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Sciopero Generale a Livorno

Sciopero Generale a Livorno

Oggi a Livorno circa 500 in piazza per il corteo organizzato da Unicobas e USB. Hanno preso parte alla manifestazione studenti e operai, lavoratori della scuola e portuali, disoccupati, precari e sfrattati che vivono nelle occupazioni. Da molti anni non si vedeva in città un corteo come questo, tanto partecipato e rappresentativo dell’opposizione al governo presente in città, sui posti di lavoro, nelle scuole. Da segnalare che alla MAGNA di Guasticce la direzione della fabbrica ha chiamato a lavorare gli interinali per sostituire i numerosi scioperanti e continuare la produzione.

Questa è una parte del comunicato a sostegno dello sciopero diffuso nei giorni scorsi dalla Federazione Anarchica Livornese e dal Collettivo Anarchico Libertario:

“Lo scorso 27 ottobre in molte città vi sono state manifestazioni di lavoratrici e lavoratori per lo sciopero generale convocato da USI-AIT, CUB e altre sigle sindacali […] Governo e sindacati servi tentano di illudere chi è sceso in piazza il 27, di calmare il malcontento sociale con misure temporanee, che permettano loro di superare lo scoglio delle elezioni politiche. Lo sciopero del 10 è un’occasione per dire ancora una volta a questi signori e ai padroni che vogliamo l’abbassamento dell’età della pensione, che sappiamo che è l’unica strada per risolvere il problema della disoccupazione giovanile, che i soldi promessi ai padroni siano usati per le pensioni e gli ammortizzatori sociali.
Questi scioperi possono costituire la base per costruire e rafforzare le lotte, per unire non solo e non tanto le sigle sindacali e politiche, ma soprattutto i diretti interessati, cementando legami di solidarietà tra gli sfruttati, contro le divisioni che il governo e molti partiti cercano di imporre. Contro le divisioni di categoria e di settore tra i lavoratori, contro la falsa contrapposizione tra giovani precari e anziani garantiti, contro il razzismo e la xenofobia che mirano a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Uniti siamo tutto!”

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Comunicato sullo sciopero generale del 10 novembre

10 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE E MANIFESTAZIONE
Concentramento ore 9 Piazza Garibaldi

I sindacati Unicobas, USB e Cobas hanno proclamato lo sciopero generale nazionale contro le politiche economiche e sociali del governo Gentiloni, che peggiorano le condizioni di vita e di lavoro di tutte e tutti noi.

Agli studenti nelle scuole superiori viene imposta l’alternanza scuola-lavoro, centinaia di ore di lavoro non pagato, senza tutele, e spesso senza sicurezza, tanto che vi sono stati casi di incidenti, con studenti gravemente infortunati, durante l’alternanza. Il Governo vuole una scuola che insegni ad essere servi obbedienti. Il Governo promette lavoro e propone di ridurre a quattro anni il ciclo delle superiori, un bel risparmio!

Al contempo, paradossalmente, per i giovani l’accesso al lavoro non c’è, oppure è sottopagato, supersfruttato, saltuario e senza contratto. Per chi conclude o abbandona percorsi di istruzione le possibilità spesso sono: la disoccupazione, l’emigrazione, oppure condizioni di lavoro pessime, dopotutto “… di che ti lamenti, è già tanto che lavori!”

Intanto si allontana sempre di più il pensionamento per milioni di lavoratrici e lavoratori, con il pretesto dell’aumento dell’aspettativa di vita stanno portando a 67 anni e 7 mesi l’età in cui sarà possibile andare in pensione. In questo modo il Governo e Confindustria non solo risparmiano sulle pensioni, ma possono anche mantenere elevato il livello di disoccupazione, specie tra i giovani, in modo che siano più ricattabili e disposti ad accettare peggiori condizioni di lavoro.

La solidarietà e l’unione delle forze per migliorare le condizioni di vita, di studio e di lavoro di tutti e di tutte, per liberare le nostre vite, questa è la risposta che dobbiamo dare.

