Alcune foto dal presidio di oggi in piazza grande a Livorno
Collettivo Anarchico Libertario – Livorno
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– Ottobre 23, 2014
MERCOLEDÌ 22 OTTOBRE ORE 17:30
PRESIDIO IN PIAZZA GRANDE
OVUNQUE KOBANÊ, OVUNQUE RESISTENZA!
La lotta delle popolazioni della Rojava, il Kurdistan occidentale in territorio siriano, ha dato vita a forme di sperimentazione più o meno ampie di autogoverno territoriale e di superamento dell’oppressione della donna che possono preludere ad un più vasto cambiamento sociale.
Per questo la città di Kobanê, nella Rojava, è sotto assedio ormai da un mese. Da una parte è assediata dalle milizie dello Stato Islamico (ISIS), forza reazionaria che mira ad instaurare un regime autoritario e oscurantista, dall’altra il governo turco ha schierato l’esercito al confine con la Rojava, impedendo il passaggio dei profughi e degli aiuti, lasciando però passare i combattenti dello Stato Islamico.
Esprimiamo sostegno e solidarietà alle popolazioni della Rojava e alla loro lotta.
Una solidarietà ed un sostegno che va innanzitutto alle componenti libertarie di questa lotta e che non può passare per un intervento militare delle potenze mondiali e regionali. Tali potenze hanno infatti mostrato di essere ostili alle popolazioni della regione ed alle loro istanze di emancipazione e libertà, per questo ci opponiamo a qualunque intervento militare da parte delle potenze che hanno mire imperialiste ed espansioniste nella regione.
In Turchia un’ampia mobilitazione in solidarietà alla resistenza di Kobanê ha assunto per alcuni giorni, tra il 6 ed il 9 ottobre, carattere insurrezionale. Questo ha mostrato come la forza della mobilitazione di massa possa interferire contro le strategie imperialiste. Le manifestazioni infatti hanno preso di mira in molte città i municipi, i palazzi governativi, ed in generale gli edifici pubblici e tutto ciò che rappresenta in Turchia il potere statale. Una vera e propria rivolta che non solo ha smascherato il ruolo del governo turco nel sostenere lo Stato Islamico, ma che ha fatto emergere il carattere politico dello scontro in atto a Kobanê.
Sono migliaia le persone che da settimane sono accorse al confine tra la Turchia e la Rojava per sostenere la popolazione di Kobanê, tra questi anche numerosi gruppi della sinistra rivoluzionaria ed anarchici. Appoggiamo gli anarchici che, come il gruppo DAF, stanno praticando la solidarietà attraverso l’azione diretta e stanno diffondendo in quelle regioni le idee e le pratiche anarchiche. Affinché prosegua l’esperimento di autogoverno nella Rojava e, con l’abolizione della proprietà privata e dello Stato, si apra la strada alla Rivoluzione Sociale.
È fondamentale sviluppare una campagna di informazione sulle dinamiche in corso, che spesso vengono del tutto nascoste e distorte dai media mainstream. Facciamo appello a tutte le compagne ed i compagni, a mobilitarsi in solidarietà all’esperienza delle popolazioni dei cantoni della Rojava. Un obiettivo di questa mobilitazione deve essere l’apertura delle frontiere intorno alla Rojava.
MERCOLEDÌ 22 OTTOBRE ORE 17:30
PRESIDIO IN PIAZZA GRANDE
Biji Berxwedana Kobanê!
Collettivo Anarchico Libertario – collettivoanarchico.noblogs.org – collettivoanarchico@hotmail.it
Federazione Anarchica Livornese – cdcfedanarchicalivornese@virgilio.it
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– Ottobre 18, 2014
Pubblichiamo la mozione sul Kurdistan uscita dal convegno della Federazione Anarchica Italiana che si è tenuto a Roma l’11 e il 12 ottobre.
Il convegno, di fronte alla lotta delle popolazioni del Rojava che hanno dato vita – e per questo si trovano sotto attacco sia dell’ISIS sia dell’esercito turco – a forme di sperimentazione più o meno ampie di autogoverno territoriale e di superamento delle discriminazioni di genere che possono preludere ad una rivoluzione sociale, afferma la sua solidarietà ed il suo sostegno nei loro confronti. Una solidarietà ed un sostegno che va innanzitutto alle componenti libertarie di questa lotta e che non passa certo per un intervento militare delle potenze mondiali e regionali, che hanno mostrato di essere ostili alle popolazioni della regione ed alle loro istanze di emancipazione e libertà. Ritiene fondamentale in questa fase sviluppare una campagna di informazione sulle dinamiche in corso, che spesso vengono del tutto nascoste e distorte dai media mainstream. Invita individualità e gruppi della Federazione e di tutto il movimento di opposizione sociale a mobilitarsi in solidarietà all’esperienza delle popolazioni dei cantoni del Rojava. Un obiettivo di questa mobilitazione deve essere l’apertura delle frontiere intorno al Rojava.
