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Disarmiamo Leonardo! Corteo a Genova sabato 7 dicembre

Disarmiamo Leonardo!

Corteo a Genova Sestri Ponente

Sabato 7 dicembre h 15:30 P.zza Baracca

di seguito l’appello degli organizzatori

La guerra è sempre più considerata una tragedia che non ci riguarda e lontana dalle nostre vite. Libia, Yemen, Siria, Afghanistan, Iraq sono lì a dimostrare il contrario, con anni di conflitti disastrosi innescati per i profitti dei capitalisti americani, europei e di casa nostra.

Le cause e gli effetti della guerra sono sempre le stesse: colonizzazione, furto delle risorse, milioni di profughi in fuga, creazione di manodopera a basso costo, incremento dell’industria bellica.

Leonardo (ex Finmeccanica) produce e vende missili, siluri, droni, aerei ed elicotteri da combattimento, tecnologie per il controllo dei confini e delle rotte migratorie. Sono di Leonardo le armi con cui l’esercito saudita spara in Yemen, gli elicotteri e gli aerei con cui l’esercito turco bombarda il Rojava. Ecco cosa produce questa “eccellenza nazionale”. Chi vive di guerra non può farne a meno.

Come ci insegna la lotta dei portuali contro i traffici di armi nel porto e la compagnia saudita Bahri, gli ingranaggi della guerra si possono inceppare.
Come ci indica la migliore tradizione del movimento operaio, il nemico è in casa nostra.

Assemblea contro la guerra

 

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Firenze: Convegno a cinquant’anni dalla Strage di Piazza Fontana

Convegno a cinquant’anni dalla Strage di Piazza Fontana

organizzato dal Centro Studi Politico Sociale Archivio Storico il Sessantotto

presso la sala “Ketty La Rocca” p.zza delle Murate a Firenze

Sabato 7 dicembre 2019

dalle ore 15

intervengono: Paolo Morando, Gabriele Fuga, Tiziano Antonelli, Vincenzo Miliucci

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Basta VelENI!

Alcune foto dal presidio di oggi contro l’ENI

Basta VelENI!

Basta Sfruttamento!

Basta guerra!

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Lo Stato greco all’attacco dei movimenti sociali

foto della giornata del 17 novembre ad Atene [Marios Lolos]

Lo Stato greco all’attacco dei movimenti sociali

Nelle ultime settimane il governo greco guidato da Kyriakos Mitsotakis ha impresso una forte accelerazione alla strategia repressiva contro il movimento anarchico e delle occupazioni, di fronte al quale è urgente rilanciare l’attività di solidarietà. Lo scorso 20 novembre infatti è stato pubblicato dalla stampa greca un vero e proprio ultimatum alle occupazioni emesso dal “Ministero della protezione dei cittadini”, a cui è delegata la gestione dell’ordine pubblico, e da cui dipende assieme ai vigili del fuoco e la protezione civile, anche la polizia. Un ultimatum che intima a coloro che hanno occupato illegalmente edifici pubblici o privati di evacuarli, e continua dichiarando che i richiedenti asilo e le persone con nazionalità diversa da quella greca e che non sono cittadini di paesi UE che risiedono in questi edifici saranno comunque trasferiti in centri temporanei. Gli occupanti di edifici privati devono mettersi in contatto con i proprietari e cercare un accordo. Nel documento viene dato un termine di 15 giorni dal 20 novembre per evacuare gli edifici occupati o accordarsi con i proprietari se la proprietà è privata.

La risposta del movimento non si è fatta attendere, e oltre alle azioni e alle manifestazioni dei giorni successivi è importante segnalare il comunicato dell’occupazione abitativa per rifugiati e migranti Notara 26 che si trova ad Exarchia pubblicato il giorno dopo l’ultimatum del governo: “Da Exarchia occupata diamo 15 giorni di tempo per dare le dimissioni a tutti coloro che sognano il ritorno della dittatura”

È la prima volta che il governo greco mette in atto un simile attacco, generale e frontale contro tutte le occupazioni del paese. L’ultimatum si inserisce in una strategia repressiva più ampia e ricostruire gli eventi degli ultimi mesi può aiutarci a comprendere meglio questi ultimi sviluppi, che cosa c’è da aspettarsi dalle prossime settimane e dai prossimi mesi.