A Livorno Unicobas e USB hanno convocato alle ore 9 in Piazza Garibaldi un appuntamento per le lavoratrici e i lavoratori in sciopero, per i disoccupati, per gli studenti, per i pensionati, per tutti coloro che vogliono opporsi alle politiche autoritarie e di sfruttamento condotte da questo governo. Il 10 novembre saremo al fianco dei lavoratori della scuola, del porto, delle cooperative sociali, del trasporto pubblico, assieme ai disoccupati, per sostenere questa giornata di lotta, come Federazione Anarchica Livornese e Collettivo Anarchico Libertario.

Lo scorso 27 ottobre in molte città vi sono state manifestazioni di lavoratrici e lavoratori per lo sciopero generale convocato da USI-AIT, CUB e altre sigle sindacali, a Firenze oltre 200 lavoratori hanno partecipato ad un corteo in cui la presenza anarchica è stata forte e visibile.

Governo e sindacati servi tentano di illudere chi è sceso in piazza il 27, di calmare il malcontento sociale con misure temporanee, che permettano loro di superare lo scoglio delle elezioni politiche. Lo sciopero del 10 è un’occasione per dire ancora una volta a questi signori e ai padroni che vogliamo l’abbassamento dell’età della pensione, che sappiamo che è l’unica strada per risolvere il problema della disoccupazione giovanile, che i soldi promessi ai padroni siano usati per le pensioni e gli ammortizzatori sociali.
Questi scioperi possono costituire la base per costruire e rafforzare le lotte, per unire non solo e non tanto le sigle sindacali e politiche, ma soprattutto i diretti interessati, cementando legami di solidarietà tra gli sfruttati, contro le divisioni che il governo e molti partiti cercano di imporre. Contro le divisioni di categoria e di settore tra i lavoratori, contro la falsa contrapposizione tra giovani precari e anziani garantiti, contro il razzismo e la xenofobia che mirano a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Uniti siamo tutto!

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Sciopero generale!

Sciopero Generale!

Venerdì 10/11 ore 9 – Piazza Garibaldi Livorno

Agli studenti nelle scuole superiori viene imposta l’alternanza scuola-lavoro: centinaia di ore di lavoro non pagato, senza tutele, e spesso senza sicurezza, tanto che vi sono stati casi di incidenti, con studenti gravemente infortunati durante l’alternanza. Il Governo vuole una scuola che insegni ad essere servi obbedienti. Il Governo promette lavoro e propone di ridurre a quattro anni il ciclo delle superiori, un bel risparmio!
Al contempo, paradossalmente, per i giovani l’accesso al lavoro non c’è, oppure è sottopagato, supersfruttato, saltuario e senza contratto. Per chi conclude o abbandona percorsi di istruzione le possibilità spesso sono: la disoccupazione, l’emigrazione, oppure condizioni di lavoro pessime, dopotutto “… di che ti lamenti, è già tanto che lavori!”
Intanto si allontana sempre di più il pensionamento per milioni di lavoratrici e lavoratori, con il pretesto dell’aumento dell’aspettativa di vita stanno portando a 67 anni e 7 mesi l’età in cui sarà possibile andare in pensione. In questo modo il Governo e Confindustria non solo risparmiano sulle pensioni, ma possono anche mantenere elevato il livello di disoccupazione, specie tra i giovani, in modo che siano più ricattabili e disposti ad accettare peggiori condizioni di lavoro.

La solidarietà e l’unione delle forze per migliorare le condizioni di vita, di studio e di lavoro di tutti e di tutte, per liberare le nostre vite, questa è la risposta che dobbiamo dare.
Venerdì 10 novembre è sciopero generale, i sindacati Unicobas, USB e Cobas, hanno proclamato uno sciopero contro le politiche economiche e sociali del governo Gentiloni. A Livorno l’appuntamento è alle ore 9 in Piazza Garibaldi. Saremo in piazza per rafforzare legami di solidarietà tra gli sfruttati, contro le divisioni che il governo e molti partiti cercano di imporre. Contro le divisioni di categoria e di settore tra i lavoratori, contro la falsa contrapposizione tra giovani precari e anziani garantiti, contro il razzismo e la xenofobia che mirano a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri. Uniti siamo tutto!

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4 novembre: Basta militarismo, sessismo, violenza!