Convegno nazionale della FAI
Roma, 11 e 12 ottobre 2014
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– Ottobre 17, 2014
da senzasoste.it
Pubblichiamo il seguente comunicato e il link al video prodotti dal collettivo “Mio il corpo Mia la scelta” e dall’Associazione Friend-LI
Lo scorso 5 ottobre in molte piazze d’Italia si sono tenute manifestazioni di protesta contro le iniziative promosse dalle “Sentinelle in piedi”, rete militante attiva nelle violente campagne omofobe e di difesa della famiglia tradizionale recentemente scatenate anche in Italia da settori clericali e fascisti.
In molte città come Torino, Bologna, Napoli, Pisa ed altre, comitati, associazioni, organizzazioni politiche, collettivi, centri sociali e singoli cittadini hanno contestato questa presenza, reagendo con fermezza, vivacità e decisione ad una iniziativa omofoba e fascista. La presenza a Bologna, tra le Sentinelle, di militanti di Forza Nuova che hanno esibito i loro simboli, mostra senza ombra di dubbio la matrice di questa campagna e quali sono le forze che la sostengono.
A Pisa, una manifestazione spontanea ha dato vita ad una vivacissima contestazione; la triste presenza delle Sentinelle è stata annullata dalla marea di cartelli, striscioni, slogan inneggianti alla libertà e alla autodeterminazione che hanno invaso l’intera piazza dei Cavalieri e la scalinata della Scuola Normale, tanto che gli omofobi hanno dovuto alla fine abbandonare la piazza.
Le Sentinelle in piedi, gruppo che si proclama “apartitico e aconfessionale” hanno in realtà collegamenti inequivocabili. Strettissimo e pressoché identitario il legame con Alleanza cattolica, che delle Sentinelle ha addirittura redatto il manifesto. Alleanza Cattolica è una formazione religiosa tradizionalista politicamente collocata nell’estrema destra, consorella e per certi versi omologa della setta brasiliana “Tradizione, famiglia Proprietà”. Nel suo programma di “resistenza alla scristianizzazione della società” operata da fronti “socialcomunisti e progressisti” spiccano perle quali la promozione di una campagna culturale per la creazione di un mito storico alternativo al Risorgimento laico e alla Resistenza comunista, l’esaltazione delle vittorie militari riportate dagli eserciti della cristianità sui musulmani, il giudizio positivo sulla dittatura di Pinochet, meritevole di avere ostacolato con il ricorso alla forza l’affermazione del comunismo in Cile.
Ma c’è, all’interno di questo tetro zoo, chi addirittura li considera troppo moderati, accusando elementi di Alleanza Cattolica di avere progressivamente abbandonato le posizioni lefebvriane per avvicinarsi sempre più alla politica vaticana. La critica viene da Forza Nuova, che presenzia spesso alle veglie delle Sentinelle per forzare in senso ancora più radicalmente omofobo e fascista, fornendo un “soccorso nero” che comunque , come Bologna ha dimostrato, è assai gradito alle Sentinelle.
Critici con Alleanza Cattolica anche i membri di Riscossa Cristiana, formazione ancora più integralista ed omofoba che si esprime contro le richieste di diritti da parte dei “lesbosodomiti” e contro la “dittatura omocomunista assistita oggi dalla benevolenza vaticana” . Insomma un mondo dell’orrore nutrito di fascismo e delirio tradizionalista che si contende l’egemonia dell’oscurantismo anche utilizzando la presenza di piazza delle Sentinelle. Sentinelle che, da parte loro, si propongono in modo solo apparentemente minimalista e innocuo; infatti manifestano inquadrate in assetto paramilitare, tengono un contegno d’ispirazione militaresca, uniformando la postura e la comunicazione, ridotta al minimo per osservare la consegna del silenzio, rispondendo con una formula standard alle interviste. Insomma, sono l’espressione nemmeno tanto dissimulata dei loro padroni.
L’azione dei cattolici ultratradizionalisti e reazionari si è intensificata in questo periodo in occasione dell’apertura dei lavori del sinodo dei vescovi sulla famiglia, a cui ha fatto pronto riscontro la direttiva di Alfano sul divieto della trascrizione dei matrimoni gay. La campagna omofoba ha comunque un ambito più esteso e un carattere estremamente pervasivo. Ne è un esempio l’enorme attenzione rivolta al settore della scuola e la scandalosa vicenda dei progetti educativi attivati dalla Regione Toscana lo scorso anno.