Con le elezioni del 7 luglio è tornato al governo il partito Nuova Democrazia della destra conservatrice, che ha conquistato la maggioranza dei seggi nel parlamento greco. Come annunciato durante la campagna elettorale, nel primo provvedimento fatto approvare dal governo in parlamento lo scorso 8 agosto c’era l’eliminazione dell’asilo universitario, ovvero del divieto alla polizia e all’esercito di intervenire negli spazi delle università se non con l’autorizzazione formale dei rettori. Un provvedimento dal grande significato simbolico considerando che l’inviolabilità delle università era stato una delle principali conquiste della lotta contro la dittatura dei colonnelli, ma ancor più importante sul piano concreto in quanto determina la seria messa in discussione di alcuni di quegli spazi di libertà nella società greca che avevano permesso ai movimenti di lotta di svilupparsi, crescere e radicarsi nell’ultimo decennio. A Novembre è invece tornata a pattugliare le strade di Atene la Squadra Delta che era stata abolita dal governo di SYRIZA, sotto la pressione dei movimenti di lotta. Si tratta di unità speciali che intervengono con moto montate da due poliziotti, sono state utilizzate per tendere agguati e colpire violentemente nelle strade chi partecipava a azioni e manifestazioni durante la rivolta del 2008 e durante gli anni caldi del movimento contro le politiche di austerità. Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla natura politica repressiva di questo provvedimento, basterebbe ricordare che sia in campagna elettorale sia una volta al governo, Mitsotakis ha dichiarato di voler “ripulire” Exarchia, un quartiere in cui “è stata allevata una nuova generazione di terroristi”.

In agosto come molti ricorderanno è iniziata l’invasione del quartiere da parte della polizia, con posti di blocco e controlli ai principali ingressi del distretto. Il 26 agosto sono stati avviati i primi sgomberi di occupazioni abitative per richiedenti asilo e migranti, con 140 persone che fino a quel momento avevano vissuto nel centro di Atene che sono state deportate in campi fuori città. È seguito l’attacco e la distruzione ad alcune di quelle strutture che il movimento manteneva per sviluppare una rete sociale all’interno del quartiere, come la distruzione del chiosco nella piazza di Exarchia e i ripetuti attacchi al K*Vox. In questo contesto il 14 settembre si è tenuta ad Atene una importante manifestazione a cui hanno partecipato migliaia di persone, organizzata dalle principali realtà del movimento anarchico e da molte occupazioni e squat, anche non localizzate in Exarchia, come il Lelas Karagianni 37, occupazione storica nella zona di Kipseli. Al termine della manifestazione la polizia ha compiuto dei raid nelle strade di Exarchia, minacciando spazi autogestiti e bar, aggredendo ed arrestando numerose persone.

Con l’inizio di novembre la pressione esercitata dalla polizia è aumentata, è stato infatti sgomberato il 2 novembre lo squat Vancouver, uno spazio importante per le dinamiche del movimento anarchico ad Atene. Dall’inizio di questa campagna repressiva è la prima occupazione che ha un ruolo più politico all’interno del movimento ad essere sgomberata, fino a quel momento erano state colpite quasi esclusivamente occupazioni abitative. Una settimana dopo, l’11 novembre è stato sgomberato sempre ad Exarchia il Bouboulinas, un altro squat di migranti.