Basta militarismo, sessismo, violenza!
A Livorno decine di persone al presidio antimilitarista organizzato da Non Una Di Meno in occasione del 4 novembre, giorno in cui lo stato celebra la guerra e l’esercito. Anche le anarchiche e gli anarchici in piazza, contro tutte le guerre contro tutti gli eserciti.

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4 novembre: Contro ogni guerra, contro ogni esercito

4 novembre: Contro ogni guerra, contro ogni esercito

Lo stato italiano è in guerra, a circa 14000 unità ammonta il personale impiegato in missioni militari. Se metà sono impegnati all’estero, come truppe di aggressione e occupazione in molti paesi tra cui Libia, Iraq, Libano, Afghanistan, un’altra metà sono impegnati nell’operazione “Strade Sicure” e pattugliano in assetto da guerra le strade, le piazze e le stazioni delle nostre città.

64 milioni di euro il giorno. Ecco quanto costa mantenere in piedi il baraccone militarista, dalle missioni al sostegno alla produzione bellica, dai privilegi per gli ufficiali alle spese per gli armamenti. Miliardi e miliardi che vengono sottratti a sanità, pensioni, istruzione, reddito. Un saccheggio delle condizioni di vita della maggior parte della popolazione, una vera e propria guerra contro gli sfruttati, per la quale sono schierati anche i militari nelle strade. Questa guerra colpisce innanzitutto le donne, che sono il soggetto che più viene colpito dagli effetti dei tagli ai servizi, alla sanità e all’istruzione.

Il militarismo, sia come ideologia, sia come concreto disciplinamento economico e politico della società, ha sempre accompagnato la difesa della Famiglia alla difesa della Patria, perpetuando e consolidando i ruoli subordinati imposti alla donna dal patriarcato, escludendo e criminalizzando ogni soggetto che si sottraesse al rigido schema patriarcale. Anche oggi l’Esercito è, assieme alla Chiesa Cattolica, una delle organizzazioni più reazionarie attive in questo paese, non solo perché si fonda su un modello machista e violento, ma sopratutto perché la sua funzione è difendere e diffondere con le armi l’attuale ordinamento sociale e politico. Nessuna quota rosa nelle truppe e nessuna apertura a “gay e lesbiche in divisa” può cancellare la natura violenta e machista dell’Esercito. Infatti per quanto le politiche di uno Stato possano orientarsi verso la tutela dei diritti civili, la funzione del suo apparato militare sarà sempre orientata alla repressione e al controllo dei soggetti oppressi.

Per questo vogliamo costruire una liberazione sociale che rovesci l’organizzazione statale e gerarchica della società, l’oppressione di genere, la divisione in classi sociali, la proprietà privata e gli apparati coercitivi come l’esercito e la polizia. Vogliamo costruire un mondo di liberi e di eguali.

Siamo convinti che sia necessaria, specie quest’anno in cui la Festa delle Forze Armate del 4 novembre si caratterizza ancor più del solito in senso nostalgico e guerrafondaio, una presa di posizione contro la violenza sessista e di genere attraverso una riaffermazione delle pratica dell’antifascismo, dell’antimilitarismo, dell’antirazzismo. Per questo aderiamo all’appello lanciato da Non Una Di Meno Livorno e invitiamo a partecipare al presidio di sabato 4 novembre.

Sabato 4 novembre

Piazza Cavour ore 17

Presidio antimilitarista

Federazione Anarchica Livornese

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Collettivo Anarchico Libertario

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collettivoanarchico.noblogs.org

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4 novembre: Donne contro il militarismo

Il 4 Novembre a Livorno Non Una di Meno organizza un presidio antimilitarista a cui aderiamo, pubblichiamo di seguito il volantino unitario che sarà diffuso domani.

Il 4 novembre, festa delle Forze Armate, la rete femminista NON UNA DI MENO è presente in molte piazze italiane per esprimere il rifiuto della violenza sessista che si manifesta in molti modi, oltre che con la violenza diretta e soggettiva.

Militarismo, fascismo, razzismo hanno una matrice di violenza e di sessismo evidentissima.

DONNE CONTRO IL MILITARISMO PERCHÈ:

– Il militarismo è espressione di maschilismo e di sessismo. Esalta il culto della forza, l’aggressività, l’esercizio della violenza, la gerarchia, i ruoli e la subordinazione. Esalta il culto del maschio vincitore, l’idea di virilità espressa attraverso il suprematismo maschile.