Dando seguito alle reiterate sollecitazioni dell’Unione Europea e alle conseguenti linee guida emanate dal governo italiano sulla “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”, la Regione Toscana aveva finanziato, nello scorso anno scolastico, il progetto “Omofobia, transfobia e bullismo” da realizzare all’interno delle attività di educazione alla salute, affidandone il coordinamento all’Associazione Avvocatura per i Diritti LGBT – Rete Lenford. L’iniziativa è stata duramente contestata dai circoli toscani de La Manif pour tous (associazione ultratradizionalista e omofoba sorta come filiazione della omonima francese collegata alla destra di Marine Le Pen) che hanno accusato il progetto di introdurre nella scuola l’ideologia del gender, ovvero la legittimità della soggettiva percezione della propria identità sessuale svincolata dalla realtà corporea sessuata della persona. Si è unita alla protesta contro il progetto regionale anche l’AGE, Associazione Italiana Genitori, a nome di un forum delle associazioni delle famiglie prevalentemente cattoliche (FONAGS), che hanno lamentato di non essere state consultate per la definizione del progetto. Il Ministro Giannini, nella scorsa primavera, in seguito alle pressanti sollecitazioni di questi settori, ha disposto la sospensione del progetto e il ritiro del materiale informativo destinato agli insegnanti. Manif pour tous e l’AGE hanno utilizzato la posizione di forza assunta in questa campagna per rivendicare il monopolio esclusivo della famiglia sull’educazione dei figli, soprattutto su temi eticamente rilevanti. La rivendicazione, sostenuta anche da una proposta di legge della senatrice PDL Roccella, mira pericolosamente a bloccare nelle scuole progetti di educazione alla salute, di educazione sessuale, di prevenzione di dipendenze etc. riducendo l’autonomia dello spazio educativo e imponendo una visione rigidamente familistica e un controllo confessionale sulla scuola pubblica.
La situazione è chiara. L’attacco all’autodeterminazione delle persone e dei loro corpi non accenna quindi a diminuire: sentenze choc riguardanti stupri e violenze di genere, trend dei femminicidi in aumento, pillole del giorno dopo negate da “scrupolose” e ignoranti obiettrici di “coscienza”, progetti di educazione alla salute e alla sessualità bloccati , libertà di espressione invocata a caso, il ministro dell’interno che si arroga il diritto di mettere bocca sui registri civili e molto altro….
Contestare questi gruppi (Sentinelle in piedi, Manif pour Tous, etc.) non è un dovere soltanto per i gruppi LGBT e femministi ma anche per tutt* coloro che si dichiarano antifascist* e che combattono contro discriminazioni e ingerenze nella vita delle persone.
Noi non ci fermeremo…
Collettivo Mio il corpo mia la scelta
Associazione Friend-LI
Di seguito l’appassionante, quanto esilarante, intervista rilasciata a Pisa il 5 ottobre dalla sentinella
Nella Senti all’Associazione Friend-LI e al collettivo livornese Mio il corpo Mia la scelta.
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– Ottobre 17, 2014
Nelle scorse settimane si sono intensificate in Turchia le manifestazioni in solidarietà con la popolazione di Kobanê città della Rojava, il Kurdistan occidentale in territorio siriano, assediata da circa un mese dalle milizie dello Stato Islamico. Da lunedì 6 ottobre, mentre le forze dello Stato Islamico (ex ISIS) iniziavano a penetrare nella città assediata, le proteste si sono diffuse in molte città turche con l’obiettivo di estendere la resistenza di Kobanê. Questo ha significato innanzitutto colpire chi in Turchia sostiene e protegge lo Stato Islamico. Le manifestazioni hanno dunque assunto un vero e proprio carattere antigovernativo, contro il governo turco che continua a foraggiare lo Stato Islamico, bloccando allo stesso tempo al confine il passaggio di profughi verso la Turchia e il passaggio di aiuti verso Kobanê. Chi parla di proteste per sollecitare l’intervento turco a Kobanê distorce la realtà dei fatti. Infatti con lo slogan “Kobanê è ovunque, ovunque è resistenza!” è iniziata invece una vera e propria rivolta.
I media italiani non hanno dato quasi nessuna copertura a queste proteste, limitandosi a fornire il tragico conto dei morti, oltre 30 in una settimana.
Molti di questi sono stati usccisi dalla polizia, colpiti da candelotti lacrimogeni o dai proiettili mortali sparati sulla folla dalle forze di sicurezza in alcune città. Infatti la polizia che già nei giorni precedenti aveva impiegato contro i manifestanti la violenza più brutale, cercando di sciogliere ogni genere di manifestazione, con l’intensificarsi delle proteste ha iniziato ad intervenire con ancora più violenza contro i dimostranti, con l’uso di lacrimogeni, idranti, proiettili sia di gomma che mortali.
Tuttavia gran parte dei morti è rimasta uccisa in seguito ad attacchi di “civili armati” contro i dimostranti e negli scontri che sono spesso seguiti a queste aggressioni. Tra i responsabili di alcuni di questi attacchi armati contro i manifestanti, in particolare a Diyarbakır, ci sarebbero militanti dell’Hüda-Par, partito islamico legato all’organizzazione sunnita radicale Hizbullah (da non confondersi con il partito sciita libanese Hezbollah) presente nel Kurdistan turco. In effetti anche in molte altre città della Turchia e pure ad Istanbul islamisti armati hanno provocato o direttamente attaccato le manifestazioni in sostegno a Kobanê, affiancando spesso la polizia. In piazza è scesa anche la destra ultranazionalista assaltando, ad Istanbul ed in altre città, le sedi del partito curdo BDP.
