legalitario e interclassista è il continuatore del fascismo.

La propaganda mediatica.

Il fatto che queste dichiarazioni del presidente del consiglio italiano e del presidente del parlamento europeo siano state fatte alla “Repubblica delle idee”, la festa periodica di “Repubblica”; che autore dell’intervista sia stato Ezio Mauro, è un altro segno della preparazione accurata che questa avventura ha avuto.

Anche al tempo della guerra di Libia i trusts dei siderurgici e dei produttori di armi, che sostenevano la guerra, avevano a libro paga politici e giornali, che mascheravano i reali motivi della guerra con frasi retoriche. Anche uno dei più importanti poeti, Giovanni Pascoli, si arruolò nel servizio propaganda dei guerrafondai e dei circoli militari. Non c’è da stupirsi se oggi Repubblica accompagna il suo ruolo di tribuna delle avventure militari di ScodinzoLetta con l’inutile raccolta di firme contro la Bossi-Fini: oggi le firme giacciono in qualche cassetto del Parlamento, mentre le navi da guerra incrociano al largo della Libia.

A proposito di ricorsi storici, è significativo che Eugenio Scalfari, nel suo editoriale pubblicato domenica 13 ottobre, tiri in ballo la questione della schiavitù, quella stessa schiavitù che fu agitata da Mussolini come scusa dell’aggressione italiana all’Etiopia. Chissà se la mano di Scalfari, che ha vissuto quegli anni ruggenti, non ha tremato pensando ad un tal paragone.

In piazza contro la guerra.

Sabato 26 ottobre saremo in piazza a Livorno, per dire no alla guerra, al militarismo, al fascismo e all’imperialismo.

Anche quest’anno si svolgerà la cerimonia che ricorda la battaglia di El Alamein, avvenuta in territorio egiziano durante la seconda guerra mondiale tra le truppe italo-tedesche e quelle anglo- americane e terminata con la sconfitta delle prime. La cerimonia è organizzata dalla Brigata paracadutisti Folgore, che prende il nome dalla divisione paracadutisti Folgore massacrata nella battaglia. E’ una cerimonia in cui non si pone minimamente la domanda su che cosa ci facessero italiani ed inglesi in Africa, sulle ragioni della Seconda Guerra Mondiale, sul tipo di mondo in cui vivremmo se ad El Alamein gli anglo-americani fossero stati sconfitti, se Hitler, Mussolini e il re-imperatore avessero vinto la guerra.

Si tratta di una cerimonia nostalgica, che celebra le attuali missioni di guerra e gli strumenti di morte a disposizione dei militari della Folgore; strumenti indispensabili nelle varie missioni “umanitarie”.

Gli anarchici livornesi sono stati tra i promotori, assieme ad altre realtà cittadine, della manifestazione di protesta; un vasto arco di forze si è raccolto dietro lo slogan “BASTA GUERRA! BASTA SPESE MILITARI! BASTA POLITICHE DI AUSTERITÀ! NO ALLA COMMEMORAZIONE DI EL ALAMEIN!”.

Occorre saldare la lotta antimperialista ed antimilitarista alla lotta contro le politiche di austerità, per evitare che quest’ultima da sola si trasformi in lotta per la spartizione dei sovraprofitti dell’imperialismo.

Perché le nostre tematiche caratterizzino ancora di più la manifestazione, invitiamo tutti a partecipare e a far partecipare alla manifestazione del 26 ottobre a Livorno: formiamo uno spezzone rosso e nero!

Tiziano Antonelli

Posted in Anarchismo, Antifascismo, Antimilitarismo, Antirazzismo, Generale, Iniziative, Internazionale.

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