Le donne in divisa rappresentano solo l’estensione di un modello violento e maschilista. E’ una “parità” che non ci interessa.

– Il militarismo e le guerre usano spesso lo stupro e la violenza sessuale come arma di guerra. La guerra in Bosnia è stata portata avanti con l’utilizzo sistematico dello stupro per imporre la supremazia etnica di un gruppo. Ma stupri di guerra sono stati sistematicamente compiuti in Somalia, in Afghanistan, in Siria e in molte altre zone di conflitto.

– Il militarismo invade le nostre strade imponendo la violenza di presenze armate. Con la scusa della sicurezza la nostra libertà è di fatto limitata da presenze inquietanti e pericolose, che danno un’immagine violenta alle nostre città. L’operazione “Strade sicure” non serve alla donne. Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano. In libertà e senza scorte.

-Il militarismo fa nascere una delle industrie più fiorenti del pianeta, l’industria bellica. Il mantenimento dell’apparato militare sottrae risorse alla salute, all’istruzione, alle spese sociali, settori che potrebbero consentire una maggiore autonomia delle donne.

Le spese militari danneggiano la società nel suo insieme, vanificando il diritto di tutte e tutti ad una vita migliore.

BASTA VIOLENZA – BASTA GUERRA

BASTA MILITARISMO

Antisessismo-Antimilitarismo- Antifascismo- Antirazzismo:

questa la nostra risposta alla violenza

questa la nostra affermazione di libertà

4 NOVEMBRE ORE 17 PIAZZA CAVOUR

PRESIDIO organizzato da NonUnadiMeno – Livorno

Le iniziative antimilitariste del 4 novembre promosse in varie città dalla rete NonUnadiMeno fanno parte della campagna nazionale in vista del prossimo 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

NonUnadiMeno-Livorno

aderiscono: Collettivo Anarchico Libertario, Communia, Federazione Anarchica Livornese, Unione Sindacale di Base Livorno, Unicobas Livorno

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Assemblea/dibattito – Alluvione a Livorno: i disastri non piovono mai dal cielo

Alluvione a Livorno: i disastri non piovono mai dal cielo
Le autorità cittadine e i padroni della terra e del cemento hanno chiare responsabilità. Organizziamoci contro la devastazione del territorio e delle nostre vite.

Venerdì 27 ottobre

dalle ore 21:30
assemblea-dibattito
con presentazione del documento preparato dagli organizzatori (https://collettivoanarchico.noblogs.org/post/2017/10/15/alluvione-i-disastri-non-piovono-mai-dal-cielo/)

presso la sede della FAL
in Via degli Asili 33, Livorno

Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario

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Alluvione: i disastri non piovono mai dal cielo

Alluvione: i disastri non piovono mai dal cielo
Le autorità cittadine e i padroni della terra e del cemento hanno chiare responsabilità. Organizziamoci contro la devastazione del territorio e delle nostre vite.

Ad un mese dall’alluvione che ha colpito numerose zone della città di Livorno e alcune località vicine, provocando nove morti e ingenti danni, è possibile fare alcune valutazioni su questi tragici avvenimenti.

Riteniamo che sia indispensabile avviare un dibattito aperto e serio sulle cause, gli effetti e le responsabilità di quanto è avvenuto, che consideri anche il modo in cui viene gestito il territorio. Un confronto che possa dare spazio all’inchiesta, alla denuncia e alla mobilitazione, in cui devono aver voce innanzitutto coloro che hanno subito gli effetti dell’alluvione, e non i soggetti pubblici o privati che hanno interesse a non fare emergere le responsabilità, a minimizzare i risarcimenti, a strumentalizzare la situazione per fini elettorali, a non mettere in discussione le strutture di governo del territorio.

La Federazione Anarchica Livornese e il Collettivo Anarchico Libertario ritengono che le amministrazioni locali, gli enti incaricati della salvaguardia del territorio, le autorità cittadine e alcune società private abbiano concrete responsabilità in quanto è avvenuto. Infatti, anche senza mettere in dubbio l’eccezionalità della tempesta che avrebbe causato l’ingrossamento dei corsi d’acqua della zona, è possibile affermare che le esondazioni e le terribili conseguenze da esse provocate potessero essere previste ed evitate.