La partecipazione alle proteste, nonostante la dura repressione, è stata ampia e numerosa, riuscendo a riunire forze molto diverse. Erano presenti in piazza partiti e movimenti curdi, gruppi che supportano i profughi e organizzano la solidarietà con la popolazione di Kobanê, gruppi e partiti della sinistra rivoluzionaria turca che da anni sostiene le lotte del popolo curdo, gruppi anarchici, organizzazioni di donne e anche alcune organizzazioni della sinistra repubblicana. Ma soprattutto nelle piazze si sono viste tante persone che senza appartenere a nessun gruppo o partito si univano alle proteste, soprattutto molti curdi. Mentre le proteste si sono estese in decine di città turche migliaia di persone si sono dirette da tutta la Turchia verso il confine, in particolare nei pressi della cittadina turca Suruç a poco più di dieci kilometri da Kobanê. Sul confine infatti, dalle scorse settimane, sono presenti molti solidali che, praticando l’azione diretta, si frappongono tra le forze di sicurezza turche ed i profughi, aprono varchi nelle recinzioni sul confine per far passare i profughi e gli aiuti, organizzano sia sul confine che nel territorio del Rojava, veri e propri gruppi di “scudo umano” per difendere le popolazioni di Kobanê in fuga. Centinaia di persone sono impegnate in queste azioni, e tra loro, assieme ad altri gruppi della sinistra rivoluzionaria turca, ci sono anche molti anarchici, tra cui il gruppo DAF (Devrimci Anarşist Faaliyet).
In questa situazione il primo ministro turco Davutoğlu ed il Presidente della Repubblica Erdoğan potrebbero trovarsi in grande difficoltà. Le proteste nelle città curde della Turchia hanno infatti raggiunto tra il 6 ed il 9 ottobre un livello di scontro molto elevato, di carattere di fatto insurrezionale, dimostrando la forza della mobilitazione di massa. Sono state assaltate banche, supermercati, sedi del partito di governo AKP, abitazioni di governatori e sindaci, palazzi istituzionali, scuole. Sono oltre cento i palazzi pubblici dati alle fiamme. Inoltre sono state bruciate bandiere turche ed in alcune città sono state danneggiate o distrutte statue di Atatürk. La risposta dello Stato turco è andata ben oltre la semplice repressione poliziesca. Infatti in ben 6 province orientali tra cui Diyarbakır, la principale città del Kurdistan turco, era stato stato imposto per alcuni giorni il coprifuoco e l’esercito è stato schierato nelle strade delle città con mezzi blindati, carri armati e truppe. Provvedimenti d’emergenza di così ampia portata non si vedevano dall’inizio degli anni ’90. In tale contesto Kılıçdaroğlu, leader del CHP, il principale partito dell’opposizione nazionalista laica “kemalista”, aveva duramente attaccato la linea politica di Erdoğan e dell governo AKP arrivando a dire “credo che l’esercito non voglia intervenire in Siria”. Un’affermazione da leggere come un ammonimento al governo, che secondo Kılıçdaroğlu potrebbe non essere in grado di controllare l’esercito. Il coprifuoco in questo momento è cessato da qualche giorno, ma per le forze militari che si trovano nelle regioni sud orientli della Turchia sono arrivati rinforzi significativi, tra cui almeno una dozzina di carri armati.
Dai fatti delle ultime settimane emerge il carattere politico della battaglia in atto a Kobanê. Il presidente turco Erdoğan sperava in una rapida disfatta dei curdi a Kobanê per entrare in Siria da “liberatore” e stabilire lungo il confine una fascia militarizzata di 25 km in territorio siriano. Questo non solo avrebbe cancellato per i curdi ogni possibilità di autonomia nell’organizzazione sociale e nella difesa, ma avrebbe aperto una nuova fase di oppressione e dipendenza. Ma la resistenza di Kobanê non si è arresa, anzi si è estesa a tutta la Turchia, un’estensione insurrezionale del conflitto che ha assunto un chiaro carattere politico e che fa pensare che con un’eventuale caduta di Kobanê nelle mani dello Stato Islamico la situazione in Turchia potrebbe davvero precipitare. Probabilmente è anche questo possibile scenario che aveva spinto gli USA a intervenire nella giornata di mercoledì 8 ottobre con alcuni bombardamenti contro l’ISIS nella zona di Kobanê. Dal 10 ottobre la rivolta è almeno in parte rientrata, sia per la durissima repressione militare dello Stato sia per i richiami alla calma dei partiti curdi BDP e HDP e dei principali partiti di sinistra. Tuttavia per ora le proteste in Turchia continuano, confrontandosi ancora con una durissima repressione, sabato 11 ottobre i manifestanti ad Istanbul hanno marciato verso Piazza Taksim, affrontando la polizia ed inneggiando alla resistenza di Kobanê e della Rojava. La situazione è in continua evoluzione ed è difficile capire quali saranno gli sviluppi, certo è che la resistenza continua, a Kobanê ed ovunque.