In quegli stessi giorni il governo ha anche avviato un più diretto attacco contro gli spazi di libertà all’interno delle università e contro il movimento studentesco in vista delle manifestazioni del 17 novembre. Il 17 novembre in Grecia si celebrano le vittime della rivolta studentesca del Politecnico di Atene del 1973, repressa nel sangue con i carri armati, che segnò l’inizio della fine della dittatura dei colonnelli, caduta l’anno seguente. Da allora la giornata del 17 novembre non è solo occasione di commemorazione e celebrazione per il nuovo stato democratico greco del proprio mito fondativo, ma è anche una giornata in cui scendono per le strade i movimenti di lotta, i movimenti radicali e rivoluzionari, in cui spesso la polizia interviene e vi sono duri scontri. Quest’anno la polizia ha concentrato le proprie forze sul quartiere di Exarchia, dove si trova anche il Politecnico, compiendo sia durante le manifestazioni sia dopo, durante la notte, violentissimi attacchi contro compagne e compagni che si trovavano per strada, ma anche nei confronti di passanti. Solo in quelle ore ci sono stati 90 arresti, per le strade sono rimasti numerosi feriti, molti fermati hanno subito maltrattamenti e torture. Il governo aveva preparato il terreno per questa violentissima repressione.

Grazie all’abolizione dell’asilo universitario in agosto infatti la polizia il 9 novembre ha fatto irruzione nell’Università di Economia e Commercio sul Viale 28 ottobre, non distante dal Politecnico, per sgomberare uno spazio anarchico all’interno dei locali dell’ateneo. L’intervento era stato motivato dalla ricerca di materiale da utilizzare durante scontri di piazza, ma la polizia non è riuscita a trovare niente che potesse giustificare l’irruzione nello spazio. Nonostante ciò la polizia ha ordinato che l’università restasse chiusa dall’11 al 17 novembre per evitare che potesse essere utilizzata dagli studenti per organizzarsi in vista delle manifestazioni del 17 novembre. Le autorità universitarie non si oppongono all’ordine della polizia anzi, decidono arbitrariamente di chiudere i cancelli dell’università il 10 di novembre. Sono proprio gli studenti allora il giorno successivo a riaprire l’università e ad occuparla contro il provvedimento autoritario, ma la polizia interviene con manganelli e lacrimogeni. Di fronte a questa scena che richiama i fatti del 1973 proprio a pochi giorni dalla commemorazione della rivolta del Politecnico, si scatena la protesta nelle università. In decine di università gli studenti protestano e occupano gli edifici universitari in tutta la Grecia, mentre nel giro di pochi giorni si tengono ad Atene tre grandi manifestazioni studentesche, e il 17 novembre nonostante le violenze della polizia sono migliaia a scendere in piazza.

In questo contesto, tre giorni dopo il 17 novembre, il governo lancia l’ultimatum di 15 giorni alle occupazioni. La scadenza imposta dal governo cade proprio nei giorni in cui si tengono ad Atene le manifestazioni per l’assassinio di Alexis Grigoropoulos da parte della polizia il 6 dicembre 2008, che scatenò una rivolta che si saldò con le proteste contro le politiche antipopolari e autoritarie del governo. È possibile quindi che con questo ultimatum il governo greco cerchi di garantirsi mano libera per agire contro le occupazioni in occasione delle manifestazioni del 6 dicembre prossimo.

Anche l’abolizione dell’asilo universitario può essere utilizzato per rimuovere quelle garanzie che sul piano legale quantomeno rallentano l’intervento della polizia. Alcuni squat infatti si trovano in spazi che sono di proprietà dell’università. Allo stesso modo il comunicato emesso dal “Ministero per la protezione dei cittadini” può servire ad aggirare le normali procedure e facilitare l’intervento della polizia.

È in questo senso che il governo greco ha dato un’accelerazione alla sua strategia repressiva. Nelle prossime settimane è probabile che si intensifichino gli attacchi violenti al movimento e gli sgomberi di spazi occupati.