Il vergognoso rimpallo di responsabilità tra Regione e Comune sull’inadeguatezza dell’allerta nella notte tra il 9 e il 10 settembre che ha riempito le pagine dei giornali e le trasmissioni televisive immediatamente dopo l’alluvione, ha mostrato a tutti come i partiti (PD, M5S, MDP in primo luogo) che si contendono il governo a livello nazionale, regionale e locale fossero concentrati solo a sfruttare il disastro per le proprie lotte di potere mentre ancora si cercavano dei dispersi e molte zone non erano neanche state raggiunte dai soccorsi ufficiali coordinati dalla Protezione Civile, invece di impegnarsi negli aiuti.

Per questo è importante che si rafforzino le forme di organizzazione che la popolazione si sta dando, che si sviluppino i comitati autorganizzati nelle aree colpite dall’alluvione, fondamentali per affrontare uniti le vertenze legate ai risarcimenti, alle ricostruzioni e alla sicurezza idrogeologica. Ma organismi come questi sono importanti anche perché possono costituire uno spazio di confronto, di vigilanza e di intervento diretto sulla gestione del territorio a livello più generale.

In questo momento dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola del conflitto tra i partiti che si contendono il governo della città. Per poter raggiungere risultati concreti è fondamentale sviluppare i percorsi di organizzazione, rivendicazione e di lotta in autonomia rispetto agli orientamenti del conflitto presente nelle istituzioni, prestando attenzione a non divenire sponda del PD contro il M5S ma neanche stampella del M5S di fronte agli attacchi del PD. Per questo è necessario continuare a denunciare le grandi operazioni speculative condotte negli scorsi anni dalle precedenti amministrazioni, e devono essere al contempo denunciate le responsabilità della presente amministrazione nella perpetuazione di certe politiche. L’attuale giunta infatti ha fatto passare in consiglio comunale, all’inizio dello scorso agosto, con i soli voti della maggioranza, il progetto per la cementificazione dell’area degli orti urbani di Via Goito, a poche decine di metri da Via Rodocanacchi, dove la piena del Rio Maggiore ha causato gli effetti più tragici, provocando la morte di quattro persone.

La forza dell’autogestione si è dimostrata dopotutto già dai primi giorni. Fin dalla mattina di domenica 10 settembre a compiere il più grande sforzo nei soccorsi sono state donne e uomini, giovani e meno giovani, di tutte le origini, che in modo spontaneo sono accorsi nelle zone colpite dall’alluvione per offrire il proprio aiuto. Sul piano concreto il contributo spontaneo delle persone, così come quello dei gruppi autorganizzati di volontari, è stato fondamentale per aiutare le persone che vivono nelle aree alluvionate a liberare le case dall’acqua e dal fango, a pulire strade, argini e corsi d’acqua da detriti di ogni tipo.
Le Brigate di Solidarietà Attiva hanno svolto e continuano a svolgere un importante ruolo di coordinamento tra le volontarie e i volontari che intendono tessere una rete di solidarietà che, al di fuori dei partiti, possa stimolare coloro che vivono nelle aree colpite ad organizzarsi. Importante è anche il lavoro di indagine che le BSA hanno avviato nei giorni immediatamente successivi all’alluvione. Un lavoro di inchiesta i cui primi risultati sono già stati pubblicati e che mettono in luce come le politiche di speculazione e cementificazione negli anni recenti abbiano mutato l’area del Rio Maggiore, dimostrando di fatto la subordinazione della sicurezza idrogeologica agli interessi della rendita.

Questo rende evidente a tutti come né le autorità e gli enti pubblici, né le compagnie private possano garantire la sicurezza idrogeologica del territorio, perché seguono degli interessi di classe che non coincidono né con l’ecologia né con la salute e la sicurezza delle persone. Solo attraverso l’azione diretta, la popolazione, sviluppando la conoscenza del territorio e la vigilanza su di esso, può imporre alle istituzioni adeguati interventi di messa in sicurezza e di manutenzione. Solo con una rivoluzione sociale che possa scardinare l’attuale ordine politico ed economico, ponendo fine al potere della rendita, sarà possibile creare, attraverso forme di autogoverno e autogestione, un nuovo equilibrio idrogeologico e più in generale ecologico dei territori.