Dario Antonelli
Questo articolo uscirà sul prossimo numero del setimanale anarchico Umanità Nova
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– Ottobre 15, 2014
riceviamo e pubblichiamo
Comunicato del gruppo DAF
08/10/2014
La Rivoluzione vincerà a Kobanê!
I nostri Compagni nel villaggio di Boydê riportano:
È il ventiquattresimo giorno di attacchi dell’ISIS contro Kobanê. Mentre le forze che difendono la popolazione in ogni villaggio di confine sono gli “scudi umani” che fanno da sentinelle conro gli attacchi dell’ISIS, tutti, ovunque nella regione in cui viviamo, si sono sollevati per non lasciar cadere Kobanê.
Abbiamo partecipato allo scudo umano/sentinella per circa tre settimane nel villaggio di Boydê a ovest di Kobanê. Negli ultimi due giorni, le esplosioni ed i rumori degli scontri si sono intensificati nei distretti periferici e nel centro cittadino. In questo periodo di intensi scontri, le forze militari hanno aumentato i propri attacchi contro gli scudi umani/sentinelle presso i villaggi di confine. I soldati dello Stato turco hanno attaccato con bombe lacrimogene coloro che si avvicinavano al confine da entrambe le parti, incluso il villaggio in cui ci trovavamo, che è stato attaccato martedì.
I soldati hanno anche usato qualche volta proiettili mortali nei loro attacchi, ed hanno ferito alcune persone.
Questi attacchi contro i villaggi di confine ci mostrano in modo specifico come alle forze dell’ISIS sia permesso passare attraverso il confine. Il supporto della Repubblica di Turchia all’ISIS è chiaramente visibile qua come là. Ovviamente non è l’unica cosa ad essere chiara. Abbiamo saputo che uno dei leader dell’ISIS che comanda l’attacco su Kobanê è stato ucciso dalle forze YPJ/YPG. Intanto oggi gli scontri sono stati più intensi che negli scorsi giorni e sono continuati per tutta la giornata. I rumori degli scontri non si sono in gran parte mai fermati oggi. Comunque ora sappiamo che le esplosioni sono fatte dalle forze YPJ/YPG. È stato riportato che le forze YPJ/YPG hanno tatticamente svuotato le strade del centro di Kobanê, tendendo una trappola all’ISIS, neutralizzandoli con tattiche che hanno avuto successo.
Tutti sono eccitati dalle cose che vengono dette alle assemblee del villaggio; una di queste è la paura dell’ISIS per le donne guerrigliere. L’ISIS rappresenta lo stato, il terrore, il massacro e anche il patriarcato ovviamente. Poiché a causa del proprio credo non possono diventare i cosiddetti “martiri” quando sono uccisi dalla donne guerrigliere, le combattenti delle YPJ, hanno paura di incontrare le forze delle YPJ. Perché quando incontrano loro, le donne che combattono contro di loro non mostrano pietà per la sorte dell’ISIS. Questa è libertà contro il patriarcato creata dalle combattenti YPJ.
La ribellione che sorge in tutto il Kurdistan e in tutte le città dell’Anatolia negli ultimi due giorni, ci fa sentire l’invincibilità del popolo organizzato. Queste ribellioni aumentano la fiducia nella rivoluzione per tutti a Kobanê, nei villaggi al confine di Kobanê, e din tutta Rojava. Ogni volta che cade una sorella o un fratello, tuttavia noi sentiamo un dolore che intensifica la rabbia e la forza di ciascuno. Funerali che iniziano colpendo le ginocchia, gettandosi nella danza halay, colpendo con i piedi il terreno velocemente e con tanta forza da rompere la terra. Quindi il nostro dolore scoppia in rabbia, in modo veloce e forte.
Questo proprio quello di cui tutti hanno bisogno qui. Per la libertà e la rivoluzione
che è ardentemente desiderata, nonostante tutto.
Lunga vita alla Resistenza Popolare di Kobanê!
Lunga vita alla Rivoluzione Popolare di Rojava!
Lunga vita alla nostra Azione Anarchica Rivoluzionaria!
Azione Anarchica Rivoluzionaria – DAF ( Devrimci Anarşist Faaliyet)
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– Ottobre 9, 2014
Nel fine settimana si erano già intensificate in Turchia le manifestazioni in solidarietà con la popolazione di Kobanê; ma da lunedì scorso, mentre le forze dello Stato Islamico iniziavano a penetrare nella città assediata, le proteste si sono diffuse in molte città turche con l’obiettivo di estendere la resistenza di Kobanê. Le manifestazioni hanno quindi assunto un carattere antigovernativo, contro il governo AKP che continua a sostenere e proteggere l’ISIS, bloccando al confine il passaggio di profughi verso la Turchia e il passaggio di aiuti verso Kobanê. Chi parla di proteste per sollecitare l’intervento turco a Kobanê distorce la realtà dei fatti. Infatti con lo slogan “Kobanê è ovunque, ovunque è resistenza!” è iniziata una vera e propria rivolta con lo scopo di estendere la resistenza anche in Turchia, innanzitutto contro il governo di Erdoğan che protegge lo Stato Islamico.