Certo la strategia del nuovo governo non è stata pianificata dall’oggi al domani, è evidentemente una strategia a lungo preparata, e resa possibile dalla politica adottata dal governo precedente guidato da SYRIZA. Il governo di Alexis Tsipras non aveva infatti abbandonato la politica repressiva, anzi oltre ad attuare comunque sgomberi di occupazioni aveva adottato delle strategie finalizzate a isolare e indebolire il movimento delle occupazioni sul lungo periodo. Ad Exarchia questo si è concretizzato con il completo ritiro della polizia dal quartiere, che manteneva solo alcune pattuglie ai margini della zona e il contemporaneo supporto alla criminalità organizzata, in particolare alle narcomafie all’interno del quartiere per creare una situazione di insicurezza tale da rompere il tessuto sociale resistente e solidale del quartiere. Lo stesso vale per le università, il governo di SYRIZA ha avuto un ruolo importante nel processo ancora da compiere di integrazione delle strutture del Politecnico con quelle dell’adiacente Museo Archeologico. Una concreta musealizzazione, che eliminando lezioni e altre attività universitarie dai locali Politecnico, cancellerebbe l’agibilità politica in uno spazio che tuttora è il cuore pulsante dei movimenti di lotta ad Atene.

L’attuale governo di destra ha messo in atto una strategia più diretta, che punta ad attaccare il movimento anarchico e delle occupazioni per piegare quello che negli ultimi dieci anni è stato per tutto il mondo un esempio non solo di resistenza ma anche di autogestione, e organizzazione sociale alternativa di fronte alle misure “lacrime e sangue” che hanno devastato la società greca negli scorsi anni. Ma il governo vuole anche cercare eliminare o porre sotto controllo tutto ciò che potrebbe rappresentare un concreto ostacolo a una nuova ondata di provvedimenti rivolti contro la classe lavoratrice e la gran parte della popolazione, a sostegno della speculazione capitalista.

Il governo Mitsotakis si propone infatti di farsi paladino delle politiche anti-immigrati dell’Unione Europea, inoltre sono in programma nuove leggi che mettono a rischio la libertà di sciopero, nuove privatizzazioni dei bisogni sociali di base della popolazione e ulteriori liberalizzazioni del saccheggio delle risorse naturali. Questi provvedimenti se portati fino in fondo possono riaccendere un’ampia opposizione sociale in Grecia, sostenere il movimento anarchico e delle occupazioni in Grecia significa anche favorire lo sviluppo ti tale opposizione e una sua radicalizzazione nei prossimi mesi.

Dario Antonelli

Pubblicato su Umanità Nova n. 35 del 1/12/19

 

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Venerdì 29 a Stagno presidio contro ENI

Partecipiamo al presidio organizzato da Fridays for future Pisa a Stagno

venerdì 29 alle 14 di fronte alla Raffineria ENI di Stagno

nella quarta giornata globale di sciopero per il clima

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La manovra per dividere gli sfruttati

MANOVRA E CUNEO FISCALE: DIVIDERE IL MOVIMENTO DEI LAVORATORI E FAVORIRE LE DESTRE

Un incontro per confrontarci sulle politiche del governo e su come combatterle.

Giovedì 28/11 ore 21

presso la sede della Federazione Anarchica Livornese in Via degli Asili 33, Livorno

Il cuneo fiscale è stato posto come obiettivo al Governo dalla Confindustria pochi giorni prima della crisi di questa estate, conclusasi con l’estromissione della Lega e il coinvolgimento del Partito Democratico nel sostegno all’esecutivo Conte.

Il cuneo fiscale è un indicatore usato dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per misurare gli effetti della tassazione sul costo del lavoro: è il rapporto tra le tasse pagate da un salariato medio e il suo costo totale per il capitalista. L’interpretazione ufficiale raggruppa sotto la definizione di tassazione sia le imposte sul reddito che gravano sul salario, e che sono versate dal capitalista, datore di lavoro, all’erario in veste di sostituto d’imposta, sia la spesa previdenziale legata elle assicurazioni sociali obbligatorie, e che ha carattere contrattuale, facendo parte integrante del monte salari. La spesa previdenziale finanzia i sistemi pensionistici obbligatori che consentono la percezione di reddito monetario a chi è giunto alla fine dell’età lavorativa. Nonostante il sistema pensionistico sia regolato da leggi apposite, esso trae origine dal rapporto contrattuale ed è regolato dall’andamento del conflitto tra lavoratori salariati e capitalisti.