Ovviamente oltre alla speculazione e la cementificazione vi sono altre questioni che non possono restare nell’ombra.

Innanzitutto va ricordato che la Provincia di Livorno è la seconda più inquinata d’Italia, e che nelle aree colpite dall’alluvione sono presenti attività industriali nocive, impianti di smaltimento rifiuti, discariche ufficiali e non. Emblematica in questo senso è la situazione di Stagno dove è presente la raffineria ENI. Molti hanno parlato del gravissimo sversamento di idrocarburi nel fosso Botticina, che ha raggiunto il mare all’interno del porto di Livorno, secondo l’ENI a causa dell’allagamento dell’impianto. Pochi invece hanno cercato di far luce sull’impatto degli inquinanti all’interno delle abitazioni e nelle aree abitate alluvionate nella zona tra Stagno e Guasticce, dove l’allagamento della raffineria, l’inquinamento già presente nel terreno, la presenza di siti fortemente inquinanti lungo i corsi d’acqua della zona, ha sicuramente compromesso ulteriormente il territorio. È necessario far luce su questi fattori, a Stagno come in tutte le altre zone colpite, innanzitutto per informare gli abitanti sugli effettivi rischi per la salute e per effettuare eventuali bonifiche, ma anche per mettere in discussione l’attuale gestione del territorio.

Un altro fattore importante è la questione delle aree militari o soggette a speciali norme di sicurezza. La città di Livorno e l’area circostante registrano una forte presenza di installazioni militari di vario tipo, queste hanno in alcuni casi un impatto sul territorio e la sua idrografia, come nel caso dell’Accademia Navale e Camp Darby. Spesso l’impatto che queste strutture hanno resta segreto per motivi di sicurezza e difesa, i rischi connessi a queste installazioni sono quindi in molti casi nascosti alla popolazione. Lo stesso vale per aree di interesse strategico come siti di produzione militare e di armamenti, o come la raffineria ENI, che hanno speciali norme di sicurezza che rendono più difficile il lavoro di inchiesta e informazione.

Infine deve essere considerato il rilevante ruolo della Chiesa nell’economia della città, anche sul lato speculativo. Il vescovo architetto nei giorni immediatamente successivi all’alluvione ha attaccato l’amministrazione comunale, ma nei grandi affari legati alla cementificazione degli ultimi venti anni la Chiesa non si è certo tirata indietro. Tutti ci ricordiamo bene i miracoli del Giubileo del 2000. In quella occasione anche a Livorno arrivarono dal governo milioni e milioni di euro per le opere di costruzione da effettuare in vista dell’anno santo, a questi si aggiunsero ingenti finanziamenti del Comune. La potente iniezione di soldi e cemento data dagli affari miliardari legati al Giubileo portò, tra le altre cose, alla costruzione nei pressi del Santuario di Montenero, sia della famigerata Aula Mariana, che ha dimostrato gravi problemi strutturali sin dall’inaugurazione, sia dell’imponente terminal per i pellegrini, di cui oggi rimane soltanto una enorme colata di cemento deserta e abbandonata. Montenero è stata una delle zone colpite più gravemente dall’alluvione, e certo il forte intervento di costruzione degli ultimi decenni, di cui parte importante sono le strutture legate al Santuario, ha creato le condizioni per il verificarsi di disastri come quello del 10 settembre scorso.

Le questioni qui sollevate sono solo alcune tra le più significative, sono infatti elementi che si inseriscono in un contesto più ampio. L’alluvione ha posto tragicamente di fronte agli occhi di tutti la devastazione portata nelle nostre vite e nei nostri territori dai padroni e dai governanti. Per decenni, prima della deindustrializzazione, hanno spremuto le lavoratrici e i lavoratori livornesi, che in cambio del salario, oltre alla propria opera, hanno spesso dovuto dare la vita e la salute. Veleni e colate di cemento sono ciò che resta oggi, assieme ad una legislazione che ha portato le condizioni di lavoro indietro di mezzo secolo, all’aumento dell’età pensionabile e allo smantellamento della sanità. Questo vale dappertutto, ma il disastro portato dall’alluvione ha reso ancora più difficile la condizione di molti disoccupati e di molte persone sotto sfratto. Gli avvenimenti delle scorse settimane non possono essere considerati in modo indipendente dalla generale situazione sociale ed economica, si rende anzi necessaria una maggiore forza nel reclamare maggiori spazi di libertà, migliori condizioni di vita e di lavoro.