I media italiani non hanno dato quasi nessuna copertura a queste proteste, limitandosi a fornire il tragico conto dei morti, che solo nelle giornate di martedì e mercoledì sembrano essere più di venti.
Molti di questi sono stati usccisi dalla polizia, colpiti da candelotti lacrimogeni o dai proiettili mortali sparati sulla folla dalle forze di sicurezza in alcune città. Infatti la polizia che già nei giorni precedenti aveva impiegato contro i manifestanti la violenza più brutale, cercando di sciogliere ogni genere di manifestazione, da lunedì sta attaccando con ancora più violenza i dimostranti, con l’uso di lacrimogeni, idranti, proiettili sia di gomma che mortali.
Una parte dei morti è rimasta uccisa in seguito ad attacchi di “civili armati” contro i dimostranti e negli scontri che sono spesso seguiti a queste aggressioni. Tra i responsabili di alcuni di questi attacchi armati contro i manifestanti, in particolare a Diyarbakır, ci sarebbero militanti dell’Hüda-Par, partito islamico legato all’organizzazione sunnita radicale Hizbullah (da non confondersi con il partito sciita libanese Hezbollah) presente nel Kurdistan turco. In effetti anche in molte altre città della Turchia e pure ad Istanbul islamisti armati hanno attaccato o provocato le manifestazioni in sostegno a Kobanê, affiancando talvolta la polizia. In piazza è scesa anche la destra ultranazionalista attaccando, ad Istanbul ed in altre città, le sedi del partito curdo BDP.
La partecipazione alle proteste di questi giorni, nonostante la dura repressione, è stata ampia e numerosa, riuscendo a riunire forze molto diverse. Erano presenti in piazza partiti e movimenti curdi, gruppi che supportano i profughi e organizzano la solidarietà con la popolazione di Kobanê, gruppi e partiti della sinistra rivoluzionaria turca che da anni sostiene le lotte del popolo curdo, gruppi anarchici, organizzazioni di donne e anche alcune organizzazioni della sinistra repubblicana. Ma soprattutto nelle piazze si sono visti tante persone che senza appartenere a nessun gruppo o partito si univano alle proteste, soprattutto molti curdi. Mentre le proteste si sono estese in decine di città turche migliaia di persone si sono dirette da tutta la Turchia verso il confine, in particolare nei pressi della cittadina turca Suruç a poco più di dieci kilometri da Kobanê. Sul confine infatti dalle scorse settimane sono presenti molti solidali praticando l’azione diretta che si frappongono tra le forze di sicurezza turche ed i profughi, che aprono varchi nelle recinzioni sul confine per far passare i profughi e gli aiuti, che organizzano sia sul confine che nel territorio del Rojava, veri e propri gruppi di “scudo umano” per difendere le popolazioni di Kobanê in fuga. Centinaia di persone sono impegnate in queste azioni, e tra loro, assieme ad altri gruppi della sinistra rivoluzionaria turca, ci sono anche molti anarchici, tra cui il gruppo DAF (Devrimci Anarşist Faaliyet).
In questa situazione il governo di Erdoğan potrebbe trovarsi in difficoltà. Le proteste nelle città curde della Turchia sono arrivate ad un livello di scontro molto elevato. Sono state assaltate sedi dell’AKP, abitazioni di governatori e sindaci, palazzi istituzionali, scuole, inoltre sono state bruciate bandiere turche ed in alcune città sono state danneggiate o distrutte statue di Atatürk. In ben 6 province orientali tra cui Diyarbakır, la principale città del Kurdistan turco, è stato imposto il coprifuoco e l’esercito è schierato nelle strade delle città con mezzi blindati, carri armati e truppe. Provvedimenti d’emergenza di così ampia portata non si vedevano dall’inizio degli anni ’90. Oggi ci sono anche state le dure dichiarazioni di Kemal Kılıçdaroğlu, leader del CHP, il principale partito di opposizione, nazionalista e repubblicano “kemalista”, autoritario e laico. Il leader del CHP ha infatti ammonito Erdoğan, invitandolo a cambiare la linea del governo in politica estera, affermando che “crede che l’esercito non voglia intervenire in Siria”. Kılıçdaroğlu ha affermato che la Turchia non dovrebbe intervenire militarmente ma fornire alla popolazione di Kobanê assistenza umanitaria. Inoltre ha chiesto a chi sta protestando in questi giorni di rispettare i simboli nazionali della Turchia.