Confondere tasse e cntributi è un’operazione politica, una manovra ideologica che giustifica il continuo peggioramento delle condizioni dei lavoratori salariati, dei pensionati, dei disoccupati e dei precari.

Le ipotesi di applicazione del taglio del cuneo fiscale avrebbero un effetto distorsivo sulla pretesa progressività dell’imposizione fiscale, infatti ne beneficerebbe di più chi guadagna di più: si passa dai 170 euro annui per le fasce più basse, ai 1.100 per quelle più alte. Si tratta quindi di una misura che non contrasta la povertà dilagante: infatti non riguarda i disoccupati e i senza reddito, non coinvolge nemmeno i lavoratori a basso reddito, e aumenterà le differenziazioni tra le varie fasce dei lavoratori.

Confindustria da parte sua, vede in queste misure un contentino da gettare sul piatto dei rinnovi contrattuali, in modo da contenere ulteriormente le già rifdicole richieste che provengono dalle federazioni di categoria “maggiormente rappresentative”. Il taglio del cuneo fiscale, inoltre, apre la strada a quello che interessa ai capitalisti, che è il taglio dei costo previdenziali, che incidono direttamente sui costi dei fattori produttivi. D’altra parte, la riduzione dei contributi obbligatori spinge all’aumento della contribuzione previdenziale volontaria, che, riduce nuovamente il salario disponibile, e va a favorire grandi case d’investimento, banche e sindacati.Il rilancio del processo di accumulazione capitalistica spinge i governi a sottrarre continuamente e in misura crescente risorse dai consumi e destinarle alla produzione. E’ questa la logica che sta dietro allo smantellamento dei servizi, della scuola, della sanità, dell’assistenza, che non sono altro che consumi collettivi, reddito indiretto messo a disposizione della collettività.

Il taglio del cuneo fiscale non mette in discussione questo processo, che colpisce l’aristocrazia operaia come i settori più bassi del mondo del lavoro, i precari i disoccupati, si limita a dare un parziale indennizzo monetario alle fasce più alte. Ci troviamo quindi di fronte ad una forma di clientelismo, gestito dai sindacati concertativi e dai partiti parlamentari, che può solo portare un momentaneo arresto all’emorragia di voti e di tessere.

Il peggioramento delle condizioni di vita di chi vive di salario continua, e l’erogazione di denaro ad alcune fasce di lavoratori non fa che alimentare la conflittualità fra le diverse componenti del movimento degli sfruttati. I settori privilegiati del movimento operaio finiranno per orientarsi verso chi, in modo brutale, difende i loro privilegi, con la scusa del merito e della sicurezza. In modo convergente, anche i disoccupati e le fasce più basse del movimento operaio finiranno per identificare i temi cari alla sinistra parlamentare con il peggioramento delle proprie condizioni di vita, nemmeno attenuate da quelle briciole che vengono concesse alle fasce più alte.

Federazione Anarchica Livornese – F.A.I.
cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it

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Repressione in Grecia: appello alla solidarietà internazionalista

APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE CON IL MOVIMENTO ANARCHICO, GLI SQUAT, * RIFUGIAT* E * IMMIGRAT* E LA RESISTENZA SOCIALE E DI CLASSE IN GRECIA

Dall’estate scorsa – dopo le elezioni del 7 luglio ed il cambio di governo – è in corso una campagna repressiva di stato in Grecia, che, sin dall’inizio, ha preso di mira la popolazione che lotta – e in particolare il movimento anarchico – gli squat e le strutture auto-organizzate del movimento, * rifugiat* e * immigrat* e la resistenza sociale e di classe in generale.