Quanto è emerso finora ci permette di fare alcune considerazioni finali.

L’idea che le situazioni di emergenza impongano una gestione centralizzata e gerarchica è stata smentita ancora una volta: le istituzioni di governo del territorio (Prefettura, Comune, Regione) sono mancate completamente al compito di mettere in allerta le popolazioni, del resto, anche se l’allerta fosse stata data, non si capisce che cosa avrebbero potuto fare i cittadini, visto che mancano piani di evacuazione condivisi e portati a conoscenza della cittadinanza.
Le istituzioni di governo sono altresì mancate nell’opera di prevenzione minima: solo dopo venti giorni dall’alluvione è cominciata un’opera di pulizia della rete fognaria cittadina; lo stesso discorso vale per la pulizia delle strade e delle aree urbane pubbliche da foglie e detriti, come delle colline e degli alvei dei rii, delle quali sono responsabili Comune e Consorzio di Bonifica: la mancata pulizia è una delle principali cause dell’alluvione e dei danni e delle morti che ne sono conseguite. I morti di Livorno gravano sulla coscienza delle autorità.

L’inchiesta portata avanti dalle Brigate di Solidarietà Attiva, con mezzi limitati e tempi ristretti, ha permesso di arrivare ad alcune conclusioni sulla costruzione delle casse di espansione e sulla gestione del territorio: la passata amministrazione ha barattato sicurezza e vita dei cittadini con gli interessi della rendita fondiaria e della speculazione edilizia. Ma chi li ha sostituiti in tre anni non ha saputo né voluto fare quello che le BSA hanno fatto in pochi giorni, segno che il partito della terra e del cemento continua a dominare l’amministrazione comunale, al di là delle sigle elettorali che la compongono.

Il Comune non è più la casa comune dei livornesi. Questa non è l’affermazione polemica degli anarchici, ma una sensazione che si va sempre più diffondendo fra gli abitanti di Livorno, e a cui l’alluvione ha dato una tragica conferma.

Sostituiamo al Comune burocratico e statale la libera Comune delle sfruttate e degli sfruttati!

 

Federazione Anarchica Livornese – FAI
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Collettivo Anarchico Libertario
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Che cosa succede in Catalogna?

Che cosa succede in Catalogna?

Una discussione aperta sugli avvenimenti delle ultime settimane


Lunedì 9 ottobre alle ore 21:30

presso la sede della FAL in Via degli Asili 33, Livorno 


Collettivo Anarchico Libertario

Federazione Anarchica Livornese

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Per un mondo senza padroni! in vista del G7 del lavoro a Torino

CONTRO I PADRONI DEL MONDO
PER UN MONDO SENZA PADRONI!

in vista del prossimo G7 del lavoro di Torino

venerdì 15 settembre
presso la sede della FAL – via degli Asili 33

ore 19:30 aperitivo

ore 21assemblea dibattito con Maria Matteo, della Federazione Anarchica Torinese

Dal 26 settembre al 1 ottobre a Torino si incontreranno i ministri del lavoro, dell’industria e della ricerca di Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Francia, Giappone, Germania e Canada. La riunione dei “grandi” di fine settembre servirà per concordare le politiche di sfruttamento di sempre, quelle che lasciano il segno nelle nostre vite e i cui effetti sono drammaticamente sotto gli occhi di tutti: ricerca del profitto, speculazioni, politiche di dissesto ambientale e di sfruttamento selvaggio dei territori, inquinamento, ricatto occupazionale e imposizione di nocività.

Contro i responsabili della miseria e dell’oppressione c’è l’azione costante di chi lotta per un mondo senza servi né padroni.

Opponiamoci agli sfruttatori!

Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario

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