Dai fatti di questi giorni emerge il carattere politico della battaglia in atto a Kobanê. Erdoğan sperava in una rapida disfatta dei curdi a Kobanê per entrare in Siria da “liberatore” e stabilire lungo il confine una fascia militarizzata di 25 km in territorio siriano. Questo non solo avrebbe cancellato per i curdi ogni possibilità di autonomia nell’organizzazione sociale e nella difesa, ma avrebbe aperto una nuova fase di oppressione e dipendenza. Ma la resistenza di Kobanê non si è arresa, anzi si è estesa a tutta la Turchia, un’estensione del conflitto che ha assunto un chiaro carattere politico e che fa pensare che con un’eventuale caduta di Kobanê nelle mani dello Stato Islamico la situazione in Turchia potrebbe davvero precipitare. Probabilmente è anche questo possibile scenario che ha spinto gli USA a intervenire nella giornata di mercoledì con alcuni bombardamenti contro l’ISIS nella zona di Kobanê. La situazione è in continua evoluzione ed è difficile capire quali saranno gli sviluppi. Certo è che la resistenza continua, a Kobanê ed ovunque.
D.A.
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– Ottobre 8, 2014
Continua la rivolta in Turchia in solidarietà con la resistenza di Kobane. Da ieri sono circa 14 finora i morti registrati nelle piazze. Gli scontri sono proseguiti nella notte in molte città. In 6 distretti è stato imposto il coprifuoco e l'esercito è nelle strade a supporto della polizia. Anche stamani manifestazioni in diverse città, ancora scontri a Istanbul dove la polizia continua ad intervenire con violenza inaudita nella zona di Istiklal. Her yer Kobane, her yer direniş! Pubblichiamo la seguente corrispondenza da Istanbul ricevuta stanotte Da Istanbul 07/10/14 I movimenti che sostengono la resistenza curda e la rivolta sociale in tutta la Turchia, si sono dati appuntamento al liceo Galatasaray alle 20.00. La polizia in assetto antisommossa con la presenza di tre toma si è schierata sin da subito di fronte ai manifestanti impedendo il passaggio. Dall'altra parte gruppi di persone che erano di passaggio da Istiklal hanno formato una sorta di cordone in segno di solidarietà agli altri manifestanti, scandendo slogan contro l'AKP e per la Resistenza a Rojava. Sono state molte le persone che si sono fermate, formando un altro piccolo presidio che ha circondato la polizia. Dopo tale atto, gli agenti, si sono presentati davanti ai manifestanti allontanandoli in mal modo. Alcuni poliziotti hanno cominciato a battere i manganelli sulle serrande dei negozi, avanzando lentamente e con fare minaccioso verso i solidali. A quel punto il gruppo di manifestanti dei movimenti curdi e non ha tentato l'accesso verso la seconda parte di Istiklal e la polizia ha subito attaccato pesantemente i presenti sparando più di dieci lacrimogeni ed utillizzando i Toma. Da qua sono cominciati gli scontri. La polizia ha rincorso i solidali ed i manifestanti su ambo i lati, circondando le vie laterali per non fare scappare i presenti. Dal Liceo di Galatasaray sino a Tunel (la fine di Istiklal) hanno fatto ricorso a lacrimogeni e sparato con gli idranti. A metà strada tra Istiklal e Tunel, un gruppo di manifestanti ha risposto al fuoco lasciando indietreggiare la polizia di qualche metro, sino a che, grazie ad ingenti rinforzi giunti da Taksim, c'è stata una delle cariche più pesanti, che non ha dato scampo a molti presenti. Dalle finestre delle case su Istiklal, molte persone hanno scandito slogan per la resistenza in Rojava. Attualmente gli scontri a Istiklal sono conclusi, ma nella parte asiatica di Istanbul (Kadikoy) giungono voci di continui ed interrotti scontri. Intanto a Mardin il PKK ha dato fuoco ad una postazione scolastica del governo, avvertendo che questa non sarà la prima azione ed ultima azione. In tutto il Kurdistan si svolgono enormi manifestazioni con scontri pesantissimi che hanno lasciato sul terreno, sino ad adesso, sette morti. Sono molte le persone ed i compagni che mi hanno dichiarato che attualmente si tratta di guerra. Domani ritorno a Kadikoy per osservare la situazione per poi ristabilirmi in zona Istilkal dove è previsto un nuovo presidio per tutta la notte. BIJI ROJAVA! DAYANISMA KOBANI!
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– Ottobre 8, 2014
Anche oggi a Istanbul, Bursa, Amed, Batman, Van ed in altre località della Turchia continuano le manifestazioni in solidarietà con la resistenza di Kobanê e contro il governo. La polizia attacca brutalmente i manifestanti. Scontri in alcune città. Continuano i combattimenti a Kobanê.