Uno dei primi passi del nuovo governo di destra è stato l’abolizione della libertà di asilo universitario (per il quale l’esercito o la polizia non possono entrare in una sede universitaria senza l’approvazione del rettore), la militarizzazione del quartiere di Exarcheia – un quartiere di Atene con un passato e un presente ricchi di lotte – e lo sfratto di squat per rifugiati e il successivo trasferimento di centinaia di rifugiat* e immigrat* nei campi di concentramento, realizzando in questo modo le politiche anti-immigrazione dell’UE, dirette al moderno totalitarismo.

Questa campagna di repressione continua, sono previsti nuovi sfratti di squat, e intanto, per mezzo di una serie di nuove leggi, viene sostanzialmente abolita la libertà di sciopero, viene promossa la privatizzazione dei bisogni sociali di base ed è completamente liberalizzato il saccheggio delle risorse naturali da parte delle multinazionali in ogni parte del paese.

Dall’altro lato, i collettivi sociali, di classe e politici stanno già tentando di costruire le prime barricate contro i piani antisociali dello stato e dei padroni. La manifestazione di massa del 14 settembre 2019, organizzata dall’assemblea “NO PASARAN”, è stata una prima risposta dinamica contro i piani dello stato, da parte di migliaia di persone che lottano per le strade, affermando chiaramente che il movimento non si ritirerà davanti alla repressione statale. Continuerà a combattere su tutti i fronti, in cui si sta svolgendo un attacco statale e capitalistico.

Contro l’attacco repressivo dello stato greco e la sua imminente escalation, siamo solidali con il movimento anarchico, gli squat politici e gli squat per immigrati e rifugiati e le realtà di lotta – dagli squat Mundo Nuevo e La Libertatia a Salonicco, che è quasi completamente ricostruito, per lo squat Lelas Karagianni 37 ad Atene (con 30 anni di storia alle spalle), e con tutte le lotte sociali e di classe in Grecia.

Le rivolte popolari in Ecuador e in Cile, la vigorosa resistenza nel rivoluzionario Rojava, le continue mobilitazioni in Grecia, Francia, Turchia, Palestina, i piccoli e più grandi atti di resistenza in tutto il mondo ci danno speranza e forza e dimostrano che il nemico è forte ma non invulnerabile. Intensifichiamo e diffondiamo la lotta combattiva e organizzata per la rivoluzione sociale, per l’anarchia!

NO PASARAN!
LA SOLIDARIETÀ VINCERÀ!

Organizzazione Politica Anarchica (APO)

Internazionale di Federazioni Anarchiche commissione di relazioni (CRIFA)

Federazione Anarchica Italiana (crint-FAI)

Federación Anarquista Méxicana (FAM)

Iniciativa Federalista em Brasil (IFA-Brasil)

Federation for Anarchist Organizing (FAO) Slovenia/Croazia

Anarchist Federation (AF) Britain

Federación Libertaria Argentina (FLA)

Fédéeation Anarchiste (FA) Francofona

….

http://www.i-f-a.org.gridhosted.co.uk/2019/11/06/statement-of-international-solidarity-with-the-anarchist-movement-in-greece/

 

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Corteo antimilitarista a Torino il 16 novembre

16 novembre

H 15 piazza Castello – Torino

Corteo antimilitarista contro l’aerospace&defense meeting organizzato dall’assemblea antimilitarista

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A Roma il 1 novembre per il Rojava – 15 euro pullman da Livorno

Livorno per il Rojava, a Roma il 1 novembre!

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Foto da “La Strage è di Stato, la storia è collettiva”

Alcune foto dall’iniziativa “La Strage è di Stato, la storia è collettiva” lo scorso sabato 26 ottobre al Nuovo Teatro delle Commedie

Un pomeriggio importante, partecipato e sentito, con Claudia Pinelli, Massimo Varengo e Tiziano Antonelli. Grazie a coloro che hanno partecipato e portato un contributo A breve un resoconto più dettagliato.

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