Pubblichiamo di seguito i testi pubblicati negli ultimi giorni dal gruppo anarchico DAF (Devrimci Anarşist Faaliyet)
6 ottobre 2014
L’ISIS è molto vicino a Kobanê. Gli scontri con l’ISIS sono aumentati. Ora ovunque è Kobanê e la gente del Kurdistan sta scendendo nelle strade.
Kobanê non è caduta e non cadrà!
Tutti coloro che vivono e vanno a Suruç per portare solidarietà, stanno aspettando sul confine. La popolazione per tutta l’Anatolia e la Mesopotamia è nelle strade. Tutti i curdi e i rivoluzionari creano ovunque Kobanê.
“Se Kobanê cadrà, il fuoco di Kobanê brucerà ovunque!”
Ovunque è Kobanê, ovunque è resistenza!
Lunga vita alla Rivoluzione di Rojava!
4 ottobre 2014
ULTIMI AVVENIMENTI A KOBANE
Da quando le autorità di Urfa hanno vietato di entrare a Suruç, i nostri compagni si sono incontrati con gli altri membri della DAF usando altre strade e si sono uniti al gruppo dello scudo umano. Nello stesso momento, le Forze Armate Turche hanno intensificato i loro attacchi con bombe lacrimogene sulle persone di Kobanê che aspettano di entrare in Turchia al valico di frontiera di Müşritpınar.
Dopo aver respinto indietro l’ISIS dalle colline dominanti distanti 500 metri dal confine, l’YPG si è ritirato un poco di più dal fronte ovest nei giorni seguenti. Questa ritirata strategica è un’efficente azione di contrasto alle armi pesanti dell’ISIS. Gli scontri aumentano nella notte.
È stato indetto uno “Stop della città” in Amed (Diyarbakır) in solidarietà con la resistenza di Kobane durante il quale diversi negozi hanno chiuso e sono state boicottate le scuole ad Amed e nel resto del Kurdistan. La guardia del confine sta acquistando importanza e l’ISIS sta ricevendo maggiori rifornimenti attraverso il confine turco negli ultimi giorni.
I compagni riferiscono che le persone Kobanê sono perseguitati al valico di frontiera di Yumurtalik. Il numero dei malati e dei feriti è molto alto. I bambini sono privi di cibo ed acqua. Molti feriti aspettano a terra per ore senza alcuna assitenza medica e vengono trasportate a Suruç caricate dietro i camion.
Persone opportuiniste provano a vendere beni di prima necessità alle persone di Kobanê a prezzi molto alti. I guardiani del confine del gruppo dello scudo umano hanno anche ostacolato questo.
I bombardamenti dell’ISIS si intensificano ora sui villaggi 1-2 km a est di Kobanê e continuano all’ovest di Kobanê.
LO STATO TURCO SI PREPARA ALL’ASSALTO
Il fuoco di disturbo dell’esercito turco del primo mattino del 3 Ottobre è quasi senza senso considerando la guerra di terra pianificata, secondo quanto ripotato, per proteggere la tomba del re Süleyman e la sovranità militare. Lo stato turco, che ha lasciato che militanti e rifornimenti dell’ISIS passassero per mesi il confine, sta perseguendo altri profitti strategici mascherati da aiuti.
La polizia militare turca ha minacciato la comune dello scudo umano di cui fanno parte i nostri compagni, e aumenta gli attacchi per evacuare il villaggio.
Lo stato turco che si prepara ad intervenire per evitare il pericolo dell’ISIS, sta allo stesso tempo trascurando l’offensiva fatta dai supporter dell’ISIS all’interno dei suoi confini, mostrando la sua politica di ipocrisia.
LE DONNE ANARCHICHE A KOBANE
Come anarchici rivoluzionari, in questi giorni in cui vediano la lotta del popolo di Kobanê per la libertà come la nostra stessa lotta per la libertà, stiamo facendo crescere i princpi dell’Azadî/Libertà in ogni area. Noi non permetteremo a stati, capitalisti o bande assassine di fare del male al popolo di Kobanê. Le nostre compagne Donne Anarchiche (DAF/Organizzazione Anarchica delle Donne) sono in marcia per ampliare questa solidarietà rivoluzionaria al grido di “Per distruggere i confini e creare la libertà; a Kobanê!”
Lunga vita alla Resistenza di Kobanê!
Lunga vita alla Rivoluzione di Rojava!
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Commenti disabilitati su Kobanê è ovunque, ovunque è resistenza! Comunicati diffusi dal DAF negli ultimi giorni.
– Ottobre 7, 2014
Ad Istanbul ed in molte città della Turchia manifestazioni in solidarietà alla resistenza di Kobane e contro il governo dell’AKP, in molte città la polizia ha attaccato con brutalità i manifestanti.
“Se Kobane cadrà, il fuoco di Kobane brucerà ovunque!”
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Commenti disabilitati su Solidarietà alla resistenza di Kobane: La polizia attacca un sit-in ad Istanbul. Manifestazioni in molte città della Turchia.
– Ottobre 7, 2014